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	<title>Il Post » Internet</title>
	
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		<title>Il futuro di Google</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro progetti da tenere d'occhio, dall'intrattenimento ai negozi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando nella primavera dello scorso anno <a href="http://www.ilpost.it/2011/04/08/la-prima-settimana-del-nuovo-capo-di-google/">annunciò</a> di essere diventato l&#8217;amministratore delegato di Google, Larry Page chiese a Steve Jobs se fosse disponibile a organizzare un breve incontro per dargli qualche consiglio. Tra i due non correva buon sangue: Jobs era ancora infuriato con i dirigenti di Google per aver invaso anni prima il territorio di Apple con Android, un sistema in diretta concorrenza con gli iPhone. Dopo qualche esitazione, Jobs decise di invitare Page nella sua casa di Cupertino per una chiacchierata. Superate le tensioni, i due si misero a parlare del futuro di Google e di che cosa volesse fare da grande, come spiegò successivamente Jobs al suo <a href="http://www.ilpost.it/2011/10/25/cosa-ce-nella-biografia-di-steve-jobs/">biografo</a>: «La cosa su cui posi maggiormente l&#8217;accento fu la messa a fuoco. Capire bene che cosa Google vuole diventare da grande. Adesso è un pasticcio. Quali sono i cinque prodotti su cui vuoi concentrarti? Sgombera il campo dalle altre cose, altrimenti ti tireranno a fondo».</p>
<p>Nei mesi successivi in effetti i responsabili di Google si sono dati da fare per mettere ordine nella società. Decine di progetti secondari sono stati chiusi e altri servizi, sostanzialmente snobbati dagli utenti, sono stati <a href="http://www.ilpost.it/2011/11/23/google-chiude-knol/">abbandonati</a> senza particolari rimpianti. La società si è concentrata su un numero ridotto di prodotti e ha cercato di rendere più omogenea la propria offerta, come dimostra la progressiva integrazione del suo <a href="http://www.ilpost.it/2011/07/15/trucchi-googleplus-google/">nuovo social network</a>  Google+ in altri servizi come Gmail e lo stesso motore di ricerca. L&#8217;opera di pulizia è stata comunque accompagnata dalla progettazione e sperimentazione di alcuni nuovi prodotti, di cui non si sa ancora nulla di ufficiale, ma che potrebbero indicare il futuro prossimo della società, che non si è mai accontentata di essere <em>solo</em> il motore di ricerca più usato al mondo.</p>
<p><strong>Intrattenimento domestico</strong><br />
Negli ultimi giorni sono circolate <a href="http://arstechnica.com/gadgets/news/2012/02/google-building-home-entertainment-system-for-wireless-music-streaming.ars">voci insistenti</a> su un sistema allo studio da parte di Google per l&#8217;intrattenimento domestico. Almeno in una prima fase, il nuovo prodotto dovrebbe servire per diffondere la musica in casa senza fili, sfruttando la connessione WiFi di casa. In una fase successiva il sistema di Google si potrebbe arricchire di altre funzionalità per trasmettere anche altri contenuti, come film e serie televisive. Non ci sono molti dettagli in merito, ma il nuovo sistema potrebbe ricordare quelli già esistenti e realizzati da Apple con AirPlay e da un&#8217;altra società, <a href="http://www.sonos.com/">Sonos</a>, che negli ultimi mesi sta raccogliendo un notevole successo. Il mercato dei sistemi per la musica a casa vale circa 8 miliardi di dollari all&#8217;anno su scala globale.</p>
<p>L&#8217;ipotesi è che Google sfrutti Android per creare la sua nuova soluzione, così da poter controllare la musica che viene diffusa in casa direttamente dal proprio smartphone. La società ha inoltre un servizio per caricare la propria libreria musicale online, <a href="http://www.ilpost.it/2011/05/10/che-cose-google-music/">Google Music</a>, che potrebbe essere sfruttato per trasmettere in streaming le canzoni senza la necessità di dover usare un computer con la musica caricata sopra. Lo scorso anno Google mostrò &#8220;Tungsten&#8221;, un progetto per usare Android a casa con funzionalità molto simili a quelle di cui si parla in queste giorni per il nuovo sistema di intrattenimento domestico della società.</p>
<p><iframe width="610" height="340" src="http://www.youtube.com/embed/3SNPFPKS4U4?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Per realizzare un simile prodotto, Google dovrebbe impegnarsi direttamente nella progettazione, nella costruzione e nella distribuzione dell&#8217;hardware, cosa che fino a ora ha fatto solamente per alcuni particolari tipi di server. Non si tratta di un passaggio banale e potrebbe cambiare in parte la natura stessa della società. Secondo Matt Rosoff di <em>Business Insider</em>, l&#8217;ingresso nel settore dell&#8217;hardware sarà un &#8220;<a href="http://www.businessinsider.com/googles-foray-into-hardware-will-be-a-total-disaster--heres-why-2012-2?op=1">completo disastro</a>&#8221; per Google. La società, in effetti, non ha mai avuto un grande successo nel vendere direttamente qualcosa: ci provò con lo smartphone Nexus prodotto insieme con HTC nel 2010, ma dovette lasciar perdere dopo qualche mese in seguito alle basse vendite online. Rosoff ricorda, inoltre, che mettersi a produrre e vendere qualcosa di fisicamente tangibile su scala globale per una società che non lo ha mai fatto è un gran rompicapo: servono ottimi designer e progetti, un sistema di produzione e distribuzione flessibile, un servizio clienti efficiente e la capacità di fare marketing. Microsoft ci ha messo dieci anni per riuscire a vendere qualcosa che non fosse software (o mouse e tastiere) e trarne profitti, come Xbox. Google ha comunque enormi risorse economiche e la realizzazione di un prodotto semplice da usare e a basso costo potrebbe essere un buon punto di partenza.</p>
