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	<title>Il Post » Tecnologia</title>
	
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		<title>Come sarà fatto l’iPad 3</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/10/come-sara-fatto-lipad-3/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 14:56:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Schermo ad alta risoluzione, processore più veloce e soprattutto una fotocamera decente: Apple dovrebbe presentarlo a marzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri <em>AllThingsD</em>, il blog tecnologico del<em> Wall Street Journal</em>, ha <a href="http://allthingsd.com/20120209/apple-to-announce-ipad-3-first-week-in-march/">annunciato</a> che Apple presenterà il nuovo iPad 3 nella prima settimana del prossimo marzo. La notizia è stata ripresa da molti ed è considerata attendibile: <em>AllThingsD</em> ha diverse fonti vicine ad Apple e già in passato pubblicò anticipazioni che si sono poi rivelate esatte. Per presentare il nuovo iPad, Apple organizzerà uno dei suoi famosi e seguitissimi eventi, probabilmente allo Yerba Buena Center for the Arts di San Francisco. L&#8217;ultima versione del tablet sarà messa in vendita pochi giorni dopo la presentazione, come avvenne già lo scorso anno per l&#8217;<a href="http://www.ilpost.it/2011/03/03/come-fatto-il-nuovo-ipad/">iPad 2</a>. Apple, come da tradizione, non ha confermato né smentito la notizia e non ha diffuso alcun dettaglio su come sarà la prossima versione del suo iPad. Le ipotesi, comunque, non mancano e sono riprese a circolare con insistenza dopo la notizia data da <em>AllThingsD</em>.</p>
<p><strong>&#8220;iPad 3&#8243;</strong><br />
Non sta scritto da nessuna parte che la nuova versione del tablet si chiamerà &#8220;iPad 3&#8243;, ma vuoi per praticità o per logica tutti sembrano essere convinti che avrà questo nome. Il marchio, del resto, è molto conosciuto e l&#8217;ordine numerico aiuta a non fare confusione con le vecchie versioni.</p>
<p><strong>Forma</strong><br />
Il nuovo iPad 3 avrà sostanzialmente le stesse dimensioni del suo predecessore, forse con qualche millimetro in meno di spessore. Insomma, visto dall&#8217;esterno sarà del tutto simile all&#8217;iPad 2.</p>
<p><strong>Schermo</strong><br />
La novità più importante sarà lo schermo, <a href="http://bits.blogs.nytimes.com/2012/02/09/ipad-march-apple/">spiegano</a> su <em>Bits</em> del <em>New York Times</em>, con un notevole miglioramento della definizione delle immagini. Si parla di una risoluzione pari a 2048 per 1536 pixel, condensata in appena 9,7 pollici. Uno schermo estremamente definito che migliorerà non solo la visione dei video e delle fotografie, ma anche la lettura dei testi e degli ebook. </p>
<p><strong>Potenza</strong><br />
Come accade sempre con i nuovi modelli, la prossima versione dell&#8217;iPad sarà più potente della precedente. Secondo <a href="http://www.bloomberg.com/news/2012-01-13/apple-said-to-prepare-march-ipad-3-debut-with-sharper-screen-faster-chip.html">Bloomberg</a>, all&#8217;interno del dispositivo non ci sarà più un processore dual-core, ma un quad-core che consentirà di passare più rapidamente da una applicazione a un&#8217;altra e di navigare col browser. Altri ipotizzano che il processore sarà potenziato, ma che rimarrà un sistema dual-core, con chip per la grafica potenziati per far funzionare al meglio lo schermo ad altissima definizione.</p>
<p><strong>Batteria</strong><br />
Uno schermo più definito e un processore più potente richiederanno anche più energia. I responsabili di Apple hanno comunque tenuto come punto fermo le dieci ore di autonomia (di media), quindi il nuovo modello potrebbe avere batterie con maggiore capacità.</p>
<p><strong>Siri</strong><br />
L&#8217;assistente personale è una delle funzionalità più gradite dagli utenti del nuovo iPhone 4S. Siri potrebbe far parte del nuovo iPad 3, quindi, a patto di avere un microfono più sensibile integrato nel dispositivo.</p>
<p><strong>Fotocamera</strong><br />
Le due attuali fotocamere dell&#8217;iPad 2 sono terribili: quella frontale ha una definizione di 0,3 megapixel, quella posteriore di 0,7. Non piacciono agli utenti e non avrebbero molto senso su un tablet con uno schermo che si preannuncia così definito. Saranno <a href="http://9to5mac.com/2012/02/09/what-dont-we-know-about-the-next-ipad-besides-its-name/">probabilmente</a> sostituite con qualcosa di meglio, soprattutto la fotocamera posteriore.</p>
<p><strong>Vetro</strong><br />
Il &#8220;Gorilla Glass&#8221;, il vetro molto resistente dei dispositivi mobili Apple, ha subito alcune ulteriori migliorie nell&#8217;ultimo periodo. Si parla di un vetro più resistente del 20 per cento e allo stesso tempo più leggero di un quinto rispetto alla versione precedente.</p>
<p><strong>Bluetooth 4.0</strong><br />
L&#8217;ultima versione dello standard per le comunicazioni a breve distanza via wireless consente di inviare i dati più rapidamente, consumando meno batteria. </p>
<p><strong>Memoria</strong><br />
Il modello di iPad più capiente in vendita consente di memorizzare fino a 64 GB di dati. Difficilmente il nuovo iPad 3 arriverà a 128 GB: le memorie costano e Apple si sta dando da fare per consentire agli utenti di conservare i loro dati online, con iCloud, così da poterli visualizzare su diversi dispositivi collegati alla Rete.</p>
