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	<title>Ivan Scalfarotto</title>
	
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	<description>Vicepresidente del PD. Dopo 7 anni all’estero, ha fondato e dirige “Parks”, associazione di imprese per il Diversity Management. "In nessun paese" è il titolo del suo ultimo libro</description>
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		<title>Un nuovo megafono per Pizzarotti</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 11:10:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[amministrative 2012]]></category>
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		<category><![CDATA[Federico Pizzarotti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Doria]]></category>
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		<description><![CDATA[I fatti mi smentiranno, ma secondo me a Parma la battaglia per il sindaco sarà dura. Io credo che il successo di Grillo ieri sia una mortificazione, meritatissima, per la politica. Soprattutto per la destra, che io credo sia la &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/05/08/elezioni-parma-beppe-grillo/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I fatti mi smentiranno, ma secondo me a Parma la battaglia per il sindaco sarà dura. Io credo che il successo di Grillo ieri sia una mortificazione, meritatissima, per la politica. Soprattutto per la destra, che io credo sia la parte che dell&#8217;irruzione di Grillo ha sofferto di più. Comunque, un segnale preoccupante. Non certo per i nostri concittadini che si sono candidati nelle liste di Grillo, ma per il modo in cui lo stesso Grillo si propone e per le cose che dice. &#8220;È il nostro megafono&#8221;, dicono i suoi. Un megafono molto peggiore di chi lo maneggia, ho pensato ieri vedendo il parmigiano Pizzarotti in televisione. Però mi sono chiesto: se Pizzarotti avesse voluto impegnarsi in politica nel modo &#8220;tradizionale&#8221;, entrando cioè in un partito politico, oggi che chance avrebbe di essere dov&#8217;è? E Marco Doria, che con Grillo non c&#8217;entra nulla ma ieri in televisione diceva chiaramente di non appartenere a nessun partito ma di riconoscersi nella coalizione? </p>
<p>Secondo me la soluzione all&#8217;antipolitica c&#8217;è, eccome se c&#8217;è: basta dar nuova linfa alla politica. Andare a trovarci i Pizzarotti (e i Doria) che ci sono nel nostro paese (e anche, defilati, nei nostri partiti) ed essere una possibilità concreta anche per loro. E chiedere a chi ha gestito la cosa pubblica fino ad oggi di fare un passo indietro. Senza processi sommari, solo spiegando che non è materialmente possibile chiedere ai nostri concittadini di dare fiducia a una classe dirigente che &#8211; a torto o a ragione, probabilmente a ragione &#8211; identificano in un sistema che non ha più credibilità. Questo vale per la destra ridotta al lumicino ma vale anche per noi. Un sistema politico forte si regge solo su due gambe forti e la polverizzazione di questo voto, sebbene abbia in qualche modo salvato il PD, comunque ci lascia in un sistema monco e squilibrato. Uno scenario non praticabile per una grande democrazia occidentale di stampo liberale. Questo mi pare semplicemente il momento di dare una nuova vita ai partiti, rinnovandone subito radicalmente le classi dirigenti e modificandone in modo visibile i comportamenti, a partire dai costi.</p>
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		<title>Far politica senza un senso del futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 09:06:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[articolo 18]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accordo sulla riforma del mercato del lavoro è stato, io credo, il capolavoro della strategia negoziale di Mario Monti. Come accade nelle migliori trattative sindacali, in questo caso Monti ha sparato altissimo con la prima bozza e poi ha chiuso al punto dove, secondo me, pensava di chiudere sin dal principio. Con una riforma del lavoro che nessuno aveva mai sognato di poter nemmeno nominare, né da destra né da sinistra. Alla fine ci troviamo con una riforma certamente non perfetta che però qualcuno doveva fare e che in qualche modo è fatta. </p>
