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	<title>Leonardo Tondelli</title>
	
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	<description>Da Modena. Nel 1984 entra alla scuola media, non ne è più uscito. Da 10 anni scrive su uno dei più verbosi blog italiani, leonardo.blogspot.com. Collabora con l'Unità. Non è in regola coi sacramenti.</description>
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		<title>Niente è impossibile per SuperRitaDaCascia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 07:33:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[22 maggio &#8211; Santa Rita da Cascia (1381-1447), donna dei prodigi. Erano mesi che aspettavo, ma finalmente oggi è il 22 maggio e vi posso mostrare in tutto il suo splendore la monu-mentale Santa Rita di Cascia di Santa Cruz, &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/05/22/niente-e-impossibile-per-superritadacascia/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>22 maggio &#8211; Santa Rita da Cascia (1381-1447), donna dei prodigi.</strong></p>
<div id="attachment_963" class="wp-caption alignright" style="width: 507px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/santa-rita-di-santa-cruz-con-impalcature.jpg"><img class="size-full wp-image-963" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/santa-rita-di-santa-cruz-con-impalcature.jpg" alt="" width="497" height="599" /></a><p class="wp-caption-text">Con la forza di Dio Onnipotente, vincerò</p></div>
<p>Erano mesi che aspettavo, ma finalmente oggi è il 22 maggio e vi posso mostrare in tutto il suo splendore la monu-mentale Santa Rita di Cascia di Santa Cruz, Rio Grande do Norte, Brasile. Coi suoi 56 metri d&#8217;altezza, la signorina qui (opera di Alexandre Azedo Lacerda) può serena-mente mangiare in testa al Redentore di Rio de Janeiro, e anche la Statua della Libertà deve stare molto, moolto attenta, che Rita è appena un metro più bassa, ma ha l&#8217;aria più robusta. Poi che altro dire. Io la prima volta che l&#8217;ho vista ho avuto un&#8217;illuminazione, ho capito che dovevo tenere una rubrica dei santi da qualche parte. Solo i santi ispirano cose del genere. I santi, i supereroi americani e i robot giapponesi, ma sulla distanza io non scommetterei troppo su Daitarn3 o l&#8217;incredibile Hulk. Rita c&#8217;era prima di loro e ci sarà anche quando loro se ne saranno andati, con la sua spina retrattile in fronte e il suo crocione contundente. Ma chi era Santa Rita da Cascia? Perché la chiamano la Santa degli impossibili? Ma anche: dove accidenti è Cascia? In provincia di Perugia. Rita è una di quelle sante più invocate che conosciute, e c&#8217;è un motivo. La Rita originale, quella su cui si sono incrostati i miracoli più fantasiosi, è un personaggio piuttosto inquietante.</p>
<div id="attachment_969" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/dal-pont-serafina.jpg"><img class="size-medium wp-image-969" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/dal-pont-serafina-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Buzzati, I miracoli della Val Morel</p></div>
<p>Nata sul finire del difficile XIV secolo (epidemie, recessione economica, terremoti, tutto un repertorio che ormai vi è noto), Rita è un altro esempio anti-romantico e anti-illuminista di donna che<em> vorrebbe disperatamente entrare in convento</em>, se la famiglia non la costringesse a sposare un uomo violento e darle due figli. Il marito, ufficiale di qualche soldataglia di ventura, finirà ammazzato in una delle classiche faide famigliari con le quali si ingannava il medioevo nei piccoli centri. Se Sant&#8217;Albano è un Edipo battezzato alla benemeglio, Rita è la Medea cristiana, che per spezzare le catene dell&#8217;odio non uccide i suoi due figli, ma prega Dio di prenderseli con sé alla svelta, che alla fine è la stessa cosa. Nel giro di un anno Dio la esaudisce, la faida secolare s&#8217;interrompe, ma il senso di colpa la schianta. Forse la spina che le si conficca nel cervello, trent&#8217;anni più tardi, ne è ancora un segno. Rifiutata dal convento delle agostiniane, Rita si fa miracolosamente paracadutare entro le mura di cinta dai suoi tre amici altolocati: Sant&#8217;Agostino, San Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, non ancora santo ufficiale (ma grazie a lei lo diventerà). Quando se la ritrovano in casa, le sorelle fanno buon viso a cattivo gioco: bisogna dire che all&#8217;inizio Rita è la collega ideale, se ne sta sempre confusa sullo sfondo. L&#8217;unico episodio singolare avviene nel 1432, quando al termine della funzione del Venerdì Santo sulla sua fronte spunta una spina della corona di Gesù. La badessa proibisce allora a Rita di recarsi a Roma in pellegrinaggio, ché non son cose da mostrare in giro, le suore trafitte da spine. Rita al pellegrinaggio ci tiene molto, ha intenzione di perorare la causa di beatificazione di Nicola da Tolentino: così la spina per qualche giorno si ritrae, e Rita può partire. Ricomparirà miracolosamente al suo ritorno a Cascia. Ha ormai cinquant&#8217;anni: porterà la spina in fronte per altri quindici, medicando quotidianamente la ferita, il suo chiodo fisso. Le cronache non riportano altre stranezze, salvo una stravaganza che la vecchierella si sarebbe concessa sul letto di morte: a un parente venuto a trovarla chiese di portarle una rosa del suo vecchio orto. Il tizio osserva, imbarazzato, che siamo in pieno inverno, ma si reca ugualmente nell&#8217;orticello e in mezzo alla neve&#8230; trova una rosa appena sbocciata. È chiaramente un miracolo postumo, suggerito a qualche anonimo predicatore dall&#8217;elemento della spina. Sono postumi, e di origine antichissima, anche i miracoli a base di api, che le avrebbero depositato il miele nella bocca da bambina (lo stesso prodigio è attribuito a Sant&#8217;Ambrogio e ad altri). (<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/05/22/niente-e-impossibile-per-superritadacascia/2/">Continua&#8230;</a>)</p>
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		<title>Bernardino Cinque Stelle</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2012 00:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leonardoT</dc:creator>
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		<description><![CDATA[20 maggio &#8211; San Bernardino da Siena (1380-1444), predicatore. C&#8217;è crisi. Da parecchio. Ce n&#8217;è così tanta che non ci ricordiamo nemmeno quand&#8217;è cominciata, e nulla ci lascia sperare che possa finire. Le vecchie ricette non funzionano più, i vecchi &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/05/20/bernardino-cinque-stelle/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>20 maggio &#8211; San Bernardino da Siena (1380-1444), predicatore.</strong></p>
<div id="attachment_951" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/grillo-piazza.jpg"><img class="size-medium wp-image-951" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/grillo-piazza-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Se davvero concedessi interviste, io in realtà avrei una domanda sola: li lavi ancora con la Biowashball, i vestiti?</p></div>