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		<title>Il futuro di Google</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/02/10/progetti-futuri-google/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro progetti da tenere d'occhio, dall'intrattenimento ai negozi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando nella primavera dello scorso anno <a href="http://www.ilpost.it/2011/04/08/la-prima-settimana-del-nuovo-capo-di-google/">annunciò</a> di essere diventato l&#8217;amministratore delegato di Google, Larry Page chiese a Steve Jobs se fosse disponibile a organizzare un breve incontro per dargli qualche consiglio. Tra i due non correva buon sangue: Jobs era ancora infuriato con i dirigenti di Google per aver invaso anni prima il territorio di Apple con Android, un sistema in diretta concorrenza con gli iPhone. Dopo qualche esitazione, Jobs decise di invitare Page nella sua casa di Cupertino per una chiacchierata. Superate le tensioni, i due si misero a parlare del futuro di Google e di che cosa volesse fare da grande, come spiegò successivamente Jobs al suo <a href="http://www.ilpost.it/2011/10/25/cosa-ce-nella-biografia-di-steve-jobs/">biografo</a>: «La cosa su cui posi maggiormente l&#8217;accento fu la messa a fuoco. Capire bene che cosa Google vuole diventare da grande. Adesso è un pasticcio. Quali sono i cinque prodotti su cui vuoi concentrarti? Sgombera il campo dalle altre cose, altrimenti ti tireranno a fondo».</p>
<p>Nei mesi successivi in effetti i responsabili di Google si sono dati da fare per mettere ordine nella società. Decine di progetti secondari sono stati chiusi e altri servizi, sostanzialmente snobbati dagli utenti, sono stati <a href="http://www.ilpost.it/2011/11/23/google-chiude-knol/">abbandonati</a> senza particolari rimpianti. La società si è concentrata su un numero ridotto di prodotti e ha cercato di rendere più omogenea la propria offerta, come dimostra la progressiva integrazione del suo <a href="http://www.ilpost.it/2011/07/15/trucchi-googleplus-google/">nuovo social network</a>  Google+ in altri servizi come Gmail e lo stesso motore di ricerca. L&#8217;opera di pulizia è stata comunque accompagnata dalla progettazione e sperimentazione di alcuni nuovi prodotti, di cui non si sa ancora nulla di ufficiale, ma che potrebbero indicare il futuro prossimo della società, che non si è mai accontentata di essere <em>solo</em> il motore di ricerca più usato al mondo.</p>
<p><strong>Intrattenimento domestico</strong><br />
Negli ultimi giorni sono circolate <a href="http://arstechnica.com/gadgets/news/2012/02/google-building-home-entertainment-system-for-wireless-music-streaming.ars">voci insistenti</a> su un sistema allo studio da parte di Google per l&#8217;intrattenimento domestico. Almeno in una prima fase, il nuovo prodotto dovrebbe servire per diffondere la musica in casa senza fili, sfruttando la connessione WiFi di casa. In una fase successiva il sistema di Google si potrebbe arricchire di altre funzionalità per trasmettere anche altri contenuti, come film e serie televisive. Non ci sono molti dettagli in merito, ma il nuovo sistema potrebbe ricordare quelli già esistenti e realizzati da Apple con AirPlay e da un&#8217;altra società, <a href="http://www.sonos.com/">Sonos</a>, che negli ultimi mesi sta raccogliendo un notevole successo. Il mercato dei sistemi per la musica a casa vale circa 8 miliardi di dollari all&#8217;anno su scala globale.</p>
<p>L&#8217;ipotesi è che Google sfrutti Android per creare la sua nuova soluzione, così da poter controllare la musica che viene diffusa in casa direttamente dal proprio smartphone. La società ha inoltre un servizio per caricare la propria libreria musicale online, <a href="http://www.ilpost.it/2011/05/10/che-cose-google-music/">Google Music</a>, che potrebbe essere sfruttato per trasmettere in streaming le canzoni senza la necessità di dover usare un computer con la musica caricata sopra. Lo scorso anno Google mostrò &#8220;Tungsten&#8221;, un progetto per usare Android a casa con funzionalità molto simili a quelle di cui si parla in queste giorni per il nuovo sistema di intrattenimento domestico della società.</p>
<p><iframe width="610" height="340" src="http://www.youtube.com/embed/3SNPFPKS4U4?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Per realizzare un simile prodotto, Google dovrebbe impegnarsi direttamente nella progettazione, nella costruzione e nella distribuzione dell&#8217;hardware, cosa che fino a ora ha fatto solamente per alcuni particolari tipi di server. Non si tratta di un passaggio banale e potrebbe cambiare in parte la natura stessa della società. Secondo Matt Rosoff di <em>Business Insider</em>, l&#8217;ingresso nel settore dell&#8217;hardware sarà un &#8220;<a href="http://www.businessinsider.com/googles-foray-into-hardware-will-be-a-total-disaster--heres-why-2012-2?op=1">completo disastro</a>&#8221; per Google. La società, in effetti, non ha mai avuto un grande successo nel vendere direttamente qualcosa: ci provò con lo smartphone Nexus prodotto insieme con HTC nel 2010, ma dovette lasciar perdere dopo qualche mese in seguito alle basse vendite online. Rosoff ricorda, inoltre, che mettersi a produrre e vendere qualcosa di fisicamente tangibile su scala globale per una società che non lo ha mai fatto è un gran rompicapo: servono ottimi designer e progetti, un sistema di produzione e distribuzione flessibile, un servizio clienti efficiente e la capacità di fare marketing. Microsoft ci ha messo dieci anni per riuscire a vendere qualcosa che non fosse software (o mouse e tastiere) e trarne profitti, come Xbox. Google ha comunque enormi risorse economiche e la realizzazione di un prodotto semplice da usare e a basso costo potrebbe essere un buon punto di partenza.</p>
