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	<title>Ivan Scalfarotto</title>
	
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	<description>Vicepresidente del PD. Dopo 7 anni all’estero, ha fondato e dirige “Parks”, associazione di imprese per il Diversity Management. "Ma questa è la mia gente" è il titolo del suo ultimo libro</description>
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		<title>Dire di no</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 10:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza sanitaria parlamentari]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando vieni posto davanti a una discriminazione puoi fare due cose: calare il capo o dire di no. Quando il conducente dell&#8217;autobus le disse di cambiare posto, Rosa Parks avrebbe potuto portare ancora una volta pazienza. E invece disse di &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2013/05/15/dire-di-no/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando vieni posto davanti a una discriminazione puoi fare due cose: calare il capo o dire di no.</p>
<p>Quando il conducente dell&#8217;autobus le disse di cambiare posto, Rosa Parks avrebbe potuto portare ancora una volta pazienza. E invece disse di no, che lei sarebbe rimasta seduta in quel posto, perché la stanchezza delle sue gambe era uguale e identica alla stanchezza di qualsiasi altro passeggero di quell&#8217;autobus. Non cambiò posto e nel suo restare seduta affermò un principio che non valse solo per sé, ma per tutti quelli come lei.</p>
<p>Quando sono diventato deputato, mi è stato spiegato che ero sì un parlamentare, ma un pochino meno degli altri. Le mie prerogative erano quelle degli altri, meno qualcosa. Avrei potuto dire pazienza, risolvere in altro modo. E invece ho deciso di no. Ho deciso di <a href="http://www.ilpost.it/2013/05/15/lassistenza-sanitaria-integrativa-ai-conviventi-dei-deputati-gay/">chiedere che un parlamentare omosessuale non potesse che essere uguale a un parlamentare eterosessuale</a>. Come ogni cittadino omosessuale dev&#8217;essere uguale, in ogni circostanza, a un cittadino eterosessuale.</p>
<p>Questo era il mio compito, in rappresentanza dei milioni di cittadini italiani gay, lesbiche, bisessuali e trans (e non solo loro, perché i diritti violati di una minoranza sono i diritti violati di tutti): non calare la testa e non accettare di essere considerato uno inferiore ai miei pari. La polizza sanitaria estesa (a spese del parlamentare e senza aggravi di costo per l&#8217;erario) alla famiglia dei deputati gay e lesbiche è un precedente per il futuro.</p>
<p>Ogni cittadino o cittadina omosessuale che in futuro dovesse diventare parlamentare, sarà riconosciuto uguale in dignità rispetto ai suoi colleghi.</p>
<p>Mi si dice: ma non hai fatto altro che accettare l&#8217;estensione di un beneficio che non è riconosciuto alla generalità dei cittadini. Vero. Però mi pare veramente specioso l&#8217;approccio di chi, per tagliare i costi della politica, pensi di cominciare (guarda un po&#8217;) proprio dall&#8217;assistenza sanitaria dei soli parlamentari gay.</p>
<p>Se il tema è che i parlamentari guadagnano troppo, se debbano avere una polizza sanitaria o meno, questo è un problema distinto e separato che deve riguardare tutti i parlamentari. Chi pensa di cominciare con me, Zan o Lo Giudice sta in realtà dicendo che la nostra parità è un costo che non vale la pena sostenere. Perché questi diritti dei gay, diciamolo, in fondo sono un lusso. In momenti di crisi, vorremo mica occuparci anche di questi gay?</p>
<p>La Camera dei deputati, non il circolo del tennis, ieri ha affermato per la prima volta un principio sin qui negato: la piena uguaglianza tra i propri componenti, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale. Questa è la notizia. Ora, per coerenza, deve affermare la stessa cosa per tutti i cittadini. E il passo di ieri è una tappa importantissima in quella direzione.</p>