<p>Continuo a pensare tuttavia che le proposte di Pietro Ichino sarebbero state più tutelanti sia per i lavoratori stabili (la flexsecurity ichiniana si sarebbe applicata solo ai nuovi ingressi) che per i neoassunti (che avrebbero trovato protezioni molto più efficaci contro il precariato con un contratto unico). È stata una superba idiozia quella di aver tacciato per anni Ichino e chi la pensava come lui di essere &#8220;di destra&#8221;, senza capire che la destra vera è quella &#8211; l&#8217;abbiamo vista in questi giorni all&#8217;opera &#8211; che vuole continuare ad avere forme di precariato che consentano alle imprese di usare il lavoro come carne da cannone. Viene dunque oggi da chiedersi se sia stato &#8220;di sinistra&#8221;, non avendo autonomamente messo mano alla riforma, essersi resi complici di quella stessa destra o se non fosse invece &#8220;di sinistra&#8221; il tentativo di Ichino, Boeri, Garibaldi &#038; c., che hanno cercato di trovare modalità che realisticamente e concretamente si materializzassero in diritti e dignità per chi lavora.</p>
<p>E io credo che qui si sia visto anche un limite pesante delle nostre ali politiche, che sono state costrette a giocare un ruolo talmente previsto dal copione da essere ormai ai limiti dello stereotipo. Noi del PD abbiamo sostanzialmente abbracciato la causa dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato e il PdL quella degli industriali. Così facendo abbiamo tenuto in vita la classica contrapposizione tra capitale e lavoro e abbiamo perso due formidabili occasioni. Il PD, accettando di aumentare le flessibilità in entrata per diminuire un minimo quella in uscita, ha perso la chance di farsi portabandiera dei diritti dei giovani, che invece sono stati alla fine considerati merce di scambio al fine di ottenere maggiori garanzie per i lavoratori già sotto contratto a tempo indeterminato. Il PdL, invece, fiancheggiando quella parte di imprese che tifa per la totale deregulation all&#8217;ingresso, ha perso l&#8217;opportunità storica di farsi portatore di una nuova cultura imprenditoriale: quella che considera il capitale umano aziendale non come un limone da spremere ma come la più strategica delle risorse aziendali. </p>
<p>Se insomma SeL, IdV e Lega che in questo processo di riforme hanno rappresentato in modo puro e semplice le istanze del &#8217;900 (immagino Di Pietro stia già organizzando un viaggio di partito a Berlino con mattoni, cazzuola e calcestruzzo) anche i partiti che hanno contribuito alla trattativa hanno dimostrato in modo plastico che il mondo nuovo non ha una gran rappresentanza, almeno non dalle forze politiche come le conosciamo oggi. La rappresentazione del lavoro che abbiamo avuto in questi giorni, anche dalle televisioni e dai giornali, è stata sostanzialmente corrispondente con quella del lavoro metalmeccanico in fabbrica: abbiamo visto cantieri navali, fabbriche automobilistiche, impianti di produzione di beni di consumo. Di lavoro intellettuale free-lance nessuno ha parlato, nessuno ha parlato del praticantato negli studi professionali o del precariato nei call center, nessuno ha parlato della nostra emigrazione intellettuale. Nessuno ha parlato di nuove forme imprenditoriali in rete, nessuno ha mai parlato di tecnologia. Si sono visti un sacco di bulloni ma pochissimi chip sia dalle parti di Santoro che da quelle di Formigli. L&#8217;intera rappresentazione del mondo del lavoro per com&#8217;è e per come sarà più avanti in questo secolo è completamente mancata.</p>
<p>In questo senso la bistrattatissima Fornero, che invece andrebbe applaudita per aver compiuto un tipico caso di “mission impossible”, mi è sembrata molto più preoccupata di disegnare un quadro che resistesse al passaggio del tempo di altri, più chiaramente concentrati sulla&#8217;&#8221;ora e subito&#8221;. Nell&#8217;agenda del 2013 resta dunque un problema strutturale della politica italiana: quello di essere uno strumento di gestione di una società che cambia molto più velocemente di quanto probabilmente non si veda da Montecitorio e che è destinata a cambiare ancor più velocemente in futuro. </p>