<p>C&#8217;è crisi. Da parecchio. Ce n&#8217;è così tanta che non ci ricordiamo nemmeno quand&#8217;è cominciata, e nulla ci lascia sperare che possa finire. Le vecchie ricette non funzionano più, i vecchi partiti si sono scannati tra loro senza portarci nulla di buono. C&#8217;è confusione e non c&#8217;è nessuno che ci spieghi cosa fare. No, veramente uno c&#8217;è. È un tizio fuori degli schemi. Per dire, è esperto di Apocalisse e di teorie economiche. Però non è tanto questo l&#8217;importante. L&#8217;importante è che lui si fa ascoltare. Gli altri sono noiosi e battibeccano sempre, lui quando occupa la scena può tenerla per ore, giorni, settimane. Si capisce che ne sa a pacchi, ma non te lo fa pesare; cita gli economisti ma anche i barzellettieri, ti fa spetasciare dal ridere, certe volte; altre volte ti fa pensare. Quando arriva in città, col suo battage pubblicitario un po&#8217; rozzo ma innovativo, le ragazze fanno la fila per occupare i primi posti, dove si sente tutto. I ragazzi occupano i secondi posti, dove si vedono meglio le ragazze. Insomma è l&#8217;uomo dell&#8217;anno, del decennio. Dove passa ammainano le bandiere dei partiti e innalzano la sua. Gli hanno offerto cariche importanti, ma lui la politica preferisce lasciarla fare agli altri. Quello che veramente gli interessa non sono gli onori (ne ottiene), né i guai (se li procura). Quello che davvero vuole fare, lo sta già facendo: predicare è la sua più grande gioia, continuerà finché le forze non lo abbandoneranno. Sto ovviamente parlando di Bernardino degli Albizzeschi, il più grande predicatore del quindicesimo secolo. Ma non è che nel ventunesimo le cose vadano troppo diversamente. A chi continua ad affettar stupore per gli exploit di Beppe Grillo, porto questa ipotesi in regalo: forse Grillo non è affatto un uomo nuovo, forse è l&#8217;incarnazione di un archetipo dell&#8217;inconscio collettivo che noi italiani ci portiamo dentro da secoli: il Grande Predicatore. Grillo è tutto lì, un meraviglioso affabulatore, uno spacciatore di apocalissi da coniugare secondo necessità. In un altro secolo si sarebbe messo un saio addosso e avrebbe detto più o meno le stesse cose: guai a voi banchieri usurai affamatori del popolo, guai a voi politici corrotti, le cose stanno per cambiare, eccetera (<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/05/20/bernardino-cinque-stelle/2/">continua</a>&#8230;)</p>
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		<title>Il quarto segreto di Fatima</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 16:04:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[13 maggio &#8211; Madonna di Fatima. 31 anni fa oggi, a Piazza San Pietro Mehmet Ali Ağca sta per sparare il terzo colpo (o il quarto), quando una suora e un addetto alla sicurezza del Vaticano lo atterrano. Stacco. Dieci &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/05/13/il-quarto-segreto-di-fatima/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>13 maggio &#8211; Madonna di Fatima.</strong></p>
<div id="attachment_914" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/vetrateartistiche.jpg"><img class="size-medium wp-image-914" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/vetrateartistiche-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">www.vetrateartistiche.com</p></div>
<p>31 anni fa oggi, a Piazza San Pietro Mehmet Ali Ağca sta per sparare il terzo colpo (o il quarto), quando una suora e un addetto alla sicurezza del Vaticano lo atterrano. Stacco. Dieci giorni prima, un monaco trappista dirotta un Boeing 737 in Normandia e minaccia di dar fuoco all&#8217;aeroplano se non gli viene rivelato il Terzo Segreto di Fatima. Stacco. Il Papa Buono dietro una scrivania tiene in mano una busta. C&#8217;è scritto, in portoghese: per ordine di Nostra Signora aprire nel 1960. La mano trema. Stacco. Una folla radunata in un villaggio: siamo nell&#8217;ottobre 1917, quindi le immagini sono in bianco e nero, tranne che all&#8217;improvviso il sole esplode in una supernova arcobaleno. Stacco. Karol Wojtyla parla dal balcone, la sua voce fuori campo annuncia: &#8220;gli oceani annegheranno intere sezioni della terra&#8230; da un momento all&#8217;altro milioni di persone periranno&#8230; però non abbiate paura&#8221;. Dissolvenza incrociata: la statua della Madonna di Fatima, zoom sulla corona, una voce fuori campo: &#8220;Perché il Papa non ci volle consegnare la terza pallottola? Oggi magari sapremmo che Ağca non era il solo killer&#8221;. Zoom sulla corona dorata, ehi, ma quella&#8230; sembra proprio una pallottola! Dissolvenza incrociata. Un uomo in bianco sale su una montagna cosparsa di cadaveri, dispensando benedizioni con fare allucinato. Una voce simile a quella di Joseph Ratzinger, fuori campo, dice: &#8220;Chi leggerà con attenzione&#8230; resterà presumibilmente deluso o meravigliato&#8221;. Titolo: IL QUARTO SEGRETO DI FATIMA. PERCHÉ LA CHIESA NON VUOLE RIVELARLO? Ecco. Io una puntata di Voyager sulla Madonna di Fatima la lancerei così. E voi probabilmente avreste già cambiato canale da un pezzo. Va bene, ricominciamo.</p>
<div id="attachment_925" class="wp-caption alignright" style="width: 219px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/suor-letizia.gif"><img class="size-medium wp-image-925" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/suor-letizia-209x300.gif" alt="" width="209" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Suor Letizia, quella che ha buttato giù il Lupo Grigio. Alla grande, sorella.</p></div>
<p>Il terzo segreto di Fatima è stata l&#8217;apocalisse Maya della mia generazione &#8211; il solo nominarlo causava a preadolescenti di educazione cattolica autentici brividi di terrore. Considerate le coincidenze: Ali Ağca (in seguito noto anche col nome di &#8220;Gesù Cristo il Messia&#8221;) sceglie per sparare a Papa Wojtyla, di tutti i giorni possibili, il 13 maggio, anniversario della prima apparizione della Madonna ai bambini di Fatima. Un anno dopo (12/5/1982) il Papa, salvo per miracolo, si trova appunto a Fatima, quando il sacerdote spagnolo don Juan María Fernández y Krohn tenta di trafiggerlo con una baionetta. Per don Juan, Wojtyla era un agente di Mosca. Per molti ancora oggi l&#8217;uomo di Mosca era Ali Ağca &#8211; con o senza intermediazione bulgara. I russi, ma anche la CIA, i Lupi Grigi, i cardinali invidiosi, qualsiasi ente tirato in ballo da Cristo-Ağca nelle settecento versioni che ha fornito. Tutte dotate di qualche grammo di verosimiglianza: i Lupi Grigi erano terroristi laici, senza pregiudiziali, che per soldi potevano far lavoretti per chiunque. Per conto loro avevano messo su un fiorente traffico di stupefacenti che li aveva messi in contatto con tutte le criminalità organizzate d&#8217;Europa.</p>