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		<title>Come se il mio voto fosse decisivo</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 18:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[voto di fiducia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra pochi minuti parteciperò al voto di fiducia al governo Letta, e voterò a favore. Parteciperò perchè la mia responsabilità di parlamentare è essere qui e prendere delle decisioni. Anche quando le decisioni sono difficili e laceranti, come quella di &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2013/04/29/come-se-il-mio-voto-fosse-decisivo/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra pochi minuti parteciperò al voto di fiducia al governo Letta, e voterò a favore. Parteciperò perchè la mia responsabilità di parlamentare è essere qui e prendere delle decisioni. Anche quando le decisioni sono difficili e laceranti, come quella di questa sera.</p>
<p>Voterò con lo stesso metodo che intendo utilizzare sempre, facendo come se il mio voto fosse il voto decisivo. Chiedendomi quali sarebbero le conseguenze, per la nazione che rappresento come parlamentare, se il mio voto fosse il voto dell’intera assemblea. Se il governo Letta oggi non ottenesse la fiducia. Così come mi sono chiesto in precedenza, <a href="http://www.ivanscalfarotto.it/2013/04/20/la-rielezione-di-giorgio-napolitano/">prima di esprimere il mio voto per Giorgio Napolitano</a>, cosa sarebbe successo all’Italia se quest’aula avesse clamorosamente bocciato, davanti agli occhi del mondo, anche il presidente della repubblica in carica.</p>
<p><a href="http://www.ciwati.it/2013/04/29/la-mia-personalissima-posizione/">Ho letto invece che il mio amico Pippo Civati non ci sarà</a>. Dice che non c’è stato dibattito, che siamo stati messi davanti al fatto compiuto, che chi ha vergognosamente impallinato Prodi era proprio qui che voleva portarci, alle larghe intese. Io dico che risalire alle cause che ci hanno portato al bivio di oggi, il bivio quotidiano e inevitabile di chi fa politica, è un esercizio pericoloso.</p>
<p>Perché a furia di risalire il fiume delle cause, si finisce col chiedersi se la vittoria di Bersani alle primarie non sia anch’essa una concausa di questa situazione. E se l’aver fatto venir meno l’appoggio alla sfida di rinnovamento da Matteo Renzi, alla luce degli eventi e della situazione di oggi, non sia stato un errore che ha poi contribuito a produrre tutti i disastri che sono venuti dalla “non vittoria” di febbraio.</p>
<p>Alla fine il compito di chi sta in parlamento è quello di farsi carico dei destini del Paese. Anche quando, nell’immediato, è impopolare. Io non posso pensare che Pippo voglia mandare l’Italia alle urne domani, con la stessa legge elettorale e il rischio di ritrovarci tra tre mesi esattamente al punto in cui siamo oggi. Penso che egli soffra e sia recalcitrante nel dover dare la fiducia a un governo fatto con le stesse persone che abbiamo combattuto fino ad oggi. Sofferenza che condivido con lui, e immagino di non essere il solo nel gruppo del PD.</p>
<p>Enrico Letta ha fatto però una buona squadra, date le circostanze, e ha tenuto un discorso molto buono quest’oggi. Il parlamento dovrà marcare stretto lui e la sua squadra e io cercherò nell’aula i voti per le leggi sui diritti civili che vorrei far approvare, usando le prerogative del potere legislativo. Perché, nonostante l’ottima nomina di Josefa Idem, non credo questo governo potrà darci le leggi europee che aspettiamo da anni. Ma se il governo farà tutto quello che ha annunciato, il Paese se ne gioverà di sicuro.</p>
<p>Certo, sarebbe stato meglio fare il governo del PD, con SEL e magari Scelta Civica. Oppure, in via subordinata, sarebbe stato meglio che M5S decidesse di usare i suoi voti per favorire il cambiamento invece di ritirarsi sull’Aventino. Ma non è andata così, e oggi il Paese è davanti a una scelta. O questo governo, o le elezioni. Che si stia dentro o si resti fuori dall’aula, non possiamo sfuggire dal farci carico, come parlamentari, della nostra quota parte di responsabilità.</p>
