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	<title>Enrico Maria Riva</title>
	
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	<description>Scrive su Matchpoint, SpazioTennis e The Tennis Space. Collabora con Tennis Panorama News. Per Ubitennis è stato inviato a Wimbledon e agli Australian Open</description>
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		<title>Da Nashville a Parigi in 9 anni</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 08:20:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Maria Riva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;I&#8217;m tired of all this Shakespearean misinformation I want to win the game&#8221; suonava Brian Baker nel 2000 con i suoi Bad Religion mentre in Tennessee un altro Brian Baker si preparava a diventare un tennista professionista. La solita storia di un predestinato, &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/05/23/da-nashville-a-parigi-in-9-anni/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;I&#8217;m tired of all this Shakespearean misinformation I want to win the game&#8221; suonava Brian Baker nel 2000 con i suoi Bad Religion mentre in Tennessee un altro Brian Baker si preparava a diventare un tennista professionista. La solita storia di un predestinato, gran talento, testa giusta, tutti gli ingredienti per diventare famoso. Nel 2003 BB (iniziali che nel tennis hanno una certa nobiltà) arriva in finale nel torneo juniores del Roland Garros: non è una garanzia di un futuro radioso ma la premessa sì. Serve solo che il fisico regga.<span id="more-1620"></span></p>
<p>E invece Brian Baker fa tempo a giocare un&#8217;unica partita in uno Slam, battendo proprio un vincitore di Parigi (Gaudio) in quel di New York ma poi si deve fermare. L&#8217;anca ha ceduto e va operata con urgenza. I tempi di recupero sono lunghi e mentre il tempo scorre noioso Brian decide di potenziare la parte superiore del corpo. Serve a poco perchè appena il bacino sembra tornare alle sue funzioni è il gomito ad abbandonarlo. Poi ci si mette il ginocchio, di nuovo l&#8217;anca, una, due, tre volte;  le operazioni non si contano e Baker si mette l&#8217;anima in pace. Se non posso fare il tennista tanto vale che mi metta a studiare.</p>
<p>Ha 23 anni Brian Baker quando si iscrive al College. Ci passa quattro anni ma i libri non diventano una scusa per la vita sedentaria e il ricordo della vittoria contro Novak Djokovic nel 2005 ad Adelaide non lo fa dormire la notte. Il serbo sta scalando le classifiche mondiali e Brian è lì che piano piano si riaffaccia ai tornei amatoriali regionali: qualcosa non va. Le prime partite sono giusto per vedere come reagisce il fisico. Sembra bene. La mano è rimasta buona, i piedi fanno il loro dovere e la testa, quella non è mai andata in pensione. Baker inizia a vincere. Prima una partita, poi un torneo, poi un altro e un altro ancora.</p>
<p>E allora tanto vale provare a rifare il professionista, tanto ora come ora non c&#8217;è più nulla da perdere. Nel 2012 Baker ha 27 anni ed è un bambino sul circuito. Chi lo ferma è bravo. In primavera vince un Challenger fondamentale negli Stati Uniti e conquista di diritto l&#8217;invito che la Federazione USA ha a disposizione ogni anno per mandare un suo giocatore al Roland Garros.</p>
<p>Da qualche giorno Baker è in Europa per preparare il suo debutto a Parigi. Sta giocando Nizza, un torneo ATP250 che serve proprio a preparare il Roland Garros. Le qualificazioni le supera senza perdere nemmeno un set e al primo turno batte Stakhovsky, uno che soggiorna da tempo tra i primi 100 del mondo. Lunedì Brian Baker debutterà al Roland Garros. Ci ha messo 9 anni ad arrivarci ma nessuno si prenderà la briga di rimproverarlo per il ritardo.</p>
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		<title>La terra è sempre più blu</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 07:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Maria Riva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Madrid si gioca uno dei tornei principali della stagione che tuttavia non ha una storia particolare. Fino a qualche anno fa si disputava a novembre sul sintetico coperto, dal 2009 è diventato un evento di maggio sulla terra rossa. &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/05/09/la-terra-e-sempre-piu-blu/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Madrid si gioca uno dei tornei principali della stagione che tuttavia non ha una storia particolare. Fino a qualche anno fa si disputava a novembre sul sintetico coperto, dal 2009 è diventato un evento di maggio sulla terra rossa. Il tutto grazie ai capitali di Ion Tiriac, ex giocatore romeno, proprietario, tra le altre cose, di una banca del gruppo Unicredit in quel di Bucarest. <span id="more-1585"></span></p>