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		<title>Una riforma frutto delle proposte democratiche</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 09:04:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[elsa fornero]]></category>
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		<description><![CDATA[Se lasciamo per un attimo da parte la nuova disciplina dei licenziamenti fondati su ragioni economiche e organizzative è fuor di dubbio che il mercato del lavoro disegnato dalla riforma Fornero è un mercato del lavoro migliore e più civile &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/03/22/riforma-lavoro-fornero/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se lasciamo per un attimo da parte la nuova disciplina dei licenziamenti fondati su ragioni economiche e organizzative è fuor di dubbio che il mercato del lavoro disegnato dalla riforma Fornero è un mercato del lavoro migliore e più civile della giungla cui siamo stati abituati. Aumenta il costo dei contratti a termine, si restringe l’applicabilità dei contratti a progetto (peccato non essere riusciti ad arrivare al contratto unico), le false partite Iva vengono finalmente messe sotto osservazione e, speriamo, smascherate.</p>
<p>Questo comporta anche che l’estensione della reintegrazione nel caso di licenziamento discriminatorio coprirà non solo i dipendenti di aziende con meno di 15 addetti ma anche tutti coloro che nel vecchio sistema sarebbero stati precari a lungo termine senza tutela alcuna. Questa estensione è un passo veramente storico: giovani e anziani, donne e persone di colore, disabili e gay, comunisti e buddisti non potranno essere licenziati per il solo fatto di essere ciò che sono.</p>
<p>È un passo storico perché riconosce che anche nella categoria “lavoratori” esistono persone più soggette a un rischio di discriminazione e dunque meritevoli di specifiche tutele. Una novità assoluta per l’Italia, dove le cause per discriminazione sono state fino ad oggi un fenomeno molto raro e la cultura del <em>diversity management</em> è ancora ai suoi albori. Dalla riforma, inoltre, si comincia ad intravedere anche il disegno di una società dove i carichi di assistenza e cura familiare non devono cadere solo sulle spalle delle donne e dove i giovani non devono dipendere dai genitori fino a quarant’anni. A cominciare dall’abrogazione dell’odiosa norma sulle dimissioni in bianco, passando per il congedo di paternità obbligatorio, fino ad arrivare al sacrosanto principio che non si debba mai lavorare gratis e che uno stage è uno stage solo se chi lo fa è uno studente, non se è un laureato o un diplomato al termine degli studi.</p>
<p>Tutto bene, ma con un prezzo assai salato. Che, causa l’enorme ritardo con cui questa riforma arriva, sui licenziamenti economici o organizzativi anche il tanto bistrattato Ichino – uno cui la storia alla fine tende a dar ragione – pare un agnello. Il punto che mi pare più pesante è infatti quello dell’immediata applicabilità della riforma dell’articolo 18 a tutti i contratti, anche quelli esistenti.</p>
<p>Tutte le proposte fin qui presentate dal Pd – perché il Pd, diciamolo con chiarezza, è l’unica forza che abbia fatto della seria elaborazione su questi temi e quasi tutti i punti recepiti nella riforma vengono dal lavoro dei parlamentari e degli esperti democratici, di tutte le sensibilità e culture – prevedevano la salvaguardia dei diritti acquisiti dai contratti in essere e l’applicazione delle nuove norme solo ai nuovi ingressi nel mercato del lavoro.</p>
<p>Abbiamo purtroppo traccheggiato, bloccati dai veti contrapposti per anni, senza mai riuscire ad arrivare a una conclusione e il risultato è questo. Si fosse fatta questa benedetta riforma dieci anni fa, avremmo potuto testare le nuove regole in un momento economicamente meno drammatico e oggi saremmo già abbondantemente nel nuovo regime, con tutti gli aggiustamenti necessari già fatti nel corso degli anni. Proprio per questo non credo che oggi il Pd debba essere in imbarazzo davanti a queste novità che, non dobbiamo dimenticarlo, sono state sottoscritte da due dei tre maggiori sindacati nazionali.</p>
