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	<title>Il Post » Economia</title>
	
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		<title>I guai di Mazda</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 11:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[mazda]]></category>
		<category><![CDATA[takashi yamanuchi]]></category>

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		<description><![CDATA[La casa automobilistica giapponese è in grandi difficoltà finanziarie e chiuderà in perdita per il quarto anno consecutivo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una settimana fa la società automobilistica giapponese Mazda Motor <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204740904577198143523797780.html">ha presentato</a> i risultati finanziari del proprio terzo trimestre dell&#8217;anno fiscale. Mazda ha dichiarato che il periodo è stato in perdita, e il suo amministratore delegato Takashi Yamanuchi ha detto che, per l&#8217;anno fiscale che si concluderà il 31 marzo, si prevedono perdite per circa 100 miliardi di yen (più di 970 milioni di euro) con una diminuzione delle vendite a livello globale del 2 per cento, fino a 1,25 milioni di unità.</p>
<p>Yamanuchi ha detto che la società sta cercando attivamente nuovi alleati commerciali per superare le difficoltà finanziarie, che continuano da molti anni. Se quest&#8217;anno si chiuderà in perdita, sarà il quarto consecutivo, e le cifre previste lo renderanno il peggior risultato negli ultimi 11 anni. Fino al 2008, Mazda era proprietà di Ford Motor per il 33 per cento, ma a partire da quell&#8217;anno la società statunitense, dovendo affrontare i propri guai finanziari, vendette gran parte delle proprie quote, che si ridussero a meno del 4 per cento nel 2010.</p>
<p>Mazda è il quinto produttore mondiale di auto, ha la sede centrale nella città di Hiroshima ed esporta dal Giappone l&#8217;80 per cento delle auto che produce, una percentuale molto più alta rispetto agli altri costruttori. Nell&#8217;ultimo anno è stata colpita sia dai disastri naturali di Giappone e Thailandia, dove aveva parte della produzione, sia dal rafforzamento della moneta nazionale giapponese, lo yen, in particolare nei confronti del dollaro. Il maggior valore dello valuta fa sì che ai compratori esteri le auto prodotte da Mazda costino di più, riducendo le vendite o i margini di guadagno per la società. Per questo motivo Mazda progetta di spostare parte delle sue fabbriche all&#8217;estero e sta costruendo uno stabilimento in Messico, dove realizzerà i modelli Mazda2 e Mazda3 destinati al mercato statunitense e sudamericano a partire dal 2013, e sta cercando un accordo commerciale con OJSC Sollers, un costruttore automobilistico russo.</p>
<p style="text-align: right;"><small>L&#8217;amministratore delegato di Mazda, Takashi Yamanuchi<br />
foto: Kevork Djansezian/Getty Images</small></p>
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		<title>La Grecia taglierà 15.000 dipendenti pubblici</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/07/la-grecia-tagliera-15-000-dipendenti-pubblici/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[lucas papademos]]></category>

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		<description><![CDATA[Servono però altri interventi per ottenere il prestito internazionale, e oggi c'è l'ennesimo sciopero generale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante l&#8217;ultimatum fissato per ieri a mezzogiorno da Angela Merkel, sono state rimandate a oggi le trattative tra il governo greco e la cosiddetta troika &#8211; Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale &#8211; per la concessione alla Grecia del secondo prestito internazionale da 130 miliardi di euro.</p>
<p>La situazione sembra ancora molto incerta. Ieri il ministro per le riforme del settore pubblico, Dimitris Reppas, <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204369404577206430905297956.html?mod=WSJEurope_hpp_LEFTTopStories">ha annunciato</a> formalmente un ulteriore taglio di 15mila dipendenti pubblici (che insieme al taglio dei salari del 20 per cento era una delle resistenze più forti dei partiti greci). Il settore pubblico greco ha dimensioni enorme e ha assunto 25.000 persone tra il 2010 e il 2011, quando la situazione economica del paese era già disastrosa. UE, BCE e FMI chiedono anche l’abbassamento dei salari minimi e il taglio delle tredicesime nel settore privato, una riforma che vada a toccare le pensioni complementari e nuovi tagli alla spesa pari all’1,5 per cento del PIL nel 2012 (per oltre due miliardi di euro).</p>
<p>Il raggiungimento dell&#8217;accordo tra troika e Grecia è fondamentale affinché quest&#8217;ultima possa evitare il fallimento. Anche l&#8217;accordo con le banche e i creditori privati, spesso dato per vicino, <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/06/la-grecia-ha-una-settimana/">non è stato ancora raggiunto</a>. Se non si troverà un accordo con le banche entro il 13 febbraio e se l’Europa non concederà il secondo <em>bailout</em> da 130 miliardi, per la Grecia sarà impossibile pagare i creditori il 20 marzo, quando il governo dovrà affrontare la scadenza di 14,4 miliardi di euro di titoli di Stato. Per rispettare questi pagamenti cruciali, il <em>Financial Times</em> <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/35bd53aa-50ef-11e1-939d-00144feabdc0.html#axzz1lgCGz1UZ">scrive</a> che come ultima possibilità ci sarebbe quella di dividere in più parti il piano di aiuti alla Grecia, in modo da affrontare le scadenze più urgenti e condizionare il resto del <em>bailout</em> all&#8217;approvazione delle riforme che l&#8217;Europa chiede da tempo.</p>