<p>Quando non si ha una storia subentra il marketing. Per farsi pubblicità al suo esordio Tiriac sostuì i raccattapalle con modelle statuarie. I giocatori non si lamentarono. Quest&#8217;anno ha cambiato la superficie passando dalla terra rossa a quella blu. I giocatori sono sul piede di guerra.</p>
<p>Le rimostranze dei tennisti sono sostanzialmente tre. La prima è che la nuova terra blu è fatta male. Si scivola troppo, il fondo è troppo duro, è impossibile fare uno scambio cercando il punto; o si cerca il servizio vincente o si aspetta l&#8217;errore dell&#8217;avversario. A lamentarsi non sono solo le seconde linee. Il numero 1 del mondo Djokovic, in campo ieri per l&#8217;esordio, ha detto che per il match successivo si porterà delle scarpette da calcio o degli sci per avere un&#8217;aderenza migliore. Nadal da settimane non lesina stoccate all&#8217;Atp e Federer lo segue a ruota. Simon ha detto di non aver mai giocato su un campo fatto così male, Wawrinka si è stupito della sciattezza della superficie. Nomi e citazioni sono tali da poter arrivare a tediarvi a morte; il concetto dovrebbe essere chiaro.</p>
<p>La seconda obiezione è che le associazioni dei giocatori (a Madrid giocano sia gli uomini che le donne) non hanno consultato i tennisti prima di autorizzare Tiriac ad utilizzare la terra blu. È una questione delicata che rientra nel tentativo degli atleti di avere più voce in capitolo nell&#8217;organizzazione del tennis e tutto sommato è un punto a loro favore, poichè chiaramente non sarebbe stata percorsa una strada tanto fallimentare se avessero avuto voce in capitolo.</p>
<p>La terza annotazione riguarda la violata &#8220;tradizione del tennis&#8221;. Il che è una solenne castroneria perchè a meno che i giocatori non desiderino tornare ad indossare pantaloni e gonne lunghe, usare racchette di legno e palline bianche, guadagnare un millesimo di quello che intascano oggi, giocare senza tiebreak e così via, citare la tradizione non sta in piedi. Per inciso, la terra blu qualche lato positivo lo avrebbe pure: è più semplice seguire la traiettoria della pallina in televisione e il nuovo colore ha un che di elegante che non guasta.</p>
<p>È proprio riguardo la questione &#8220;tradizione&#8221; che tuttavia Tiriac è più colpevole. In un mondo in cui i cambiamenti sono spesso visti come privazione e non come crescita, il torneo di Madrid ha perso un&#8217;occasione d&#8217;oro per sperimentare qualcosa nel tennis, uno sport in cui le cose non mutano dall&#8217;oggi al domani e in cui la diffidenza accompagna ogni decisione. Madrid invece verrà ricordato come il torneo dei puffi o come la superficie prodotta con tonnellate di viagra triturato. La struttura è stata ribattezzata &#8220;Smurf Village&#8221; dai giocatori che non nascondono la loro ilarità neppure nelle conferenze stampa ufficiali.</p>
<p>Parlando d&#8217;altro, martedì la cittadina tedesca di Halle, in cui si disputa un torneo estivo su erba, ha cambiato nome ad una delle sue strade, inaugurando &#8220;Roger Federer allee&#8221;. È una delle peculiarità del tennis, quella di celebrare i propri campioni <span style="text-decoration: underline;">prima</span> che passino a miglior vita. A Madrid i campi principali sono dedicati a Manolo Santana e ad Arantxa Sanchez, a Melbourne il centrale porta il nome di Rod Laver ma di esempi ce ne sono molti altri.</p>
<p>È un&#8217;abitudine che meriterebbe di essere esportata anche alla vita comune, ché alla fine della fiera la persona più contenta di una via dedicata è il titolare del nome stesso, cioè l&#8217;unico che di solito non fa in tempo a godersi l&#8217;evento.</p>
<p><strong>- <a href="http://www.ilpost.it/2012/05/05/giocare-a-tennis-sulla-terra-blu/">Giocare a tennis nella terra blu</a></strong>, (le foto dei primi incontri)</p>
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		<title>Monte Carlo: il principato di re Nadal</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 17:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Maria Riva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mondo è strano. Monaco è uno stato governato da principi la cui superficie è due terzi quella di Bergolo. A Monaco ci sono parecchi campi da tennis ma il club più esclusivo, pur chiamandosi Monte Carlo Country Club, si trova &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/04/22/das/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo è strano. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Monaco">Monaco</a> è uno stato governato da principi la cui superficie è due terzi quella di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bergolo">Bergolo</a>. A Monaco ci sono parecchi campi da tennis ma il club più esclusivo, pur chiamandosi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Carlo_Country_Club">Monte Carlo Country Club</a>, si trova a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Roquebrune-Cap-Martin">Roquebrune-Cap-Martin</a>, in Francia. La Francia è una repubblica che ospita il più importante torneo sulla terra rossa del mondo, il Roland Garros, appuntamento principale della stagione sul rosso che inizia con il torneo di Monte Carlo, proprietà dei principi di Monaco, che si gioca, appunto, in Francia. Il torneo di Monte Carlo ha un re che si chiama Rafael Nadal e che viene dalla Spagna, che domenica ha vinto per l&#8217;ottava volta consecutiva il trofeo del Monte Carlo Country Club, di proprietà dei principi di Monaco, che si gioca in Francia.<span id="more-1549"></span></p>
<p>Quello che ha fatto Nadal è un&#8217;impresa che non ha paragoni nel tennis moderno. La maggior parte dei giocatori che diventano professionisti non arrivano mai a vincere un titolo in carriera. Tra quelli che vi riescono sono pochissimi quelli che l&#8217;anno dopo riescono a ripetere l&#8217;impresa nello stesso torneo. Farlo tre volte di fila poi è quasi un miracolo. Ora arrivate a otto e vi sarete fatti un&#8217;idea.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://cache.daylife.com/imageserve/0g7ObnP0MJ6OL/610x.jpg" alt="" width="610" height="413" /></p>
<p>Il primo torneo di Monte Carlo Nadal l&#8217;ha vinto nel 2005 quando aveva 19 anni. Da allora non solo non ha mai perso ma lo ha sempre dominato a tal punto che oggi è impensabile che qualcuno che non sia lui lo possa mai più vincere. Quest&#8217;anno il suo regno è sembrato vacillare quando si è trovato in finale contro Novak Djokovic numero 1 del mondo e che lo aveva battuto 7 volte nelle ultime 7 finali disputate. E invece non solo Nadal ha vinto, ma ha stravinto (63 61). Sarà che il torneo si svolge sul livello del mare, sarà che la terra è più lenta rispetto a quella di tutti gli altri tornei, sarà che ormai Nadal ha una fiducia tale da giocare con il pilota automatico, sta di fatto che lo spagnolo a Monte Carlo domina a tal punto che le finali non sono quasi mai divertenti.</p>
<p>Certo Djokovic ha dalla sua la scomparsa dell&#8217;amato nonno paterno, morto giovedì mentre il campione serbo stava per scendere in campo. Nole è stato in dubbio se abbandonare il torneo ma alla fine è rimasto, dovendo rinunciare all&#8217;esequie di Vladimir Djokovic, tenutesi in Serbia sabato. Il suo corpo è rimasto, la sua testa meno e la cosa si è vista nella finale contro Nadal.</p>
<p>Il trofeo di doppio l&#8217;hanno vinto i gemelli Bryan che hanno festeggiato in maniera particolare <img class="alignnone" src="http://cache.daylife.com/imageserve/05g60Er2Io3dS/610x.jpg" alt="" width="610" height="362" /></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-enricomariariva/~4/dXkQ1U_upU8" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Baciami ancora</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 08:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Maria Riva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Un bellissimo spreco di tempo, un&#8217;impresa impossibile, l&#8217;invenzione di un sogno, una vita in un giorno&#8221;. Quel giorno sarà uno qualunque della settimana prossima quando per l&#8217;ultima volta andrà in scena il bacio più bello della storia del tennis. C&#8217;è un uomo che &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/04/12/baciami-ancora/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Un bellissimo spreco di tempo, un&#8217;impresa impossibile, l&#8217;invenzione di un sogno, una vita in un giorno&#8221;. Quel giorno sarà uno qualunque della settimana prossima quando per l&#8217;ultima volta andrà in scena il bacio più bello della storia del tennis.<span id="more-1528"></span></p>
<p>C&#8217;è un uomo che la settimana prossima smetterà di fare quello che fa tutti i giorni: giocare a tennis. Non è un uomo qualunque: si chiama Ivan Ljubicic, è il secondo giocatore croato più forte di sempre, è stato numero 3 del mondo, ha trascinato il suo paese nel primo storico trionfo di coppa Davis del 2005 e a 31 anni è riuscito nell&#8217;impresa di vincere Indian Wells, uno dei tornei più prestigiosi del circuito.</p>