<p>La guerra fredda, nella sua fase finale: il rush della corsa agli armamenti, gli euromissili sepolti sotto le nostre biolche di onesti coltivatori padani, puntati anche verso la Bulgaria. Per chi cresceva negli anni Ottanta, l&#8217;apocalisse nucleare era un&#8217;opzione. Non dico che ci pensavi tutti i giorni, ma ci pensavi. A scuola ti mostravano The Day After. A catechismo ti parlavano della Madonna di Fatima. Dei meravigliosi doni che aveva fatto ai tre pastorelli portoghesi: per esempio, aveva mostrato loro l&#8217;inferno. E consegnato informazioni riservate sulla fine del mondo, con una speciale attenzione per l&#8217;Unione Sovietica. Poi li aveva richiamati a sé, due su tre, facendoli morire ancora bambini durante un&#8217;epidemia, in modo piuttosto doloroso. La terza viveva semisepolta in qualche convento iberico, e conservava l&#8217;immagine specchiata di cose di là da venire.</p>
<div id="attachment_921" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/veggenti-di-fatima.jpg"><img class="size-medium wp-image-921" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/veggenti-di-fatima-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Lucia dos Santos (dieci anni) tra Jacinta Marto (7) e Francisco Marto (10), al tempo delle apparizioni (1917). Francisco sarebbe morto di spagnola nel 1918, Jacinta due anni dopo.</p></div>
<p>Ma personalmente la cosa che mi agghiacciava di più era il matto che aveva dirottato il Boeing 737. Si era cosparso di benzina ed era andato a trovare i piloti con un accendino in mano. All&#8217;inizio aveva chiesto di farsi scaricare in Iran &#8211; era un volo Dublino-Londra, figuratevi, il posto più vicino all&#8217;Iran a disposizione era il primo aeroporto di qua dalla Manica. Quando atterra, ai negoziatori chiede che gli sia rivelato il Terzo Segreto, quello che solo pochi alti prelati conoscono. Dieci ore dopo i francesi mandano le teste di cuoio. È facile immaginare che nel frattempo fosse stata consultata la Santa Sede, la quale doveva aver risposto: meglio di no. Cosa c&#8217;era di così orribile in quelle quattro paginette scritte a mano, da rischiare piuttosto l&#8217;esplosione di un Boeing 737 pieno di passeggeri? È chiaro che un ragazzino di quell&#8217;età si fa subito venire in mente cose tremende. Poi crescendo uno all&#8217;apocalisse smette di pensarci tutto il tempo &#8211; si diventa razionali, direte voi &#8211; in realtà no, il contrario, a un certo punto gli ormoni cominciano a pompare e dei dieci anni successivi ho vaghi ricordi, mi sembra di aver pensato al sesso tutto il tempo. Quando hai 16, 17 anni, anche se ti dicono &#8220;fine del mondo&#8221;, tu non pensi più agli euromissili e al segreto di Fatima, tu pensi Dai, è la volta che si scopa. Cioè, se non stavolta vuol proprio dire che mai.</p>
<p>Questa fase diciamo endocrinosofica della mia esistenza era già in gran parte terminata quando nel 2000 fu finalmente svelato il segreto che mi aveva terrorizzato da bimbo. Come aveva previsto Joseph Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la Difesa della Fede) rimasi deluso. Ma neanche tanto, in fondo è come vedere Belfagor da adulti, o ritrovare lo scivolo altissimo che ti terrorizzava all&#8217;asilo, in tutti i suoi due metri di orrido splendore. Tutti i brividi che hai provato ti lasciano giusto una punta di malinconia, come sentire il freddo sotto un&#8217;antica otturazione. Ormai sei grande, se ti dicono &#8220;fine del mondo&#8221; pensi Dai, allora stasera non correggo i compiti&#8230; Il terzo segreto di Fatima è il seguente.</p>
<blockquote><p>Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l&#8217;Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c&#8217;era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c&#8217;erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.</p></blockquote>
<p>Tutto qui? Tutto qui. Per carità, c&#8217;è di che stare in ansia: massacri, martiri, un Papa assassinato, innaffiatoi di sangue. E allora perché non fa più paura? (<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/05/13/il-quarto-segreto-di-fatima/2/">continua&#8230;</a>)</p>
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		<title>Hai mai visto l’ippopotamo?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 22:40:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[10 maggio &#8211; San Giobbe, personaggio letterario (600 a.C:?) Nelle seconde file del calendario cattolico, accucciati dietro le spalle di santi più ordinari per non dare troppo nell&#8217;occhio, ci sono personaggi incredibili. Per esempio c&#8217;è Edipo &#8211; in realtà non &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/05/10/hai-mai-visto-lippopotamo/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>10 maggio &#8211; San Giobbe, personaggio letterario (600 a.C:?)</strong></p>
<div id="attachment_891" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/ciconosciamo.jpg"><img class="size-medium wp-image-891" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/ciconosciamo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Ci conosciamo?</p></div>
<p>Nelle seconde file del calendario cattolico, accucciati dietro le spalle di santi più ordinari per non dare troppo nell&#8217;occhio, ci sono personaggi incredibili. Per esempio c&#8217;è Edipo &#8211; in realtà non proprio Edipo, un Edipo tarocco made in Ungheria, <a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2011/12/01/ledipo-al-quadrato/">lo abbiamo visto</a>, e c&#8217;è Buddha, un&#8217;altra volta spiegheremo magari cosa ci fa Buddha. Ma il più incredibile secondo me è Giobbe. Come abbia potuto ritrovarsi il protagonista del libro di Giobbe nel martirologio della Chiesa cattolica nello stesso giorno di Sant&#8217;Alfio, San Filadelfio e San Cirino, onestamente non lo so. Giobbe non è un profeta e non è un patriarca in senso stretto, non è nemmeno chiaro se sia un ebreo (il suo Dio però è chiamato proprio YHVH). Il suo libro omonimo è uno dei capolavori letterari dell&#8217;Antico Testamento &#8211; anche se non si armonizza molto bene con quella collezione di leggende ancestrali e antiche cronache redatte alla benemeglio. Anche Giobbe forse all&#8217;inizio poteva essere un mito, una fiaba, ma si capisce che a un certo punto uno o più scrittori ci hanno rimesso le mani. E almeno uno di loro doveva essere bravo davvero, perché la Genesi parla di Abramo, l&#8217;Esodo di Mosè, ma Giobbe parla ancora di noi, dopo tremila anni. E contiene anche la risposta di Dio all&#8217;Unica Domanda Che Valga Veramente La Pena, scusate se è poco.</p>
<p>La trama la sapete, no? No? Cioè l&#8217;Odissea sì, i promessi sposi sì, e Giobbe no? C&#8217;è qualcosa che non va nella nostra educazione. Poi per carità, Omero è ok, ma non è che ti capiti così spesso di organizzare massacri di Proci, né di volerti sposare contro la volontà di un signore feudale; mentre un&#8217;imprecazione alla Giobbe prima o poi sfugge a tutti, e l&#8217;Unica Domanda ce la poniamo più o meno tutti i giorni. Per dire, negli ultimi tre anni gli americani lo hanno riciclato in un paio di film, entrambi molto apprezzati (A Serious Man e The Tree of Life). Certo, se la mettiamo su questo piano i fumetti della Marvel battono Giobbe 5 a 2, ma per un prodotto di nicchia non è comunque un risultato da buttar via. La trama, dicevamo.</p>