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		<title>Che cos’è Pinterest</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/09/che-cose-pinterest/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 20:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Il social network di cui si parla di più negli ultimi tempi: un altro che ci prova, o quello con l'idea buona?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo essere nati per mettersi e rimanere in contatto con parenti, amici e conoscenti, i social network si sono progressivamente evoluti diventando uno strumento per condividere le nostre cose e quelle trovate online. Attraverso i profili cui siamo iscritti possiamo scoprire nuovi contenuti segnalati dalle persone nelle nostre cerchie di amici, indicare che ci piacciono e discuterne online. Questo sistema ha però un limite, che riscontriamo anche nella vita al di qua dello schermo: non sempre ciò che viene condiviso da uno dei nostri amici ci interessa. I social network, inoltre, rendono difficile la visualizzazione dei contenuti per argomento e questo complica ulteriormente la possibilità di trovare cose che ci interessano. Partendo da questi presupposti, nel marzo del 2010 una startup ha messo online <a href="http://pinterest.com/">Pinterest</a>, un nuovo sistema per condividere contenuti online che a distanza di un paio di anni ha cominciato nelle ultime settimane a raccogliere molto interesse, da parte degli utenti e dei mezzi di comunicazione: vuoi per propri meriti, vuoi per andamenti dell&#8217;informazione e dei passaparola.</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è</strong><br />
Pinterest è un sito web con un obiettivo dichiarato molto ambizioso: &#8220;Mettere in contatto tutte le persone del mondo attraverso le cose che ritengono interessanti&#8221;. Deve il suo nome alla crasi dei termini inglesi &#8220;pin&#8221; (&#8220;puntina&#8221;) e &#8220;interest&#8221; (&#8220;interesse&#8221;). In pratica, il servizio e una enorme bacheca sulla quale gli utenti possono fermare con una puntina fotografie, video, appunti, ricette e altro, come si faceva una volta con i pannelli di sughero e gli spilli o con i magneti sul frigorifero. I vari contenuti vengono catalogati a seconda degli argomenti e possono essere condivisi con gli altri iscritti al servizio.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-426004" title="pinterest1" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/pinterest1.png" alt="" width="980" height="603" /></p>
<p><strong>Come funziona</strong><br />
Per consultare Pinterest basta navigare all&#8217;interno delle sue categorie, ma per poter inserire nuove cose bisogna essere registrati al portale. Il sistema è ancora in fase di sperimentazione e per questo motivo le iscrizioni sono limitate: chi lo desidera lascia il suo indirizzo email e aspetta di ricevere un invito per completare l&#8217;iscrizione. Dopo aver attivato l&#8217;account è possibile personalizzare il proprio profilo e installare un segnalibro nel browser, un sistema per rendere più facile l&#8217;aggiunta di nuovi contenuti mentre si naviga nel Web. Pinterest serve infatti per caricare cose originali, come le proprie foto, o per condividere altri contenuti trovati online. Ogni utente ha la possibilità di creare e gestire più bacheche in contemporanea dove potrà raccogliere cose legate ai propri interessi.</p>
<p><strong>Bacheche e Re-Pin</strong><br />
Un appassionato di fiori di montagna, per esempio, può creare su Pinterest una bacheca per raccogliere e condividere fotografie su questo argomento. Ogni immagine può essere catalogata e taggata per trovarla più facilmente. In questo modo, un altro appassionato di fiori di montagna potrà arrivare alla bacheca e condividere il proprio interesse con chi l&#8217;ha creata. Ogni &#8220;Pin&#8221;, cioè ogni contenuto pubblicato su Pinterest, può essere ricondiviso (&#8220;re-Pin&#8221;) dagli utenti e quindi aggiunto alle loro bacheche. Il sistema consente anche di mettere un &#8220;Like&#8221;, come su Facebook, e di aggiungere un commento per partecipare alla discussione su quel contenuto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-426001" title="pinterest3" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/pinterest3.png" alt="" width="980" height="629" /></p>
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		<title>“Vedere Lost gratis non è un diritto”</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/08/bordone-pirateria/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 14:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritto d'autore]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Bordone]]></category>
		<category><![CDATA[pirateria]]></category>

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		<description><![CDATA[Matteo Bordone su Wired risponde alle discussioni di questi giorni sulla pirateria online]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Matteo Bordone ha scritto un pezzo sulla pirateria online rispondendo anche a uno dei due articoli sul tema che il Post ha raccontato ieri, <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/07/la-pirateria-non-finira-mai/">quello</a> di <em>Forbes</em> (l&#8217;altro era l&#8217;<a href="http://www.ilpost.it/2012/02/07/latronico-libri-pirata/">articolo</a> dello scrittore Vincenzo Latronico sugli ebook), sottolineando che la chiusura di servizi come Megavideo non è un sopruso, che scaricare libri, musica e video gratis non può essere la norma e che &#8220;il diritto inalienabile a vedere <em>Lost</em> gratis non è garantito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo&#8221;.</p>