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		<title>Il Daily, un anno dopo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come vanno le cose per il giornale su iPad di Murdoch: non male]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>The Daily</em> è un quotidiano solo per iPad che la News Corporation di Rupert Murdoch ha lanciato un anno fa. Il Post <a href="http://www.ilpost.it/2011/02/03/una-notte-col-daily/">lo aveva visto e letto e provato</a> e aveva avuto l&#8217;impressione che fosse un normale giornale, solo su iPad: nessuna particolare innovazione relativa al mezzo, nessuna particolare originalità dei contenuti. Negli ultimi mesi erano state diffuse anche cifre poco confortanti sulle <a href="http://www.ilpost.it/2011/04/06/come-se-la-passa-il-daily/">condivisioni degli articoli del <em>Daily </em>sui social network</a> e <a href="http://www.ilpost.it/2011/04/06/come-se-la-passa-il-daily/">sui suoi abbonamenti</a>. Oggi il New York Times fa <a href="http://www.nytimes.com/2012/02/06/business/media/after-a-year-the-daily-tablet-paper-struggles.html?pagewanted=2&amp;_r=1">un punto della situazione</a>.</p>
<p>Il<em> Daily</em>, nato con un investimento 30 milioni di dollari e sviluppato da Murdoch e Steve Jobs, vende piuttosto bene: 100mila abbonati che pagano 99 centesimi alla settimana o 39,99 dollari all&#8217;anno, 250mila utenti unici al mese. Di questo passo il pareggio di bilancio arriverà in meno di cinque anni dalla sua nascita, che è il tempo medio per una testata cartacea negli Stati Uniti. Tra l&#8217;altro, il mercato sugli iPad in America è in continua crescita: nel 2011 28 milioni di americani hanno usato un iPad (+144 per cento rispetto al 2010) e nel 2014, secondo le stime di eMarketer, saranno circa 61 milioni.</p>
<p>Eppure il<em> Daily </em>non ha sfondato. Il problema, scrive il <em>New York Times</em>, è che, nonostante le belle foto e la grafica accattivante, l&#8217;applicazione sembra statica e poco aggiornata. All&#8217;inizio si bloccava anche spesso. Tra le altre cose, poi, secondo i suoi critici, non ha l&#8217;agilità di lettura tipica di un blog ma allo stesso tempo non ha neanche approfondimenti sostanziosi interessanti. E soprattutto, finora, non è diventata un punto di riferimento nel mondo dell&#8217;editoria. Nessuno scoop di rilievo, nessun articolo particolarmente interessante: niente che faccia parlare del <em>Daily </em>dal punto di vista giornalistico, insomma.</p>
<p>Un altro aspetto contraddittorio del<em> Daily</em> sembra essere il suo pubblico di riferimento, sul quale non sembra esserci molta chiarezza. Quando il giornale è stato lanciato ufficialmente il 2 febbraio 2011 al Guggenheim di New York, Murdoch <a href="http://www.ilpost.it/2011/02/02/presentazione-daily-murdoch/">aveva detto</a> che il target era &#8220;il sempre più ampio segmento della popolazione istruita e sofisticata che non legge un quotidiano ma che allo stesso tempo usa i media&#8221;. Dai dati che emergono dai suoi abbonati, però, si vede che questi sono concentrati in Florida, Texas, Michigan, Nashville e Denver, mentre le città teoricamente più &#8220;sofisticate&#8221; e &#8220;istruite&#8221; come New York e Los Angeles sembrano poco attratte dal<em> Daily</em>. Inoltre, il direttore Jesse Angelo dice al <em>New York Times</em> che in realtà Murdoch gli aveva confidato che il vero obiettivo era quello di conquistare &#8220;tutti&#8221; facendo del<em> Daily</em> una versione &#8220;più coincisa&#8221; del popolare quotidiano americano <em>USA Today</em>.</p>
<p>Il<em> Daily</em> ha una redazione a Manhattan, New York, composta da circa 150 persone tra giornalisti, grafici e assistenti. Negli Stati Uniti è la terza app più renumerativa dello Apple store dopo Angry Birds e Smurfs’ Village. Il<em> Daily</em> è un quotidiano per tablet di 120 pagine, articoli brevi e una grande quantità di foto e video. Secondo una ricerca interna, i suoi utenti spendono in media sulla app circa 30 minuti al giorno e sono meno giovani di quanto ci si aspettasse inizialmente: la maggioranza degli abbonati, infatti, ha un&#8217;età compresa tra i 35 e i 50 anni (il 45 per cento di loro ha figli). In media gli abbonati al<em> Daily</em> hanno un reddito familiare annuale pari a 118mila dollari.</p>
<p style="text-align: right;"><small>foto: Spencer Platt/Getty Images</small></p>
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		<title>Il Brasile ha fatto causa a Twitter</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 14:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<category><![CDATA[censura]]></category>