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		<title>Il lavoro di Enrico Letta</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 12:18:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Enrico Letta]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo governo]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[E così Enrico Letta sta lavorando, in una situazione che a me pare molto complicata. Da un lato l’eventualità (indispensabile, dice il Presidente Napolitano) di farcela a comporre un governo con gli avversari di sempre, dall’altra la sola possibilità di &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2013/04/25/enrico-letta/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E così Enrico Letta sta lavorando, in una situazione che a me pare molto complicata. Da un lato l’eventualità (indispensabile, dice il Presidente Napolitano) di farcela a comporre un governo con gli avversari di sempre, dall’altra la sola possibilità di elezioni anticipate. Subito, con questa legge elettorale, e con due mesi di campagna elettorale davanti mentre il paese va a picco.</p>
<p>Mi sbaglierò, ma Berlusconi ha tutto l’interesse a che il governo non nasca. Ci proverà a dire che il governo o si fa con i suoi falchi o non si fa. Così potrà sempre andare all’incasso nel ruolo dello “statista” che voleva fare il governo ma non ha potuto a causa dei nostri veti e tirar su, se le cose andassero come dicono gli ultimi sondaggi, il premio di maggioranza alla Camera. O addirittura tentare il colpaccio della vittoria piena con conseguente governo di legislatura, possibilmente con l’elezione del successore di Napolitano inclusa.</p>
<p>La mia speranza è che Letta riesca a mettere insieme una squadra di governo giovane e non compromessa con un passato che ha già fatto troppe vittime, Romano Prodi ultimo in ordine di tempo, per provare a fare alcune cose che non possono più aspettare: dalle riforme istituzionali alle misure per rilanciare l’occupazione.</p>
<p>Chi si augura il naufragio del lavoro di Enrico dovrebbe anche spiegare cosa succederebbe poi, alla sinistra e al paese.</p>
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		<title>Dalla Camera</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 10:40:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[franco marini]]></category>
		<category><![CDATA[presidenza della repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[quirinale]]></category>

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		<description><![CDATA[Approfitto dell’attesa del mio turno di votazione per spiegare dall’interno cosa sta succedendo qui. Nelle prime tre votazioni è necessario raggiungere i due terzi dei suffragi, e dunque arrivare a 672 voti, che è una soglia molto elevata. In queste &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2013/04/18/dalla-camera/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Approfitto dell’attesa del mio turno di votazione per spiegare dall’interno cosa sta succedendo qui. Nelle prime tre votazioni è necessario raggiungere i due terzi dei suffragi, e dunque arrivare a 672 voti, che è una soglia molto elevata. In queste tre votazioni in campo si collocano un attacco e una difesa: l’attacco è composto da chi ha fatto l’accordo su un nome e la difesa da chi quell’accordo non vuole si realizzi. La preferenza espressa da chi gioca in difesa è praticamente irrilevante, perché ogni altro nome nelle prime tre votazioni non ha alcuna possibilità di essere eletto. In pratica, nei primi tre turni di voto, e in particolare nel primo, il voto sarà un referendum su Marini. O per lui, o contro di lui. Votare Rodotà, Bonino o bianca è praticamente la stessa cosa: dato che nessun altro può arrivare alla quota dei due terzi, qualsiasi opzione ha il solo fine di impedire che Marini raggiunga il fatidico seicentosettantaduesimo voto. Chi gioca in difesa, dunque, ha il solo obiettivo di giungere al quarto scrutinio. In quella sede il Presidente della Repubblica si elegge con la maggioranza del 50% più uno dei voti, si riparte da zero e a quel punto i giochi si riaprono con maggiori probabilità per tutti i candidati.</p>
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		<title>La miglior presidente</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2013/04/16/emma-bonino-presidente-repubblica/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 05:33:30 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Emma Bonino]]></category>