<blockquote><p>Da qualche anno a questa parte (da diversi anni, a dire la verità) io e altri milioni di persone nel mondo rubiamo roba in rete. Si tratta di furto perché chi ha prodotto quella roba ha pagato degli stipendi, dei fornitori, ha anche solo messo in opera la propria creatività e le proprie capacità per realizzare quello che noi otteniamo senza spendere una lira. Certo, spendo per la connessione, per il computer, per gli hard disk, per gli attrezzini che attacco al televisore per vedere meglio quello che scarico. Ma per i film, per le serie, per i dischi, a volte anche per i programmi non pago nulla. Costano, ma io me ne frego: ho trovato un modo per non pagarli, e lo sfrutto.</p>
<p>Ora, è evidente che la differenza tra il possesso di una sedia e il possesso di dati digitali è notevole, chiara a tutti e nello stesso tempo di difficile definizione. Questo non toglie che qualsiasi cosa sia sul mercato ha un costo, e chi non corrisponde a chi vende quella cifra, o è sposato con la venditrice, oppure è un ladro. Fosse anche una cosa impalpabile come l’amore, assurda come la cartomanzia, si dovrebbe comunque pagare. Perché se non sei disposto a pagare, sei disposto a fare a meno, e il diritto inalienabile a vedere Lost gratis non è garantito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">(<a href="http://blog.wired.it/ifiona/2012/02/08/continuate-a-rubare-continuate-a-lamentarvi-o-se-preferite-siate-ladri-siate-stronzi-ovvero-perche-lo-scaricamento-non-e-un-diritto-manco-per-sogno.html">Continua a leggere sul sito di Wired</a>)</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/07/latronico-libri-pirata/">Le ragioni per cui scarico i libri pirata</a></strong>, Vincenzo Latronico, scrittore, parla degli ebooks e della pirateria, pensando al futuro e non al passato: è uno dei primi<br />
<strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/07/la-pirateria-non-finira-mai/">La pirateria non finirà mai</a></strong>, Preso atto di questa semplice verità, ci sono delle cose che le major possono fare per convincere gli utenti a scaricare di meno e comprare di più: ecco quali</p>
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		<title>Le ragioni per cui scarico i libri pirata</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 22:23:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[vincenzo latronico]]></category>

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		<description><![CDATA[Vincenzo Latronico, scrittore, parla degli ebooks e della pirateria, pensando al futuro e non al passato: è uno dei primi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vincenzo Latronico è un giovane scrittore milanese, il Post ha pubblicato una parte del suo ultimo romanzo <em><a href="http://www.ilpost.it/2011/06/27/cospirazione-colombe/">La cospirazione delle colombe</a></em>, e un suo <a href="http://www.ilpost.it/2011/09/06/truffe-piramidali-albania/">articolo</a> sull&#8217;Albania. Domenica, l&#8217;inserto culturale <em>La lettura</em> del Corriere della Sera, ha ospitato una sua lunga <a href="http://lettura.corriere.it/il-dilemma-morale-dell%E2%80%99ebook-pirata/">riflessione</a> sui libri digitali e sul suo rapporto con lo scaricarli gratis, assai rara dentro la discussione generale sul futuro dei libri ma più concreta e lucida di molte altre.</p>
<blockquote><p>Lo vedo arrivare. Anche se lo nego, lo vedo arrivare. Quando me lo chiedevano, fino a un annetto fa, negavo: e ne ero convinto. Talvolta nego ancora, ma so di mentire. Nella prefazione a <em>Mattatoio N. 5</em>, Kurt Vonnegut racconta che il suo capoufficio rideva dei suoi sforzi di scrivere un romanzo contro la guerra. «Sa cosa rispondo quando uno mi dice che sta scrivendo un libro contro la guerra?», ironizzava. «Dico: perché non scrive un libro contro i ghiacciai, allora?». Ecco: avrei voluto scrivere un articolo contro la pirateria degli ebook; però continuo a pensare ai ghiacciai.<br />
Oggi è il 22 dicembre, mi sono svegliato presto. Ho finito un articolo che dovevo consegnare verso metà mattinata, e per completarlo ho dovuto rileggere pezzi de <em>I miti greci</em>, di Robert Graves. Nel pomeriggio sono andato avanti con una traduzione; adesso sono le sette, e se non stessi scrivendo questa cosa probabilmente andrei avanti a leggere <em>Sandman</em>, di Neil Gaiman, fino ad uscire, più tardi. Tutto questo non sarebbe rilevante, se non fosse che ho letto entrambi i testi in ebook. Ma neppure questo, in fondo, sarebbe rilevante, se non fosse che entrambi li ho scaricati gratuitamente da un archivio cosiddetto «pirata». È una cosa che faccio sempre più spesso da quando ho un iPad — e ancora di più da quando ho scoperto un sito che archivia praticamente qualunque cosa esca o sia uscita di recente in lingua inglese. È di questo che vorrei parlare.</p>
<p>C’è una cosa di cui non vorrei parlare, invece: ed è tutta la diatriba vince-l’elettronico-oppure-sopravvive- la-carta-che-fruscia-e-che-fragra. Non ne voglio parlare per una ragione molto semplice: certo, che vince l’elettronico. Non è questione di gusti, né di sondaggi, né di appelli più o meno realistici, più o meno conservatori: vince l’elettronico perché è più comodo e migliore, e se non lo è per noi lo sarà per i prossimi. Gli ebook costano alla produzione infinitamente di meno — e quindi sono o più economici, o più redditizi — e si reperiscono istantaneamente e si archiviano per sempre, senza spese di trasloco e di Ikea. Io sono nato nel 1984, ed è vero che a volte provo un certo fastidio a leggere un ebook: ma è meno di quello che prova mio padre e più di quello che proverà mio figlio, che non ne proverà affatto. Il fatto che alcuni (oggi molti, ma sempre meno) ritengano la carta insostituibile, per formazione e abitudine, è un accidente della storia: passerà, o sarà ricondotto alla nicchia di quelli che «i Cd non restituiscono l’intero spettro sonoro», che sono un’altra versione di quelli che hanno l’orologio meccanico quando l’oscillazione di un cristallo di quarzo da due euro supera in precisione per svariati ordini di grandezza il miglior ingranaggio svizzero. I Rolex, per carità, continuano a vendere: e così continueranno a vendere i libri: per tradizionalismo o per inerzia o per il bisogno capriccioso e invincibile di marcare uno status.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">(continua a leggere <a href="http://lettura.corriere.it/il-dilemma-morale-dell%E2%80%99ebook-pirata/">sul sito della Lettura</a>)</p>