<div id="attachment_892" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/Arriva-Dio.jpg"><img class="size-medium wp-image-892" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/Arriva-Dio-300x165.jpg" alt="" width="300" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Allora il Signore rispose a Giobbe dal seno della tempesta...&quot; (A Serious Man)</p></div>
<p>Nel paese di Uz (deserto del Negev?) Giobbe è un uomo giusto che fa tutto quello che deve fare un buon ebreo. (Il fatto che non sia identificato come un ebreo secondo alcuni è un modo per evitare la censura, visto che tra lui e Dio accadranno eventi spiacevoli: un&#8217;altra ipotesi è che dietro a Giobbe ci sia un mito più antico, di origine mesopotamica). Nel frattempo, alla corte di Dio&#8230; ecco, già questo è incredibile. Non si è mai vista la corte di Dio fin qui nella Bibbia: si sono visti roveti ardenti, carri rotanti, ma un Dio che tranquillo riceve i suoi cosiddetti &#8220;figli&#8221; (angeli?) è un unicum, solo in Giobbe assistiamo a scene così. Non solo, ma tra questi &#8220;figli&#8221; c&#8217;è Satana, nella sua prima apparizione pubblica. Non è ovviamente il Satana cristiano con le corna o la coda, non è visto come un nemico di Dio (anzi prende ordini da lui). Al limite è l&#8217;unico in grado di reggere una conversazione con l&#8217;Ente supremo. Da dove vieni, gli chiede infatti l&#8217;Ente, e Satana: Me ne sono andato a spasso per la terra. &#8220;Hai visto Giobbe? Lui sì che mi vuol bene, eh?&#8221; &#8220;Per forza ti vuol bene, gli hai dato tutto: una casa, una famiglia, gli affari vanno bene&#8230; prova a togliergli qualcosa, e vedrai se non ti maledice&#8221;. L&#8217;Ente accetta la scommessa: &#8220;Vai pure, levagli quel che vuoi&#8221;. Satana insomma è una specie di pubblica accusa che punta il dito sull&#8217;umanità (la parola forse in origine significava avversario, accusatore); più che il diavolo, l&#8217;avvocato del diavolo, con la missione di mostrare a Dio quanto gli uomini facciano schifo. Per questo bazzica la terra, mentre gli altri angeli se ne vanno per i cieli. Dunque Satana prende il migliore degli uomini, e in pochi minuti gli toglie la famiglia, il raccolto, la casa, tutto&#8230; tranne la moglie. La moglie gliela lascia (qui io ci sento un&#8217;ironia fortissima, ma forse sovrainterpreto).</p>
<p>Giobbe reagisce come un vero santo: quel che il Signore mi ha dato, il Signore me lo può togliere, sia benedetto il Signore. Nell&#8217;alto dei cieli Dio gongola: visto che avevo ragione io? Non è male questa umanità, dopotutto. Satana non fa una piega, anzi rilancia: in realtà, dice, non lo abbiamo ancora toccato. Sì, gli abbiamo tolto tutto, ma gli abbiamo lasciata salva la pelle, l&#8217;unica cosa che agli umani interessi realmente. Dammi il permesso di rovinargli la salute, e vedrai se non ti maledice. Dio accetta, e Satana si affetta a coprire il sant&#8217;uomo di piaghe dalla testa alla punta dei piedi. Da uomo ricco e potente, Giobbe si ritrova nudo nella polvere a grattarsi le pustole con un coccio di terracotta, <em>e in più</em> <em>la moglie</em> che gli dice: Ma che aspetti a morire bestemmiando? Taci cretina, dice più o meno Giobbe; e non bestemmia.</p>
<p>Questo è l&#8217;antefatto in prosa, e sta in due paginette. Secondo alcuni è il nucleo iniziale della storia, a cui si ispirò il poeta (o i poeti) del poema successivo. Secondo altri è un&#8217;aggiunta posteriore, il che cambierebbe tutto, perché, per esempio, Satana nel resto del libro non compare più, e della scommessa nessuno fa più menzione. Se togli il prologo, il libro inizia con questo Giobbe, uomo giusto che non ha fatto nulla di male, che giace nella polvere cosparso dalle piaghe,  domandandosi il perché. Il perché lo sa il lettore &#8211; c&#8217;è una scommessa in ballo &#8211; ma forse la scommessa è un&#8217;aggiunta posteriore, il tentativo abbastanza romanzesco di un copista di razionalizzare lo scandalo di un libro che comincia con un uomo che non maledice Dio, no, ma maledice il giorno in cui è nato. Oggi possiamo leggere Giobbe come il libro in cui Dio scommette sull&#8217;uomo, ma forse c&#8217;è stato un periodo in cui Giobbe era semplicemente il libro che si chiedeva: perché esiste il male? Perché comportarsi bene, visto che Dio non ti premia, anzi? Un problema molto attuale, come si vede. (<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/05/10/hai-mai-visto-lippopotamo/2/">Continua</a>)</p>
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		<title>I tre enigmi di Giacomo</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 01:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leonardoT</dc:creator>
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		<description><![CDATA[3 maggio &#8211; San Giacomo &#8220;il minore&#8221;, apostolo (primo secolo). Giacomo, detto il Minore, detto il Giusto, detto il fratello del Signore, contiene in sé almeno tre enigmi: (1) davvero era fratello di Gesù?; (2) davvero era lui, e non &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/05/03/i-tre-enigmi-di-giacomo/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_867" class="wp-caption alignright" style="width: 216px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/rubens-san-giacomo-minore.jpg"><img class="size-medium wp-image-867" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/05/rubens-san-giacomo-minore-206x300.jpg" alt="Sta cercando la sua Lettera (se è una Bibbia di Lutero ci resta male)." width="206" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Sta cercando la sua Lettera (se è una Bibbia di Lutero ci resta male). (Rubens).</p></div>
<p><strong>3 maggio &#8211; San Giacomo &#8220;il minore&#8221;, apostolo (primo secolo).</strong></p>
<p>Giacomo, detto il Minore, detto il Giusto, detto il fratello del Signore, contiene in sé almeno tre enigmi: (1) davvero era fratello di Gesù?; (2) davvero era lui, e non <a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/02/22/pietro-luomo-delle-figuracce">quel pasticcione di Pietro</a>, il capo della Chiesa di Gerusalemme?; (3) davvero è a causa della sua misteriosa Lettera, rigettata da Lutero, che il capitalismo si è sviluppato nel nord Europa invece che da noi? E a questo punto, se fossi Giacobbo, manderei la pubblicità. Ma per fortuna sono sul Post, dove la pubblicità, se c&#8217;è, a questo punto è già partita da un pezzo. Avete premuto la X rossa in alto a destra? Bravi. Ora vediamo un enigma alla volta.</p>
<p><strong>1. Era il fratello di Gesù?</strong></p>
<p>I fratelli di Gesù compaiono in tre vangeli su quattro. L&#8217;unico a non parlarne è proprio Luca, il più mariano di tutti: quello dell&#8217;arcangelo Gabriele, a cui la Madonna risponde &#8220;non conosco uomo!&#8221; All&#8217;idea di una Maria vergine prima durante e dopo la nascita di Gesù i cristiani si affezionarono presto: rimane questo piccolo problema, che di fratelli si parla in tre vangeli su quattro. Per i cattolici non sono proprio fratelli, è solo un modo di dire. Saranno cugini, amici, semplici conoscenti. Eppure la parola greca è proprio αδελφοι, <em>adelphoi</em>; certo, in tanti altri passi del Nuovo Testamento compare in senso figurato, ma sia in Matteo che Marco il contesto sembra riferirsi a una famiglia ristretta, con la quale il Messia ha quel classico rapporto conflittuale che si può avere con i consanguinei: lo prendono per matto (Mc 3,21); lo vengono a prendere, ma lui li rinnega (Mc 3,32-35).</p>