		<category><![CDATA[presidenza della repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[qurinale]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima che si facciano ufficialmente i nomi che il PD sosterrà per il Quirinale, ci sono alcuni requisiti che io credo sarebbe auspicabile trovare in una candidatura: 1. Esperienza istituzionale 2. Profilo internazionale 3. Autorevolezza all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea 4. Potenziale &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2013/04/16/emma-bonino-presidente-repubblica/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima che si facciano ufficialmente i nomi che il PD sosterrà per il Quirinale, ci sono alcuni requisiti che io credo sarebbe auspicabile trovare in una candidatura:</p>
<p>1. Esperienza istituzionale<br />
2. Profilo internazionale<br />
3. Autorevolezza all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea<br />
4. Potenziale accettabilità del nome da parte di tutti gli schieramenti<br />
5. Popolarità presso gli italiani<br />
6. Genere femminile</p>
<p>Magari mi sbaglio, ma l&#8217;unica che mi pare rispondere a tutti i requisiti è Emma Bonino. </p>
<p>Ha fatto il ministro, il commissario europeo e il vicepresidente del Senato, sempre con grande competenza, senso dell&#8217;istituzione, equilibrio e rispetto da parte di tutti. </p>
<p>Conosce le lingue e il mondo, molto bene il cruciale mondo arabo. La sua esperienza come commissaria europea è ricordata molto positivamente e avrebbe dunque le chiavi per presentarsi in Europa ottenendo rispetto e ascolto. </p>
<p>Non è perfetta per nessuna delle parti, ma non dovrebbe subire nessun veto se si considera che è stata nominata alla Commissione da Berlusconi, ha fatto il ministro con Prodi, è grande amica di Monti e che è nel &#8220;listino&#8221; di Grillo. Potrebbe dunque essere eletta comodamente al primo scrutinio. </p>
<p>È poi in testa a tutti i sondaggi di opinione, e sarebbe dunque un modo per la politica di ascoltare finalmente la voce del paese. </p>
<p>È una donna, e rappresenterebbe al Colle le cittadine del nostro paese, portando al Quirinale un punto di vista spesso negletto e mai totalmente rappresentato.</p>
<p>Insomma, Emma Bonino avrebbe tutti i requisiti per farcela.  </p>
<p>E quindi, probabilmente, non ce la farà.</p>
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		<title>La prigione di Angelo Rizzoli, e le prigioni</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 13:08:02 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[angelo rizzoli]]></category>
		<category><![CDATA[carceri]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa mattina sono stato molto colpito dall’articolo sulla vicenda di Angelo Rizzoli, firmato da Corrado Zunino sulla prima pagina di Repubblica. Rizzoli è ricoverato nel padiglione penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini di Roma dal 14 febbraio, in custodia cautelare, per bancarotta &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2013/03/20/la-prigione-di-angelo-rizzoli-e-le-prigioni/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina sono stato molto colpito dall’articolo sulla vicenda di Angelo Rizzoli, firmato da Corrado Zunino sulla prima pagina di Repubblica. Rizzoli è ricoverato nel padiglione penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini di Roma dal 14 febbraio, in custodia cautelare, per bancarotta fraudolenta. Il problema è che Rizzoli è in condizioni di salute molto precarie a causa di una sclerosi multipla da cui è affetto da quando era ragazzo, malattia che gli ha procurato una serie di complicazioni come il diabete, da cui sono derivati l’insufficienza renale e un infarto.</p>
<p>Finito di leggere l’articolo ho pensato che la politica non può limitarsi a votazioni, scazzi personali e tagli di spese di rappresentanza. E mi sono ricordato che da 5 giorni, in quanto parlamentare, posso visitare le carceri di questo nostro paese. Carceri che, come ha ben ricordato la nostra presidente Laura Boldrini nel suo discorso d’insediamento, sono luoghi in cui i detenuti vivono in condizioni spesso disumane e degradanti.</p>
