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	<title>Host</title>
	
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	<description>La Scuola Holden è una scuola di Scrittura e Storytelling dove si insegna a produrre oggetti di narrazione per il cinema, il teatro, il fumetto, il web. Tra i fondatori della scuola Alessandro Baricco, attuale preside.</description>
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		<title>L’eredità di Giovanni Falcone</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:29:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Qualsiasi cosa abbia lasciato non farà mai diminuire il bisogno di Giovanni.&#8221; Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone Alle 17,58 del 23 maggio 1992, allo svincolo autostradale per Capaci, si aprì il cratere che inghiottì Giovanni Falcone, la moglie Francesca &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/host/2012/05/23/leredita-di-giovanni-falcone/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><em><a href="http://www.ilpost.it/host/files/2012/05/borsellino-falcone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-798" src="http://www.ilpost.it/host/files/2012/05/borsellino-falcone-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>&#8220;Qualsiasi cosa abbia lasciato non farà mai diminuire</em><br />
<em> il bisogno di Giovanni.</em>&#8221;<br />
Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone</p>
<p>Alle 17,58 del 23 maggio 1992, allo svincolo autostradale per Capaci, si aprì il cratere che inghiottì Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta.</p>
<p>Il magistrato <strong>Giuseppe Ayala</strong> ha scritto: «<em>Il 23 maggio e il 19 luglio 1992 non sono due date da ricordare come anniversari di morte, ma come celebrazioni di vite</em>».</p>
<p>Perché molto, così come Borsellino, Falcone lasciò all’Italia e agli italiani:</p>
<p><strong>L’ACCENTRAMENTO DELLA LOTTA ALLA MAFIA</strong><br />
Il magistrato Antonio Ingroia racconta di un’ “<em>eredità professionale che per fortuna è diventata anche legge. I Pool antimafia sono diventati le procure distrettuali antimafia; il progetto di Falcone, la Procura Nazionale Antimafia, è una realtà istituzionale da molti anni, così la Direzione Investigativa Antimafia… Un progetto strategico complessivo nel quale ogni indagine ha un suo prima e un suo dopo, questa concatenazione di fatti apparentemente lontani e diversi che prima venivano affrontati in maniera invece isolata, è uno dei grandi passi fatti grazie a Falcone</em>.”.</p>
<p><strong>L’AMICIZIA, LA FORZA E UN ACCENDINO</strong><br />
Il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso racconta l’aneddoto di quando Falcone, in un volo Roma-Palermo gli diede quella reliquia che da allora porta sempre in tasca. “<em>Si tratta di un accendino d’argento che era il suo preferito. Tirò fuori l’accendino dalla tasca e disse tienilo, non è un regalo, te lo sto consegnando perché ho deciso di smettere di fumare, se dovessi riprendere dovrai restituirmelo[…]. Tenendolo in tasca nei momenti di maggior tensione, lo ricordo sfiorando questa reliquia e riprendo energia ed entusiasmo.</em>”.</p>
<p><strong>UN RICORDO VIVO, UNA LEZIONE</strong><br />
Aldo Cazzullo scrive a proposito di Falcone e Borsellino: “Sono vivi perché l’albero sotto casa di Falcone è diventato uno dei simboli della Palermo di oggi, anche se è mal tollerato dalla Palermo che con la mafia ha sempre convissuto, anzi proprio per questo. Sono vivi non perché siano due immaginette sacre destinate a mettere tutti d’accordo, ma perché il loro martirio &#8211; in senso letterale: testimonianza &#8211; continua a non lasciare indifferenti, a mettere ognuno di fronte alle proprie responsabilità, a scegliere un campo: o con le mafie o con lo Stato, o con la criminalità organizzata o contro. […] Vent’anni dopo, si può dire che la loro lezione sia integra, intatta. I loro nomi sono familiari a più generazioni, come non accade quasi mai. Sono molte le scuole, le associazioni, le strade, le iniziative dedicate alla loro memoria.”</p>
<p>Tutto questo Falcone ha lasciato ai suoi colleghi, alle istituzioni, ma anche all’Italia.</p>
<p>La redazione di Host ha un proprio ricordo di quel giorno, ben preciso, e la sensazione di abbinare questi due nomi al significato della parola <strong>dedizione</strong>, verso l&#8217;idea di Stato e il proprio lavoro.</p>