<blockquote><p>Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre».</p></blockquote>
<p>Hai voglia a prenderli per cugini. Se la cavano meglio gli ortodossi, che immaginano dei fratellastri: Giuseppe, già vedovo, li avrebbe portati alla sacra famiglia in dote. Le due liste di fratelli, contenute in Marco 6,3 e Matteo 13,55, non combaciano perfettamente (Marco parla anche di &#8220;sorelle&#8221;, Matteo accenna a un padre &#8220;carpentiere&#8221;): ma in entrambe Giacomo è il primo. Ma è lo stesso Giacomo di Alfeo che compare in tutte le liste degli apostoli? Dopo una scenata così plateale come quella sopra citata, quante possibilità aveva un fratello o fratellastro di Gesù di essere ammesso nei Dodici? I cattolici considerano Giacomo il minore figlio di Alfeo, zio paterno di Gesù, e di Maria di Cleofa, una delle due o tre Marie che ruotano in modo confuso intorno agli apostoli. Di lui i vangeli non raccontano nient&#8217;altro: è un apostolo di seconda linea, nulla di paragonabile al Giacomo Maggiore, fratello di Giovanni evangelista, evangelizzatore della Spagna, le cui reliquie faranno la fortuna di Santiago di Compostela. Diventerà invece importantissimo (a patto che sia lui e non un omonimo) dopo la morte e resurrezione di Gesù. (<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/05/03/i-tre-enigmi-di-giacomo/2/">Continua</a>)</p>
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		<title>Giuseppe l’artigiano</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 21:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leonardoT</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1° maggio &#8211; San Giuseppe artigiano, padre putativo di Gesù (primo secolo) Prima che vi mettiate a leggere: è esattamente lo stesso pezzo del 19 marzo, ma allora si festeggiava Giuseppe in quanto patrigno di Gesù, oggi in quanto artigiano &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/04/30/giuseppe-lartigiano/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_674" class="wp-caption alignright" style="width: 255px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/03/Guido_Reni-San_Giuseppe_e_Bambino_Gesù.jpg"><img class="size-medium wp-image-674" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/03/Guido_Reni-San_Giuseppe_e_Bambino_Gesù-245x300.jpg" alt="" width="245" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Tutto sua madre, accidenti.</p></div>
<p><strong>1° maggio &#8211; San Giuseppe artigiano, padre putativo di Gesù (primo secolo)</strong></p>
<p><em>Prima che vi mettiate a leggere: è esattamente lo stesso pezzo del 19 marzo, ma allora si festeggiava Giuseppe in quanto patrigno di Gesù, oggi in quanto artigiano e quindi lavoratore, e quindi a partire dagli anni &#8217;50 gli hanno chiesto di rubare un po&#8217; la scena ai sindacati confederali, ma secondo me non ha mai funzionato, Giuseppe è un tizio schivo, non ruberebbe la scena a un bambino. Io comunque lo festeggio e qui vi mando le repliche:</em></p>
<p>Giuseppe, dice il messale romano, è l&#8217;ultimo patriarca della Bibbia. Buffo, lui che non era nemmeno un vero padre. Però pensando ai suoi predecessori &#8211; Noè che ubriaco si fa ridere dietro da Cam e lo maledice; Abramo che quasi sacrifica Isacco; Isacco che benedice Giacobbe ma solo perché è travestito da figlio maggiore; Giacobbe che ha 12 figli ma sembra curarsi solo di Giuseppe e Beniamino; il profeta Samuele che quasi adotta Saul, lo unge re e poi lo tratta da mentecatto; Saul che quasi adotta Davide e poi cerca di farlo fuori&#8230; la lista potrebbe continuare, ma insomma in fondo alla sequela di tutti questi padri e patrigni arrabbiati o distratti, talvolta paranoidi, schizzati, tutte proiezioni di un Dio padre geloso e irascibile&#8230; Giuseppe sembra di gran lunga il più tranquillo e accomodante. In realtà non conosciamo quasi nulla di lui; anche nel suo caso molte cose che crediamo di sapere sono incrostazioni di leggende e chiose che non hanno fondamento nella lettera dei Vangeli. Per esempio ci piace raffigurarcelo come un tizio avanti negli anni (&#8220;i vecchi quando accarezzano&#8221; cantava De Andrè, &#8220;hanno paura di far troppo forte&#8221;). L&#8217;anzianità di Giuseppe è un dettaglio che diventa sempre più nitido man mano che si chiarisce, nel corso dei primi secoli, l&#8217;altro dettaglio fondamentale della verginità di Maria: immaginare il marito anziano era il modo più semplice per spogliarlo di qualsiasi attributo sessuale.</p>
<p>In realtà i pochi versetti che ce ne parlano hanno dato filo da torcere a chi voleva saltare a certe conclusioni. Di Giuseppe parla soprattutto Matteo, l&#8217;evangelista più legato al mondo ebraico dove Gesù era nato e vissuto; Luca, come abbiamo visto, è più liberal, scrive subito in greco e mette donne e proletari in primo piano, il suo Giuseppe è un semplice custode di Maria: è lei che viene visitata dall&#8217;angelo, è lei che acconsente, è lei che intona il Magnificat, che medita le cose nel suo cuore, Giuseppe è una semplice scorta. Matteo tratta il marito con più considerazione: nel suo vangelo è lui a ricevere più volte istruzioni dall&#8217;angelo. Il problema è che proprio in Matteo (1,25) c&#8217;è una parolina maledetta, che anche San Girolamo a malincuore dovette tradurre con &#8220;<em>donec</em>&#8220;, &#8220;finché&#8221;: Giuseppe &#8220;non ebbe con lei rapporti coniugali <em>finché</em> Maria non ebbe partorito un figlio&#8221;. Non vi dico le arrampicate sugli specchi dei padri della Chiesa per dimostrare che quel <em>finché</em> in realtà non è quel che sembra, e che Maria restò vergine anche in seguito. Arrampicate rese ancor più disagevoli da quel che Matteo combina nel capitolo 13: mette per iscritto una lista di fratelli di Gesù, nientemeno. Hanno tutti nomi familiari. C&#8217;è da dire che a parlare è la folla, e si sa, la folla è sempre male informata. Ma comunque:</p>
<blockquote><p>Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?</p></blockquote>
<p>Anche qui si sono spesi in centinaia per dimostrare che &#8220;fratelli&#8221; non vuol dire proprio &#8220;fratelli&#8221;, che al tempo di Gesù si diceva &#8220;fratelli&#8221; anche ai cugini, agli amici, ai conoscenti, come no, la Galilea era una specie di Bronx dove tutti si dicevano Hey Bro. Giusto per mettere il dito sulla piaga, anche Luca negli Atti degli Apostoli e Paolo nella Lettera ai Galati menzionano un personaggio importante della prima comunità di Gerusalemme chiamandolo Giacomo, &#8220;il fratello del Signore&#8221; (ne parleremo). Un&#8217;altra spiegazione è che i fratelli fossero in realtà fratellastri, e che Giuseppe avesse sposato Maria da vedovo. Ecco un&#8217;altra buona ragione per immaginarlo vecchietto incanutito (ma è anche un tizio che quando l&#8217;angelo gli dice in sogno:<em> adesso prendi su con la tua sacra famigliola e ti rechi in Egitto per tot anni fino a nuovo ordine</em>, lui lo fa; non era proprio un viaggetto di piacere da raccomandare a un pensionato).</p>
