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	<title>Maurizio Codogno</title>
	
	<link>http://www.ilpost.it/mauriziocodogno</link>
	<description>Matematto beatlesiano, tuttologo at large, di casa a http://xmau.com/ . Ha appena pubblicato Matematica in relax, ed è convinto che il titolo non sia un ossimoro</description>
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		<title>Basi di numerazione frazionarie</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 11:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Codogno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[basi di numerazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi l'ha detto che una base di numerazione deve essere per forza un numero intero? [<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/05/10/basi-di-numerazione-frazionarie/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo visto che sono state proposte, ed effettivamente usate, basi di numerazione non standard: la <a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/23/un-computer-in-base-3/">base 3 bilanciata</a> e la <a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/27/la-base-2/">base -2</a>. Entrambe le basi avevano qualche vantaggio informatico, ma alla fine un confronto costi/benefici ha fatto pendere la bilancia sull&#8217;architettura attuale. Ma per l&#8217;appunto stavo parlando di informatica, che per quanto teorica possa essere è una scienza che ha pur sempre un fondamento pratico: i matematici non si curano di queste cose, e si sono inventati basi di numerazione di tutti i tipi. Stavolta parlerò delle basi frazionarie.</p>
<p><span id="more-1825"></span>Ricordate la differenza tra frazione propria, impropria e apparente? Credo la si impari alle elementari e la si dimentichi nelle scuole medie: una frazione <i>m/n</i> è propria se <i>m &lt; n</i>, impropria se<i>m &amp;lg; n</i> e apparente se <i>m</i> è un multiplo di <i>n</i> e quindi la &#8220;frazione&#8221; è in realtà un numero intero. </p>
<p>Bene. Un sistema di numerazione in base frazionaria non può usare una frazione apparente, perché in realtà si avrebbe un numero intero. Potrebbe usare una frazione propria, ma ci sarebbero delle difficoltà pratiche, considerando che per ottenere numeri maggiori di 1 saremmo costretti a usare cifre a destra della virgola. Restano insomma solo i numeri in base frazionaria impropria. <a>Questo articolo</a> di Billy Dorminy, oltre ad accennare ad altri tipi di basi di numerazione, specifica come A. J. Kempner nel 1936 trattò anche le basi frazionarie oltre ai numeri negabinari. </p>
<p>Il maggior problema che si ha con le basi frazionarie è riuscire a rappresentare un numero intero. Prendiamo la base più semplice, la 3/2, e cerchiamo di scrivere 2 come faremmo con una base intera. Abbiamo come cifre disponibili &#8220;0&#8243; e &#8220;1&#8243;. Il numero 2 è maggiore di &#8220;10&#8243; , cioè 3/2, e minore di &#8220;11&#8243;, cioè 5/2; quindi è un numero frazionario: ammetterete che non è una bella cosa&#8230; Peggio ancora, non è nemmeno detto che la rappresentazione di un numero sia unica. Sì, questo capita anche con i numeri usuali: a scuola abbiamo studiato come 0,9999&#8230; è <a href="http://xmau.com/notiziole/arch/200807/004565.html">un altro modo per scrivere 1</a>. Ma qua è più complicato, come si direbbe su Facebook: ho come il sospetto che ci siano infinite rappresentazioni di 1, prendendo opportuni sottoinsiemi delle potenze di 2/3 (cioè 3/2<sup>-1</sup>, cioè le cifre alla destra della virgola). Magari prima o poi lo dimostro anche, se non ho nulla di meglio da fare&#8230;</p>