<p>C&#8217;è un uomo dal volto dolce e sorridente che a Montecarlo saluterà amici e colleghi per l&#8217;ultima volta. Non è un uomo qualunque: i colleghi lo conoscono e lo rispettano perchè per anni li ha rappresentati nelle trattative sindacali con l&#8217;Associazione dei Tennisti Professionisti, si è fatto carico dei loro problemi e ha cercato le soluzioni giuste per risolverli.</p>
<p>C&#8217;è un uomo completamente pelato che riceverà un ultimo bacio settimana prossima a Montecarlo. &#8220;Siamo fuori tempo massimo&#8230;venti sono pochi&#8230;quaranta sono tanti&#8230;adesso è il momento giusto&#8221;. Non sarà un bacio qualunque: sarà il bacio dell&#8217;uomo che ha creato il Ljubicic tennista e che ne è stato amico e padre per vent&#8217;anni. Sarà il bacio di Riccardo Piatti, uno degli allenatori più apprezzati al mondo, capace di registrare il mostruoso servizio di Ivan, di sistemarne i difetti sul diritto e di valorizzarne il magnifico rovescio.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.tennisworlditalia.com/Editor/Img/Brevi-img7727.jpg" alt="" width="594" height="432" /></p>
<p>C&#8217;è un uomo felice che sulla terra rossa monegasca sorriderà una volta di più. Lo farà soprattutto quando Djokovic e compagni lo prenderanno in giro nello spettacolo che i giocatori gelosamente scrivono e recitano nel principato e da cui tutto il resto del mondo è tenuto rigorosamente all&#8217;oscuro. Non è un uomo qualunque: prendendo a prestito le parole di un lettore di <a href="http://www.livetennis.it/post/100476/a-33-anni-ivan-ljubicic-si-ritira-il-croato-giochera-il-suo-ultimo-torneo-a-montecarlo/">tennis.it</a> per qualche settimana Ljubicic è stato il più forte tennista del pianeta Terra. I due sopra di lui (Federer e Nadal) non erano di questo pianeta ma di un’altra galassia e sulla Terra non si poteva batterli.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://cdn.bleacherreport.net/images_root/images/photos/000/853/102/97925361.jpg.20619_crop_650x440.jpg?1269271477" alt="" width="610" height="440" /></p>
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		<title>E ora lasciate che la pietra riposi</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 08:50:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Maria Riva</dc:creator>
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		<category><![CDATA[gonzalez]]></category>
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		<category><![CDATA[tennis]]></category>

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		<description><![CDATA[Potrei parlarvi per ore di cosa ha significato il diritto di Fernando Gonzalez, &#8220;mano de piedra&#8221; per il tennis. Se ve ne parlano Federer, Nadal, Djokovic e Murray forse è meglio. Il cileno ha giocato la sua ultima partita ufficiale &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/03/22/e-ora-lasciate-che-la-pietra-riposi/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Potrei parlarvi per ore di cosa ha significato il diritto di Fernando Gonzalez, &#8220;mano de piedra&#8221; per il tennis. Se ve ne parlano Federer, Nadal, Djokovic e Murray forse è meglio.<span id="more-1507"></span></p>
<p><iframe width="610" height="340" src="http://www.youtube.com/embed/0khJUxEVaDw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il cileno ha giocato la sua ultima partita ufficiale ieri sera perdendo da Mahut 7-6 al terzo. Ad aggiungere un filo di tristezza il suo ultimo punto è stato un doppio fallo. Questo è il diritto &#8220;probabilmente&#8221; più forte di sempre.</p>
<p><iframe width="610" height="443" src="http://www.youtube.com/embed/sEL0olMmY4g" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Fernando mancherà a tutti, come testimonia l&#8217;abbraccio con il giudice di sedia a fine partita</p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/files/2012/03/543527435.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1521" src="http://www.ilpost.it/enricomariariva/files/2012/03/543527435.jpg" alt="" width="600" height="749" /></a></p>
<p>Per chi non lo sapesse Gonzalez è stato medaglia d&#8217;oro di doppio alle Olimpiadi 2004</p>
<p><img class="alignnone" src="http://assets.usta.com/assets/643/USTA_Import/images/sitecore_ustasections/NewEngland/Media%20Assets/2005/06/29/img_17_611_400x294.jpg" alt="" width="400" height="294" /></p>
<p>Medaglia di argento in singolare nel 2008</p>
<p><img class="alignnone" src="http://joeskitchen.com/chile/blogcito/wp-content/uploads/2008/08/fernando-gonzalez-medalla-plata.png" alt="" width="230" height="292" /></p>
<p>E medaglia di bronzo in singolare nel 2004</p>
<p><img class="alignnone" src="http://4.bp.blogspot.com/_kIgL7PFNciw/TAm7ZMzcJUI/AAAAAAAAAB4/yVqXTJhJhwk/s1600/fernandez_massu.jpg" alt="" width="374" height="293" /></p>