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		<description><![CDATA[Alcuni account rivelano la posizione dei posti di blocco della polizia e degli autovelox: potrebbe essere il primo caso di applicazione della nuova "censura"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo brasiliano <a href="http://www.bbc.co.uk/news/technology-16926871">ha denunciato</a> Twitter perché alcuni suoi utenti forniscono informazioni sul social network sulla posizione dei posti di blocco della polizia e degli autovelox. Il caso è stato aperto dal procuratore generale Luis Inácio Lucena Adams e verrà valutato da una corte federale dello stato del Goias. Secondo l&#8217;accusa, le informazioni che vengono diffuse da alcuni utenti brasiliani tramite Twitter violano sia il codice civile che quello penale, in quanto permetterebbero a ubriachi e criminali di sfuggire alla legge e comprometterebbero i tentativi del governo di scoraggiare la guida in stato di ebbrezza. Per queste ragioni, il Brasile ha chiesto a Twitter di rimuovere immediatamente i tweet che infrangono la legge e in più esige circa 220mila euro per ogni giorno in cui Twitter non rispetterà questo divieto.</p>
<p>Twitter sinora non ha commentato la denuncia del Brasile, ma è evidente che questo potrebbe essere il primo caso di applicazione della <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/30/twitter-e-la-censura/">nuova policy</a> sulla censura recentemente annunciata dal social network. Queste nuove norme prevedono l&#8217;oscuramento in maniera selettiva di alcuni tweet solo in alcuni paesi di fronte a una “valida richiesta” da parte delle autorità competenti di uno Stato, come ha fatto il Brasile. Dunque, qualora venisse accettata la richiesta brasiliana, i tweet in questione sarebbero leggibili in tutto il mondo, ma non in Brasile e in altri eventuali paesi dove il loro contenuto costituisce un illecito. In attesa di una decisione della corte brasiliana, alcuni degli utenti Twitter messi sotto accusa per aver divulgato informazioni su posti di blocco e traffico in generale, come @RadarBlitzGO, hanno deciso di autosospendere il proprio servizio.</p>
<p style="text-align: right;"><small>nella foto: la presidente brasiliana Dilma Rousseff (AP/Eraldo Peres)</small></p>
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		<title>La morte di un pioniere dei paracadute</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 17:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
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		<category><![CDATA[torre eiffel]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 4 febbraio di cento anni fa, Franz Reichelt si gettò dalla torre Eiffel per sperimentare un paracadute di sua invenzione, ma non andò bene]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 4 febbraio 1912 un sarto viennese trasferitosi da molti anni a Parigi, Franz Reichelt, si lanciò dalla prima piattaforma della torre Eiffel e si schiantò al suolo, mentre provava un paracadute di sua invenzione cui aveva lavorato per mesi (attenzione: il video mostra anche il momento dello schianto).</p>
<p><iframe width="610" height="351" src="http://www.youtube.com/embed/FBN3xfGrx_U" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Reichelt, che al momento della sua morte aveva 33 anni, abitava al numero 8 di rue Gaillon, vicino all&#8217;Avenue de Opera, ed era un sarto che aveva un certo successo tra gli austriaci che venivano in visita a Parigi. Dall&#8217;estate del 1910 cominciò a lavorare a un paracadute: l&#8217;aviazione era agli inizi e non era ancora stato trovato un sistema per permettere a un pilota di raggiungere il suolo sano e salvo nel caso avesse dovuto abbandonare l&#8217;aereo in volo. Esistevano premi e riconoscimenti per chi avesse trovato l&#8217;espediente tecnico adatto, una struttura non rigida e non troppo ingombrante che si sarebbe potuta aprire in volo a basse altitudini. </p>
<p>Uno dei primi prototipi progettati da Reichelt pesava oltre 70 chili e usava più di sei metri quadrati di stoffa. Il sarto fece diverse prove utilizzando manichini, dal quinto piano della casa dove abitava in rue Gaillon, e in diverse occasioni fu lui stesso a lanciarsi con i suoi prototipi da pochi metri, a cui lavorava eliminando parti pesanti e aumentando l&#8217;ampiezza del tessuto utilizzato. Nessun tentativo ebbe successo (mentre pare che alcune delle prime prove di lancio di un manichino con &#8220;ali&#8221; fisse fossero riuscite). Reichelt si convinse che uno dei problemi stesse nell&#8217;altezza ridotta da cui era solito effettuare i suoi lanci di prova, e iniziò a chiedere l&#8217;autorizzazione per l&#8217;utilizzo della prima piattaforma della torre Eiffel, posta a circa 70 metri di altezza e altre volte usata per esperimenti simili. Dopo molti tentativi, il permesso gli venne accordato all&#8217;inizio del 1912.</p>
<p>La mattina di domenica 4 febbraio, verso le sette, Franz Reichelt arrivò sul posto in automobile accompagnato da due amici. Giunto nei pressi della torre, Reichelt disse che si sarebbe buttato di persona, fatto di cui i suoi accompagnatori si dichiararono in seguito sorpresi. Dissero di aver provato a fargli cambiare idea o almeno a fargli indossare una corda di sicurezza, ma che Reichelt aveva rifiutato ostinatamente, dicendo che aveva completa fiducia nel suo prototipo, che i giornali dell&#8217;epoca descrivevano come &#8220;una sorta di mantello, con un grande cappuccio di stoffa&#8221;. Intorno alle 8.20 del mattino si preparò al salto, in piedi su uno sgabello posto su un tavolo di un ristorante del primo piano, esitò una quarantina di secondi e poi si buttò di sotto. Nel video, la stoffa lo avvolge quasi subito, e il dispositivo sembra aprirsi solo un momento prima dell&#8217;impatto con il suolo. Reichelt morì sul colpo.</p>