<p>La soluzione pratica per avere numeri interi che assomiglino a numeri interi è cambiare completamente metodo di definizione delle cifre. Naturalmente rimane la definizione di base di una base (pessimo gioco di parole); ogni cifra &#8220;tremezzale&#8221; è da moltiplicare per la potenza necessaria di 3/2. Però usiamo come cifre a disposizione tutte quelle fino a un&#8217;unità meno del numeratore della base, quindi nel nostro caso 0, 1 e 2. Pertanto 2 si scriverà &#8220;2&#8243;; 3, invece, avrà due cifre e sarà &#8220;20&#8243; (3/2&times;2=3, no?). Proseguendo, abbiamo 4=&#8221;21&#8243;, 5=&#8221;22&#8243;. E 6? Ci vogliono tre cifre, ovviamente, mentre il primo numero che ha bisogno di quattro cifre per essere rappresentato è il 9. Si può ingenuamente pensare che ogni aumento di tre unità serva una nuova cifra, ma non è così: il più piccolo numero di cinque cifre è 15 e il più piccolo di sei cifre è 24.</p>
<p>Per convertire un numero da base 10 a base 3/2, o in generale a una qualunque base frazionaria, il sistema più semplice consiste nell&#8217;andare da destra a sinistra, eliminando man mano i numeri superiori a 3. Prendiamo un numero a caso, 42, e vediamo come si fa. Prepariamo tante caselle, in questo modo:<br />
<tt>&nbsp; &nbsp; &nbsp;   |   |   |   |   |   |   | 42 |</tt><br />
A ogni casella corrisponderà una cifra. 42 è maggiore di 3 che è il numeratore della base, quindi togliamo da esso tutti i multipli di 3, lasciando uno zero, e li portiamo a sinistra, moltiplicandoli per 2 che è il denominatore. Abbiamo così<br />
<tt>&nbsp; &nbsp; &nbsp;|   |   |   |   |   | 28 | 0 |</tt><br />
Continuiamo così: 28=9&times;3+1 il che ci porta a<br />
<tt>&nbsp; &nbsp; &nbsp;|   |   |   |   | 18 | 1 | 0 |</tt><br />
con i prossimi passi che sono<br />
<tt>&nbsp; &nbsp; &nbsp;|   |   |   | 12 | 0 | 1 | 0 |</tt><br />
<tt>&nbsp; &nbsp; &nbsp;|   |   |  8 | 0 | 0 | 1 | 0 |</tt><br />
<tt>&nbsp; &nbsp; &nbsp;|   | 4 | 2 | 0 | 0 | 1 | 0 |</tt><br />
<tt>&nbsp; &nbsp; &nbsp;| 2 | 1 | 2 | 0 | 0 | 1 | 0 |</tt><br />
Abbiamo così che 42=&#8221;2120010&#8243;. Bah.</p>
<p>Per come funziona l&#8217;algoritmo dovrebbe esservi chiaro che tranne nel caso di 1 tutti i numeri interi iniziano per 2. Ci sono altre proprietà interessanti da considerare? Boh. Dorminy ha trovato una formula ricorsiva per il numero di cifre della rappresentazione in base <i>a/b</i> di un intero, e ha anche proposto un sistema di crittografia che consiste nel codificare per esempio in base 27/2 il testo dove alle ventisei lettere dell&#8217;alfabeto è sostituita la coppia di cifre 01, 02, &hellip; 26 e allo spazio la coppia 00. Diciamo che non userei questo sistema per codificare nulla di importante, ma sicuramente è qualcosa di carino da provare. </p>
<p>Potete comunque sempre divertirvi a trovare nuove proprietà delle basi frazionarie e scriverci su un articolo&#8230; vi lascio volentieri la fama!</p>
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		<title>Grandi numeri</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-mauriziocodogno/~3/koNxHSw0br4/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/05/04/grandi-numeri/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 May 2012 02:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Codogno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[combinatoria]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[teoria dei numeri]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando un matematico cerca una dimostrazione di esistenza non si lascia mica intimorire dalla grandezza dei numeri che ottiene! [<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/05/04/grandi-numeri/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scorsa settimana ho postato sul mio blog uno dei miei soliti <a href="http://xmau.com/notiziole/arch/201204/007806.html">quizzini della domenica</a>, il cui testo mi era stato inviato da <a href="http://dinogen.hacknight.org/">Marcello Semboli</a>. Una cassaforte si apre infilando tre schede nelle rispettive serrature. Le schede esternamente sono identiche: quando vengono infilate tutte e tre, quelle messe nella posizione sbagliata chiudono la loro serratura mentre quelle nella posizione giusta ne cambiano lo stato: da aperta a chiusa e viceversa. Noi non possiamo conoscere lo stato delle singole serrature, a meno che non siano tutte aperte e quindi la cassaforte si apra. Stamattina però qualcuno ha giocato con le chiavi: la cassaforte è chiusa e le tre chiavi sono sul tavolo, non si sa in che ordine. È possibile trovare una successione di mosse che apra la cassaforte?</p>