<p>Fuor di retorica ci pare di intuirlo con maggior forza (questo significato), contrapponendolo al risvolto tragico che ha avuto nella realtà: dedizione senza compromessi, libera da ogni altro fine, inattaccabile da qualsiasi tipo di malignità.<br />
Che cosa hanno lasciato a voi questi nomi, quale sensazione, significato, ricordo abbinate a loro?</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Tutti i virgolettati sono tratti da interviste e articoli dello speciale del Corriere della Sera FALCONE, Vent’anni dopo.</p>
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		<title>Storie migranti</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 13:15:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dall’8 al 15 maggio abbiamo assistito a un workshop intitolato My migrant story: 24 “studenti” di ogni età e Paese europeo hanno lavorato sulla scrittura e la narrazione orale delle loro storie di migrazione a partire da un oggetto simbolo &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/host/2012/05/17/storie-migranti/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpost.it/host/files/2012/05/66249_1633975495357_1415766833_31652984_501865_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-777" src="http://www.ilpost.it/host/files/2012/05/66249_1633975495357_1415766833_31652984_501865_n-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" /></a>Dall’8 al 15 maggio abbiamo assistito a un workshop intitolato <a href="http://www.scuolaholden.it/English/News/my%20migrant%20story"><em>My migrant story</em></a>: 24 “studenti” di ogni età e Paese europeo hanno lavorato sulla scrittura e la narrazione orale delle loro storie di migrazione a partire da un oggetto simbolo dei loro viaggi.</p>
<p>Tra le storie che ci hanno colpito c’è quella di Eva, intitolata <em>Am I Migrant?</em>. Qui si racconta la storia di sua nonna Alžbeta che, pur non essendosi mai spostata dal paese natio, nella regione di Nitra, ha cambiato 5 volte cittadinanza. In 80 anni, per ragioni geopolitiche, è stata cittadina della Monarchia Austroungarica, prima delle due grandi guerre mondiali, cittadina della democrazia cecoslovacca, ungherese durante le due guerre mondiali, cittadina della Repubblica Socialista Cecoslovacca dopo le guerre e infine solo Slovacca.<br />
Un bello spunto di riflessione su che cosa sia il migrante e se migrante può essere un individuo che non gira intorno al mondo ma è il mondo che gli scorre sotto i piedi.</p>
<p>E poi c’è quella di Umut, il nome turco di un bambino russo: Aleksey. A 5 anni, infatti, Umut dovette lasciare la sua piccola città caucasica vicino a Stravropol City in URSS, proprio perché nell’89 l’URSS era nel bel mezzo di quella violenta deflagrazione che l’avrebbe portata all’estinzione. Pianse una notte intera peril cane che era costretto ad abbandonare e, poco dopo, cominciò una nuova vita a Istambul. Umut e la sua famiglia ottennero dei passaporti illegalmente. Da quel momento l’identità russa di un bambino, lontano dal suo cane, dai suoi amici e dalla sua infanzia, fu cancellata con un’insindacabile raccomandazione paterna: da oggi il tuo nome sarà Aleksey, tutto il tuo passato russo deve essere dimenticato adesso.<br />
A distanza di oltre vent’anni, Umut ha raccontato per la prima volta la sua storia, lontano dai suoi concittadini a cui non ha mai potuto raccontare la verità.</p>
<p>E voi? Avete storie dirette o indirette di migrazione? Avete oggetti che arrivano da lontano o vi sono arrivati da parenti o amici lontani?</p>
<p>Raccontateci le vostre storie o inviateci le immagini di questi oggetti. Qui dotto nello spazio commenti sulla nostra pagina <a href="http://www.facebook.com/holden2.0">facebook</a> o su twitter, usando l&#8217;hashtag <strong>#HoStory</strong>.</p>
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		<title>Prima (v)Era Digitale</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:06:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fra padiglioni e milioni di libri, al Salone del Libro si è respirata un’aria di Rivoluzione Morbida. Qualcosa che stava a metà fra la voglia di cambiare e il rivalutare il passato, di rimettere al centro qualcosa che in fondo &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/host/2012/05/15/prima-vera-digitale/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpost.it/host/files/2012/05/primaveradigitale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-762" src="http://www.ilpost.it/host/files/2012/05/primaveradigitale-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Fra padiglioni e milioni di libri, al Salone del Libro si è respirata un’aria di Rivoluzione Morbida. Qualcosa che stava a metà fra la voglia di cambiare e il rivalutare il passato, di rimettere al centro qualcosa che in fondo non passa mai di moda: la lettura.</p>