<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.ilpost.it/2011/09/06/truffe-piramidali-albania/">- Vincenzo Latronico: I dischi volanti in Albania</a></strong><br />
<strong><a href="http://www.ilpost.it/2011/06/27/cospirazione-colombe/">- Vincenzo Latronico: La cospirazione delle colombe </a></strong></p>
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		<title>La pirateria non finirà mai</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 22:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Preso atto di questa semplice verità, ci sono delle cose che le major possono fare per convincere gli utenti a scaricare di meno e comprare di più: ecco quali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 18 gennaio Wikipedia, insieme con molti altri siti web, ha oscurato le proprie voci enciclopediche per <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/18/perche-oggi-wikipedia-e-oscurata/">protestare</a> contro le proposte di legge su Internet negli Stati Uniti. Nei giorni seguenti, le due leggi (SOPA e PIPA) sono arrivate a un <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/20/sopa-e-pipa-non-ci-sono-piu/">punto morto</a>, ma sono in programma già altri provvedimenti come il Protecting Children from Internet Pornographers (PCIP) e su scala globale l&#8217;Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA). Il primo, proposto negli Stati Uniti, obbligherebbe i fornitori delle connessioni al Web (provider) a conservare per 18 mesi le attività svolte online dai propri clienti, mentre il secondo intende creare un accordo commerciale plurilaterale per la protezione della proprietà intellettuale.</p>
<p>Come è avvenuto con SOPA e PIPA, anche queste due proposte sono state duramente criticate dai sostenitori della libera circolazione dei contenuti online. Secondo i detrattori, questo tipo di leggi non riusciranno a raggiungere il loro obiettivo principale, cioè ridurre la pirateria, ma al massimo complicheranno la vita agli utenti senza apportare alcun beneficio. Negli ultimi anni la pirateria online ha sempre dimostrato di essere in grado di evolversi per superare leggi e gli interventi che cercavano di limitarla. Esistono centinaia di norme in tutto il mondo che vietano e sanzionano la circolazione non autorizzata online di prodotti protetti dal diritto d&#8217;autore, eppure la chiusura di un singolo sito web o di un sistema per scaricare illegalmente contenuti non ha fatto altro che incentivare nuove scorciatoie e nuovi sistemi di condivisione illeciti.</p>
<p>Paul Tassi <a href="http://www.forbes.com/sites/insertcoin/2012/02/03/you-will-never-kill-piracy-and-piracy-will-never-kill-you/">scrive</a> su <em>Forbes</em> che la forza della pirateria online si basa sulla facilità con cui si possono scaricare i contenuti in pochi &#8211; sette &#8211; rapidi passaggi.</p>
<p>1. Dal browser accedi a un motore di ricerca dei torrent<br />
2. Inserisci il titolo del film che vuoi vedere<br />
3. Fai clic sul risultato che ha il maggior numero di fonti<br />
4. Scarichi il torrent corrispondente<br />
5. Ci fai clic sopra facendo avviare automaticamente il programma per scaricarlo<br />
6. Aspetti che sia completato il download<br />
7. Ti guardi il film e potrai per sempre averlo sul tuo computer</p>
<p>È illegale, pone non poche questioni morali, eppure in ogni istante della giornata ci sono centinaia di migliaia di persone che lo fanno senza porsi troppo problemi. E continuerà a essere così anche con ACTA, PCIP o un SOPA2 la vendetta. I governi sono riusciti in alcuni casi a contenere il problema, come nel caso di Pirate Bay, il motore di ricerca più conosciuto per i torrent reso inaccessibile in diversi paesi. Ma nello stesso momento in cui veniva limitato l&#8217;accesso a Pirate Bay, qualcuno là fuori lanciava motori di ricerca alternativi per scaricare film e altri contenuti, oppure scorciatoie per usare lo stesso Pirate Bay facendo credere ai filtri di collegarsi da un altro paese. Se per assurdo si trovasse il modo di bloccare di colpo tutti i sistemi torrent sulla Rete, entro poche settimane salterebbe fuori qualcosa di alternativo rendendo obsolete le leggi che avevano consentito la disattivazione del servizio.</p>
<p>Come spiega Tassi, la pirateria funziona perché non dà agli utenti la consapevolezza immediata di aver rubato qualcosa. Un motore di ricerca per i torrent assomiglia a un enorme negozio di DVD. Sugli scaffali ci sono milioni di titoli tra cui scegliere e quando ne prendi una copia, magicamente sul ripiano se ne riforma un&#8217;altra del tutto identica. In pratica, rubi qualcosa che rimane comunque sullo scaffale e alla fine hai l&#8217;impressione di non aver preso nulla. Le major sostengono che un simile sistema porta a un danno economico per le loro finanze, ed è vero, ma esagerano notevolmente la stima del danno. Le case produttrici tendono a equiparare ogni download illegale con una vendita in meno. È una esagerazione: nessuno spenderebbe migliaia di euro per comprare tutti i titoli che scarica illegalmente. Si finirebbe per scaricarne molti di meno, confidando magari nel prestito di altri titoli da qualche amico. In proporzione, quindi, le major perdono molti meno soldi di quanto vogliano far credere con questo sistema.</p>
<p><strong>(<a href="http://www.ilpost.it/2012/02/07/latronico-libri-pirata/">Le ragioni per cui scarico i libri pirata</a>)</strong></p>