<p><span id="more-1802"></span>La risposta è sì, e potete andare a leggere <a href="http://xmau.com/mate/problemi/s031.html">qua</a> qual è la successione di mosse necessaria. A me ci è voluta una pausa pranzo per risolverlo, your mileage may vary. Ma io, da buon matematico, una volta risolto il problema ho subito pensato alle possibili generalizzazioni: avere N serrature e non solo tre, e avere schede che quando non sono inserite al posto giusto non fanno nulla invece che chiudere la serratura. L&#8217;idea di questa seconda generalizzazione nasce vedendo che nella mia dimostrazione avevo sfruttato il fatto che una scheda sbagliata chiude la serratura. Un po&#8217; di studio mi ha fatto trovare una soluzione in entrambi i casi. Il caso con una singola serratura è banale; ma anche quello con due lo è perché le schede o sono inserite entrambe giuste o entrambe sbagliate, e quindi basta metterle prima in un ordine e poi nell&#8217;altro per aprire la cassaforte. No, non è l&#8217;inizio di una dimostrazione per induzione, non preoccupatevi.</p>
<p>Nel caso di N serrature con le schede sbagliate che chiudono la loro serratura, numeriamole a 1 a N, e iniziamo a testare se per caso la combinazione corretta sia 1,2,&hellip;,N. Per fare ciò, iniziamo con la combinazione sicuramente sbagliata 2,3,&hellip;,N,1, che nella nostra ipotesi chiude tutte le serrature, e poi continuiamo con 1,2,&hellip;N. Se la cassaforte non si apre, vuol dire che la nostra ipotesi era errata, e ne proviamo un&#8217;altra. Visto che in totale ci sono N! permutazioni dei numeri da 1 a N, ci occorreranno al massimo 2N! tentativi. Uun bel numero, visto che cresce più che esponenzialmente con N; ma nel secondo caso si fa ben di peggio.</p>
<p>Supponiamo infatti di avere sempre N serrature, ma dove stavolta le chiavi sbagliate non fanno nulla. Anche in questo caso iniziamo a testare se la combinazione corretta è 1,2,&hellip;,N. Lo stato iniziale delle serrature sarà XXX&hellip;X, dove X può essere &#8220;aperto&#8221; o &#8220;chiuso&#8221;; ogni X, se si infila la scheda giusta, diventerà lo stato opposto Y. Nella nostra ipotesi, lo stato con tutte le serrature aperte sarà dato da una combinazione di X e Y: noi possiamo cambiare lo stato di una singola serratura, lasciando la scheda presunta corretta in quella posizione e ruotando le altre. Per esempio, 2,3,&hellip;,N&minus;1,1,N cambia lo stato dell&#8217;ultima serratura. È possibile ottenere tutte le 2<sup>N</sup> combinazioni di X e Y in esattamente 2<sup>N</sup> passi in cui si cambia un solo simbolo per volta: cercate &#8220;Codice Gray&#8221; per ulteriori informazioni, o aspettate che io mi decida a scriverne. Finito tutto il giro, se la cassaforte non si è aperta possiamo essere certi che 1,2,&hellip;,N non è la permutazione giusta: ne abbiamo solo altre N!&minus;1 da provare&#8230;</p>
<p>In questo caso l&#8217;algoritmo funziona, ma è ancora più lento, richiedendo 2<sup>N</sup>&times;N! passi per essere certi di aprire la cassaforte. Per dare un&#8217;idea, con 10 serrature potrebbero occorrere quasi 4 miliardi di tentativi e con 20 serrature ce ne vorrebbero circa 2,5&times;10<sup>24</sup>. Indubbiamente la fiamma ossidrica inizia ad avere una sua bella convenienza&#8230; Ma un matematico, oltre a non essere molto bravo con la fiamma ossidrica, non si è mai curato se un numero é grande o piccolo quando dimostra un teorema di esistenza. Il record di numero minimo lo si cercherà poi di fare in seguito.</p>
<p>L&#8217;esempio più famoso di grande numero usato in matematica è il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Numero di Skewes">numero di Skewes</a>. Un minimo di storia: per approssimare il conteggio dei numeri primi inferiori a un numero dato, che si indica con la funzione &pi;(n), Gauss inventò una funzione, il logaritmo integrale, che si indica con Li(n). Sembrerebbe che Li(n) sia sempre maggiore di &pi;(n), e anzi la differenza tra i due valori cresce al crescere di n; ma nel 1914 il matematico britannico John Littlewood dimostrò che non era così, e le due funzioni continuavano a rincorrersi, passando in testa infinite volte ciascuna. Restava da capire quando avveniva il primo sorpasso, e qui entra in gioco il matematico sudafricano Samuel Skewes.</p>