<p>Oggi si riuniranno nuovamente il premier Lucas Papademos e i tre esponenti dell’attuale coalizione di maggioranza, George Papandreou (partito socialista), Antonis Samaras (Nuova Democrazia, centrodestra) e Georges Karatzaferis (estrema destra), ed è previsto <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=greece%20strike&amp;source=newssearch&amp;cd=1&amp;ved=0CCsQqQIwAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.cnn.com%2F2012%2F02%2F07%2Fworld%2Feurope%2Fgreece-strike%2Findex.html&amp;ei=VN8wT6_8GY7z-gb_lYm_BQ&amp;usg=AFQjCNGRlzm7P1jgybvLl0Ct94gGnl82cw&amp;sig2=rjupDRNvV2YqF0M55u6icA">uno sciopero generale</a> di 24 ore ad Atene, indetto dai sindacati per protestare contro le misure di austerità. Karatzaferis ieri aveva parlato di una possibile &#8220;rivoluzione popolare&#8221; in caso di nuovi tagli.</p>
<p style="text-align: right;"><small>nella foto, da sinistra: Georges Karatzaferis, Antonis Samaras, Lucas Papademos e George Papandreou (AP/Kostas Tsironis)</small></p>
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		<title>La Grecia ha una settimana</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Jean-Claude Juncker]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Servono un accordo con le banche entro il 13 febbraio e altre pesanti riforme per ottenere il nuovo prestito internazionale: altrimenti il fallimento è praticamente certo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Manca una settimana al termine ultimo per la Grecia per evitare tecnicamente il fallimento, ma l&#8217;accordo con i creditori privati e soprattutto quello con la comunità internazionale sembrano ancora lontani. Nei giorni scorsi il ministro delle Finanze greco Evangelos Venizelos aveva assicurato che le parti si sarebbero accordate ieri. La questione invece <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204369404577204880519484286.html?mod=WSJEurope_hpp_LEFTTopStories">è stata ancora rimandata</a>. Se non si troverà un accordo con le banche entro il 13 febbraio e se l&#8217;Europa non concederà il secondo <em>bailout</em> da 130 miliardi, per la Grecia sarà impossibile pagare i creditori il 20 marzo, quando il governo dovrà affrontare la scadenza di 14,4 miliardi di euro di titoli di Stato, arrivando al fallimento.</p>
<p>Per concedere il secondo prestito alla Grecia, la cosiddetta troika &#8211; l&#8217;Unione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale &#8211; vuole vedere approvate altre riforme. Le trattative di ieri, a detta di fonti greche che hanno parlato con varie agenzie di stampa, sono state drammatiche: UE, BCE e FMI chiedono l&#8217;abbassamento dei salari minimi e il taglio delle tredicesime anche nel settore privato, una riforma che vada a toccare le pensioni complementari, nuovi tagli pari all&#8217;1,5 per cento del PIL nel 2012 (per oltre due miliardi di euro) che includono, tra le altre cose, una forte riduzione dei costi di difesa e sanità, settore particolarmente colpito dai tagli degli ultimi mesi.</p>
<p>I tre esponenti dell&#8217;attuale coalizione di maggioranza, Georges Papandreou (partito socialista), Antonis Samaras (Nuova Democrazia, centro-destra) e Georges Karatzaferis (estrema destra) non vogliono accettare questi ulteriori tagli. Un annuncio del genere, secondo Karatzaferis, porterebbe il paese &#8220;alla rivoluzione&#8221;. Il premier ad interim Lucas Papademos sembra non poter fare molto. Ieri a un certo punto avrebbe telefonato a Mario Draghi, presidente della BCE, e Christine Lagarde, segretario dell&#8217;FMI, per cercare un aiuto che non gli è stato concesso. La BCE ha già 45 miliardi di titoli di Stato greci e non vuole investire ancora in asset così rischiosi. In <a href="http://www.spiegel.de/politik/ausland/0,1518,813358,00.html">un&#8217;intervista</a> allo <em>Spiegel</em> pubblicata oggi il capo dell&#8217;Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha per la prima volta ammesso che la Grecia è vicina al fallimento. La troika vuole, tra le altre cose, che la Grecia riduca entro il 2020 di 40 punti il suo debito pubblico, dal 160 per cento di oggi al 120. Per far questo negli ultimi giorni ci sono stati <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/33ab91f0-4913-11e1-88f0-00144feabdc0.html">retroscena insistenti</a> sui quotidiani europei secondo cui la Germania starebbe spingendo affinché l&#8217;Europa commissari totalmente la Grecia e ne governi autonomamente economia e conti pubblici.</p>