<p>Gonzalez è stato finalista agli Australian Open 2007</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.sportsmultibet.com/wp-content/plugins/rss-poster/cache/b1450_ten_g_gonzalez01jr_300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-enricomariariva/~4/zOyG4pjaBrw" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Kleybanova e il tumore sconfitto in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 09:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Maria Riva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alisa Kleybanova non è sicuramente tra quelli che si lamentano della sanità italiana. Anzi. La sua vita entra questa settimana nella sua versione 2.0 e lo fa grazie a medici e infermieri nostrani che sono riusciti a sconfiggere il Linfoma &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/03/20/kleybanova-e-il-tumore-sconfitto-in-italia/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alisa Kleybanova non è sicuramente tra quelli che si lamentano della sanità italiana. Anzi. La sua vita entra questa settimana nella sua versione 2.0 e lo fa grazie a medici e infermieri nostrani che sono riusciti a sconfiggere il Linfoma di Hodgkin che le era stato diagnosticato nel 2011. <span id="more-1486"></span></p>
<p>C&#8217;è molta Italia nella sua storia. È fidanzata con un giocatore di pallavolo di serie A, Giacomo Rigoni e il torneo che ha sancito la fine della sua prima vita è quello di Roma. Alisa fino ad allora era una giocatrice niente male, capace di arrivare tra le prime 20 del mondo e lanciata verso le prime posizioni mondiali. Il problema era che la mente e il fisico non andavano di pari passo. Più la testa le diceva che era il momento di stringere i denti e di fare lo sforzo per diventare grande, più il fisico le diceva che non ce la faceva.</p>
<p>Kleybanova era sempre stanca, i tempi di recupero non era quelli normali tra i professionisti ma fermarsi, a 20 anni, non è un&#8217;ipotesi che si prende in considerazione. C&#8217;è voluto coraggio per mettersi nelle mani dei medici, sentirsi dire di avere un tumore e doversi sottoporre a sessioni di chemioterapia. Ci sono voluti 10 mesi tra Perugia e Roma e sono stati mesi ben spesi: Kleybanova è guarita.</p>
<p>A guardare le statistiche sembra che il linfoma sia curabile all&#8217;85% ma si stenta a credere che il 15% rimanente non sia un macigno per chi ne è colpito. Alisa di suo ci ha messo un carattere solare che quando stai lottando per la salute non guasta mai. Quando le chiedono se la chemio le ha portato via i capelli lei se la cava con una risata contagiosa che ti dice più di quello che avresti diritto di sapere.</p>
<p>Questa settimana Kleybanova torna a giocare da professionista. Lo fa nel prestigioso torneo di Miami dove tutti sono pronti a festeggiarla. Ci vorrà tempo per capire se riuscirà a tornare competitiva ad alti livelli ma per ora la cosa interessa veramente a pochi.</p>
<p>Se la storia di Alisa sembra avere una fine positiva l&#8217;Australia sportiva trattiene il fiato per Nathan Healey, 32enne ex professionista e allenatore di Lleyton Hewitt che ieri è finito d&#8217;urgenza sotto i ferri per un&#8217;operazione di 12 ore al cuore.</p>
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		<title>Fognini e l’arte di vendere scarpe</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 09:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Maria Riva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passereste quasi sei mesi a cercare di vendere una scarpa da tennis per circa 20€? Quando l&#8217;anno scorso Fernando Gonzalez si ritirò contro Fognini nel secondo match dei playoff di Davis, Fabio celebrò il 2 a 0 gettando parte del &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/03/06/fognini-e-larte-di-vendere-scarpe/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Passereste quasi sei mesi a cercare di vendere una scarpa da tennis per circa 20€? Quando l&#8217;anno scorso Fernando Gonzalez si ritirò contro Fognini nel secondo match dei playoff di Davis, Fabio celebrò il 2 a 0 gettando parte del suo armamentario al pubblico. Una decisione che non ha causato drammi quanto la <a href="http://www.news.com.au/top-stories/mum-shirty-over-schoolgirls-claim-on-djokovic-t-shirt/story-e6frfkp9-1226258971160">maglietta di Djokovic</a> a Melbourne, ma che è ha portato ugualmente ad un&#8217;asta. Un&#8217;asta senza fine.<span id="more-1460"></span></p>