<p>Il versetto sopra è fondamentale anche per determinare la professione di Giuseppe: falegname. Di questo almeno siamo sicuri, o no? No, nemmeno di questo. (<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/04/30/giuseppe-lartigiano/2/">Continua</a>&#8230;) </p>
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		<title>L’anoressica di Dio</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 10:46:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leonardoT</dc:creator>
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		<description><![CDATA[29 aprile &#8211; Santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa, patrona d&#8217;Italia (1347-1380). Caterina Benincasa è la patrona d&#8217;Italia che gli italiani non conoscono. La schiaccia il confronto con la popolarità trasversale dell&#8217;altro patrono, Francesco d&#8217;Assisi, al punto che fuori &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/04/29/lanoressica-di-dio/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>29 aprile &#8211; Santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa, patrona d&#8217;Italia (1347-1380).</strong></p>
<div id="attachment_844" class="wp-caption alignright" style="width: 238px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/Tiepolo.jpg"><img class="size-medium wp-image-844" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/Tiepolo-228x300.jpg" alt="" width="228" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Tiepolo è bravo, però al giorno d&#039;oggi farebbe le copertine dei romanzi rosa</p></div>
<p>Caterina Benincasa è la patrona d&#8217;Italia che gli italiani non conoscono. La schiaccia il confronto con la popolarità trasversale dell&#8217;altro patrono, Francesco d&#8217;Assisi, al punto che fuori da Siena molti la confondono con Chiara, l&#8217;amica e confidente di Francesco e fondatrice delle Clarisse. Caterina invece è tutta un&#8217;altra storia, un altro ordine (le domenicane mantellate), un altro secolo (il quattordicesimo), un altro mondo che non conosciamo. Per dire, la Rai non ci ha ancora fatto una fiction. Una fiction non si nega a nessuno, Filippo Neri ne ha avute già due. Caterina ancora niente. Uno pensa: per forza, è una contemplativa, non c&#8217;è niente da raccontare. Non è proprio così. Caterina una sua storia ce l&#8217;ha. Magari è un po&#8217; deprimente, ecco.</p>
<p>Tanto per cominciare, Caterina è figlia della peste nera, l&#8217;epidemia più orribile mai abbattutasi sul continente. Questo però spiega solo fino a un certo punto un dettaglio singolare della sua biografia, l&#8217;avere avuto cioè 24 tra fratelli e sorelle. Per molte famiglie la prolificità fu un modo di reagire a un morbo che svuotò interi villaggi e quartieri (a Firenze forse morirono quattro quinti degli abitanti). Ma quando arriva la peste Lapa Benincasa di figli ne aveva già messi al mondo 24: metà erano morti in giovane età, cosa perfettamente in linea con le statistiche (morì subito anche Giovanna, la sorella gemella di Caterina), ma per gli standard dell&#8217;epoca la famiglia era comunque numerosa.</p>
<div id="attachment_842" class="wp-caption alignright" style="width: 308px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/Giovanni-di-Paolo-Matrimonio-mistico-di-Santa-Caterina.jpg"><img class="size-medium wp-image-842" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/Giovanni-di-Paolo-Matrimonio-mistico-di-Santa-Caterina-298x300.jpg" alt="" width="298" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni di Paolo, Matrimonio mistico di Santa Caterina (Siena)</p></div>
<p>Questo non significa che Caterina fosse destinata al chiostro per risparmiare i soldi della dote, come qualche malizioso lettore sta già immaginando. Va bene, lo abbiamo letto tutti Manzoni, ma molto spesso nelle vite delle sante si presenta l&#8217;esatto contrario: la famiglia vorrebbe destinare la figlia riottosa al matrimonio, e lei non vuole. Del resto giudicate voi, tra una vita di castità e meditazione e una spesa a rincorrere una decina di pargoli nella contrada dell&#8217;Oca, quale fosse la più attraente. Il caso della 16enne Caterina è reso più drammatico dal fatto che il promesso sposo fosse il vedovo della sorella più grande, Bonaventura. Caterina aveva cominciato a vedere Gesù a cinque anni, e aveva fatto voto di castità a sette, ma soprattutto aveva assistito all&#8217;agonia della sorella, morta di parto, e non doveva avere molta stima per il cognato. Memore dell&#8217;esempio di Bonaventura, che per punirlo delle sue scarse attenzioni si infliggeva lunghi digiuni, Caterina rifiutò di mangiare finché i genitori non cedettero e il matrimonio andò a monte.</p>
<p>Il disturbo alimentare di Caterina, quello che gli studiosi oggi chiamano <em>anorexia mirabilis</em>, nasce in questa situazione: Caterina non possiede nemmeno il suo corpo, ma sa come tenerlo in ostaggio, e detta le condizioni. Si taglia i capelli ed entra nelle domenicane, ma come terziaria, restando dunque nella casa dei genitori. Impara a leggere e a scrivere: le sue opere di misericordia e le sue prime lettere ai potenti del mondo attirano l&#8217;attenzione, chi è questa ragazzina che tratta i grandi uomini alla pari? I domenicani, che per farla entrare in un ordine di solito riservato alle pie vedove hanno chiuso un occhio, temono uno scandalo e la invitano al Capitolo Generale di Firenze per interrogarla. Là Caterina fa l&#8217;incontro che le cambia la vita: Raimondo da Capua, dottore in teologia, a cui la ragazza prodigio viene affidata una volta certificata la sua ortodossia. In principio diffidente, Raimondo imparerà ad apprezzare le doti di Caterina, soprattutto dopo essersi salvato dalla nuova epidemia del 1374, racconta, grazie alle sue preghiere. Raimondo sarà per tutta la sua vita il confessore di Caterina, il suo manager, e dopo la morte il suo biografo. Chissà se senza questo sodalizio con la santa avrebbe fatto tanta carriera. (<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/04/29/lanoressica-di-dio/2/">Continua</a>)</p>
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		<title>Il Vangelo che non capisci (stolto!)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 19:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leonardoT</dc:creator>
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		<description><![CDATA[25 aprile &#8211; San Marco evangelista (primo secolo) Un profeta grida nel deserto e battezza i peccatori nelle acque del Giordano; tra di loro vi è un nuovo giovane predicatore, che dopo una quarantena nel deserto si mette a proclamare &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/04/25/il-vangelo-che-non-capisci-stolto/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>25 aprile &#8211; San Marco evangelista (primo secolo)</strong></p>