<p>L&#8217;accordo con i creditori privati, invece, che tuttavia deve essere ancora finalizzato, sembra più vicino: prevede <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204573704577186413157331498.html?mod=WSJEurope_hpp_LEFTTopStories">un’intesa</a> da 100 miliardi di perdite nominali sul valore dei bond greci, con una svalutazione di circa il 65-70 per cento dell’investimento da parte dei creditori (banche e fondi di investimento, tra gli altri) mediante l&#8217;emissioni di nuovi bond a tassi di interesse agevolati. Per i nuovi titoli di Stato, i creditori <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/22/i-negoziati-sul-debito-greco-sono-inutili/">erano arrivati a offrire</a> un tasso medio del 4 per cento circa (3,5 per quelli a breve termine, 4,6 per quelli a lungo termine). Ora, invece, come richiesto dall&#8217;Europa, sembra che abbiano accettato un tasso ancora più basso, intorno al 3,5 per cento.</p>
<p style="text-align: right;"><small>foto: AP/Petros Giannakouris</small></p>
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		<title>Facebook contro tutti</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/03/facebook-contro-tutti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:51:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<category><![CDATA[facebook]]></category>

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		<description><![CDATA[I numeri del social network messi a confronto con le nazioni più popolose e le società più grandi, in un grafico dell'Economist]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In seguito all&#8217;annuncio di Facebook di aver avviato le procedure per quotarsi in borsa, analisti ed esperti si sono dati da fare per calcolare l&#8217;effettivo valore dell&#8217;operazione alla luce delle dimensioni del social network. All&#8217;interno della domanda presentata alla Security Exchange Commission (SEC), l&#8217;ente governativo che si occupa del mercato azionario negli Stati Uniti, i responsabili di Facebook hanno diffuso alcune <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/02/dettagli-ipo-facebook/">informazioni sul social network</a>, che ha superato gli 845 milioni di iscritti.</p>
<p>L&#8217;Economist ha messo a confronto i dati su Facebook con quelli di altre nazioni e società. Per numero di utenti, il social network è sostanzialmente la terza &#8220;nazione&#8221; più popolosa al mondo: al primo posto c&#8217;è la Cina con 1,34 miliardi di persone, seguita a stretto giro dall&#8217;India con 1,22 miliardi. In termini di capitalizzazione, cioè del valore di mercato delle azioni, Facebook si stima potrà arrivare a una valutazione intorno ai 90 miliardi di dollari, più di Amazon che ne vale 82. La società difficilmente supererà i 101 miliardi di capitalizzazione di McDonald&#8217;s. In proporzione, però, la società ha un numero di impiegati enormemente inferiore rispetto alla catena di fast food: 3.200 dipendenti contro 1,7 milioni di McDonald&#8217;s. Google ha circa dieci volte il numero di impiegati di Facebook.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-418887" title="econ-graf" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/econ-graf.gif" alt="" width="595" height="500" /></p>
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		<title>10 cose che non sapete su Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 16:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<category><![CDATA[mark zuckerberg]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanto guadagna con i giochi, per esempio, o cosa succede se Zuckerberg muore: i documenti per la Borsa forniscono molte informazioni sulla società]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel tardo pomeriggio di mercoledì 1 febbraio (in Italia era notte), Facebook ha <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/01/facebook-ipo-ufficiale/">presentato</a> i documenti per l&#8217;offerta pubblica iniziale (IPO), il primo passo per potersi quotare in borsa. L&#8217;operazione era attesa da tempo e si prevede possa diventare la più grande IPO mai realizzata nella storia del Web. Facebook vuole infatti mettere insieme almeno cinque miliardi di dollari attraverso la propria quotazione, cifra che supera di oltre tre miliardi il precedente record dell&#8217;entrata in borsa di Google nel 2004. Per ottenere il consenso della Security Exchange Commission (SEC), l&#8217;ente governativo che si occupa della borsa valori negli Stati Uniti, i responsabili di Facebook hanno dovuto rendere pubblici <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204740904577197651100193194.html">dati e informazioni</a> che fino a ora non erano stati mai diffusi e che aiutano a capire che cosa sia diventata la società del social network in meno di otto anni dalla sua fondazione in uno dei dormitori di Harvard.</p>
<p><strong>1. La cassa</strong><br />
I ricavi di Facebook dello scorso anno sono stati 3,7 miliardi di dollari, ma la cosa più interessante è la sequenza dei progressivi aumenti del denaro portato in cassa. Nel 2010, solo un anno prima, i ricavi erano stati 1,97 miliardi di dollari e nel 2009 la società aveva ricavato 777 milioni di dollari. L&#8217;utile netto è stato pari a 1 miliardo di dollari nel 2011, circa 400 milioni di dollari in più rispetto al 2010. Nel 2009, invece, l&#8217;utile netto fu pari a 229 milioni di dollari. Le cifre comunicate alla SEC rispecchiano, almeno a grandi linee, le stime più affidabili formulate nel corso degli ultimi anni da analisti e società finanziarie.</p>