<p>Innanzitutto Skewes suppose vera l&#8217;ipotesi di Riemann, e quindi che la distribuzione dei numeri primi fosse il meno irregolare possibile: in quel caso nel 1933 dimostrò che il sorpasso avviene prima di un numero S<sub>1</sub>, il <b>primo numero di Skewes</b>, pari a e<sup>e<sup>e<sup>79</sup></sup></sup>, un numero che non saprei nemmeno come scrivere in altro modo. Non pago di questo numerone, nel 1955 riuscì a trovare un limite superiore anche nel caso non valga l&#8217;ipotesi di Riemann. Questo nuovo limite S<sub>2</sub>, il <b>secondo numero di Skewes</b>, è pari a 10<sup>10<sup>10<sup>1000</sup></sup></sup> e fa sembrare il precedente numero di Skewes un nanerottolo&#8230;</p>
<p>Per la cronaca, il primo sorpasso avviene molto prima di questi valori: al momento si suppone che sia intorno a 1,37&times;10<sup>316</sup>. Non che questo sia un numero &#8220;piccolo&#8221;, intendiamoci: l&#8217;universo contiene un numero di particelle elementari molto, molto inferiore. Insomma nella pratica il logaritmo integrale sarà sempre maggiore di &pi;(n); ma quando mai un matematico è preoccupato dalla pratica?</p>
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		<item>
		<title>Leggere una tabella in modo creativo</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/30/leggere-una-tabella-in-modo-creativo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 02:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Codogno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[percentuali]]></category>

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		<description><![CDATA[Un matematico riesce a trovare più dati di quanto possa sembrare... [<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/30/leggere-una-tabella-in-modo-creativo/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa è apparso un articolo, o per meglio dire un comunicato stampa, dove comScore <a href="http://www.comscore.com/layout/set/popup/Press_Events/Press_Releases/2012/4/Kindle_Fire_Captures_more_than_Half_of_Android_Tablet_Market">mostrava</a> come il Kindle Fire abbia in pochissimo tempo conquistato più della metà del mercato dei dispositivi Android negli USA. In rete ci sono stati vari commenti su questo fatto: parecchi commentatori hanno notato come il Kindle Fire sia un &#8220;finto Android&#8221;, nel senso che è stato pesantemente modificato da Amazon per diventare un modo per acquistare contenuti con facilità, il che significa che Google ha molto da imparare da Apple (oltre ad aver perso il controllo del <b>suo</b> prodotto). Quello che vi presento qui è un altro punto di vista, più matematico.<br />
<span id="more-1808"></span></p>
<blockquote><table border="1" cellpadding="2" cellspacing="0" width="284">
<tr>
<td valign="top" colspan="4" width="379">
<b>U.S. Market Share of Android Tablets by Unique Devices</b><br />
<b>Dec-2011, Jan-2012, Feb-2012</b><br />
<b>Total U.S.</b><br /><b>Source: comScore Device Essentials*</b>
  </td>
</tr>
<tr class="bglight">
<td valign="top" rowspan="2" width="187">  &nbsp;
  </td>
<td valign="top" colspan="3" width="192">  <b>% Share of Android Tablets</b>
  </td>
</tr>
<tr class="bgdark">
<td valign="top" width="66">  <b>Dec-11</b>
  </td>
<td valign="top" width="60">  <b>Jan-12</b>
  </td>
<td valign="top" width="66">  <b>Feb-12</b>
  </td>
</tr>
<tr class="bglight">
<td valign="top" width="187">  Amazon Kindle Fire
  </td>
<td valign="top" width="66">  29.4%
  </td>
<td valign="top" width="60">  41.8%
  </td>
<td valign="top" width="66">  54.4%
  </td>
</tr>
<tr class="bgdark">
<td valign="top" width="187">  Samsung Galaxy Tab Family
  </td>
<td valign="top" width="66">  23.8%
  </td>