<p>È una riforma che mette l’Italia assolutamente in linea con il resto d’Europa – e lo dico per esperienza diretta, essendomi occupato per anni di lavoro dall’estero – e si capisce bene perché la Bce e i mercati ce la chiedessero a viva voce. Con questa disciplina sarà più semplice per le imprese programmare il fabbisogno di lavoro e per gli investitori stranieri pianificare gli investimenti nel nostro paese. È un passo importante, dunque. Bisognerà che a questo passo si aggiungano quelle misure che favoriscono la crescita economica e facciano dell’Italia un paese davvero attrattivo per i capitali stranieri: infrastrutture, lotta alla corruzione e alle criminalità, diminuzione della burocrazia, diffusione della rete in tutte le zone del paese sono misure indispensabili. E bisognerà anche fare in modo che le misure di protezione, di sostegno e di formazione continua per chi resta senza lavoro garantiscano quella security che è presupposto indispensabile per sostenere la flessibilità senza le tensioni sociali che cancellerebbero ogni effetto positivo sulla nostra competitività.</p>
<p>Bisogna inoltre che questa riforma introduca un nuovo schema, anche culturale, delle relazioni industriali: dobbiamo tutti capire che in questo mondo e in questo secolo non c’è più spazio per una contrapposizione tra capitale e lavoro. Possiamo crescere e prosperare solo se coloro che lavorano e coloro che offrono lavoro saranno in grado di diventare un sistema integrato, efficiente e nel quale ciascuno può trovare mutue occasioni di sviluppo e di successo. Gli imprenditori valorizzando appieno le professionalità elevatissime che il nostro lavoro è in grado di offrire e considerando il capitale umano delle proprie aziende non come un limone da spremere ma come la risorsa strategica più importante. I lavoratori sentendosi sempre più autori e compartecipi del successo delle proprie aziende, successo che rappresenta non un illegittimo arricchimento ma il migliore ammortizzatore sociale cui si possa pensare.</p>
<p>Siamo tutti parte di un unico sistema Italia chiamato a competere con paesi vicini e lontanissimi e possiamo vincere la sfida solo insieme: questa in fondo è la ragione stessa per cui abbiamo creato il Partito democratico, il partito nato per parlare a tutti gli italiani.</p>
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		<title>Un paio di ragioni per cui sto nel PD</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 10:04:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[fabrizio ferrandelli]]></category>
		<category><![CDATA[palermo]]></category>
		<category><![CDATA[primarie palermo]]></category>
		<category><![CDATA[rita borsellino]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono davvero un fan di Ferrandelli e continuo a pensare che la candidatura di Rita Borsellino a sindaco di Palermo avrebbe avuto un impatto simbolico e culturale enorme. Rita Borsellino su quella poltrona sarebbe stato un messaggio planetario di &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/03/15/un-paio-di-ragioni-per-cui-sto-nel-pd/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ivanscalfarotto.it/2012/03/05/a-palermo-ha-perso-la-lotta-alla-mafia/">Non sono davvero un fan di Ferrandelli</a> e continuo a pensare che la candidatura di Rita Borsellino a sindaco di Palermo avrebbe avuto un impatto simbolico e culturale enorme. Rita Borsellino su quella poltrona sarebbe stato un messaggio planetario di rinascita civile e finalmente la vittoria visibile dello Stato e delle istituzioni sulla mafia e sulla cultura mafiosa. E tuttavia penso che <a href="http://www.agi.it/politica/notizie/201203142033-pol-rt10157-sindaco_palermo_borsellino_idv_e_sel_silurano_ferrandelli">IdV e Sel &#8211; che prima fanno le primarie, poi, se non le vincono, si rimangiano la parola -</a> procurano un danno enorme alla democrazia e alla partecipazione.</p>