<p>Dunque, come si direbbe su Twitter, #PrimaveraDigitale. Da lì peschiamo i commenti a quello che è stato il #SalTo12, dove si è parlato di una trasformazione che coincide anche con la Prima Era Digitale, il periodo in cui <em>complice una precisa innovazione tecnologica, un gruppo umano sostanzialmente allineato al modello culturale imperiale, accede a un gesto che gli era precluso, lo riporta istintivamente a una spettacolarità più immediata e a un universo linguistico moderno, e ottiene così di dargli un successo commerciale stupefacente.</em> (I Barbari, Baricco).</p>
<p>@AlfonsoFabrizio ad esempio scrive: “La #primaveradigitale @ttL porterà sicuramente un rinnovamento digitale cosi come la &#8220;vera&#8221; primavera&#8221; porta un rinnovamento dei cuori”. Paragone banale? Forse, ma certamente qualcosa c’è.</p>
<p>Peschiamo ancora da Twitter, e troviamo pareri molto interessanti, come quello di @sop_mcCandless: “<em>Rivoluzione non vuol dire rivolta: usa un ebook, ma non dimenticarti il suono delle pagine sfogliate</em>.”</p>
<p>Perché dimenticare ciò che è stato non sempre aiuta.</p>
<p>@rolopalco riporta una frase di @riotta, l’ex direttore del Tg1 scrive: &#8220;<em>La rivoluzione non avviene quando si evolvono i mezzi, ma i contenuti che veicolano</em>&#8220;.</p>
<p>Basta che, come dice @Penelopebix “<em>con la scusa della #primaveradigitale non si arrivi troppo presto all&#8217;inverno della cultura classica.</em>” Perché tutto nasce da un’unica matrice, e non saranno certo le nuove tecnologie a cancellare il passato.</p>
<p>Che poi, come dice @CamdenRosie, l’importante è che ci sia qualcosa che rimanga, a prescindere dal formato: “<em>Di giorno e di sera, libri ed ebook sono la luce delle mie giornate</em>”. Forse per questo, come dice @apruxtweet “<em>l&#8217;inverno analogico è ancora lungi dal venire</em>”.</p>
<p>Perché tutto si mescola e nulla si distrugge, talvolta prevediamo scenari che non s’affermano perché dal basso nascono nuove richieste che superano anche le più articolate descrizioni di ciò che sarà.</p>
<p>All’inizio di questo post, abbiamo citato Baricco, e con lui chiudiamo: durante il suo intervento al Salone del Libro ha detto una frase che ci ha colpito, detta a proposito dell’idea che la società dell’Immagine avrebbe ad un certo punto fermato anche il desiderio di esprimersi attraverso la scrittura: “Il futuro è talmente furbo che supera anche le nostre previsioni intelligenti.”.</p>
<p>La primavera digitale forse sarà proprio caratterizzata da quell’essere arguta nell’imprevedibilità. Sperando che, come dice @DiegoZunino88, essa coincida anche con la “la democrazia dell&#8217;informazione”. Un qualcosa di cui si continua a sentire la necessità.</p>
<p>&#8212;<br />
Questo post è stato scritto da tutti coloro sono passati dal #SalTo12.</p>
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		<title>Primavera Digitale</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 14:39:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domani comincia il 25° Salone Internazionale del Libro di Torino. Host sarà presente e cercherà di raccontarvi gli appuntamenti più belli, anche per chi non sarà qui. Il filo rosso che guiderà gli eventi è “Primavera digitale” . Ma, da &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/host/2012/05/09/primavera-digitale/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpost.it/host/files/2012/05/transistor.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-753" src="http://www.ilpost.it/host/files/2012/05/transistor.jpg" alt="" width="620" height="449" /></a><br />
Domani comincia il 25° Salone Internazionale del Libro di Torino. Host sarà presente e cercherà di raccontarvi gli appuntamenti più belli, anche per chi non sarà qui.<br />
Il filo rosso che guiderà gli eventi è “Primavera digitale” .</p>