<td valign="top" width="60">  19.1%
  </td>
<td valign="top" width="66">  15.4%
  </td>
</tr>
<tr class="bglight">
<td valign="top" width="187">  Motorola Xoom
  </td>
<td valign="top" width="66">  11.8%
  </td>
<td valign="top" width="60">  9.0%
  </td>
<td valign="top" width="66">  7.0%
  </td>
</tr>
<tr class="bgdark">
<td valign="top" width="187">  Asus Transformer
  </td>
<td valign="top" width="66">  6.4%
  </td>
<td valign="top" width="60">  6.2%
  </td>
<td valign="top" width="66">  6.3%
  </td>
</tr>
<tr class="bglight">
<td valign="top" width="187">  Toshiba AT100
  </td>
<td valign="top" width="66">  7.1%
  </td>
<td valign="top" width="60">  7.0%
  </td>
<td valign="top" width="66">  5.7%
  </td>
</tr>
<tr class="bgdark">
<td valign="top" width="187">  Acer Picasso
  </td>
<td valign="top" width="66">  6.0%
  </td>
<td valign="top" width="60">  5.2%
  </td>
<td valign="top" width="66">  4.3%
  </td>
</tr>
<tr class="bglight">
<td valign="top" width="187">  Acer Iconia
  </td>
<td valign="top" width="66">  2.8%
  </td>
<td valign="top" width="60">  2.6%
  </td>
<td valign="top" width="66">  2.1%
  </td>
</tr>
<tr class="bgdark">
<td valign="top" width="187">  Dell Streak
  </td>
<td valign="top" width="66">  2.2%
  </td>
<td valign="top" width="60">  1.7%
  </td>
<td valign="top" width="66">  1.3%
  </td>
</tr>
<tr class="bglight">
<td valign="top" width="187">  Lenovo IdeaPad Tablet K1
  </td>
<td valign="top" width="66">  0.7%
  </td>
<td valign="top" width="60">  0.9%
  </td>
<td valign="top" width="66">  1.2%
  </td>
</tr>
<tr class="bgdark">
<td valign="top" width="187">  Sony Tablet S
  </td>
<td valign="top" width="66">  0.9%
  </td>
<td valign="top" width="60">  0.8%
  </td>
<td valign="top" width="66">  0.7%
  </td>
</tr>
<tr class="bglight">
<td valign="top" width="187">  Other
  </td>
<td valign="top" width="66">  8.9%
  </td>
<td valign="top" width="60">  5.6%
  </td>
<td valign="top" width="66">  1.6%
  </td>
</tr>
</table>
</blockquote>
<p>Quella che vedete qui sopra è la tabella brutalmente copiata dal sito di comScore suindicato. L&#8217;asterisco manda a una nota che spiega come le misure di comScore sono fatte considerando quali dispositivi sono stati visti in rete nel mese considerato, metodologia che mi sembra corretta e utile perché in questo modo si possono valutare gli usi effettivi e non gli acquisti compulsivi cui non è seguito nulla. Bene, focalizzatevi sulle percentuali dell&#8217;ultima riga, gli &#8220;altri&#8221;. In due mesi la percentuale di altri dispositivi è scesa dall&#8217;8,9% all&#8217;1,6%; un taglio di un fattore superiore a 5. Leggiamo la tabella in altro modo: se la gente non si è sbarazzata del vecchio dispositivo Android (il che è possibile), questo significherebbe che il mercato è più che quintuplicato in due mesi. Sì, c&#8217;è stato Natale di mezzo, ma un incremento simile mi pare esagerato. Anche supponendo che metà di quei vecchi Android sia stata messa in un cassetto, il mercato totale sarebbe quasi triplicato&hellip; (e il numero di Kindle Fire quintuplicato o giù di lì: tenete anche a mente che la loro percentuale relativa è quasi raddoppiata)</p>
<p>Che conclusioni possiamo trarre da tutto questo? Potete decidere voi cosa trovate più probabile. Il mercato Android potrebbe essere così limitato che effettivamente un singolo prodotto può fare la differenza, oppure che i numeri tirati fuori da comScore sono un po&#8217; farlocchi e mostrano solo come il modo migliore per mentire è tirare fuori una statistica. L&#8217;importante, per quanto mi riguarda, è che vi ricordiate di non prendere mai un dato che trovate in giro come oro colato, ma ci pensiate un attimo su!</p>
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		<item>
		<title>La base -2</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 02:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Codogno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[basi di numerazione]]></category>
		<category><![CDATA[informatica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/?p=1777</guid>