<p>Mi si chiede spesso &#8211; qualche volta in modo provocatorio, qualche volta per genuina curiosità &#8211; perché io stia nel PD. Questo caso dimostra in modo molto chiaro un paio delle ragioni per cui milito nel mio partito: la prima è che credo nella democrazia e nella politica (con tutte le sue magagne e tutti i suoi difetti) e la seconda è che noi (con tutte le magagne e tutti i nostri difetti) ci chiamiamo democratici non a caso. Se chiediamo la partecipazione, poi la rispettiamo. E quando alle primarie vince un candidato che non è quello che avremmo scelto, poi quello è il nostro candidato. Vedi Pisapia a Milano o Zedda a Cagliari. E oggi Doria a Genova, e anche Ferrandelli a Palermo.</p>
<p>Le primarie non risolvono i problemi politici. L&#8217;ambiguità della nostra politica in Sicilia e gli occhiolini a Lombardo andavano risolti prima e considerati quello che erano: inaccettabili entrambi. Dopodiché, una volta che si rimette ai cittadini una decisione, quella è la decisione. E se non si è riusciti a risolvere i problemi politici, o peggio ancora non si è riusciti ad organizzare delle primarie serie e non inquinate, qualcuno se ne deve pure assumere la responsabilità politica. L&#8217;alternativa è la disfatta, come abbiamo visto qualche tempo fa in quel di Napoli.</p>
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		<title>Una buona riforma</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 08:18:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[articolo 18]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare si stia profilando una soluzione sull&#8217;articolo 18, la più ovvia e razionale. Quella cioè di allargare a tutti (anche coloro che oggi non ne sarebbero coperti) la parte dell&#8217;articolo 18 che riguarda la giusta causa di licenziamento, e quindi &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/03/12/una-buona-riforma/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare si stia profilando una soluzione sull&#8217;articolo 18, la più ovvia e razionale. Quella cioè di allargare a tutti (anche coloro che oggi non ne sarebbero coperti) la parte dell&#8217;articolo 18 che riguarda la giusta causa di licenziamento, e quindi di prevedere il reintegro in caso di licenziamenti discriminatori o <em>contra legem</em>, e di eliminare l&#8217;ipotesi del reintegro per i licenziamenti economici sostituendolo con un risarcimento monetario del danno. Questo significa che l&#8217;imprenditore non potrà abusare della sua posizione disfacendosi di un lavoratore per motivi discriminatori, e finalmente questa fondamentale clausola di civiltà coprirà anche i giovani che entrano sul mercato del lavoro, ma non saranno più i giudici a dover sostituirsi agli imprenditori per valutare la coerenza economica o organizzativa di un licenziamento. Se a tutto questo si accompagnerà anche una radicale riduzione del numero dei contratti, l&#8217;eliminazione delle false partite IVA e un efficace sistema di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione (appropriatamente finanziato) potremo dire che sarà stata fatta una buona riforma. </p>
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		<title>Come risolvere il problema alleanze del PD</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 17:38:24 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Vedo una grande richiesta emergere affinché si convochi la Direzione Nazionale per stabilire la politica delle alleanze del Partito democratico. Se la Direzione venisse convocata su questo ordine del giorno interverrei perché, prima di discutere di Casini e di Vendola, &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/03/06/come-risolvere-il-problema-delle-alleanze-del-pd/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedo una grande richiesta emergere affinché si convochi la Direzione Nazionale per stabilire la politica delle alleanze del Partito democratico. Se la Direzione venisse convocata su questo ordine del giorno interverrei perché, prima di discutere di Casini e di Vendola, sia chiarissimo bene tra di noi:</p>