<p><strong>2. Facebook vs Google</strong><br />
I dati contenuti nella documentazione portano a fare un confronto con Google, la società più attiva sul Web grazie al suo usatissimo motore di ricerca e ad altre applicazioni, come Gmail. Al momento Google rimane un gigante se confrontato con Facebook, con oltre dieci volte i ricavi del social network. Facebook però esiste da meno tempo e negli ultimi anni è cresciuto, in proporzione, molto più velocemente di Google. Il tasso di crescita tra 2010 e 2011 è stato dell&#8217;88 per cento nel caso di Facebook e del 29 per cento nel caso di Google.</p>
<p><strong>3. Rischi</strong><br />
Facebook conferma di avere ormai oltre 845 milioni di iscritti, che regolarmente visitano il sito web per condividere contenuti e visitare i profili degli amici e le altre pagine. Si tratta di una quantità enorme di utenti e la società ammette che una simile crescita possa rallentare in futuro, una volta raggiunta una certa saturazione. Rispetto ad alcuni concorrenti, che ora non ci sono più o versano in grandi difficoltà come MySpace, Facebook è riuscito a crescere rapidamente e a mantenere per anni un buon ritmo di crescita, cosa che sembra allontanare per ora il rischio di una implosione. Nella documentazione, la società ammette che comunque gli utenti cliccano di rado sugli annunci pubblicitari proposti nelle varie sezioni del social network. Gli investitori ne sono consapevoli e per ora non sono quindi interessati a investire denaro per campagne pubblicitarie troppo onerose. Considerato il numero di iscritti, ci sono però enormi margini per migliorare le cose, introducendo nuovi tipi di annunci pubblicitari più pertinenti con i gusti degli utenti (privacy permettendo)  e più innovativi rispetto ai tradizionali banner.</p>
<p><strong>4. Concorrenza</strong><br />
Per avviare la propria quotazione in borsa, Facebook ricorda anche alla SEC che al momento il settore dei social network rimane altamente competitivo. Tra i concorrenti che con sfumature e su piani diversi potrebbero incidere sulla propria crescita, la società cita Google, Microsoft, Twitter e altre iniziative meno note come Cyworld (Corea del Sud), Mixi (Giappone), vKontakte (Russia), Renren, Sina e Tencent (Cina).</p>
<p><strong>5. Giochi</strong><br />
Zynga è una società che si occupa dello sviluppo e della gestione di <a href="http://www.ilpost.it/2010/10/09/videogiochi-facebook-social-network/">videogiochi</a>, che possono essere usati direttamente all&#8217;interno di Facebook. Si stima che l&#8217;azienda abbia almeno 200 milioni di utenti attivi ogni mese grazie al social network e ad alcuni propri giochi di successo come <em>FarmVille</em>, <em>CityVille</em>, <em>Texas HoldEm Poker</em> ed <em>Empires &amp; Allies</em>. Una realtà così grande ha fatto sì che per molti versi Facebook stesso sia dipendente da Zynga. Nei documenti per la IPO, Facebook stima che almeno il 12 per cento dei propri ricavi sia realizzato grazie alla presenza dei giochi di Zynga al proprio interno. Si tratta di quasi 408 milioni di dollari.</p>
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		<title>Facebook si quota in borsa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 22:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il social network vuole raccogliere almeno 5 miliardi di dollari, la più grande offerta pubblica iniziale nella storia del Web]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ampiamente <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/01/sei-cose-sullingresso-in-borsa-di-facebook/">anticipato</a> nei giorni scorsi, nella serata di oggi (negli Stati Uniti era pomeriggio) Facebook ha presentato i documenti per l&#8217;offerta pubblica iniziale (IPO), il primo importante passo per entrare in borsa. Il social network mira a <a href="http://www.bloomberg.com/news/2012-02-01/facebook-files-to-raise-up-to-5-billion-in-ipo-of-social-networking-site.html">raccogliere</a> almeno 5 miliardi di dollari, cosa che potrebbe rendere l&#8217;operazione la più grande IPO nella storia del Web. Il precedente più significativo rimane, infatti, l&#8217;offerta pubblica iniziale di Google nel 2004 che fu da 1,9 miliardi di dollari.</p>
<p>Secondo diversi analisti, la società mira comunque a numeri ancora più alti e al raggiungimento di una valutazione che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere intorno ai 100 miliardi di dollari. Se così fosse, <a href="http://dealbook.nytimes.com/2012/02/01/facebook-files-for-an-i-p-o/">ricordano</a> sul <em>New York Times</em>, Facebook diventerebbe una delle società più grandi per valutazione degli Stati Uniti superando aziende ben radicate e attive da tempo come Ford Motor, Goldman Sachs e Kraft Foods.</p>