<p>La prefettura di Parigi chiarì dopo la morte di Reichelt, a cui avevano assistito molti corrispondenti della stampa parigina e che era stata filmata da due cineprese, che il permesso era stato accordato nella convinzione che, come nei casi precedenti di esperimenti dalla torre, Reichelt avrebbe usato dei manichini e non si sarebbe buttato di persona. Al momento della morte di Reichelt diversi inventori, negli Stati Uniti e in Francia, avevano sviluppato soluzioni funzionanti.</p>
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		<title>Il rilancio del SETI</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 10:04:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[ata]]></category>
		<category><![CDATA[extraterrestri]]></category>
		<category><![CDATA[hat creek]]></category>
		<category><![CDATA[Paul G. Allen]]></category>
		<category><![CDATA[SETI]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto scientifico americano per la ricerca di forme di vita dell'universo, sospeso per mancanza di fondi, ha trovato nuove risorse (grazie a Internet)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il SETI (<em>Search for Extra-Terrestrial Intelligence, </em>Ricerca di Intelligenza Extraterrestre) è un programma scientifico statunitense ideato negli anni Sessanta dall&#8217;astronomo Frank Drake e dedicato alla ricerca di vite extraterrestri nell&#8217;universo. Si tratta di un&#8217;organizzazione no-profit nata ufficialmente nel 1974 e che ha sede a Mountain View, in California. Il suo laboratorio ad Hat Creek, <a href="http://www.nytimes.com/2012/01/30/science/space/seti-research-is-revived-life-out-there.html?pagewanted=1&amp;_r=1">come scrive</a> il <em>New York Times</em>, è stato attivo fino ai primi mesi del 2011, quando il programma ATA (<em>Allen Telescope Array</em>) per ascoltare voci e rumori di vite extraterrestri, realizzato in collaborazione con il Laboratorio radioastronomico dell&#8217;Università di Berkeley, è stato interrotto per mancanza di fondi.</p>
<p>Il SETI ha ricevuto fondi pubblici dagli Stati Uniti per studiare le possibili voci degli extraterrestri fino al 1993, quando il Congresso ha tagliato il progetto di ricerca di vite aliene su mille stelle vicine. Da allora il SETI ha dovuto procurarsi autonomamente il denaro per proseguire i suoi studi. Dopo lo stop avvenuto all&#8217;inizio del 2011, lo scorso dicembre, il laboratorio del SETI a Hat Creek è tornato a funzionare grazie a vari finanziamenti ricevuti da privati, tra cui 220mila dollari raccolti grazie a una specifica campagna sul web. Ora, tra l&#8217;altro, sembra molto vicino un accordo con l&#8217;aeronautica militare statunitense, che dovrebbe contribuire alle spese del centro: ammontano a circa 1,5 milioni all&#8217;anno, a cui si deve aggiungere un altro milione in retribuzioni agli scienziati. In cambio l&#8217;aeronautica utilizzerebbe i telescopi del SETI per tracciare il movimento dei satelliti e dei detriti spaziali.</p>
<p><strong>(<a href="http://www.ilpost.it/amedeobalbi/2011/04/27/tempi-duri-per-il-seti/">&#8220;Tempi duri per il SETI&#8221;</a>, di Amedeo Balbi)</strong></p>
<p>Finora, per il progetto ATA, sono stati rimessi in funzione solo 42 telescopi radio dal diametro di circa 6 metri, più piccoli di quelli auspicati dalla NASA nel 1971, detti &#8221;Ciclopi&#8221;, e accantonati per il loro costo complessivo molto alto (10 miliardi di dollari). Teoricamente, tuttavia, i telescopi dovrebbero essere molti di più (circa 350) per completare così la schiera <em>Allen Array</em>, chiamata così perché Paul G. Allen, il cofondatore di Microsoft, anni fa ha finanziato il progetto partito nel 2007 con 25 milioni di dollari. Servirebbero altri 55 milioni per completare la <em>Allen Array</em>, ma per ora questo obiettivo sembra molto lontano.</p>
<p>I telescopi di Hat Creek servono per effettuare osservazioni radio dello spazio profondo e per ascoltare eventuali voci di civilizzazioni aliene la cui esistenza al SETI è data per scontata, seppur non ci siano prove. L&#8217;ATA è concepito per supportare un grosso numero di osservazioni simultanee attraverso una tecnica nota come <em>multibeaming</em>, che permette di coniugare i risultati forniti dai vari telescopi grazie al DSP (<em>digital signal processing</em>), ossia l&#8217;elaborazione numerica dei segnali.</p>
<p style="text-align: right;"><small>foto: AP/Ben Margot, File</small></p>
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		<title>Tempi duri per i ladri di iPhone</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/01/29/tempi-duri-per-i-ladri-di-iphone/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 12:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[icloud]]></category>
		<category><![CDATA[Iphone]]></category>
		<category><![CDATA[trova il mio iphone]]></category>