<div id="attachment_825" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/corkc02r.jpg"><img class="size-medium wp-image-825" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/corkc02r-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Basilica di Cork, Eire</p></div>
<p>Un profeta grida nel deserto e battezza i peccatori nelle acque del Giordano; tra di loro vi è un nuovo giovane predicatore, che dopo una quarantena nel deserto si mette a proclamare una buona novella, attraverso parabole enigmatiche e profezie di sventura. Gli va meglio con le guarigioni miracolose: usa sistemi un po&#8217; singolari, (fango, sputi), ma tutto sommato funzionano. Un paio di volte si ritrova a dover moltiplicare pani e pesci per le folle che si radunano ad ascoltarlo. Quel che dice però non è sempre chiaro, nemmeno ai dodici collaboratori più stretti, che a volte hanno troppa soggezione per chiedere spiegazioni. In seguito il predicatore viene accusato di sedizione, arrestato e fatto uccidere. Ma il terzo giorno le donne trovano nel sepolcro, al posto del corpo, un ragazzo vestito di bianco che parla di resurrezione, e scappano impaurite. Questo è in sostanza il Vangelo di Marco, che se non si trovasse mimetizzato in mezzo agli altri risulterebbe un testo abbastanza inquietante: c&#8217;è un Gesù senza Natale e senza Pasqua, sempre un po&#8217; arrabbiato perché la gente non capisce. Alla fine di diversi episodi, miracoli o parabole, c&#8217;è quel classico versetto alla Marco, come “E si meravigliava per la loro incredulità”, “Chi ha orecchie per intendere intenda”. Solo i bambini lo smuovono un po&#8217; dal suo sempiterno cipiglio (“a chi è come loro appartiene il Regno di Dio”). Insomma è un tizio burbero, con un cuore che lascia vedere solo a sprazzi:</p>
<blockquote><p>Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia. Ed egli le disse:“Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. Ma essa replicò: “Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli”. Allora le disse: “Per questa tua parola va&#8217;, il demonio è uscito da tua figlia”.</p></blockquote>
<p>L&#8217;episodio c&#8217;è anche in Matteo, dove Gesù concede anche un complimento (“Donna, davvero grande è la tua fede!”). In Marco si limita a dire “va&#8217;”, e poi passa ad altro. Non è così difficile mettersi nei panni degli apostoli, sempre timidi e vagamente terrorizzati, “stupiti in sé stessi” “Essi però non comprendevano, e avevano timore a chiedere spiegazioni”. Marco è l&#8217;evangelista del leone, e il suo Gesù sembra davvero un re leone nella gabbia di un&#8217;umanità che non lo capisce. “O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi?” (9,19). L&#8217;unico Vangelo che suggerisce al lettore che Cristo sulla terra abbia avuto fretta di andarsene.</p>
<div id="attachment_819" class="wp-caption alignright" style="width: 240px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/Relationship_between_synoptic_gospels.png"><img class="size-medium wp-image-819" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/Relationship_between_synoptic_gospels-230x300.png" alt="" width="230" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ragioni per cui amo Wikipedia</p></div>
<p>È anche il più breve: nessuna genealogia, nessuna storia sull&#8217;infanzia di Gesù (al punto da far sorgere più di un sospetto di adozionismo: Gesù diventerebbe figlio di Dio solo col battesimo nel Giordano, quando si sente una voce dal cielo dire “Tu sei il Figlio mio prediletto”). All&#8217;inizio non era inclusa nemmeno – cosa più sorprendente – un&#8217;apparizione di Gesù risorto: solo questo ragazzo vestito di bianco che dice alle donne “Non abbiate paura, Gesù è risorto, andate a dire a Pietro che vi precede in Galilea”. Al che le donne scappano terrorizzate “e non dissero niente a nessuno, perché avevano paura”. La versione più antica finisce così: non molto promettente, per il testo fondativo di una religione. Del resto, se le donne non l&#8217;hanno detto a nessuno, come facciamo a saperlo? Logica e sintassi greca dell&#8217;ultima frase ci lasciano il sospetto che esistesse un seguito, andato perduto quasi subito e rimpiazzato a volte con un solo versetto, a volte con una paginetta che è quella che di solito troviamo nelle nostre traduzioni. In questo finale Gesù appare di nuovo a Maria di Magdala, che lo dice agli apostoli (“Ma essi non vollero credere”), poi a due di loro (ma gli altri “non vollero credere”) e alla fine a tutti gli undici a tavola “e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore”. Il finale lungo probabilmente non è di Marco, ma come si vede è coerente con il suo protagonista: neanche una parola gentile (<em>Ehi, che piacere ritrovarvi, scusate se vi ho fatto prendere paura con questa cosa della passione e morte&#8230;</em>) Del resto Cristo è un re, poche smancerie. (<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/04/25/il-vangelo-che-non-capisci-stolto/2/">continua</a>)</p>
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		<title>San Giorgio a volte è stanco</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 22:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leonardoT</dc:creator>
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		<description><![CDATA[23 aprile &#8211; San Giorgio, cavaliere (III secolo). San Giorgio un giorno s&#8217;è stufato, di ammazzare draghi e salvare fanciulle che poi alla fine si sposano sempre con coltivatori diretti e fanno tre bambini. San Giorgio di Portogallo. Di Ferrara. &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/04/23/san-giorgio-a-volte-e-stanco/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>23 aprile &#8211; San Giorgio, cavaliere (III secolo).</strong><br />
<strong><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/croce-di-san-giorgio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-795" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/croce-di-san-giorgio.jpg" alt="" width="224" height="162" /></a></strong></p>
<p>San Giorgio un giorno s&#8217;è stufato, di ammazzare draghi e salvare fanciulle che poi alla fine si sposano sempre con coltivatori diretti e fanno tre bambini. San Giorgio di Portogallo. Di Ferrara. San Giorgio di San Giorgio a Cremano. Un giorno ha spento la sveglia ed è rimasto a letto, lo ha chiamato la segretaria verso le 8.05.</p>
<p>“Cavaliere, tutto bene?”<br />
“Insomma”.<br />
“Cavaliere lei forse non si ricorda ma stamattina avevamo un appuntamento per le otto, c&#8217;è un drago nel Polesine, una dozzina di fonti da bonificare, e inoltre&#8230;”<br />
“Il drago nel Polesine, ricordo benissimo”.<br />
“Cavaliere c&#8217;è qualcosa che non va?”<br />
“Sono un po&#8217; depresso Teresa”.<br />
“Si mette in mutua? In aspettativa? Cavaliere mi scusi eh, ma io a quest&#8217;ora lo devo sapere, se devo chiamare un supplente&#8230;”<br />
“Sì, ecco, chiamate Demetrio”.<br />
“Cavaliere, Demetrio è morto”.<br />
Clic.</p>
<p>San Giorgio di Lituania. Di Catalogna. Di Reggio di Calabria. Un giorno si è stufato e basta. Hai voglia a dire la vocazione. Cos&#8217;è poi questa famosa vocazione? Siamo bambini di campagna, ci sbucciamo i ginocchi sulla ghiaia, un giorno arriva la fanfara: arruolati nella cavalleria! Girerai il mondo! Ucciderai i draghi, salverai le fanciulle! Bivaccherai sulle vette più alte!</p>