<p>Che i tempi fossero maturi per una quotazione in borsa era chiaro ormai da tempo e non si tratta quindi di una particolare sorpresa. La presentazione dei documenti per l&#8217;avvio della IPO consente, però, di avere qualche informazione finanziaria in più sulla società, che fino a ora era tenuta a rendere pubblici meno dati grazie alla gestione con un azionariato interno. Lo scorso anno, Facebook ha raccolto con la pubblicità ricavi per 3,7 miliardi di dollari, con un aumento dell&#8217;88 per cento rispetto all&#8217;anno precedente. La società può contare su quasi 850 milioni di utenti, con altrettanti profili e pagine su cui può mostrare i propri annunci pubblicitari. Ora le Security Exchange Commission (SEC), l&#8217;ente governativo che si occupa della borsa valori, dovrà verificare la correttezza dei documenti presentati e avviare le prossime procedure in vista della collocazione delle azioni. Al momento la società non ha reso noti prezzi e quantità delle azioni.</p>
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		<title>Sei cose sull’ingresso in borsa di Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 17:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[borsa]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[ipo]]></category>
		<category><![CDATA[mark zuckenberg]]></category>

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		<description><![CDATA[La tanto discussa offerta pubblica iniziale potrebbe arrivare entro la fine della settimana, cambiando il futuro del social network]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo mesi di <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/28/facebook-ingresso-borsa/">indiscrezioni</a> e incertezze, questa settimana Facebook dovrebbe infine presentare i documenti per entrare in borsa attraverso una offerta pubblica iniziale (<em>initial public offering</em>, IPO). Secondo diversi analisti finanziari, la società sarebbe intenzionata a raccogliere circa 10 miliardi di dollari dalla collocazione delle azioni, cosa che porterebbe la sua valutazione complessiva intorno ai 75 &#8211; 100 miliardi di dollari. Si tratterebbe di una delle più grandi IPO nella storia degli Stati Uniti e la più rilevante degli ultimi anni per le società attive sul Web, un risultato ancor più notevole se si considera che Facebook esiste da meno di otto anni. Sulla base delle informazioni circolate fino a ora, vi proponiamo sei cose da sapere sull&#8217;imminente quotazione in borsa del social network, prendendo spunto da un recente <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/2012/jan/31/facebook-ipo-six-things">articolo</a> del <em>Guardian</em>.</p>
<p><strong>1. Facebook vale davvero così tanti soldi?</strong><br />
È la domanda cui cercano di rispondere da tempo gli analisti. Si tratta sicuramente della IPO più attesa del 2012 e degli ultimi anni, ma se la collocazione dovesse fermarsi a meno di 75 miliardi di dollari l&#8217;operazione potrebbe essere considerata una mezza sconfitta per Wall Street. C&#8217;è comunque da considerare che anche in questo caso la società avrebbe un valore superiore a quello della Disney (70 miliardi di dollari). La forza del social network sono naturalmente i suoi utenti: 850 milioni di persone in tutto, che ogni giorno visualizzano centinaia di milioni di annunci pubblicitari. Grazie a questi numeri, Facebook è già riuscito a superare i ricavi derivanti dalla pubblicità di una delle società più longeve del Web: Yahoo. Il social network detiene il 16,3 per cento del mercato della pubblicità online e si stima che entro il 2013 i ricavi derivanti dagli annunci saranno pari a 7 miliardi di dollari. Il sistema non è ancora molto redditizio se confrontato con società più &#8220;tradizionali&#8221; come Disney, che solo nello scorso anno ha accumulato 40 miliardi di dollari di ricavi.</p>
<p><strong>2. Che cosa cambia per me?</strong><br />
Per gli utenti che affollano ogni giorno le pagine del social network non cambierà sostanzialmente nulla. Mark Zuckerberg, il cofondatore del sito, è da sempre convinto che uno dei segreti del successo di Facebook sia il continuo lavoro di aggiornamento e rinnovamento del sistema. Rispetto ai primi tempi, Facebook è <a href="http://www.ilpost.it/2011/12/15/come-si-usa-timeline-facebook/">cambiato notevolmente</a> grazie all&#8217;aggiunta di nuove funzionalità e di profonde modifiche all&#8217;organizzazione dei suoi contenuti. L&#8217;introduzione delle novità continuerà anche dopo la IPO e, secondo alcuni, l&#8217;ingresso in borsa potrebbe rendere più sensibili i responsabili del social network sul tema, incentivando maggiori cambiamenti.</p>
<p><strong>3. Tutto come prima?</strong><br />
Non completamente. Una offerta pubblica iniziale attira molte attenzioni da parte degli investitori e degli analisti, desiderosi di trarre il massimo profitto possibile. Facebook dovrà probabilmente rinnovare il proprio impegno per rendere più redditizi gli annunci pubblicitari, studiando nuovi sistemi e soluzioni per renderli più &#8220;social&#8221; e più pertinenti con i propri gusti e le proprie attività, come fa già da tempo Google con le sue pubblicità sul motore di ricerca e all&#8217;interno di altri servizi come Gmail.</p>
<p><strong>4. Dovrò fare più attenzione a come Facebook tratta i miei dati?</strong><br />