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		<description><![CDATA[Il New York Times racconta di come le applicazioni per rintracciare gli smartphone rubati sono ormai usate anche dalla polizia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, a Manhattan, un uomo di 40 anni, George Bradshaw, <a href="http://www.nytimes.com/2012/01/28/nyregion/pursuing-iphone-thief-officer-knew-buttons-to-push.html">ha rubato</a> un iPhone 4 a una cassiera di un negozio (che stava ascoltando un video su YouTube) puntandole una pistola alla tempia. L&#8217;uomo è scappato con lo smartphone. La polizia è arrivata al negozio solo pochi minuti dopo ma ha impiegato poco tempo a ritrovare l&#8217;iPhone rubato, in quanto Bradshaw non aveva disinserito dal telefonino l&#8217;iCloud, il servizio che permette la sincronizzazione automatica di dati, contatti, immagini e brani musicali tra i vari dispositivi Apple dell&#8217;utente, ma anche la geolocalizzazione, ovvero la possibilità di condividere con contatti scelti la propria posizione, rilevata dal GPS del dispositivo, e di ritrovare lo smartphone in caso di smarrimento.</p>
<p>La polizia ha così subito pensato di utilizzare l&#8217;app <a href="http://itunes.apple.com/it/app/trova-il-mio-iphone/id376101648?mt=8">&#8220;Trova il mio iPhone&#8221;</a>, disponibile gratuitamente su iTunes, che permette di localizzare su una mappa il cellulare dopo aver digitato l&#8217;ID Apple del proprietario (ossia la registrazione presso Apple dei propri dati identificativi), lo stesso che si utilizza per una serie di servizi come iTunes. In pochi minuti, gli agenti hanno individuato la posizione di Bradshaw. Quando si sono resi conto di essere molto vicini a lui, hanno utilizzato la funzione &#8220;Play Sound&#8221;, che fa sì che il cellulare smarrito emetta un suono, ad alto volume e di durata fino a due minuti (anche se è lo smartphone in modalità silenziosa), per essere localizzato più facilmente. Dopo una serie di squilli, Bradshaw è stato individuato e arrestato.</p>
<p>Oltre alla tracciabilità dello smarphone smarrito, la app &#8220;Trova il mio iPhone&#8221; permette anche di far apparire un messaggio sul display del telefono (come per esempio la richiesta di chiamare il proprietario a un certo numero in caso di ritrovamento dello smartphone), bloccarlo o cancellare tutti i dati a distanza.</p>
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		<title>L’ingresso in borsa di Facebook si avvicina</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/01/28/facebook-ingresso-borsa/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 11:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[borsa]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[ipo]]></category>
		<category><![CDATA[mark zuckenberg]]></category>

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		<description><![CDATA[Il <em>Wall Street Journal</em> scrive che i documenti potrebbero essere presentati già la prossima settimana: che implica la quotazione e perché arriva adesso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo <a href="http://www.ilpost.it/2011/11/29/facebook-ipo/">molte voci ricorrenti</a> negli ultimi mesi, il <em>Wall Street Journal</em> <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204573704577187062821038498.html">scrive</a> oggi che Facebook già la prossima settimana potrebbe presentare l&#8217;offerta pubblica iniziale (<em>initial public offering</em>, IPO) per fare il suo ingresso in borsa. Citando fonti «ben informate», il <em>Wall Street Journal</em> sostiene che la domanda alla Securities Exchange Commission (SEC, l’ente che si occupa di vigilare sulla Borsa negli Stati Uniti) potrebbe essere presentata mercoledì prossimo. Tuttavia, c&#8217;è la possibilità che l&#8217;ingresso in borsa possa anche subire un rinvio di qualche settimana, e l&#8217;IPO essere presentata tra aprile e giugno.</p>
<p>Facebook oggi è interamente di proprietà di un numero relativamente limitato di investitori, poco meno di 500, e il suo ingresso in borsa sarebbe molto importante per diverse ragioni. Anzitutto per la stessa dimensione dell&#8217;operazione: gli analisti si aspettano una valutazione complessiva della società intorno ai 100 miliardi di dollari (quasi 78 miliardi di euro) e comunque non inferiore ai 75 miliardi.</p>
<p>Per avere un termine di paragone, se il valore complessivo di Facebook fosse il prodotto interno lordo di un paese del mondo, si piazzerebbe intorno al 60esimo posto della classifica mondiale. L&#8217;IPO potrebbe fruttare circa 10 miliardi di dollari, il che la renderebbe la quarta più grande della storia per una società statunitense, dietro a Visa, General Motors e AT&amp;T. Quando Google si quotò in borsa nel 2004, l&#8217;IPO fruttò 1,9 miliardi di dollari e la valutazione complessiva della società fu di 23 miliardi: oggi ne vale circa 200, ma se Facebook raggiungesse il valore di 100 miliardi sarebbe delle stesse dimensioni di un gigante come McDonald&#8217;s. Il valore dipenderà da molti fattori, non ultimo la situazione finanziaria mondiale e gli indici della borsa statunitense, che nelle ultime settimane hanno registrato una serie di rialzi significativi.</p>
<p>Un altro aspetto importante della quotazione di Facebook è la competizione che si è scatenata tra le banche per essere il principale socio dell&#8217;azienda nell&#8217;operazione: al momento, scrive il <em>Wall Street Journal</em>, Morgan Stanley sembra essere la banca più vicina alla società e alle decine di milioni di dollari di guadagni nell&#8217;operazione, ma circa un anno fa sembrava più prossima all&#8217;accordo la concorrente Goldman Sachs, che potrebbe comunque ottenere un ruolo secondario.</p>