<p>Così ho preso la metro fino a Tiburtina e poi un taxi fino al Pertini. Ho suonato al campanello del padiglione penitenziario, mi sono qualificato e mi hanno aperto. Sono stato accolto da un agente estremamente cortese che mi ha chiesto il tesserino di parlamentare – che non apre evidentemente solo le porte delle tribune VIP degli stadi, come pare di capire dai giornali in questi giorni -, mi ha fatto lasciare le mie cose in un armadietto e mi ha condotto a fare un giro per la struttura.</p>
<p>È un ospedale. Un ospedale con i cancelli alle porte delle stanze, ma pur sempre un ospedale. Ci sono 15 pazienti detenuti, uomini e donne. La particolarità è che non sono concentrati lì per tipo di malattia, come avviene negli altri reparti, ma sulla base della loro condizione personale di detenuti. Sono poi gli specialisti a ruotare a seconda delle patologie dei degenti. L’ospedale è pulito, le stanze grandi. In ogni stanza un solo paziente. Le sbarre, manco a dirlo, alle finestre.</p>
<p>Quando siamo arrivati davanti alla stanza di Rizzoli, hanno aperto il cancello blu con una pesante chiave dorata. Sono entrato e mi sono presentato. “Dottor Rizzoli, come sta? Sono Ivan Scalfarotto”. Mi ha detto che mi conosceva, mi ha fatto le congratulazioni per l’elezione. Mi ha invitato a sedere. Gli ho detto che avevo letto la sua intervista sul giornale di questa mattina e mi ha guardato strabuzzando gli occhi, perché non aveva rilasciato alcuna intervista. E poi non può leggere i quotidiani. Così abbiamo ricostruito, come del resto Zunino dice anche nel testo del suo articolo, che in realtà il testo è stato il frutto della conversazione che Rizzoli ha avuto con il garante dei diritti dei detenuti, Avvocato Angiolo Marroni.</p>
<p>Abbiamo parlato per una mezz’ora. Rizzoli è allettato per ventiquattro ore al giorno, paralizzato da tutto il lato destro. Viene messo su una sedia a rotelle per qualche decina di minuti al giorno, ma non può muoversi perché non può far girare la ruota col braccio destro che non funziona. Non può alzarsi perché non può avere un bastone a disposizione a causa del regolamento carcerario che, ovviamente, non lo prevede. Per fortuna non ha problemi di decubito perché il materasso è quello giusto. Il tema è che le condizioni della sclerosi multipla si aggravano se non viene fatta un’apposita fisioterapia, che in una struttura penitenziaria non può essere fatta. E anche le condizioni dei reni stanno peggiorando.</p>
<p>L’ho trovato sereno, dice che lo trattano bene. Non me ne sono stupito, davvero la struttura e il personale mi sono sembrati efficienti e professionali. Però mi ha detto anche che nei quaranta giorni in cui è stato ricoverato, dal giorno dell’arresto, è stato interrogato solo una volta, e frettolosamente.</p>
<p>Ora io non sono né un giudice né un medico. Ma mi ha fatto impressione vedere un uomo di quell’età e in quelle condizioni di salute essere rinchiuso in una struttura carceraria. Per la mia mente, per la mia coscienza, per la mia lontana ma amatissima formazione giuridica, la libertà personale dovrebbe essere qualcosa di cui non essere privati mai, salvo che non sia assolutamente indispensabile. Con gli occhi del profano, e senza voler entrare nel merito, non posso non dire che la situazione di Angelo Rizzoli mi è sembrata abnorme. L’attesa di 40 giorni per un interrogatorio che confermasse la necessità di lasciarlo dov’è ora, mi è sembrata troppo lunga. Ho la massima fiducia nel lavoro dei giudici, ma devo dire che non sarei stupito se a Rizzoli fossero riconosciuti rapidamente almeno gli arresti domiciliari. A me non pare, in tutta coscienza, che la situazione sia sostenibile ancora molto a lungo.</p>