<p>Ma, da quando nei primi anni &#8217;80 la &#8220;rivoluzione digitale&#8221; ha modificato il modo di vivere delle persone…<br />
Da quando nel 1989 Tim Berners Lee, il fisico inglese che voleva creare un modo per permettere ai ricercatori del CERN di condividere la loro documentazione, creò in sordina il World Wide Web…<br />
Da quando nel 1993 Marc Andreessen rese disponibile in rete Mosaic (il primo browser)…<br />
Dall’esplosione del fenomeno Apple…<br />
Dall’avvento, nel primo lustro del 2000, di Myspace e Facebook, Twitter e la socialsfera tutta che ha modificato la nostra comunicazione, le nostre relazioni e la nostra visione del mondo… di acqua ne è passata sotto i ponti e la tecnologizzazione è ormai un fenomeno di massa.</p>
<p>E allora siamo ancora in una fase germinale del mondo digitale? Siamo di fronte a una maturità tecnologica, ma la nostra cultura digitale è ancora nella sua primavera?<br />
O, effettivamente, viste le potenzialità e la velocità innovative, siamo ancora e davvero in una vera, prima, fase di una rivoluzione che sarà ricordata come uno sconvolgimento pari a quello portato dalla macchina a vapore e la rivoluzione industriale?</p>
<p>Scriveteci cosa ne pensate sullo spazio commenti di Host, sulla nostra pagina <a href="http://www.facebook.com/holden2.0">Facebook</a> o su Twitter, utilizzando l’hashtag #host.</p>
<p>Photo credit should read YOSHIKAZU TSUNO/AFP/Getty Images</p>
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		<title>Comunicazioni di servizio</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 13:31:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tra ponti, vacanze e imminenze, questa settimana Host fa il punto e si dà i compiti. Il 10 maggio, a Torino, parte il Salone Internazionale del Libro, il tema è “Primavera digitale”. Ci sarà anche Host e stiamo cercando di &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/host/2012/05/03/comunicazioni-di-servizio/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpost.it/host/files/2012/05/Video1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-730" src="http://www.ilpost.it/host/files/2012/05/Video1.jpg" alt="" width="400" height="600" /></a>Tra ponti, vacanze e imminenze, questa settimana Host fa il punto e si dà i compiti.<br />
Il 10 maggio, a Torino, parte il Salone Internazionale del Libro, il tema è “Primavera digitale”. Ci sarà anche Host e stiamo cercando di selezionare tra il gran numero di incontri ed eventi, quello che crediamo debba essere raccontato, anche per chi non sarà lì. Daremo un’occhiata a tutti gli espositori, annuseremo l’aria e seguiremo voci, considerazioni e discorsi dei tanti ospiti presenti. Raccoglieremo tutte le suggestioni possibili, ci faremo domande a partire dagli spunti raccolti e chiederemo il vostro aiuto per darci qualche risposta.<br />
Sarà una bella settimana.<br />
Quella successiva, poi, in occasione di un altro evento particolare, parleremo di storie di immigrazione, di oggetti che attraversano montagne, oceani epoche e secoli e arrivano fino a qua. Ma vi racconteremo presto.</p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p>Host ha mandato qualche sms al 45506 per sostenere la campagna di Casa Oz. Ci teniamo a dar loro una mano, anche segnalandovi la loro <a href="http://www.casaoz.org/2012/04/3885/">campagna </a></p>
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		<title>Cos’è stato il 25 aprile</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 12:33:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il vostro 25 aprile è stato tante cose, un collage che visto da lontano restituisce l’immagine di un giorno che non ha perso il suo significato, semmai l’ha evoluto. E consapevolmente. Per questo abbiamo pensato di restituirvi quasi tutti i &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/host/2012/04/27/cose-stato-il-25-aprile/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpost.it/host/files/2012/04/SH_5mag11-509.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-708" src="http://www.ilpost.it/host/files/2012/04/SH_5mag11-509.jpg" alt="" width="622" height="480" /></a></p>
<p><strong>Il vostro 25 aprile è stato tante cose, un collage che visto da lontano restituisce l’immagine di un giorno che non ha perso il suo significato, semmai l’ha evoluto. E consapevolmente. Per questo abbiamo pensato di restituirvi quasi tutti i suoi pezzi.</strong></p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/host/files/2012/04/SH_5mag11-509.jpg"><br />