<p>Possiamo solo immaginare come andarono le cose per Cristian Rojo il giorno in cui ottenne il suo prezioso trofeo. Deve aver passato la serata a bere e festeggiare con i suoi compagni e la notte a fantasticare sui soldi che avrebbe potuto ricavare dalla reliquia di Fognini. Il giorno dopo si sarà svegliato, avrà chiesto alla madre di immortalarlo con la <a href="http://www.mercadolibre.cl/i/zapatilla-derecha-de-fabio-fognini_2378982409_012012.jpg">preziosa  Adidas rossa nella mano sinistra</a>, avrà messo l&#8217;annuncio su Mercado Libre, l&#8217;equivalente cileno di Ebay, e si sarà messo in attesa.</p>
<p>I giorni passano senza alcuna offerta per ciò che apparentemente sembra un buon affare, almeno per chi ha familiarità con le valute. “Forse non tutti sanno che” l&#8217;unica differenza tra il dollaro americano e il peso cileno è una sottile linea retta verticale che attraversa la S nel mezzo: il dollaro ne ha due, il peso uno solo. Facile confondersi.</p>
<p>Così, quando la notizia della scarpa di Fognini raggiunge l&#8217;Italia la prima reazione è &#8220;chi diavolo pagherà 60.000 dollari per una scarpa puzzolente?”. Non ci volle molto a ricomporsi e a capire che si trattava di non più di 100€ ma la curiosità rimase.</p>
<p>Twitter era invaso da messaggi di Rojo che pubblicizzavano l&#8217;affare ma la scarpa non si muoveva di un centimetro. I 60mila iniziali divennero rapidamente 45mila, 30mila e 20mila senza che nessuno si aggiudicasse l&#8217;oggetto. Cristian iniziò a temere che il suo investimento potesse essere una fregatura e riprese a twittare convulsamente illustrando la sua meraviglia, fino a quando Fabio Fognini in persona non si trovò a retwittare il messaggio.</p>
<p>Ogni tanto qualcuno chiedeva lumi permettendo di scoprire che la scarpa di Fognini è un 9 e ½ e che è davvero di Fabio (ci sarebbe un video a provarlo). Utenti burloni iniziarono a prenderlo di mira offrendo di scambiarla con una di  David Beckham ma non ottennero soddisfazione. Dieci giorni fa le cose sembrarono sul punto di concludersi con un ragazzo che offriva 10.000 pesos e Cristian Rojo pronto ad accettarli, ma qualcosa deve essere andato storto e la scarpa è ancora lì.</p>
<p><a href="http://articulo.mercadolibre.cl/MLC-39333218-zapatilla-derecha-de-fabio-fognini-_JM">Ora tocca a voi </a></p>
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		<title>Piacere, Ando Rasolomalala</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:52:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Maria Riva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scena sarà la seguente: areoporto di Varsavia, temperatura esterna -15°, neve e ghiaccio a perdita d&#8217;occhio e vento gelido siberiano. L&#8217;aereo apre il portellone e dalla scaletta scendono cinque uomini che hanno appena lasciato una città in cui la &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/02/06/piacere-ando-rasolomalala/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scena sarà la seguente: areoporto di Varsavia, temperatura esterna -15°, neve e ghiaccio a perdita d&#8217;occhio e vento gelido siberiano. L&#8217;aereo apre il portellone e dalla scaletta scendono cinque uomini che hanno appena lasciato una città in cui la temperatura media durante l&#8217;anno non scende mai sotto i 20° e che la neve l&#8217;hanno vista solo in televisione. Hanno dei nomi da romanzo: Antso Rakotondramanga, Ando Rasolomalala, Jacob Rasolondrazana, Lofo Ramiaramanana e Zo Rabarijaona. Sono la squadra di coppa Davis del Madagascar, giunta in Polonia per giocarsi da venerdì la qualificazione al turno successivo.</p>
<p><span id="more-1440"></span> Ve la ricordate la storia dei bobbisti giamaicani che si qualificarono per le Olimpiadi invernali raccontata in Cool Runnings? Le cose in realtà sono un po&#8217; diverse. I cinque sono sì malgasci ma arrivano da Parigi dove sono andati ad allenarsi in preparazione alla sfida. Ciò non toglie che la storia sia stupenda. Per rimanere all&#8217;onomastica a Varsavia se la vedranno con Jerzy Janowicz, Grzegorz Panfils, Marcin Matkowski, Mariusz Fyrstenberg e Radoslaw Szymanik; sarà una scena da non perdere sentire il giudice di sedia che dovrà presentare i giocatori e chiamare i vantaggi.</p>
<p>Madagascar e Polonia sono destinati a incrociare la loro storia nei modi più assurdi. Nel ventesimo secolo la Germania nazista ipotizzò di abbracciare il noto piano di Adolf Eichmann che prevedeva la deportazione di quattro milioni di ebrei polacchi sull&#8217;isola africana mentre nel diciottesimo secolo il pirata polacco Maurycy Beniowski divenne addirittura re del Madagscar, prima di vedere le isole Mauritius chiamate in suo onore.</p>