<p>Concludo questo post anticipando subito l’osservazione di chi mi dirà che anche Rizzoli è uno della casta e io sono andato a trovare un riccone e non un povero Cristo. Negli ultimi giorni mi è già stata rimproverata la simpatia (nel senso tecnico dell’immedesimazione) con Giusy Versace, priva delle gambe, perché di cognome si chiama Versace e quindi (testuale) “lei sì che può permettersi venti protesi”. Poi ho sentito criticare Laura Boldrini perché figlia di buona famiglia e raccomandata e, si sa, i raccomandati si fanno mandare di corsa in Ruanda a occuparsi di profughi. Oggi non mi stupirei di essere rimproverato per essere andato a trovare un ex editore dal nome importante.</p>
<p>Rispondo dunque che mi piacerebbe essere dovunque si possa sollevare un problema. E se il problema si può affrontare andando a trovare Angelo Rizzoli, io ci andrò tutte le volte che serve. Così come non mi farò togliere la grazia di sentirmi ispirato dalla gioia di vivere di Giusy Versace. E non smetterò di commuovermi pensando che Laura Boldrini è la Presidente della Camera. Indipendentemente da chi sono e da dove vengono. Perché spero in mondo migliore e non mi farò fregare dall’incazzatura generale che sento intorno a me. Che è legittima, per carità, ma non è un terreno sul quale partire per ricostruire.</p>
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		<title>La legge com’è scritta</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 07:55:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quest’oggi la bravissima impiegata della Camera che ha proceduto alla mia accoglienza mi ha spiegato che i deputati sono, tra l’altro, tenuti a versare all’amministrazione una somma di 500 e più euro ogni mese. Con questa somma si paga – &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2013/03/14/la-legge-come-scritta/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest’oggi la bravissima impiegata della Camera che ha proceduto alla mia accoglienza mi ha spiegato che i deputati sono, tra l’altro, tenuti a versare all’amministrazione una somma di 500 e più euro ogni mese.</p>
<p>Con questa somma si paga – come del resto avviene in molte aziende in molti settori produttivi (per esempio credito, editoria, e ai dirigenti in generale) – l’adesione a una polizza sanitaria obbligatoria per se stessi che, se lo si desidera, è estensibile alla famiglia convivente: coniuge o convivente more uxorio e figli. Avete capito bene: il parlamento non approva una legge sulle coppie di fatto, ma prevede che la cassa sanitaria sia aperta ai conviventi. È esattamente una delle cose di cui voglio occuparmi da deputato.</p>
<p>In ogni caso, quando ho detto che il mio “convivente more uxorio” si chiama Federico, è stato subito chiaro che qualcosa non andava. Infatti l’impiegata ha chiamato un’altra, sempre gentilissima, impiegata. E questa ha chiamato un, sempre gentilissimo, funzionario della Camera. Gentilezze a parte, non c’è stato nulla da fare. Infatti, la lettura che alla Camera danno del testo del regolamento è che si debbano leggere, dopo le parole “more uxorio”, le parole “purché del sesso opposto” che però non sono scritte da nessuna parte.</p>
<p>Ho dovuto quindi scrivere una lettera all’Ufficio di presidenza della Camera, nella quale chiedo – fondamentalmente e semplicemente – che si applichi il regolamento com’è scritto sulla carta.</p>
<p>Questo il testo della mia lettera:</p>
<blockquote><p>All’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati</p>
<p>​Con la presente sono a richiedere a codesto Ufficio di Presidenza l’iscrizione all’Assistenza Sanitaria Integrativa del mio convivente more uxorio.</p>
<p>​Sottopongo a Voi tale richiesta in quanto mi è stato specificato che l’articolo 2 del Regolamento ASI è normalmente interpretato nel senso che alle parole “more uxorio” debbano essere aggiunte le parole “del sesso opposto”, che però non appaiono nel testo.</p>
<p>​Ritengo che questa interpretazione esclusiva sia irragionevole, dato che è ormai pacifico in giurisprudenza che il “convivente more uxorio” sia da considerarsi tanto il convivente dello stesso sesso che del sesso opposto. Si vedano a proposito le recenti sentenze sull’argomento del Tribunale di Milano e della Corte di Appello di Milano, che mi riservo di produrre a Vostra richiesta, nella vertenza che ha opposto un dipendente di banca al suo datore di lavoro per l’iscrizione del convivente alla Cassa Sanitaria Aziendale.</p>