</a>Il vostro 25 aprile è stato chi <strong>RICORDA</strong>:</p>
<ul>
<li>come <strong>@Monicagualtieri</strong>:<em> il 25 Aprile di mia madre bambina: cortile, un soldato &#8220;tutto nero&#8221;. Regalava caramelle polo e burro di arachidi a tutti i bimbi&#8230;</em></li>
<li>come <strong>LIBERA</strong>: <em>Quando vivevo a Milano, era molto facile vivere il 25 aprile: […] cortei e manifestazioni, non ricordo più quanti. Mitica quella del ’94 (oceanica), un mese dopo la vittoria di Berlusconi, la cui diretta di Radiopopolare fu immortalata nel libro di Nanni Balestrini “Una mattina ci siamo svegliati”. Oggi, da esule, non ho manifestazioni per condividere, ma una grande risorsa. Radio3 la commemora per tutto il giorno, con musiche, poesie, testimonianze che entrano in ogni trasmissione. Mi sento parte dell’Italia che non dimentica.</em></li>
<li>O ancora come<strong> DAVRO </strong>con un bellissimo ricordo di uno che stava dall’altra parte:<em> Il 25 aprile mio padre aveva il broncio. Repubblichino, non accettava la festa del 25 aprile. Ricordo che a pranzo, durante il tg che mostrava celebrazioni in tutta Italia, il suo sguardo si rabbuiava come un cielo prima della tempesta, e cominciava il suo discorso anticelebrativo, iniziando dai morti che aveva visto, ammazzati dai partigiani, indignandosi per la resa italiana che sapeva poco di liberazione quanto di annientamento da parte degli angloamericani con città rase al suolo dai bombardamenti, per finire su personaggi famosi che si erano addormentati fascisti e svegliati antifascisti per salire sul treno vittorioso del momento. Aspettavo che esaurisse l’impeto e, nelle rare pause, gli facevo notare che i fascisti avevano ucciso, colonizzato, abusato del potere, che avevano approvato leggi razziali, che avevano deciso di allearsi con serial killer deliranti che avrebbero alla prima occasione esteso il nazismo ariano anche a casa nostra e consumato altri genocidi, sostenendo quanto fosse stata positiva la liberazione sanguinosa ma necessaria da parte di alleati e partigiani della prima e ultima ora. Le mie considerazioni erano interrotte da proteste veementi e alla fine il litigio era inevitabile, ed era un litigio che ci feriva, a me per l’amore sconfinato verso mio padre, e a lui per vedere offeso il suo passato. Quindi, per anni, fin quando non ho lasciato la casa familiare, il 25 era atteso con l’ansia di non poter evadere da un ineluttabile destino che ci aveva fatto vivere la storia con emozioni e informazioni differenti e ci spingeva a convincere l’altro ad un revisionismo impossibile.Ricordo mia madre in disparte che diceva una parola buona per appoggiare le tesi di entrambi e subiva l’ira di entrambi.Da quei giorni mi sono spesso chiesto se non fosse meglio chiamare il giorno della liberazione “giorno della libertà”, e ricordare i morti e i sofferenti di entrambe le parti per cercare di unire e non dividere chi ha comunque amato l’Italia e l’ama ancora, e per celebrare la libertà di espressione che abbiamo ricevuto tanti anni fa per essere liberi di amare e contestare e non per odiare.</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vostro 25 aprile è stato chi <strong>RIFLETTE</strong>:</p>
<ul>
<li>Come <strong>@grendeneCla</strong>: <em>un pensiero ai nonni che ci raccontano la #Liberazione come storia viva. Morti loro, sarà solo una pagina di storia.</em></li>
<li>Come <strong>Anna Wood ‎Veronica Antonucci</strong>: <em>ma la Liberazione da Equitalia, dalle mafie, dall&#8217;italietta fatta di raccomandazioni e spintarelle, dal futuro certo solo per chi ha i SOLDI per comprarselo, e dalle caste che non sono solo quelle politiche ma sono le gabbie sociali per cui se uno è figlio di un operaio o di un immigrato non potrà mai pensare di avere il futuro che preferisce ma solo quello che gli appiccicano addosso&#8230;.QUANDO? (scusate la polemica… w il 25 aprile ma ora abbiamo bisogno di una nuova Liberazione IMHO). Questo sarebbe un 25 aprile perfetto!!</em></li>
<li>Come <strong>@30sdc</strong>: <em>Sono contrario alle “commemorazioni” sono favorevole alle memorie che vivono nella contemporaneità. […] Simili riti assomigliano alla comunione della messa fatta da una persona che crede poco.</em></li>