<p>Oggi Facebook ha oltre 800 milioni di membri e guadagna principalmente dagli investitori pubblicitari: i suoi ricavi, secondo le stime, sono in rapido aumento, da circa 738 milioni del 2009 a circa 3,8 miliardi nel 2011. La società ha circa 3mila dipendenti. Ma Facebook è sempre stata molto riluttante a fornire informazioni sullo stato delle sue finanze, anche perché l&#8217;attuale stato giuridico di società privata e non quotata in borsa non la costringe a divulgare molte delle informazioni che invece dopo la quotazione in borsa sarebbe obbligata a fornire. Molte informazioni dovrebbero essere pubblicate comunque quando il numero di investitori supererà i cinquecento. Secondo il <em>Wall Street Journal</em>, il fondatore Mark Zuckerberg, 27 anni, sarebbe stato particolarmente riluttante all&#8217;ingresso in borsa negli ultimi anni per questi motivi di pubblicità dei dati finanziari e per la convinzione che i dipendenti si dovessero concentrare sui prodotti e non sul valore delle azioni.</p>
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		<title>«Noi non siamo fatti così»</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/01/27/lettera-tim-cook-maltrattamento-lavoratori-apple/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 18:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[foxconn]]></category>
		<category><![CDATA[tim cook]]></category>

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		<description><![CDATA[La lettera di Tim Cook inviata ai dipendenti Apple per rispondere alle accuse sulle cattive condizioni di lavoro nella catena di produzione della società]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nelle ultime settimane diverse inchieste giornalistiche si sono occupate delle condizioni dei lavoratori nelle fabbriche cinesi che lavorano per Apple. Come ha spiegato una recente <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/26/la-vita-nelle-fabbriche-degli-iphone/">indagine</a> del <em>New York Times</em>, per pochi dollari al giorno, gli operai dei principali fornitori della società devono affrontare turni massacranti, in condizioni di scarsa sicurezza e con pericoli per la loro salute. Il problema è da tempo a conoscenza di Apple, che ha avviato campagne e iniziative per rendere più sostenibili le condizioni di lavoro nelle imprese che materialmente producono gli iPhone, gli iPad e gli altri suoi dispositivi, ma la società viene accusata di aver fatto ancora troppo poco. Tim Cook, l&#8217;amministratore delegato di Apple <a href="http://www.ilpost.it/2011/08/25/chi-prende-il-posto-di-steve-jobs/">succeduto</a> a Steve Jobs, ha deciso di rispondere alle critiche con una lunga lettera inviata a tutti i propri dipendenti, che è stata da poco resa <a href="http://9to5mac.com/2012/01/26/tim-cook-responds-to-claims-of-factory-worker-mistreatment-we-care-about-every-worker-in-our-supply-chain/">pubblica</a> dal sito 9to5mac.</em></p>
<p>Team,</p>
<p>come società e come persone, siamo definiti da quelli che sono i nostri valori. Sfortunatamente in questi giorni alcune persone stanno mettendo in discussione i valori di Apple, e vorrei occuparmi di questo direttamente con voi. Abbiamo a cuore ogni impiegato della nostra catena di produzione in tutto il mondo. Ogni incidente ci preoccupa profondamente e ogni problema sulle condizioni di lavoro è causa di inquietudine. L&#8217;ipotesi che questo non ci interessi è chiaramente falsa e offensiva nei nostri riguardi. Come sapete bene e meglio di chiunque altro, questo tipo di accuse vanno contro i nostri valori. Noi non siamo fatti così.</p>
<p>So che le centinaia di voi che si trovano nei siti di produzione dei nostri fornitori in tutto il mondo, o che trascorrono lunghi periodi lavorando lontani dalle loro famiglie, si sentono oltraggiate come ci sentiamo noi. Le persone che non sono così vicine alla catena di produzione, invece, hanno il diritto di sapere come stanno le cose.</p>
<p>Ogni anno sottoponiamo a ispezioni un numero sempre maggiore di fabbriche, alzando gli standard a cui sottoponiamo i nostri soci e approfondiamo quanto accade nella catena di produzione. Come abbiamo comunicato all&#8217;inizio di questo mese, diamo molta importanza al miglioramento delle condizioni di lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori. Non sappiamo di nessuno, nel nostro settore industriale, che faccia quanto facciamo noi, in tutti i posti in cui lo facciamo noi, con tutte le persone con cui abbiamo a che fare noi.</p>
<p>Allo stesso modo, nessuno sta affrontando con maggiore determinazione di noi queste sfide. Insieme alle maggiori organizzazioni e autorità mondiali a tutela della sicurezza, dell&#8217;ambiente e del lavoro, stiamo attaccando aggressivamente i problemi che abbiamo davanti. Sarebbe troppo facile cercare i problemi in pochi posti e diffondere risultati piacevoli, ma questo non sarebbe un comportamento da veri leader.</p>
<p>All&#8217;inizio di questo mese abbiamo messo a disposizione la nostra catena di produzione perché venga giudicata in modo indipendente dalla Fair Labour Association. Apple si trova in una posizione senza pari per guidare l&#8217;intera industria ad assumere queste decisioni, e l&#8217;abbiamo fatto senza alcuna esitazione. Questo porterà a controlli più frequenti e rapporti più trasparenti sullo stato della nostra catena di produzione, cosa che incentiviamo. Questo è il genere di cose che i nostri clienti si aspettano da Apple, e faremo altre cose del genere in futuro.</p>