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		<title>Djokovic e Nadal: i superuomini umani</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 17:07:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Maria Riva</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Provate a pensare a cosa fate normalmente in sei ore. Vi mettete lì, fate un elenco, e ditemi se non avete almeno una decina di punti. Djokovic e Nadal di punti ne hanno uno solo: giocare a tennis. Quella andata in scena a Melbourne è stata la finale Slam più lunga di sempre; 5 ore e 53 minuti di lotta pazzesca tra due dei migliori atleti che il tennis ricordi.<span id="more-1400"></span></p>
<p>Una battaglia di nervi, di colpi da fondo, di sfide personali e di traguardi sportivi. Djokovic e Nadal hanno inizato alle 19.30 australiane quella che doveva essere la rivincita delle ultime finali di Wimbledon e di New York e ora, che sono le 3 e 30 di notte il serbo è appena arrivato in sala stampa per la conferenza di fine match.</p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/files/2012/01/610x.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1429" src="http://www.ilpost.it/enricomariariva/files/2012/01/610x.jpg" alt="" width="610" height="449" /></a></p>
<p>Ci sarebbero mille cose da raccontare di una partita che ha cambiato padrone più volte. Ci sarebbe da parlare della partenza razzo di Nadal cui non sembrava allettante il titolo di primo giocatore della storia a perdere tre finali consecutive negli Slam. Ci sarebbe da menzionare l&#8217;esplosività di Djokovic, capace di ribaltare il match vincendo il secondo e il terzo set. Ci sarebbe da citare la capacità di Rafa di fare delle emozioni la benzina del suo tennis, con quegli occhi sottili e intensi che trafiggono gli avversari e che tolgono sicurezza come nell&#8217;occasione del quarto set, perso dal serbo solo grazie al cuore infinito di Nadal. Ci sarebbe infine da sottolineare l&#8217;incredibile capacità di Djokovic di sorridere quando le cose gli sfuggono di mano, di cercare dentro di sé le energie che se ne stanno andando e di cambiare la propria sorte, come è successo nel set decisivo che vedeva Novak sotto 4 giochi a 2 e che lo ha visto trionfare 7 giochi a 5.</p>
<p>Ma l&#8217;immagine più bella di una delle finali più emozionanti degli ultimi anni è quella dei due giocatori in attesa della premiazione. Mentre il presidente coreano del principale sponsor del torneo, in un inglese da corso in fascicoli e con un tono soporifero, magnificava le meraviglie della sua azienda e del torneo, Djokovic e Nadal erano in un angolino, in piedi, appoggiati alla rete. Uno affianco all&#8217;altro, entrambi con gli occhi gonfi e lo sguardo assente, le mani appoggiate ai fianchi e il petto impegnato in un fisarmonico sforzo di portare aria al cervello. Stremati dallo sforzo immane appena sostenuto i due stavano lì, assenti, con una vaga aria di impotenza davanti a quella che peraltro stava per essere la consegna dei più che generosi assegni.</p>
<p>E mentre si consuma la paradossale nullificazione degli epici sforzi dei due in nome del protocollo, d&#8217;improvviso un boato del pubblico. L&#8217;oratore di turno ci mette qualche secondo per trasformare il sorriso compiaciuto per l&#8217;ovazione ricevuta in un ghigno divertito per ciò che accade alle sue spalle. Un inserviente ha raccolto due sedie e due bottiglie d&#8217;acqua e le ha portate ai due campioni distrutti, riportando una vicenda fantascientifica nella più umana delle situazioni.</p>
<p>Djokovic b. Nadal 57 62 64 67 75</p>
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		<title>La leggenda e la falena</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 14:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Maria Riva</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[djokovic]]></category>
		<category><![CDATA[Murray]]></category>
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		<category><![CDATA[tennis]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare incredibile come la bruttezza possa diventare così emozionante come accade nel tennis. Ci sono volute quasi cinque ore di miniera perchè Novak Djokovic avesse la meglio su Andy Murray nella seconda semifinale degli Australian Open. Cinque ore di gioco &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/01/27/la-leggenda-e-la-falena/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare incredibile come la bruttezza possa diventare così emozionante come accade nel tennis. Ci sono volute quasi cinque ore di miniera perchè Novak Djokovic avesse la meglio su Andy Murray nella seconda semifinale degli Australian Open. Cinque ore di gioco bruttino, fatto di infiniti scambi da fondo vinti da chi reggeva meglio la fatica in quel momento. A fine partita Djokovic ha guardato, con quella commozione che si prova nel parlare con una leggenda, in direzione di Rod Laver e gli ha detto: &#8220;La ringrazio signore di essere rimasto così a lungo a guardarci. Mi scuso solo di averla costretta a vedere due giocatori piazzati perennemente sulla linea di fondo. Sarebbe stato bello farle ammirare un po&#8217; di gioco a rete ma siamo fatti così&#8221;.</p>