<p>​Voglio però anche significarvi lo stato di disagio e finanche di umiliazione che dover inoltrarvi questa richiesta mi comporta.</p>
<p>Il fatto che la Camera dei deputati della Repubblica Italiana adotti in via preventiva un’interpretazione ispirata a un criterio discriminatorio e non si orienti invece semplicemente a una più fedele interpretazione del testo – che peraltro darebbe il senso di una doverosa, secondo me, prevalenza di un principio di inclusione e del rispetto dei nostri valori costituzionali di uguaglianza – mi delude e mi angustia, come cittadino e parlamentare.</p>
<p>Sono certo che vorrete riscontare questa mia con cortese sollecitudine, posto che, nella scorsa legislatura, una richiesta analoga è rimasta pendente presso l’Ufficio di Presidenza fino allo scioglimento delle Camere.</p>
<p>Vi saluto per il momento con ogni cordialità.</p>
<p>On. Ivan Scalfarotto</p></blockquote>
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		<title>Teresa e gli altri ragazzi</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 15:12:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[assemblea costituente]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa Mattei]]></category>

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		<description><![CDATA[Le coincidenze della storia vogliono che Teresa Mattei ci abbia lasciato proprio poche ore prima dell’inaugurazione delle nuove Camere. Teresa Mattei fu la più giovane delle costituenti, aveva solo 25 anni, ed era l’ultima donna superstite tra gli italiani e &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2013/03/13/teresa-e-gli-altri-ragazzi/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le coincidenze della storia vogliono che Teresa Mattei ci abbia lasciato proprio poche ore prima dell’inaugurazione delle nuove Camere. Teresa Mattei fu la più giovane delle costituenti, aveva solo 25 anni, ed era l’ultima donna superstite tra gli italiani e le italiane, spesso molto giovani, che disegnarono i fondamenti della nostra repubblica democratica e antifascista.</p>
<p>Spero che la sua vita e il suo esempio siano fonte di ispirazione per tutti noi che ci accingiamo ad entrare nel Parlamento. Che in questo momento così difficile, in cui la tensione politica e sociale sembra riflettersi sui cardini stessi della nostra vita istituzionale, il ricordo di una generazione che seppe costruire un grande Paese a partire dalle sue macerie conduca ciascuno di noi, deputati e senatori, a operare avendo nella mente l’esclusivo interesse della Repubblica e dell’Italia.</p>
<p>Come Teresa e i ragazzi della sua generazione, tanti anni fa, in quegli stessi palazzi.</p>
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		<title>Una mossa strategica</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 11:30:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con l’occhio di uno che ha lavorato per tanto tempo nel campo delle organizzazioni, mi viene da dire che, con le dimissioni, Benedetto XVI si è assicurato la massima continuità rispetto al futuro. Un capo che passa le deleghe operative, &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2013/02/11/una-mossa-strategica/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’occhio di uno che ha lavorato per tanto tempo nel campo delle organizzazioni, mi viene da dire che, con le dimissioni, Benedetto XVI si è assicurato la massima continuità rispetto al futuro. Un capo che passa le deleghe operative, restando nel contempo in azienda, è un capo che vuole assicurarsi un controllo sul funzionamento dell’organizzazione per un lungo tempo. Se un conclave a papa morto può sempre riservare delle sorprese, infatti, un conclave con il vecchio papa vivente non credo potrà concedersi grandi aperture. Il successore di Benedetto XVI non potrà essere uno non gradito al pontefice “uscente”. E il successore dovrà confrontarsi, fino alla scomparsa di uno dei due, con la presenza di un ex pontefice estremamente autorevole sul piano dottrinario (è pur sempre un ex capo dell’ex Sant’Uffizio) e magari lo stesso che lo ha creato cardinale. I vaticanisti diranno meglio di me, ma dal punto di vista organizzativo mi pare una mossa sorprendente, sì, ma estremamente efficace dal punto di vista strategico.</p>