<li>Come <strong>SAURON51IT</strong>: <em>Mio padre aveva partecipato alla Resistenza. Ho ancora i suoi cimeli. Ma non ha mai sopportato che, 20 o 30 anni dopo, ancora si facessero “le sceneggiate” come diceva lui. E che tanti ci avessero lucrato una carriera. “Era la cosa giusta da fare e si è fatta, e basta” senza menarla tanto.</em></li>
<li>O ancora <strong>LIBERA</strong>, che prende a prestito le parole del poeta spagnolo Marcos Ana, rinchiuso 23 anni nelle carceri franchiste, nel libro “Ditemi com’è un albero”: <em>“Una guerra civile è sempre una tragedia nazionale, che tutti soffriamo, ma non si può stabilire un giudizio salomonico, ed equiparare tre mesi in cui si è perso il controllo a un genocidio, freddo e sistematico, durato quasi quarant’anni. Senza dimenticare che lottare contro la libertà non è la stessa cosa che difenderla. Come è stato diverso il comportamento dei vincitori da quello di noi vinti che, mettendo al di sopra di tutto il bene della Spagna, invochiamo la riconciliazione nazionale per superare le conseguenze fratricide della guerra civile e porvi fine!”</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>O chi, infine si <strong>LIBERA DELLA QUOTIDIANITÀ</strong>.</p>
<ul>
<li>Come<strong> SABRISCRIVE</strong>: <em>La bicicletta. Oggi siamo state in giro per prati, tra raggi di sole e cestini di nuvole. La bicicletta, perché la usavano anche allora, le donne che pedalando trasportavano messaggi segreti.</em></li>
</ul>
<p>&#8212;-</p>
<p>hanno contribuito a scrivere questo post: @e_dro15, @monicagualtieri, @CarolinaZimara, @grendeneCla, @30sdc, Anna Wood ‎Veronica Antonucci, SABRISCRIVE, DAVRO, SAURON51IT, LIBERA, Pingback.</p>
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		<title>Liber(interpret)azione</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 14:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>host</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 25 aprile è una data convenzionale, scelta perché fu il giorno della liberazione di Milano e Torino e perché vieniva più o meno in mezzo a quella di altre grandi città italiane (Bologna 21 aprile, Genova 26, Venezia il &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/host/2012/04/24/libera-interpretazione/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpost.it/host/files/2012/04/IMG-20120424-00011.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-675" src="http://www.ilpost.it/host/files/2012/04/IMG-20120424-00011.jpg" alt="" width="1600" height="1200" /></a>Il 25 aprile è una data convenzionale, scelta perché fu il giorno della liberazione di Milano e Torino e perché vieniva più o meno in mezzo a quella di altre grandi città italiane (Bologna 21 aprile, Genova 26, Venezia il 28 aprile).</p>
<p>25 aprile significava la fine di venti anni di dittatura fascista, di cinque di guerra e l&#8217;inizio di un percorso che ha portato al referendum del 2 giugno 1946.</p>
<p>Oggi significa ancora questo? La parola libertà circola tra discorsi di piazza, giornali, tv, ma anche nella vita quotidiana, essendo in tutto e per tutto un giorno <em>libero</em> dalle occupazioni di ogni giorno, qualsiasi esse siano.</p>
<p>E allora, da domani sera, Host vi chiede di postare una fotografia, di raccontare in un tweet o in un commento, che cos’è stato quest’anno, per voi, il 25 aprile, senza timore reverenziale di costume o retorica: avete partecipato ad un corteo nelle varie piazze d’Italia, a una commemorazione, anche casalinga, con il padre o il nonno partigiano o repubblichino. O è stato semplicemente un giorno di festa in cui avete goduto della libertà di una giornata fuori, un giro in bicicletta o una grigliata, due passi in centro.</p>
<p>Insomma in un gesto, un oggetto fotografato, una frase, raccontateci come avete vissuto la libertà del vostro 25 aprile.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>credits foto: questa fotografia ci è stata mandata da Dida insieme a questo messaggio: “Nonostante non sia un periodo semplice i miei vicini stamattina mi hanno strappato un sorriso e un pensiero positivo con questo cartello appeso all’ascensore. Da stasera porte aperte a tutto il condominio e festa aspettando il 25 aprile. Ci voleva!”</p>