<p>1. Cosa pensiamo dell’esperienza del governo Monti e della sua politica economica<br />
2. Cosa pensiamo della riforma del mercato del lavoro<br />
3. Cosa pensiamo della TAV e del movimento no-Tav<br />
4. Cosa pensiamo della RAI<br />
5. Cosa pensiamo dei temi erroneamente definiti “etici”<br />
6. Cosa pensiamo delle relazioni industriali in questo secolo (e cioè della contrapposizione tra capitale e lavoro)<br />
7. Cosa pensiamo dell’Europa<br />
8. Cosa pensiamo di fare come partito in Sicilia e nel mezzogiorno<br />
9. Qual è la nostra posizione su Fiat</p>
<p>Una volta che si uscisse con una linea univoca su questi temi – e magari su altri a scelta – vedreste che la questione delle alleanze si risolverebbe naturalmente da sé.</p>
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		<title>Me la prendo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 16:41:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[i soliti idioti]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono arrivato ieri sera a Londra, una città dove non sarei mai definito “una donna senza ciclo mestruale” davanti a 15 milioni di telespettatori imbesuiti. Un posto dove nessuno potrebbe fare brutta comicità in diretta televisiva lavorando sui peggiori stereotipi e &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/17/me-la-prendo/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono arrivato ieri sera a Londra, una città dove non sarei mai definito <a href="http://www.vanityfair.it/show/speciale-sanremo/2012/02/16/sanremo-soliti-idioti-gay-reazioni-politica-arcigay">“una donna senza ciclo mestruale”</a> davanti a 15 milioni di telespettatori imbesuiti. Un posto dove nessuno potrebbe fare brutta comicità in diretta televisiva lavorando sui peggiori stereotipi e sul <a href="http://www.televisionando.it/articolo/sanremo-2012-i-soliti-idioti-e-gianni-morandi-imbarazzanti-il-mondo-gay-furibondo/69053/">cliché della checca</a> da avanspettacolo anni ’50. Dove non si consentirebbe a un gruppo popolare presso i giovani di mandare il messaggio che il bullismo antiomosessuale è figo e vincente, che chi prende per il culo i gay fa ridere e fa i soldi e che facendo così si arriva sul palcoscenico dell’Ariston.</p>
<p>“Ah, che fai, te la prendi?”. Sì, me la prendo. Me la prendo per i ragazzini e le ragazzine che passano il loro inferno in tutte le scuole d’Italia con il beneplacito e la benedizione di due brutti ceffi di comici che si danno, scegliendosi un nome che glielo consente in modo massimamente snob, delle arie da intellettuali che rileggono in modo dissacrante la nostra società.</p>
<p>E me la prendo per me, che da europeo vedo come siamo messi. Ieri ero a Roma a questo convegno organizzato dall’Ufficio Antidiscriminazioni del Ministero delle Pari opportunità. Si ospitava una delegazione del Consiglio d’Europa venuta a concordare col governo italiano un piano d’azione per risollevare la situazione delle persone GLBT in Italia. Un piano simile è stato messo in piedi per questi altri stati: Lettonia, Polonia, Serbia, Montenegro e Albania. Noi siamo in quel gruppetto là, per intenderci.</p>
<p>E mi fa specie vedere sulla mia bacheca di Facebook e nelle risposte ai miei tweets un sacco di gente pronta a giustificare, a sottilizzare, a difendere il diritto di espressione, a ricordarmi che una donna incinta sta peggio di un gay nel mondo del lavoro. Un sacco di distinguo pelosissimi e schifosi, per non avere il coraggio di dire che tutto questo è semplicemente inaccettabile. Non solo per me che sono gay ma per tutti voi, cari concittadini con la testa nella sabbia che avete così facilmente abdicato al rispetto per noi dimenticando che il rispetto non conosce destinatari. O c’è per tutti o non c’è.</p>
<p>E questi sono i miei lettori, quelli che mi seguono, quelli che mi conoscono da una vita. In alcuni casi, anche conoscenti o amici personali. Se penso al resto del mondo, quello che sulla mia bacheca di Facebook non passa, o quelli che nemmeno sanno Facebook cos’è, allora mi cadono le braccia. E’ davvero con una certa diffidenza che sto guardando oggi il biglietto del mio volo di ritorno, lunedì sera.</p>