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		<title>Diritti civili: il punto di crisi del “Modello Monti”</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2012 16:00:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quello che mi sento di dire dopo aver ascoltato la conferenza stampa di Mario Monti è che moltissime delle cose che il Senatore a vita dice appartengono in qualche modo al patrimonio del Partito democratico, anche se evidentemente non è &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/12/23/diritti-civili-il-punto-di-crisi-del-modello-monti/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che mi sento di dire dopo aver ascoltato la conferenza stampa di Mario Monti è che moltissime delle cose che il Senatore a vita dice appartengono in qualche modo al patrimonio del Partito democratico, anche se evidentemente non è in quelle cose che si esaurisce la pluralità delle idee che vivono nel PD. In tutta onestà penso che fino a che non sarà dimostrata la sua impossibilità materiale, i riformisti farebbero bene a continuare a votare e sostenere il Partito Democratico e a lavorare perché quelle idee che oggi sono probabilmente minoritarie nel PD diventino quanto prima maggioritarie. Questo aiuterebbe non solo il partito, ma anche il sistema politico nel suo complesso, evitando una proliferazione di schieramenti che i paesi che il senatore Monti assume a modello non conoscono.</p>
<p>Ha ragione infatti Monti quando dice che, ancora prima che tra la destra e la sinistra, esiste oggi una dialettica tra chi spinge per il cambiamento e per l’Europa e chi invece tende a tenere posizioni più conservatrici e meno europeiste. Mi chiedo però se la soluzione sia lasciare ai conservatori di ogni parte tutto il campo disponibile nei partiti tradizionali invece che cercare di far avanzare il cambiamento dentro gli schemi che conosciamo, che comunque non possono essere improvvisamente cancellati. Insomma, io credo che esistano una sinistra e una destra modernizzatrici e una sinistra e una destra conservatrici ed è difficilmente sostenibile uno schema per cui tutti i modernizzatori – di destra e di sinistra – possano trovare rifugio dietro a Monti, senza intruppare alla fine tutti su un centro privo di una sua identità.</p>
<p>Faccio un esempio molto chiaro perché finché parliamo solo di economia il modello teorico suggerito da Monti non trova un punto di crisi che invece è evidentissimo ai miei occhi. Il punto di crisi sta nei diritti delle persone omosessuali o anche nel fine vita, temi che la politica in Italia non è ancora stata in grado di gestire. A voler seguire lo schema-Monti, dividendo con l’accetta i conservatori da coloro che si definiscono modernizzatori, è chiaro che i modernizzatori dovrebbero essere pro matrimonio gay, per esempio. La modernità va in quella direzione e in quella direzione va l’Europa, secondo addendo dell’addizione (modernizzazione + Europa, appunto) di cui ha parlato oggi il Presidente del Consiglio. Ora chiedo: Monti e i suoi, sui temi etici, sarebbero davvero dei modernizzatori? Casini, Riccardi, Olivero, sarebbero così coerenti nel progetto di modernizzazione del paese da consentire alle famiglie omosessuali di ottenere la piena dignità che è loro riconosciuta in tutti i paesi che Monti prende ad esempio per la sua azione di governo? Non si corre dunque il rischio di fare dell’appartenenza religiosa e dell’ossequio ai suoi dettami l’unico comune denominatore di questa massa indistinta, ottenendo alla fine tutto il contrario che la modernizzazione della società italiana?</p>
<p>Gli assi su cui si muove la modernità devono essere necessariamente e contemporaneamente due: diritti civili e diritti sociali. E, se si vuole essere liberali e modernizzatori per davvero, bisogna sapersi muovere verso l’innovazione contemporaneamente su entrambi i fronti. Più facile e logico nel Partito democratico, io penso, che in nessun altro partito o schieramento del panorama politico italiano.</p>
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