È probabile che una volta in borsa la società sperimenti nuove strade per aumentare i ricavi, sfruttando &#8211; come abbiamo appena visto &#8211; nuovi sistemi per gli annunci pubblicitari. La società potrebbe decidere di usare politiche più invasive, sfruttando alcuni dati contenuti nei profili per rendere le pubblicità più pertinenti con i gusti dei singoli utenti, per esempio. Altre scelte potrebbero essere indirizzate a rendere più visibili i contenuti anche all&#8217;esterno del social network, riducendo alcune barriere per tutelare la privacy degli iscritti. Cose simili sono già accadute in passato e in alcuni casi sono costate a Facebook indagini governative e cause legali.</p>
<p><strong>5. A che serve?</strong><br />
Facebook ha la necessità di ripagare i primi investitori che hanno deciso di mettere denaro nella società. Inoltre, il suo numero di azionisti è continuato ad aumentare e non è più compatibile con una gestione dell&#8217;azienda fuori dal mercato azionario vero e proprio. L&#8217;ingresso in borsa serve anche a raccogliere denaro pronto per essere speso per rafforzarsi. Dopo la sua IPO, Google fece qualcosa di analogo acquisendo alcune società ora diventate essenziali per la sua esistenza online come YouTube e il sistema per la pubblicità DoubleClick. Facebook potrebbe ottenere rapidamente una decina di miliardi di dollari, cifra sufficiente per compiere qualche acquisizione, forse nel settore dei dispositivi mobili. Ogni giorno centinaia di milioni di utenti accedono al social network attraverso tablet e cellulari, nuove soluzioni e risorse in questo ambito potrebbero rivelarsi utili per conservare il vantaggio sui concorrenti e incentivare l&#8217;uso di Facebook ovunque ci si trovi.</p>
<p><strong>6. Ci sono rischi?</strong><br />
Secondo diversi analisti, la quotazione in borsa potrebbe cambiare la natura di Facebook e di conseguenza la sua capacità di produrre nuove idee. La società è una delle più valutate e considerate in tutto il mondo, ma fino a ora è riuscita a mantenere questo primato perché si è potuta comportare come una start-up. Questa condizione permette di sperimentare molto e prendersi qualche rischio in più, cose che diventano molto difficili da fare quando si ha la costante pressione di un grande azionariato che mira a risultati sempre in crescita e possibilmente nel breve periodo. Facebook dovrà coniugare le esigenze dei suoi azionisti con lo spirito che ha accompagnato fino a oggi lo sviluppo del social network, ma non sarà sempre facile.</p>
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		<title>L’Europa prima e durante la crisi</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/01/confronto-economia-europa-prima-durante-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[lanci]]></category>
		<category><![CDATA[crisi euro]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[economist]]></category>

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		<description><![CDATA[L'<em>Economist</em> ha messo a confronto i dati economici prima del 2008 con quelli attuali: solo uno Stato se la cava ancora, quale?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri la riunione dei capi di governo dell&#8217;Unione Europea <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/31/il-vertice-europeo-in-6-punti/">ha approvato</a> il <em>fiscal compact</em>, una serie di misure che modificano e rendono più strette le regole che i paesi dell&#8217;UE dovranno rispettare in futuro in materia di bilancio. Il <em>fiscal compact </em>entrerà in funzione nel 2013 e lo hanno approvato 25 Stati membri su 27, con le uniche eccezioni del Regno Unito (annunciata) e della Repubblica Ceca (che si è riservata la possibilità di approvarlo più tardi). Ma la crisi che colpisce l&#8217;Unione prosegue ormai da diversi anni, e uno sguardo ai dati economici dei principali paesi dell&#8217;UE permette di farsene un&#8217;idea. </p>
<p>L&#8217;<em>Economist </em>ha creato due grafici in cui mostra i cambiamenti percentuali del tasso di disoccupazione e nel valore del PIL: confrontando i periodi 2000-2008 e 2008-oggi tutti i dodici paesi esaminati (più la Svizzera, che non fa parte dell&#8217;Unione Europea) hanno peggiorato i loro dati, chi più chi meno, diminuendo la loro crescita economica o entrando in recessione, e vedendo aumentare la loro disoccupazione. L&#8217;unica eccezione rilevante è costituita dalla Germania. In entrambi i grafici, l&#8217;Italia non se la passa bene, ma i numeri <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/27/la-disoccupazione-in-spagna-sale-ancora/">della Spagna</a>, della Grecia o del Portogallo sono decisamente peggiori.</p>
<div id="attachment_416405" class="wp-caption alignleft" style="width: 605px"><img class="size-full wp-image-416405" title="graficoeconomist" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/20120204_WOC493.gif" alt="" width="595" height="439" /><p class="wp-caption-text">fonte: The Economist</p></div>
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		<item>
		<title>Quanto pagare un manager</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/01/31/quanto-pagare-un-manager/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 15:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[bonus banche]]></category>
		<category><![CDATA[Michel Barnier]]></category>
		<category><![CDATA[rbs]]></category>
		<category><![CDATA[Stephen Hester]]></category>