<p>Per cambiare le cose le grandi case produttrici dovrebbero cambiare radicalmente il loro approccio al problema. Invece di spendere centinaia di milioni di dollari per fare lobbying nei confronti dei legislatori, convincendoli a sostenere leggi più restrittive sulla circolazione dei contenuti online, dovrebbero studiare seriamente un sistema in grado di offrire una facilità d&#8217;uso almeno pari a quella dei sette passaggi per usare i torrent, e a basso costo. Gli investimenti andrebbero fatti in questo settore, accettando con serenità il fatto che da qui a una decina di anni i DVD probabilmente non li userà più nessuno e i Blu-ray saranno sul viale del tramonto. Sistemi come Netflix (negli Stati Uniti) e iTunes (in diversi paesi del mondo) consentono di scaricare legalmente i film a pagamento in pochi passaggi, ma non possono applicare prezzi davvero vantaggiosi, fatta salva qualche periodica tariffa promozionale, perché le major impongono notevoli commissioni sui singoli titoli.</p>
<p>Una soluzione, spiega Tassi, potrebbe essere un sistema ispirato al servizio di distribuzione di videogiochi <a href="http://store.steampowered.com/">Steam</a>. La piattaforma consente di registrarsi e di scaricare a pagamento e legalmente i videogiochi in pochi passaggi, potendo anche fare affidamento su un sistema di votazione e su una raccolta di recensioni per scegliere il gioco da acquistare. Esiste da poco più di otto anni e con il tempo ha messo d&#8217;accordo oltre 100 differenti società produttrici di videogiochi, che distribuiscono sul servizio i loro contenuti. Se esistesse qualcosa di simile per i film, con quattro passaggi si potrebbero vedere film a basso costo e legalmente.</p>
<p>1. Apri questo ipotetico &#8220;Movie Steam&#8221;<br />
2. Cerchi il film desiderato<br />
3. Lo affitti per un giorno a meno di due dollari<br />
4. Lo guardi</p>
<p>Per attuare un simile sistema le major dovrebbero naturalmente mettersi d&#8217;accordo su una piattaforma unica e soprattutto accettare di applicare prezzi enormemente più bassi rispetto agli attuali, un aspetto non indifferente. Ed è in questo passaggio che gli utenti dovrebbero usare un poco di cinismo, spiega Tassi:</p>
<blockquote><p>Che ne dici se ti do 10 dollari per il nuovo Harry Potter e per potermelo vedere dove e quando mi pare? Si tratta di una trattativa nella quale il cliente potrebbe andarsene in qualsiasi istante a scaricare gratuitamente il tuo film, e ti sta facendo un enorme favore anche solo nel considerare la possibilità di scaricarlo legalmente. E in tutto questo tu major pensi di avere voce in capitolo dicendo che si fa come dici TU? Non funzionano così le trattative. Sarà probabilmente ingiusto, ma è la realtà: devono iniziare a rendersene conto.</p></blockquote>
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		<item>
		<title>Le foto cancellate da Facebook rimangono su Facebook</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/06/le-foto-cancellate-da-facebook-rimangono-su-facebook/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 10:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Almeno per qualche mese, alcune addirittura per molto di più: ed è un problema noto da anni, denuncia <i>Ars Technica</i>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ilpost.it/files/2011/02/facebook_piovra.jpg" alt="" title="facebook_piovra" width="300" class="alignleft size-full wp-image-119639" />Le foto che gli utenti di Facebook cancellano dai loro profili restano a lungo sui server di Facebook e talvolta, sebbene non siano più visibili negli album, rimangono raggiungibili attraverso link diretto. Lo <a href="http://arstechnica.com/business/news/2012/02/nearly-3-years-later-deleted-facebook-photos-are-still-online.ars?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=rss">scrive</a> Ars Technica, che già tre anni fa <a href="http://arstechnica.com/web/news/2009/07/are-those-photos-really-deleted-from-facebook-think-twice.ars">aveva denunciato</a> il malfunzionamento. Venerdì Facebook ha confermato ad Ars Technica che i suoi vecchi sistemi di memoria dei contenuti &#8220;non sempre cancellano le immagini in un periodo ragionevole di tempo, anche se queste vengono immediatamente rimosse dal sito&#8221;, dicendo però che un nuovo sistema di immagazzinamento dei contenuti, in via di implementazione, permetterà di ridurre questi tempi. Nel frattempo però le foto cancellate rimangono disponibili, se raggiunte attraverso un link diretto (che punti direttamente al file, insomma, e non alla pagina che lo contiene).</p>
<p>Ars Technica racconta dei mille spiacevoli disagi che una situazione del genere può creare. Una foto caricata su Facebook per errore rimane lì per una quantità indefinita di tempo, anche se il suo proprietario vuole eliminarla, a disposizione di chiunque ne abbia segnato da qualche parte l&#8217;indirizzo diretto. Già tre anni fa Facebook aveva promesso di &#8220;lavorare&#8221; per risolvere questo problema. Il nuovo sistema dovrebbe rimuovere del tutto le foto dai server di Facebook entro al massimo un mese dalla decisione dell&#8217;utente di cancellarle dal proprio profilo, e i rappresentanti del social network hanno fatto sapere che solo alcuni utenti hanno ancora i loro dati archiviati col vecchio sistema. La transizione dovrebbe concludersi entro i prossimi due mesi. </p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-internet/~4/z4GeeNzD3Mo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Sunday Post</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-internet/~3/GH94mbgHYqk/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/05/sunday-post-74/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 10:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[cose da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[meglio del Post]]></category>
		<category><![CDATA[meglio della settimana]]></category>
		<category><![CDATA[sunday post]]></category>