<p>Da qui l&#8217;idea per il nostro Host di oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cosa sono le cose.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 14:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>host</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa settimana: in esergo un tweet di @carmencen, la fotografia di @giusynicosia e la riflessione di DAVRO. &#8220;Le #cose si rompono&#8221;. Pronunciare questa frasemi è costato molto e ho pagato, sia la frase che la cosa. Cose. In italiano più che &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/host/2012/04/20/cosa-sono-le-cose/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana: in esergo un tweet di @carmencen, la fotografia di @giusynicosia e la riflessione di DAVRO.</p>
<p style="text-align: right"><em>&#8220;Le #cose si rompono&#8221;. Pronunciare questa frasemi è costato molto e ho pagato, sia la frase che la cosa.</em></p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/host/files/2012/04/@giusynicosia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-634" src="http://www.ilpost.it/host/files/2012/04/@giusynicosia.jpg" alt="" width="361" height="378" /></a>Cose. In italiano più che in altre lingue si dice cose per dire quel che ho e quel che penso e quel che provo. Per gli stranieri è una fortuna: se non ti ricordi come si chiama un oggetto puoi dire quella cosa che fa e va e nessuno ti guarda come uno scemo. Come dementi gli italiani usano tante volte cose che ho sentito cose che voi di Host non potete neppure immaginare. Qualcosa di importante sta avvenendo in Italia e non passa inosservato. Le cose stanno prendendo il potere, si sono ammutinate allo spirito approfittando della nostalgia dei più anziani e del rigetto del passato da parte di giovani e rinnegati. Le cose sono state usate e si sono moltiplicate, ora hanno invaso i corpi, le famiglie, il Paese. Quando ero giovane, vent’anni fa, c’erano molte più persone; oggi molte più cose, e persone che si dividono in gruppi a seconda delle cose che usano. Cosa triste ma a me le cose non piacciono, le amo con prudenza e diffidenza, ho sempre l’impressione che una cosa sia il residuo del momento, fatto per diluire infinitamente le memorie di un attimo, fino a non sentire altro che il vuoto, ma forse è solo che non sono un romantico.</p>
<p>&#8212;-</p>
<p>Gli altri HostLeader: Alfonso Bongiorno, @gaia_amaral, @checcuzzo, @raffabai, @gianluca_borse, @poteriforti, @Lorenzalj, @Bambiblu1310, @agarorama, @FabrizioLambert, @Borgataro, @carmencen, @Memoriedifamigl, @fabiolamontixi, @taxwasp, @RenardeVoyage, @AURIFIO, LARENARD, DAVIDE4ROSES, AUSTRALOPITEKO, LUDOVICA, CAT5, PASSANTE</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le cose.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 10:05:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Qualunque cosa può essere uno strumento, disse Chigurh. Cose piccole. Cose che non noteresti neppure. Passano di mano in mano. La gente non ci fa caso. E poi un giorno si fanno i conti. E dopo niente è più come &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/host/2012/04/18/cose/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><a href="http://www.ilpost.it/host/files/2012/04/oggetti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-620" src="http://www.ilpost.it/host/files/2012/04/oggetti.jpg" alt="" width="610" height="343" /></a>“<em>Qualunque cosa può essere uno strumento, disse Chigurh. Cose  piccole. Cose che non noteresti neppure. Passano di mano in mano. La  gente non ci fa caso. E poi un giorno si fanno i conti. E dopo niente è  più come prima. Be&#8217;, uno dice. È solo una monetina. Per esempio. Non ha  niente di speciale. Di cosa potrebbe essere uno strumento? Vedi qual è  il problema. Che si separa l&#8217;atto dalla cosa. Come se le parti di un  certo momento della storia fossero intercambiabili con quelle di un  altro momento. Come potrebbe essere? Be&#8217;, è solo una monetina. Sì. È  vero. Siamo sicuri?</em>”<br />
Cormac McCarthy, <em>Non è un paese per vecchi</em></p>
<p>Oggi su Host vorremmo farvi parlare delle cose.</p>
<p>Cerchiamo racconti, riflessioni e pensieri sugli oggetti: gli strumenti che hanno fatto la storia, le cose che si tengono o si portano dietro per una vita, qualcosa a cui siete legati al di là della sua reale funzione.</p>