		<description><![CDATA[La base tre per le operazioni interne di un computer può sembrare un po' esoterica. Ma che mi dite allora della base -2? [<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/27/la-base-2/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/23/un-computer-in-base-3/">L&#8217;altra volta</a> abbiamo visto che all&#8217;inizio della cibernetica ci furono calcolatori che implementavano le operazioni interne non in base 2, ma in base 3. Ma c&#8217;è stata anche una seconda base numerica non standard che venne proposta: la <b>base &minus;2</b>. </p>
<p><span id="more-1777"></span>Avete letto bene: una base negativa. No, non è che per codificare i numeri si usi un numero negativo di cifre: si hanno sempre i buoni vecchi zero e uno. Quello che succede in pratica &ndash; almeno immagino: avevo solo trovato un riferimento all&#8217;esistenza di questa base senza ulteriori informazioni, e mi ero ricavato tutto il resto da solo &ndash; è che il numero 10<sub><i>&minus;2</i></sub> vale &minus;2, come del resto detta la definizione polinomiale di base che abbiamo visto la volta scorsa. Quindi per avere 2 bisogna scrivere 110<sub><i>&minus;2</i></sub>, che in effetti vale (&minus;2)<sup>2</sup>+(&minus;2)=4&minus;2=2. Semplice come due e due quattro, no?</p>
<p>In realtà Wikipedia è un po&#8217; più prodiga di informazioni: resto sempre stupito da cosa si possa trovare lì dentro. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Negative_base">Qui</a> si può leggere come nel 1885 Vittorio Grünwald fu il primo a definire basi negative, e a scrivere nel 1885 un articolo sul <em>Giornale di Battaglini</em>; nessuno si filò però l&#8217;articolo &ndash; tanto computer non ce n&#8217;erano &ndash; e queste basi vennero riscoperte prima da A. J. Kempner nel 1936 (sempre con lo stesso oblio) e poi da Zdzisław Pawlak e A. Wakulicz nel 1959, due polacchi che riuscirono anche a costruire un calcolatore &#8220;negabinario&#8221;, il BINEG, tra il 1957 e il 1959.</p>
<p>Perché fare queste contorsioni mentali? Perché allora non era ben chiaro come rappresentare un numero negativo. Si pensava infatti di dover usare un bit apposta per indicare se il numero era positivo o negativo; ma la memoria, anche un singolo bit, costava. Mica come oggi, che i gigabyte vengono praticamente regalati! In questo modo il bit suppletivo non serviva, e la rappresentazione di un numero è immediata&#8230; occhei, diciamo che è sufficientemente chiara. Nelle tabelle qui sotto possiamo vedere i numeri da 1 a 30 in base &minus;2; evito di scrivere le tabelline, perché a parte 1+1=110 sono identiche a quelle per la base 2 (ma ricordatevi che 11+1=0!).</p>
<p><tt>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;1,1&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;|&nbsp;11,11111&nbsp;|&nbsp;21,10101<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;2,110&nbsp;&nbsp;&nbsp;|&nbsp;12,11100&nbsp;|&nbsp;22,1101010<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;3,111&nbsp;&nbsp;&nbsp;|&nbsp;13,11101&nbsp;|&nbsp;23,1101011<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;4,100&nbsp;&nbsp;&nbsp;|&nbsp;14,10010&nbsp;|&nbsp;24,1101000<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;5,101&nbsp;&nbsp;&nbsp;|&nbsp;15,10011&nbsp;|&nbsp;25,1101001<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;6,11010&nbsp;|&nbsp;16,10000&nbsp;|&nbsp;26,1101110<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;7,11011&nbsp;|&nbsp;17,10001&nbsp;|&nbsp;27,1101111<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;8,11000&nbsp;|&nbsp;18,10110&nbsp;|&nbsp;28,1100100<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;9,11001&nbsp;|&nbsp;19,10111&nbsp;|&nbsp;29,1100101<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;10,11110&nbsp;|&nbsp;20,10100&nbsp;|&nbsp;30,1000010</p>