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		<description><![CDATA[Le 13 cose più lette sul Post di questa settimana, per impiegare fruttuosamente il tempo finché neve e freddo vi costringono a casa sul divano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/31/foto-vertice-bruxelles/">Facce da Bruxelles</a></strong><br />
Le foto dei capi di Stato e di governo, alcuni piuttosto fotogenici, che arrivano e parlottano al vertice europeo di questa settimana: e così vediamo anche quanti ne riconoscete (vi è piaciuta molto la primo ministro danese, abbiamo notato).</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/04/foto-roma-con-la-neve/">Roma e la neve</a></strong><br />
Le foto delle ultime 24 ore, con san Pietro, piazza Navona e tutto il repertorio (e poi la neve anche a <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/02/la-neve-a-bologna/">Bologna</a>, <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/02/foto-neve-milano/">Milano</a>, <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/30/la-neve-a-torino/">Torino</a>, <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/03/la-neve-in-afghanistan/">in Afghanistan</a> e <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/31/neve-in-tutto-il-mondo/">in tutto il mondo</a>)</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/30/il-bloody-sunday-quarantanni-fa/">Il Bloody Sunday, quarant&#8217;anni fa</a></strong><br />
Le foto e la storia della strage del 30 gennaio 1972 in Irlanda del Nord, quando i soldati britannici uccisero 14 persone durante una manifestazione pacifica.</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/30/generazione-bim-bum-bam/">Generazione Bim Bum Bam</a></strong><br />
Alessandro Aresu spiega nel suo nuovo libro la funzione di Cristina D&#8217;Avena nella formazione degli italiani nati tra il 1975 e il 1990, e il loro &#8220;programma politico&#8221;.</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/02/kim-jong-un-guarda-le-cose/">Kim Jong-un guarda le cose</a></strong><br />
Il nuovo dittatore della Corea del Nord non sembra avere intenzione di uscire dal solco della tradizione familiare.</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/01/30-anni-david-letterman-show/">Trent&#8217;anni con David Letterman</a></strong><br />
Da Bill Murray a Barack Obama passando per Bruce Springsteen, la storia e i video del programma serale più conosciuto degli Stati Uniti.</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/02/dettagli-ipo-facebook/">10 cose che non sapete su Facebook</a></strong><br />
Quanto guadagna con i giochi, per esempio, o cosa succede se Zuckerberg muore: i documenti per la Borsa forniscono molte informazioni sulla società.</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/02/villa-tugendhat-mies-van-der-rohe/">Le foto di villa Tugendhat, a Brno</a></strong><br />
Fu progettata da Mies van der Rohe negli anni Trenta ed è diventata uno dei simboli dell&#8217;architettura moderna: riaprirà a marzo dopo due anni di restauro.</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/31/le-canzoni-di-30-anni-di-radio-deejay/">Le canzoni di 30 anni di Radio Deejey</a></strong><br />
Scelte da Linus.</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/03/foto-olimpiadi-sapporo/">Il bello di Sapporo 72</a></strong><br />
Le immagini delle prime olimpiadi invernali asiatiche della storia, che iniziarono oggi 40 anni fa, con un&#8217;estetica memorabile, gli sci di legno, e Gustavo Thoeni.</p>
<p>Dai blog:<br />
<strong>- <a href="http://www.ilpost.it/makkox/2012/01/30/scontrini/">Scontrini</a></strong>, di Makkox<br />
<strong>- <a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/01/31/il-bosco-della-mia-della-tua-fantasia/">Il Bosco della mia, della tua fantasia</a></strong>, di Leonardo Tondelli<br />
<strong>- <a href="http://www.ilpost.it/filippofacci/2012/01/31/la-sindrome/">La sindrome</a></strong>, di Filippo Facci</p>
<p style="text-align: right;"><small>foto: un ragazzino seduto tra due pupazzi di neve in Baviera, Germania, il 24 gennaio 1966. (Keystone/Getty Images)</small></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-internet/~4/GH94mbgHYqk" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L’account fasullo di Alemanno su Twitter</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-internet/~3/YkZUq_a5o8Q/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/04/account-fasullo-alemanno-twitter/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 16:11:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è messo a dare consigli sull'emergenza neve e ci sono cascati in molti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi due giorni l&#8217;account su Twitter del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è stato usato per dare informazioni ai cittadini sulle condizioni della città in seguito alle recenti nevicate. Alemanno, o chi per lui, ha risposto a decine di domande degli iscritti al suo profilo, dando consigli e suggerimenti su cosa fare per affrontare l&#8217;emergenza. La maggior parte delle <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/03/alemanno-la-neve-e-le-scuole/">domande</a> sono state sulla scelta iniziale di non chiudere le scuole in città e di sospendere solo l&#8217;attività didattica. La decisione ha portato a numerosi fraintendimenti, specialmente quando ieri è stata infine decisa la chiusura delle scuole.</p>
<p>Prendendo spunto dal profilo Twitter di Alemanno, qualcuno ieri ha creato sul social network un profilo fasullo del sindaco di Roma e ha iniziato a inviare numerosi messaggi decisamente surreali.</p>

<a href='http://www.ilpost.it/2012/02/04/account-fasullo-alemanno-twitter/alemantw01/' title='alemantw01'><img width="103" height="72" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/alemantw01-103x72.png" class="attachment-thumbnail" alt="Abbandonare la città" title="alemantw01" /></a>