<p>Era una partita attesa, perchè era la ripetizione della finale dell&#8217;anno scorso, persa malissimo da Murray e perchè lo scozzese ora si allena con Ivan Lendl e tutti si aspettano che faccia il salto di qualità (leggi: vinca uno Slam). La partenza è stata scoraggiante, con Andy subito ad inseguire, contratto e nervoso, incapace di tenere risolvere gli scambi, infiniti, che inevitabilmente venivano vinti dal serbo. Una quarantina di minuti che non lasciavano sperare nulla di buono e che invece hanno fatto da preludio alla rimonta di Murray.</p>

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<a href='http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/01/27/la-leggenda-e-la-falena/australian-open-tennis-2/' title='Australian Open '><img width="103" height="72" src="http://www.ilpost.it/enricomariariva/files/2012/01/AP120127115851-103x72.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Australian Open" title="Australian Open" /></a>
<a href='http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/01/27/la-leggenda-e-la-falena/novak-djokovic-of-serbia-celebrates-afte/' title='Australian Open '><img width="103" height="72" src="http://www.ilpost.it/enricomariariva/files/2012/01/137789343_10-103x72.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Australian Open" title="Australian Open" /></a>
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<p>Rimonta nata da un improvviso appannamento di Djokovic, da sempre alle prese con problemi respiratori, scomparsi nel 2011 ma che a tratti sono sembrati in procinto di tornare protagonisti. Novak ha iniziato ad aggirarsi per il campo ciondoloni, con le gambe pesanti, neanche avesse le pattine per la cera. La testa improvvisamente è scesa di 90% verso terra, gli occhi si sono spenti e Djokovic ha cominciato a boccheggiare. Aria che se ne va da una parte, aria che torna dall&#8217;altra con Murray intento a colmare la distanza e capace di prendere la testa nel terzo set.</p>
<p>Ma i drammi non vengono mai da soli e se da una parte mancava ossigeno nei polmoni, dall&#8217;altra ha iniziato a mancarne in testa. I pensieri si potevano quasi leggere nel cranio madido dello scozzese, intento a ripetersi a mo dì mantra &#8220;non puoi perdere, non puoi perdere&#8221;. E così occasioni da una parte e dall&#8217;altra, continui ribaltamenti di fronte sino all&#8217;inevitabile tiebreak che Murray ha inaspettatamente portato a casa raccimolando tutte le energie mentali a sua disposizione.</p>
<p>Energie che sarebbero servite nel quarto set in cui Djokovic ha ripreso vigore tanto da partire a razzo e chiuderlo in brevissimo tempo. Il quinto set non prometteva nulla di buono, stesso blocco mentale da una parte, stessa caparbietà dall&#8217;altra. In un battibaleno Murray serve sul 2 a 5 e la partita sembra finita. Eppure. Eppure le cose cambiano ancora, Murray diventa un novello Nadal, lotta su ogni punto e si porta addirittura alla palla break per andare a servire sul 6 a 5 in suo favore.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte però non c&#8217;è Federer. C&#8217;è un giocatore che, con il suo atteggiamento sbruffone e presuntuoso, è in grado di rimanere appeso ad un filo e di restarci a lungo. Bastava guardarlo in faccia Djokovic quando gli si è abbattuta la tempesta Murray e il pubblico si è schierato compatto affianco alla rimonta dello scozzese. Chiunque sarebbe sprofondato nel panico, lui rideva. Murray faceva un vincente, lui rideva. Murray gli toglieva il servizio, lui rideva. Rideva perchè sapeva che avrebbe avuto un&#8217;ultima occasione per tornare padrone del match.</p>
<p>Lo sapeva e la attendeva come solo i campioni sanno fare. Un sorriso che si è trasformato in risata quando, sdraiato a terra per celebrare la vittoria, una falena si è librata in volo palesemente scocciata del disturbo arrecatole dal campione in carica.  Forse questa sconfitta farà bene a Murray. Ha capito che si può perdere in maniera diversa, lo si può fare lottando e con orgoglio, senza lamentarsi ad ogni punto e ragionando. Questa partita farà sicuramente bene a Nadal che, con 24 ore di riposo in più, avrà stappato qualche bottiglia di birra mentre si godeva comodamente l&#8217;incontro in cameretta.</p>
<p>Djokovic b. Murray 63 36 67 61 75</p>
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