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		<title>Monti e i diritti civili</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 11:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;intervista che Mario Monti ha rilasciato ai lettori di Repubblica, emerge un profilo di paese molto chiaro. Più dinamico e più aperto, più propenso ad offrire opportunità che protezioni. Può piacere oppure no (a me piace molto), ma penso che &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/04/monti-e-i-diritti-civili/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;<a href="http://www.ilpost.it/2012/02/03/mario-monti-a-repubblica-it/">intervista che Mario Monti</a> ha rilasciato ai lettori di <em>Repubblica</em>, emerge un profilo di paese molto chiaro. Più dinamico e più aperto, più propenso ad offrire opportunità che protezioni. Può piacere oppure no (a me piace molto), ma penso che a questa ricostruzione del capo del governo manchi un pezzo decisivo, che è quello della libertà delle persone di autodeterminare la propria vita privata.</p>
<p>Da quando il governo Monti è in carica, uno dei temi che sono spariti dall&#8217;agenda politica sono i diritti civili. Ne capisco benissimo le ragioni politiche, date dall&#8217;anomalia della maggioranza parlamentare che sostiene l&#8217;esecutivo tecnico. Eppure non si capisce come possa integrarsi nella visione genuinamente liberale che emerge dalle parole del premier uno Stato che vive costantemente con il naso nelle vite dei suoi cittadini: stabilendo con chi ti puoi sposare, chi può donarti il seme per fare un figlio, chi può eseguire o meno la tua volontà di essere curato oppure no il giorno che non fossi più fisicamente in grado di esprimerti.</p>
<p>Monti e il suo governo potranno anche creare un posto dove finalmente il merito e il talento valgono qualcosa e dove un giovane o una giovane possono creare un&#8217;impresa di successo in un garage. Eppure non riusciranno mai a fare dell&#8217;Italia un posto veramente attraente per le intelligenze di tutto il mondo finché da noi, per esempio, essere omosessuale costituirà una condizione di minorità oggettiva davanti alla legge e nel giudizio delle persone.</p>
<p>Non si tratta di un tema etico, si tratta di dare un mezzo efficace alle persone per realizzare il proprio progetto di vita. Un progetto che riguarda sì il proprio sviluppo professionale e la prosperità economica di ciascuno ma che non può non riguardare anche la possibilità concreta di essere se stessi e di vivere la propria vita alla ricerca pacifica della propria felicità. L&#8217;assenza di leggi che attribuiscono dignità e diritti alle persone e gay, lesbiche e bisessuali e alle loro famiglie sono un&#8217;anomalia tutta italiana non meno esclusiva di quella dell&#8217;articolo 18 e limitano lo sviluppo (anche economico) della nostra società non meno di quella norma.</p>
<p>Monti dice che siamo il paese delle garanzie in astratto. Bene: siamo anche il paese dell&#8217;uguaglianza teorica. In nessun paese come in Italia chi abbia l&#8217;avventura di non essere conforme alla maggioranza è costretta a vedersela male. Con la scusa che &#8220;siamo tutti uguali&#8221;, gli unici che se la cavano sono quelli che corrispondono perfettamente alla maggioranza, quelli &#8220;più uguali degli altri&#8221;.</p>
<p>In questo percorso che, come dice il capo del governo, deve portarci ad assomigliare il più possibile alla Germania, ricordiamoci che in Germania (e in tutto il resto d&#8217;Europa, esclusa &#8211; guarda un po&#8217; &#8211; la Grecia) due uomini o due donne possono serenamente sposarsi o unirsi civilmente, assumersi impegni reciproci, avere dei bambini, essere riconosciuti davanti alla società, ed essere protetti dalla legge contro le violenze fisiche e le insolenze verbali.</p>
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		<title>Lusi a parte, due pensieri su Rutelli</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
		<category><![CDATA[francesco rutelli]]></category>
		<category><![CDATA[luigi lusi]]></category>