<a href='http://www.ilpost.it/2012/02/04/account-fasullo-alemanno-twitter/alemantw02/' title='alemantw02'><img width="103" height="72" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/alemantw02-103x72.png" class="attachment-thumbnail" alt="Scuole chiuse" title="alemantw02" /></a>
<a href='http://www.ilpost.it/2012/02/04/account-fasullo-alemanno-twitter/alemantw03/' title='alemantw03'><img width="103" height="72" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/alemantw03-103x72.png" class="attachment-thumbnail" alt="ICI e sale" title="alemantw03" /></a>
<a href='http://www.ilpost.it/2012/02/04/account-fasullo-alemanno-twitter/alemantw04/' title='alemantw04'><img width="103" height="72" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/alemantw04-103x72.png" class="attachment-thumbnail" alt="Pattinaggio" title="alemantw04" /></a>
<a href='http://www.ilpost.it/2012/02/04/account-fasullo-alemanno-twitter/alemantw05/' title='alemantw05'><img width="103" height="72" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/alemantw05-103x72.png" class="attachment-thumbnail" alt="Aree senza neve" title="alemantw05" /></a>
<a href='http://www.ilpost.it/2012/02/04/account-fasullo-alemanno-twitter/alemantw06/' title='alemantw06'><img width="103" height="72" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/alemantw06-103x72.png" class="attachment-thumbnail" alt="Neve gialla" title="alemantw06" /></a>
<a href='http://www.ilpost.it/2012/02/04/account-fasullo-alemanno-twitter/alemantw07/' title='alemantw07'><img width="103" height="72" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/alemantw07-103x72.png" class="attachment-thumbnail" alt="Inchiesta" title="alemantw07" /></a>
<a href='http://www.ilpost.it/2012/02/04/account-fasullo-alemanno-twitter/alemantw08/' title='alemantw08'><img width="103" height="72" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/alemantw08-103x72.png" class="attachment-thumbnail" alt="Curling" title="alemantw08" /></a>

<p>In poche ore il profilo fasullo ha raccolto molte iscrizioni e in diversi ci sono cascati, pensando di avere a che fare con il profilo ufficiale del sindaco. Lo staff di Alemanno ha diffuso su Facebook un <a href="http://www.facebook.com/notes/gianni-alemanno/comunicazione-urgente/10150524269363683">comunicato</a> per mettere in guardia gli utenti, spiegando anche come abbiano fatto gli autori dell&#8217;account fasullo (<a href="https://twitter.com/#!/AIemannoTW">@AIemannoTW</a>) a farne uno così simile a quello ufficiale (<a href="https://twitter.com/#!/AlemannoTW">@AlemannoTW</a>) grazie alla &#8220;l&#8221; che in realtà è una &#8220;i&#8221; maiuscola.</p>
<blockquote><p>Vi segnaliamo una gravissima sottrazione di identità verificatasi sul Social Network Twitter, ed avvenuta tramite una combinazione per niente casuale delle lettere del cognome del sindaco Gianni Alemanno. </p>
<p>Per esporre meglio quanto accaduto, vi sottoponiamo un esempio utilizzando caratteri minuscoli: il vero nome utente Twitter di Gianni Alemanno è @alemannotw, quello usato dal falso Gianni Alemanno per inviare falsi tweet è @aiemannotw, se lo si riscrive utilizzando i caratteri alti della tastiera visivamente appare @AIemannoTW.Abbiamo già segnalato e denunciato tale &#8220;abuso&#8221; alle autorità competenti.</p>
<p>Chiediamo la collaborazione della rete per segnalare tale utenza come spam come immagine allegata sul profilo del falso Gianni Alemanno utilizzando il seguente link: </p>
<p>https://twitter.com/#!/AIemannoTW</p>
<p>Grazie<br />
Staff Tecnico</p></blockquote>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-internet/~4/YkZUq_a5o8Q" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Facebook contro tutti</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/03/facebook-contro-tutti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:51:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[economist]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>

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		<description><![CDATA[I numeri del social network messi a confronto con le nazioni più popolose e le società più grandi, in un grafico dell'Economist]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In seguito all&#8217;annuncio di Facebook di aver avviato le procedure per quotarsi in borsa, analisti ed esperti si sono dati da fare per calcolare l&#8217;effettivo valore dell&#8217;operazione alla luce delle dimensioni del social network. All&#8217;interno della domanda presentata alla Security Exchange Commission (SEC), l&#8217;ente governativo che si occupa del mercato azionario negli Stati Uniti, i responsabili di Facebook hanno diffuso alcune <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/02/dettagli-ipo-facebook/">informazioni sul social network</a>, che ha superato gli 845 milioni di iscritti.</p>
<p>L&#8217;Economist ha messo a confronto i dati su Facebook con quelli di altre nazioni e società. Per numero di utenti, il social network è sostanzialmente la terza &#8220;nazione&#8221; più popolosa al mondo: al primo posto c&#8217;è la Cina con 1,34 miliardi di persone, seguita a stretto giro dall&#8217;India con 1,22 miliardi. In termini di capitalizzazione, cioè del valore di mercato delle azioni, Facebook si stima potrà arrivare a una valutazione intorno ai 90 miliardi di dollari, più di Amazon che ne vale 82. La società difficilmente supererà i 101 miliardi di capitalizzazione di McDonald&#8217;s. In proporzione, però, la società ha un numero di impiegati enormemente inferiore rispetto alla catena di fast food: 3.200 dipendenti contro 1,7 milioni di McDonald&#8217;s. Google ha circa dieci volte il numero di impiegati di Facebook.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-418887" title="econ-graf" src="http://www.ilpost.it/files/2012/02/econ-graf.gif" alt="" width="595" height="500" /></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-internet/~4/TOuV2arBmjI" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>10 cose che non sapete su Facebook</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-internet/~3/TzYL2H9Rqoc/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/02/dettagli-ipo-facebook/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 16:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[lanci]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[ipo]]></category>