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		<description><![CDATA[Il caso di Stephen Hester in Gran Bretagna, le polemiche sui bonus delle banche e un mondo che sta cambiando (forse)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni in Gran Bretagna ha fatto molto discutere la storia di Stephen Hester, amministratore delegato della Royal Bank of Scotland (RBS). Per il 2011 Hester <a href="http://www.guardian.co.uk/business/poll/2012/jan/30/stephen-hester-bonus-rbs-watershed">aveva ricevuto</a> dalla banca un bonus da 963.000 sterline, circa 1,15 milioni di euro (comunque la metà rispetto al 2010), in aggiunta al suo stipendio da 1,2 milioni di sterline. I sindacati britannici e il partito laburista hanno protestato duramente contro il &#8220;premio&#8221; concesso a Hester, soprattutto perché RBS da quattro anni è controllata per l&#8217;82 per cento dallo stato britannico che all&#8217;epoca l&#8217;aveva nazionalizzata per salvarla dal fallimento. Un&#8217;operazione che è costata ai contribuenti britannici 45 miliardi di sterline. Inoltre RBS ha annunciato in gennaio il taglio di circa 3.500 impiegati. Di fronte a queste cifre, alle proteste e alla crisi europea, Hester si è arreso e ha deciso di non accettare il bonus.</p>
<p>Il leader del partito laburista Miliband è tornato oggi sulla questione più generale dei bonus ai manager: <a href="http://www.bbc.co.uk/news/uk-politics-16807187#TWEET70254">ha attaccato</a> ancora una volta la finanza e ha chiesto che vengano concessi «solo in casi eccezionali». L&#8217;<em>Economist</em>, <a href="http://www.economist.com/blogs/buttonwood/2012/01/bankers-pay">sul blog &#8220;Buttonwood&#8221;</a>, va un po&#8217; controcorrente: Hester è un «buon manager» e non è la causa dei problemi di oggi. Anzi, se riuscisse a rimettere in sesto RBS, questa potrebbe slegarsi nuovamente dallo stato, a tutto vantaggio (economico) dei cittadini britannici.</p>
<p>Inoltre, continua l&#8217;<em>Economist</em>, è difficile giudicare il lavoro di un amministratore delegato in una banca come Hester, il cui ruolo è molto più difficile di un qualsiasi altro pari di un&#8217;altra azienda e comporta grandi responsabilità. Un buon amministratore delegato dovrebbe dire di no ai piani di espansione dell&#8217;istituto, tenere in grande considerazione il ciclo economico e avere un&#8217;ambizione piuttosto limitata di diventare ricco. I bonus sono la conseguenza delle responsabilità e dell&#8217;impatto che ha un lavoro del genere.</p>
<p>Il dibattito sui bonus a manager e dirigenti in questi giorni è stato molto intenso, soprattutto sul fronte etico. Banche e società finanziarie come Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Citigroup e Credit Suisse, in un contesto di generale riduzione degli stipendi, <a href="http://www.bloomberg.com/news/2012-01-30/morgan-stanley-credit-suisse-lead-wall-street-s-retreat-on-compensation.html">hanno già annunciato</a> tagli ai bonus fino al 70 per cento, mentre Morgan Stanley e Bank of America stanno pensando a un limite fissato intorno ai 125mila dollari. Come <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/b94b5df0-4912-11e1-954a-00144feabdc0.html#axzz1l1pwpUvN">sottolinea</a> il <em>Financial Times</em>, i <em>big bonuses</em> faranno presto parte del passato e i compensi nel settore bancario scenderanno sensibilmente nel prossimo futuro, anche se non si arriverà ai livelli degli anni Cinquanta.</p>
<p>Michel Barnier, commissario europeo al Mercato interno e ai Servizi Finanziari, <a href="http://www.businessweek.com/news/2012-01-31/eu-targets-bank-bonuses-that-fly-in-the-face-of-morality-.html">ha detto</a> ieri al Parlamento Europeo che prenderà in considerazione l&#8217;approvazione di leggi più dure sui bonus ai manager che vanno «contro ogni ragione, senso comune e moralità». Le proposte al vaglio dell&#8217;UE, che dovrebbero essere approvate entro l&#8217;anno, dovrebbero regolare il divario tra compenso minimo e massimo in un&#8217;istituzione finanziaria e anche la relazione tra compenso fisso e compenso variabile.</p>
<p style="text-align: right;"><small>nella foto: Stephen Hester (FACUNDO ARRIZABALAGA/AFP/Getty Images)</small></p>
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		<title>Il vertice europeo in 6 punti</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:11:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi euro]]></category>
		<category><![CDATA[esm]]></category>
		<category><![CDATA[fiscal compact]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa si è deciso ieri, che cosa è stato rimandato, chi ha vinto e chi ha perso: l'Italia se l'è cavata bene]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il vertice europeo di ieri a Bruxelles, al quale hanno partecipato tutti i leader dell&#8217;Unione Europea, ha approvato la bozza del <em>Fiscal Compact</em>, ossia il <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/30/oggi-in-europa/">Trattato sull&#8217;Unione di bilancio</a> che dal 2013 regolerà con leggi più ferree le politiche economiche dei singoli governi. Sono 25 i paesi che lo hanno approvato: oltre al risaputo no del Regno Unito, è arrivato anche il rifiuto da parte della Repubblica Ceca per «problemi procedurali» nel suo Parlamento (il paese si è riservato comunque la possibilità di approvare successivamente il <em>Fiscal Compact</em>).</p>