<p>Siamo impegnati a istruire i lavoratori sui loro diritti, così che possano alzare la voce quando riscontrano condizioni di lavoro pericolose o trattamenti iniqui. Come sapete, più di un milione di persone sono già state formate e istruite all&#8217;interno del nostro programma.</p>
<p>Andremo avanti, andremo ancora più a fondo, e indubbiamente troveremo altre cose di cui occuparci. Quello che non faremo &#8211; e che non abbiamo mai fatto &#8211; è restare fermi o chiudere gli occhi davanti ai problemi della nostra catena di produzione. Avete la mia parola, su questo. Potete seguire i nostri progressi all&#8217;indirizzo <a href="http://www.apple.com/supplierresponsibility">apple.com/supplierresponsibility</a>.</p>
<p>A chi in Apple combatte questi problemi ogni giorno vanno i nostri ringraziamenti e la nostra ammirazione. Il vostro lavoro è importante e sta cambiando le vite di molte persone. Siamo tutti orgogliosi di lavorare insieme con voi.</p>
<p>Tim</p>
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		<item>
		<title>Nokia ha perso 1,1 miliardi di euro</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/2012/01/26/nokia-ha-perso-11-miliardi-di-euro/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 15:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Post</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cellulari]]></category>
		<category><![CDATA[nokia]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
		<category><![CDATA[windows phone]]></category>

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		<description><![CDATA[I dati dell'ultimo trimestre fiscale sono pessimi, ma le vendite dei nuovi smartphone Lumia sono incoraggianti e fanno ben sperare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nokia oggi ha <a href="http://press.nokia.com/2012/01/26/nokia-q4-2011-net-sales-eur-10-0-billion-non-ifrs-eps-eur-0-06-reported-eps-eur-0-29-nokia-2011-net-sales-eur-38-7-billion-non-ifrs-eps-eur-0-29-reported-eps-eur-0-31/">diffuso</a> i dati del suo ultimo trimestre fiscale. La società finlandese, che è il primo produttore di cellulari al mondo per numero di dispositivi venduti, ha registrato perdite per circa 1,1 miliardi di euro principalmente dovute a una riduzione del 21 per cento delle vendite. Nello stesso periodo dello scorso anno, Nokia aveva invece terminato con un attivo di 745 milioni di euro. All&#8217;epoca le vendite dei cellulari avevano fruttato 12,65 miliardi di euro, mentre nell&#8217;ultimo trimestre hanno portato a risultati inferiori e intorno ai 10 miliardi di euro.</p>
<p>Nonostante le brutte notizie sulle recenti prestazioni finanziarie, le azioni alla borsa di Helsinki di Nokia hanno guadagnato punti in seguito all&#8217;annuncio della società di aver venduto più di un milione di Lumia, i nuovi smartphone che usano il sistema operativo Windows Phone e sui quali l&#8217;azienda punta molto per fare concorrenza agli iPhone e ai sistemi Android. Il dato è significativo perché per ora la società vende solamente due tipi di Lumia, l&#8217;800 in Europa e in alcune aree dell&#8217;Asia, e il 710 negli Stati Uniti.</p>
<p>Secondo gli analisti, i primi dati sui Lumia sono incoraggianti e potrebbero migliorare ulteriormente nel corso dei prossimi mesi, anche grazie all&#8217;introduzione di nuovi modelli e funzionalità. Il successo dei Lumia è stato reso possibile anche grazie all&#8217;enorme campagna pubblicitaria condotta da Nokia in questi mesi, che in parte ha anche favorito le società concorrenti che hanno deciso di mettere in vendita modelli basati su Windows Phone. Il sistema operativo di Microsoft ha comunque una quota di mercato ancora molto bassa, circa l&#8217;uno per cento, e faticherà ad affrontare la concorrenza di sistemi ormai affermati come Android di Google e iOS di Apple. Negli Stati Uniti sarà presto messo in vendita un altro Lumia, il 900, che dovrebbe contribuire a una ulteriore diffusione dei nuovi smartphone Nokia. A partire dal prossimo giugno, inoltre, la società distribuirà i dispositivi Lumia in Cina e in America Latina, con l&#8217;obiettivo di aumentare rapidamente le vendite.</p>
<p>Mentre il settore degli smartphone inizia a dare qualche risultato significativo, Nokia deve affrontare i cambiamenti nel mercato dei telefoni cellulari tradizionali, da sempre la sua principale fonte di ricavo. Gli operatori telefonici continuano a chiedere contratti scontati per continuare ad adottare i cellulari basati sul vecchio sistema operativo Symbian. Nell&#8217;ultimo trimestre Nokia ha venduto complessivamente 113,5 milioni di cellulari, oltre dieci milioni in meno rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. Il prezzo medio di un cellulare con Symbian è inoltre diminuito notevolmente passando da 69 a 53 euro.</p>
<p>Le vendite di cellulari per Nokia sono diminuite del 38 per cento in Europa, il mercato più importante per la società, e del 40 per cento in Cina. Nel Nord America, le vendite di cellulari Symbian sono diminuite del 77 per cento in un anno, passando da 233 a 53 milioni di dispositivi. La società sta subendo la concorrenza di nuove aziende, con base in Cina e India, che producono cellulari tradizionali a costi molto bassi e contro le quali è difficile competere.</p>
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