		<category><![CDATA[mark zuckerberg]]></category>
		<category><![CDATA[offerta pubblica iniziale]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanto guadagna con i giochi, per esempio, o cosa succede se Zuckerberg muore: i documenti per la Borsa forniscono molte informazioni sulla società]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel tardo pomeriggio di mercoledì 1 febbraio (in Italia era notte), Facebook ha <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/01/facebook-ipo-ufficiale/">presentato</a> i documenti per l&#8217;offerta pubblica iniziale (IPO), il primo passo per potersi quotare in borsa. L&#8217;operazione era attesa da tempo e si prevede possa diventare la più grande IPO mai realizzata nella storia del Web. Facebook vuole infatti mettere insieme almeno cinque miliardi di dollari attraverso la propria quotazione, cifra che supera di oltre tre miliardi il precedente record dell&#8217;entrata in borsa di Google nel 2004. Per ottenere il consenso della Security Exchange Commission (SEC), l&#8217;ente governativo che si occupa della borsa valori negli Stati Uniti, i responsabili di Facebook hanno dovuto rendere pubblici <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204740904577197651100193194.html">dati e informazioni</a> che fino a ora non erano stati mai diffusi e che aiutano a capire che cosa sia diventata la società del social network in meno di otto anni dalla sua fondazione in uno dei dormitori di Harvard.</p>
<p><strong>1. La cassa</strong><br />
I ricavi di Facebook dello scorso anno sono stati 3,7 miliardi di dollari, ma la cosa più interessante è la sequenza dei progressivi aumenti del denaro portato in cassa. Nel 2010, solo un anno prima, i ricavi erano stati 1,97 miliardi di dollari e nel 2009 la società aveva ricavato 777 milioni di dollari. L&#8217;utile netto è stato pari a 1 miliardo di dollari nel 2011, circa 400 milioni di dollari in più rispetto al 2010. Nel 2009, invece, l&#8217;utile netto fu pari a 229 milioni di dollari. Le cifre comunicate alla SEC rispecchiano, almeno a grandi linee, le stime più affidabili formulate nel corso degli ultimi anni da analisti e società finanziarie.</p>
<p><strong>2. Facebook vs Google</strong><br />
I dati contenuti nella documentazione portano a fare un confronto con Google, la società più attiva sul Web grazie al suo usatissimo motore di ricerca e ad altre applicazioni, come Gmail. Al momento Google rimane un gigante se confrontato con Facebook, con oltre dieci volte i ricavi del social network. Facebook però esiste da meno tempo e negli ultimi anni è cresciuto, in proporzione, molto più velocemente di Google. Il tasso di crescita tra 2010 e 2011 è stato dell&#8217;88 per cento nel caso di Facebook e del 29 per cento nel caso di Google.</p>
<p><strong>3. Rischi</strong><br />
Facebook conferma di avere ormai oltre 845 milioni di iscritti, che regolarmente visitano il sito web per condividere contenuti e visitare i profili degli amici e le altre pagine. Si tratta di una quantità enorme di utenti e la società ammette che una simile crescita possa rallentare in futuro, una volta raggiunta una certa saturazione. Rispetto ad alcuni concorrenti, che ora non ci sono più o versano in grandi difficoltà come MySpace, Facebook è riuscito a crescere rapidamente e a mantenere per anni un buon ritmo di crescita, cosa che sembra allontanare per ora il rischio di una implosione. Nella documentazione, la società ammette che comunque gli utenti cliccano di rado sugli annunci pubblicitari proposti nelle varie sezioni del social network. Gli investitori ne sono consapevoli e per ora non sono quindi interessati a investire denaro per campagne pubblicitarie troppo onerose. Considerato il numero di iscritti, ci sono però enormi margini per migliorare le cose, introducendo nuovi tipi di annunci pubblicitari più pertinenti con i gusti degli utenti (privacy permettendo)  e più innovativi rispetto ai tradizionali banner.</p>
<p><strong>4. Concorrenza</strong><br />
Per avviare la propria quotazione in borsa, Facebook ricorda anche alla SEC che al momento il settore dei social network rimane altamente competitivo. Tra i concorrenti che con sfumature e su piani diversi potrebbero incidere sulla propria crescita, la società cita Google, Microsoft, Twitter e altre iniziative meno note come Cyworld (Corea del Sud), Mixi (Giappone), vKontakte (Russia), Renren, Sina e Tencent (Cina).</p>
<p><strong>5. Giochi</strong><br />
Zynga è una società che si occupa dello sviluppo e della gestione di <a href="http://www.ilpost.it/2010/10/09/videogiochi-facebook-social-network/">videogiochi</a>, che possono essere usati direttamente all&#8217;interno di Facebook. Si stima che l&#8217;azienda abbia almeno 200 milioni di utenti attivi ogni mese grazie al social network e ad alcuni propri giochi di successo come <em>FarmVille</em>, <em>CityVille</em>, <em>Texas HoldEm Poker</em> ed <em>Empires &amp; Allies</em>. Una realtà così grande ha fatto sì che per molti versi Facebook stesso sia dipendente da Zynga. Nei documenti per la IPO, Facebook stima che almeno il 12 per cento dei propri ricavi sia realizzato grazie alla presenza dei giochi di Zynga al proprio interno. Si tratta di quasi 408 milioni di dollari.</p>
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