		<category><![CDATA[margherita]]></category>

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		<description><![CDATA[Su Lusi non c’è molto da dire più di quello che abbia già detto lui. Quello che però mi fa riflettere è la posizione di Rutelli che se ne è andato dal PD ma in questa vicenda pare ancora dentro &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/02/01/lusi-a-parte-due-pensieri-su-rutelli/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpost.it/2012/01/31/luigi-lusi-rimborsi-elettorali/">Su Lusi</a> non c’è molto da dire più di quello che abbia già detto lui. Quello che però mi fa riflettere è la posizione di Rutelli che se ne è andato dal PD ma in questa vicenda pare ancora dentro al Partito: i legami finanziari – come in ogni divorzio – restano sempre un coacervo difficile da dipanare. Per esempio mi verrebbe a questo punto da chiedere se le persone che lavorano per l’API siano pagate dall’API o dalla Margherita. Insomma se Rutelli stia facendo politica in un altro partito con i soldi del PD. Qualsiasi sia la risposta tutta questa vicenda dimostra che 1. il rapporto tra politica e soldi proprio non funziona, 2. che la selezione del nostro personale politico è ancora un problema irrisolto e 3. che il trasformismo e la mancanza di ricambio per cui, per esempio, uno come Rutelli ha potuto godere indisturbato di decenni di carriera attraversando l’intero spettro politico italiano (finirà probabilmente la carriera con Storace) sono un terreno fertile per situazioni opache che non fanno certamente bene alla politica.</p>
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		<title>Il commento omofobo di Lee Steele</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 15:33:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[gareth thomas]]></category>
		<category><![CDATA[lee steele]]></category>

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		<description><![CDATA[Lee Steele, un giocatore dell&#8217;Oxford City, è stato licenziato per aver postato su Twitter un commento omofobo su Gareth Thomas, l&#8217;ex capitano della squadra gallese di rugby che ha dichiarato ormai qualche tempo fa la propria omosessualità. &#8220;E&#8217; un atto &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2012/01/14/il-commento-omofobo-di-lee-steele/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lee Steele, un giocatore dell&#8217;Oxford City, <a href="http://bbc.in/wOTnrh">è stato licenziato</a> per aver postato su Twitter un commento omofobo su Gareth Thomas, l&#8217;ex capitano della squadra gallese di rugby che ha dichiarato ormai qualche tempo fa la propria omosessualità. &#8220;E&#8217; un atto seriamente contrario all&#8217;ethos del nostro club&#8221;, recita il <a href="http://www.telegraph.co.uk/sport/football/9007926/Oxford-City-sack-striker-Lee-Steele-for-homophobic-tweet-about-Big-Brother-contestant-Gareth-Thomas.html">comunicato ufficiale</a> della società.</p>
<p>Riporto la notizia non solo perché vista da qui fa l&#8217;effetto di &#8220;uomo morde cane&#8221; ma anche per sottolineare che il &#8220;commento omofobo&#8221; non era una cosa particolarmente violenta e volgare, era quella che da noi si sarebbe qualificata come &#8220;una battuta&#8221;. L&#8217;incidente è nato dalla notizia che Gareth Thomas parteciperà alla versione vip del Grande Fratello e dal tweet di Lee Steele (testuale: &#8220;I wouldn&#8217;t fancy the bed next to Gareth Thomas #padlockmyarse&#8221;, tradotto: &#8220;Non mi andrebbe tanto il letto accanto a Gareth Thomas #michiudoilcxxoconunlucchetto&#8221;). </p>
<p>Poiché qui in Italia fintanto che non ricevi una coltellata non si tratta di omofobia, anzi se fai rilevare a uno che ha espresso un commento omofobo alla fine sei tu che gli devi chiedere scusa perché ovviamente stai tentando di conculcare la sua libertà di opinione, mi faceva piacere dare un piccolo esempio di cosa accade in paesi più maturi e civili del nostro. E stiamo parlando dell&#8217;Oxford City, una squadra di calcio, non dell&#8217;esercito della salvezza.</p>
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