<p>“Si suona la chitarra nei bivacchi?”<br />
“Prima si ammazzano i draghi, poi si suona la chitarra”.<br />
“Cosa sono i draghi?”<br />
“Sono bestie cattive sputafuoco, minacciano le nobili fanciulle, quando sono giovani guizzano un po&#8217; ma li trafiggi facile”.</p>
<div id="attachment_797" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/paolo-uccello-1460.jpg"><img class="size-medium wp-image-797" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/paolo-uccello-1460-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Uccello, 1460</p></div>
<p>Allora, tanto per cominciare non è vero che sputano fuoco. Forse una volta, sicuramente nelle favole. È un modo romantico di nascondere la prosaica verità, ovvero che i draghi hanno un alito pestilenziale, se sbuffano sai di fogna per tre settimane. Sono bestie anfibie ma non si lavano, anzi sporcano dappertutto, si installano in un fiume e ci fanno la palude. E gli escrementi, quando ti arruolano non ti parlano mai degli escrementi. Tonnellate da smaltire, e mai – mai – mai! una sola pentola d&#8217;oro. Al limite qualche minorenne impaurita e incrostata dai liquami che non ti dice grazie. Giorgio cova il dubbio che alle tizie il drago sotto sotto piaccia. Coi genitori non lo ammetteranno mai, ma&#8230; È quel tipo di mostro virile che si fa strada nel parcheggio delle scuole medie con un sei marce scoppiettante, il maschio alfa, le ragazzine fiutano il testosterone e la morchia, una cosa che fa ribrezzo. Giorgio certe mattine sotto l&#8217;elmo vorrebbe portare la mascherina, si è anche informato, pare non si possa.</p>
<p>“Che figura ci facciamo con gli utenti”.<br />
“Sono allergico al polline”.<br />
“Tu sei San Giorgio, il Megalomartire”.<br />
“Ma infatti, sono già morto di choc anafilattico sotto Diocleziano”.<br />
“Sei morto almeno tre volte”.<br />
“Ecco, appunto, adesso anche basta, grazie”.</p>
<p>San Giorgio di Georgia, Caucaso. San Giorgio di Georgia, USA. San Giorgio in Campobasso. Non è che rivanghi così spesso i vecchi tempi. Quando i draghi erano verdi e non marron, e sprigionavano una deliziosa fiammella al sentor di diavolina, te la ricordi Demetrio l&#8217;odore della diavolina a Champorcher -</p>
<p>“Giorgio, la devi smettere di parlarne con me. Io sono morto, non sta bene”.<br />
“Come sarebbe a dire che sei morto, scusa, quando sarebbe successa questa cosa”.<br />
(<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/04/23/san-giorgio-a-volte-e-stanco/2/">continua&#8230;</a>)</p>
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		<title>Anselmo è sempre uno più di te</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 02:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leonardoT</dc:creator>
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		<description><![CDATA[21 aprile &#8211; Sant&#8217;Anselmo d&#8217;Aosta, dottore della Chiesa (1033-1109). Dunque, c&#8217;è un cosmonauta russo, uno dei primi, che è appena tornato dallo spazio. Per prima cosa lo portano da Krusciov, che gli chiede: “Compagno, tu che sei stato lassù, dimmi &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/04/21/anselmo-e-sempre-uno-piu-di-te/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>21 aprile &#8211; Sant&#8217;Anselmo d&#8217;Aosta, dottore della Chiesa (1033-1109).</strong><br />
<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/gagarin.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-778" src="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/files/2012/04/gagarin-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a>Dunque, c&#8217;è un cosmonauta russo, uno dei primi, che è appena tornato dallo spazio. Per prima cosa lo portano da Krusciov, che gli chiede: “Compagno, tu che sei stato lassù, dimmi la verità, a me la puoi dire: Dio c&#8217;è? Lo hai visto?” E il cosmonauta: “Compagno Segretario Krusciov, a te posso dirlo: sì, l&#8217;ho visto”. “Compagno, quello che tu dici è terribile, terribile. Mette in crisi tutto quello in cui crediamo”. “Compagno segretario, lo so, ma insomma, io l&#8217;ho visto”. “Va bene, lo hai visto, ma giura che non lo dirai a nessuno”. “Certo compagno, lo giuro”. “Bene”.</p>
<p>Qualche tempo dopo, profittando del clima di generale distensione tra i due blocchi controllati dalle superpotenze, lo stesso cosmonauta viene invitato al Vaticano, dove ha un colloquio privato con il pontefice. Il Papa dunque gli mette subito un braccio dietro la spalla, e in un russo un po&#8217; scolastico gli dice: “Figliolo, tu che sei stato nello spazio, beato te, dimmi la verità, a me la puoi dire: Dio c&#8217;è? Lo hai visto?”<br />
E il cosmonauta: “Santo Padre, a voi posso dirlo: no, non l&#8217;ho visto, Dio non c&#8217;è”.<br />
“Figliolo, quello che dici è terribile, terribile. Mette in crisi tutto quello che&#8230;”<br />
“E insomma Padre, cosa volete che vi dica: se non l&#8217;ho visto non l&#8217;ho visto!”<br />
“Giura almeno che non lo dirai a nessuno”.<br />
“Giuro”.</p>
<p>Non so chi sia l&#8217;inventore di questa storiella. Ricordo che la lessi su un libro di barzellette che circolava alle elementari, e non la capii: a volte è meglio così, la memoria si attacca meglio alle cose che non riesce a spiegarsi immediatamente. In seguito mi sono convinto che fosse un apologo famoso e l&#8217;ho cercato su internet, senza successo: così lo metto qui, alla voce Anselmo d&#8217;Aosta, che non è che c&#8217;entri molto, eppure.</p>
<p>La barzelletta mi piace per tanti motivi. È profondamente ambigua: dipinge un certo tipo di atei come una setta di credenti, anche loro con un sistema di dogmi che se ne frega delle eventuali prove empiriche. Però dice anche il contrario: i credenti sono come i materialisti più smaliziati, se ne fottono della verità. Ormai ci hanno montato un carrozzone intorno che deve andare avanti comunque, che Dio esista o no. Mi piace il fatto che il cosmonauta racconti due versioni, senza che ci sia modo di capire quale sia la vera: potrebbe anche avere mentito a Krusciov, e potrebbe avere detto la verità al Papa, per il gusto di deludere entrambi.</p>
<p>Però la barzelletta piace soltanto a me, non la racconta più nessuno da anni; a renderla datata è il riferimento alle prime missioni spaziali sovietiche. A nessuno verrebbe in mente di collegare un giro in orbita in una minuscola capsula alla ricerca di prove sull&#8217;esistenza di Dio. L&#8217;universo che abbiamo in mente, da cinquant&#8217;anni a questa parte, è infinitamente più vasto: Dio, se c&#8217;è, è un po&#8217; più in là. Oppure, mi raccontavano a catechismo, Dio semplicemente non va cercato nello spazio astrale, Dio è “dentro di noi”, curiosa espressione che mi lasciava un po&#8217; interdetto: se Dio fosse dentro di noi dovrebbe essere più piccolo. Ma Dio non può essere più piccolo di noi, vero Anselmo? (<a href="http://www.ilpost.it/leonardotondelli/2012/04/21/anselmo-e-sempre-uno-piu-di-te/2/">Continua&#8230;</a>)</p>
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