<p>Potete scrivere, postare le vostre fotografie o i vostri filmati su <a href="http://www.facebook.com/holden2.0">Facebook</a>, su Twitter usando l’hashtag <strong>#hostleader</strong>, oppure qui sotto nello spazio commenti.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-host/~4/kk8sSGD8AxA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>“Ricordi”, nei ricordi</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 13:29:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La prima HostLeader è @ElenaMarrassini: la sua è una storia, e ci sono tutti gli ingredienti di quella che è la materia del ricordo. Vi proponiamo il suo testo, che ha condiviso su Twitter: è un estratto del suo blog. &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/host/2012/04/13/ricordo-ricordi/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpost.it/host/files/2012/04/anziane.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-602" src="http://www.ilpost.it/host/files/2012/04/anziane.jpg" alt="" width="610" height="399" /></a>La prima <strong>HostLeader</strong> è @ElenaMarrassini: la sua è una storia, e ci sono tutti gli ingredienti di quella che è la materia del ricordo. Vi proponiamo il suo testo, che ha condiviso su Twitter: è un estratto del suo <a href="http://sensiblandi.wordpress.com/2012/01/30/lida/">blog</a>.</p>
<p>&#8220;Ma badate se pensavo di ritrovarmi dentro un pasticceria alle cinque di un pomeriggio congelato a pensare all’Ida. Deve essere perchè l’ho vista poco fa stesa sul suo ultimo letto, nella camera mortuaria n° 3 della Misericordia. Era tutta precisa l’Ida, preparata da mani sapienti, le solite cha quando preparano le bare lo fanno come fossero dei letti di quelli di lusso, degli albergoni barocchi. Era coperta da una specie di zanzariera color rosa pallido, come il velo delle spose di quelle più attente.</p>
<p>Ricordo che a mio nonno misero una fascia a tener chiusa la mandibola, prima di metterlo nel suo letto di lusso. Per la Ida invece niente fascia. Lei, la ricordo bene dietro al bancone della sua bottega, la mascella la teneva sempre serrata. Sempre in posizione battagliera era l’Ida, e col braccio destro piegato e rigido come i carabinieri quando hanno la mitraglietta ma lei no, c’aveva il dolore al braccio intirizzito, lei.</p>
<p>Un po’ era in guerra con Nello, il marito fornaio che si divorava i nostri libri di storia delle elementari. E quelli di scienze, pure, stando seduto davanti alla stufa a legna della cucina col pavimento in graniglia e appoggiandovi i piedoni numero quarantasei avvolti nei calzini grossi fatti a mano. Dalla Ida, probabilmente.</p>
<p>Un po’ era in guerra col mondo, l’Ida, secondo me. Con noi bambini però ci scherzava spesso. Fu lei a dare a mimì bambina, quando ancora io e mimì non ci si conosceva mica per bene, il soprannome di ‘socerina’, perchè parlava in continuazione e comandava; lo sport preferito dell’infanta mimì era infatti mettere in riga tutti i nipoti, maschi, dell’Ida e comandarli, organizzare i loro pomeriggi d’estate e non.</p>
<p>Era ma tosta, l’Ida. Ha lavorato un monte, dietro al banco e fuori. E c’aveva delle uscite buffe, l’Ida. Poi è invecchiata con rabbia, m’han detto. Pare che dal suo letto di inferma inveisse contro la figlia appellandola con aggettivi scurrili. Quando rientrava un po’ in sè poi la Carlina tornava ad essere la Carlina, la sua unica figlia, la cocca del babbo Nello che non c’è più.</p>
<p>Io non ce la facevo a non salutarla l’Ida.</p>
<p>E’ stata una icona della mia infanzia, dei nostri pomeriggi alla bottega, che quando non c’era nessuno si ciucciava il tubetto del latte condensato e una volta si sbagliò ed era pasta d’acciughe. Che schifo. E lei, ma che fate! E giù urli.</p>
<p>E’ stata una icona, davvero: femminista al punto giusto. Serva di nessuno, nonostante fosse nata nel 1920.&#8221;</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Gli altri HostLeader:<br />
@frankazone, @taxwasp, @PaolaLazz, @PaoBertani, @fabiolamontixi, @TorinoAnni10, @khiaretta81, @poteriforti, @Simonanics, @MartinThePlague, @Roby_Bindo, @poteriforti, @SaraDurantini, @matteotognocchi, @martina_germani, @CapaGira, @social4mic, @_anamcara, @chiscoforever, @FabrizioLambert, @MargheBlu, @MichelePerone, @Yodailmaestro, @Memoriedifamigl, @bookolico, @MariaBeatriceMB, Raphael Tassin de Montaigu, Ombretta Piana, franchetiello, transloffice, simona75, eugenioperotti, borgataro, milliampere.</p>
<p>Photo by Steve Eason/Hulton Archive/Getty Images</p>
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