<p><strong>Deficit</strong><br />
Confermata nel Fiscal Compact la &#8220;regola aurea&#8221; del pareggio di bilancio (che dunque dovrà essere inserita nelle singole costituzioni) per cui il rapporto deficit/PIL dei paesi membri non potrà avere un disavanzo superiore allo 0,5 per cento. Chi non rispetta questa regola verrà punito con una multa pari allo 0,1 per cento del PIL. Confermate le sanzioni già esistenti per chi supera il deficit del 3 per cento, che però ora saranno &#8220;semiautomatiche&#8221;, ossia potranno essere bloccate solo da un voto a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maggioranza_qualificata_nell'Unione_europea">maggioranza qualificata</a> dei paesi membri.</p>
<p><strong>Debito pubblico</strong><br />
Confermato l&#8217;obbligo di ridurre di un ventesimo all&#8217;anno la parte di debito pubblico che supera il 60 per cento. Era uno dei punti più temuti dal premier italiano Mario Monti: visto il debito pubblico italiano molto alto (120 per cento), in teoria un simile obbligo danneggerebbe notevolmente la futura crescita dell&#8217;Italia. Monti, tuttavia, è riuscito a convincere la Germania a non imporre, in questo caso, le sanzioni semiautomatiche. In più ci saranno delle &#8220;attenuanti&#8221; (già previste dal precedente <em><a href="http://www.ilpost.it/2012/01/30/oggi-in-europa/">Six Pack</a></em>) per i paesi che non ridurranno il debito legate, tra le altre cose, all&#8217;entità del debito privato e all&#8217;andamento stesso dell&#8217;economia.</p>
<p><strong>ESM</strong><br />
Acronimo di <em>European Stability Mechanism</em>, sarà il nuovo fondo salvastati europeo, di carattere permanente, che andrà a sostituire il vecchio EFSF (<em>European Financial Stability Facility</em>). Sull&#8217;ESM, però, ieri si è discusso molto poco e ogni decisione è stata rimandata a marzo. La Germania vuole aspettare l&#8217;approvazione finale del <em>Fiscal Compact</em> nonché il destino della Grecia, che in queste ore sta trattando con banche e creditori privati per evitare il fallimento. A marzo, dunque, si discuterà anche della sua dotazione. La cancelliera tedesca Angela Merkel non vuole andare oltre i 500 miliardi di euro, ma con il <em>Fiscal Compact</em> approvato potrebbe cedere e arrivare fino a quota 740 miliardi. In questo caso potrebbero arrivare altri fondi dalle altre principali economie mondiali (attraverso il Fondo Monetario Internazionale). Così l&#8217;ESM, il cosiddetto <em>firewall</em> per bloccare la speculazione sui debiti sovrani, potrebbe raggiungere una dotazione di 1.500 miliardi di euro.</p>
<p><strong>Summit allargati</strong><br />
Per far fronte alla crisi, l&#8217;Unione Europea ha definito la nascita di nuovi summit dei 17 leader dell&#8217;eurozona che cercheranno di non escludere, nella definizione delle politiche economiche, i paesi UE che non adottano l&#8217;euro. È un punto su cui la Polonia è stata irremovibile e su cui si è giunti a un compromesso: si è deciso che i diciassette leader dell&#8217;eurozona potranno riunirsi da soli almeno due volte all&#8217;anno, a condizione che almeno una volta all&#8217;anno invitino anche gli altri stati membri.</p>
<p><strong>Nuovi finanziamenti dall&#8217;UE</strong><br />
Nonostante le rigide misure sul rigore, il vertice UE di ieri era dedicato alla “crescita e all’occupazione”, soprattutto quella giovanile. In questo senso la Commissione europea ha deciso di versare 82 miliardi agli Stati in difficoltà per favorire l&#8217;occupazione. Non si tratta di denaro &#8220;fresco&#8221;, ma di vecchi fondi strutturali europei, non utilizzati in altri settori. All&#8217;Italia andranno 8 miliardi. La condizione che ha posto l&#8217;UE, tuttavia, è che le trattative tra governi e parti sociali per definire i destinatari finali di questi fondi vengano mediate da un &#8220;team di esperti&#8221; europei.</p>
<p><strong>Mercato unico e liberalizzazioni</strong><br />
Sempre sulla crescita sono state decise altre misure, seppur più vaghe rispetto a quelle sul rigore. I paesi europei (ma non la Svezia, solo su questo punto, perché ha bisogno dell&#8217;approvazione del Parlamento) <a href="http://consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/it/ec/127651.pdf">si sono impegnati</a> a completare nei prossimi mesi il mercato unico europeo, ossia raggiungere una serie di accordi comuni per standardizzare e semplificare le leggi su brevetti, efficienza energetica, requisiti contabili, commercio elettronico, roaming nella telefonia mobile, diritti d&#8217;autore, pirateria informatica, tassazione alle imprese. Ogni governo, inoltre, dovrà presentare all&#8217;UE nelle prossime settimane «un piano nazionale per l&#8217;occupazione». In cambio la Commissione stilerà delle linee guida sulle politiche economiche e di occupazione e a maggio una bozza per nuove liberalizzazioni su telecomunicazioni, energia e trasporti.</p>
<p style="text-align: right;"><small>foto: AP/Philippe Wojazer, pool</small></p>
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