<p>Dalla semplice visione di questi valori si possono congetturare varie proprietà, che sono anche semplici da dimostrare: così semplici che non perdo nemmeno tempo a dimostrarle. Per esempio, tutti i numeri hanno un numero dispari di cifre; quelli con un numero pari di cifre sono negativi, se ve lo foste chiesti. Un'altra proprietà interessante è la successione delle cifre 0 e 1. Notiamo come tra le cifre meno significative, quelle cioè più a destra, si alternino 0 e 1; in quelle immediatamente a sinistra si alternano coppie di 0 e di 1; più a sinistra ancora si hanno quartetti di 0 e di 1; e così via. </p>
<p>I più attenti di voi avranno osservato che la stessa cosa capita coi numeri binari usuali: naturalmente la differenza sta nel fatto che in base due l'ordine è perfettamente simmetrico (almeno partendo da 0) mentre qua c'è uno sfasamento. Più precisamente, le due cifre meno significative sono le stesse in base 2 e in base &minus;2. Andando a sinistra, e ammesso che io non abbia sbagliato i conti, vediamo che la terza cifra, quella del 4, è la stessa due volte su quattro; la quarta cifra, il &minus;8, coincide sei volte su otto; per il 16 il rapporto è 6/16; per il 32 abbiamo 22/32 e per il 64 22/64, mentre suppongo che per la cifra del 128 il rapporto sia 86/128&hellip; Sono certo che questi numeri non siano casuali, ma  non so a quale serie corrispondano: non sono neppure riuscito a trovare la successione sull'OEIS, che però i numeri negabinari <a href="http://oeis.org/A039724">li conosce</a>, come li conosce anche <a href="http://mathworld.wolfram.com/Negabinary.html">MathWorld</a>.</p>
<p>Tristemente, anche la base &minus;2 non ha avuto un seguito pratico. A differenza della base 3 simmetrica, in questo caso non c'erano naturalmente problemi fisici nel codificare i livelli: ma un'altra codifica, il complemento a 1 che stiamo usando ancora oggi, permetteva di usare i numeri negativi senza necessità del bit aggiuntivo; e indubbiamente questo secondo metodo di codifica semplifica molto le operazioni. Insomma, essa resta solo come curiosità di una base aritmetica non-standard. Ma tremate: non è finita qui!</p>
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		<item>
		<title>Un computer in base 3</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/23/un-computer-in-base-3/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 10:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Codogno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[basi di numerazione]]></category>
		<category><![CDATA[informatica]]></category>

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		<description><![CDATA[Come sapete, i computer lavorano in base 2 e non in base 10. Ma in passato erano state proposte altre basi... [<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/23/un-computer-in-base-3/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Noi contiamo in base 10. Dopo il 9, smettiamo di inventare nuovi simboli e aggiungiamo una nuova cifra al numero, che diventa per l&#8217;appunto 10. Non c&#8217;è nessuna ragione speciale per avere dieci simboli, non di più né di meno: probabilmente tutto dipende dal fatto che abbiamo dieci dita. C&#8217;è chi propugna una base 12, perché in questo modo sarebbe più semplice dividere l&#8217;unità in parti uguali: ma noi umani siamo troppo abituati a contare così per fare un cambiamento di questo tipo. Tutt&#8217;altra cosa per i computer, però!</p>
<p><span id="more-1750"></span> Innanzitutto un rapido ripasso su cosa significa scrivere un numero in base <i>b</i>. Se abbiamo il numero <i>cdefg<sub>b</sub></i>, noi dobbiamo leggerlo come <i>c&middot;b</i><sup>4</sup> + <i>d&middot;b</i><sup>3</sup> + <i>e&middot;b</i><sup>2</sup> + <i>f&middot;b</i> + <i>g</i>; insomma se procediamo da destra a sinistra iniziando a contare da zero dobbiamo moltiplicare la <i>i</i>-esima cifra per la <i>i</i>-esima potenza della base. Detto così sembra inutilmente complicato, lo so: ma ci servirà in seguito. La seconda cosa che serve è la tavola pitagorica: abbiamo due tabelle di dimensione <i>b</i>&times;<i>b</i>, una per la somma e una per la moltiplicazione.</p>
<p>I primissimi computer, quelli ancora elettromeccanici, lavoravano in base 10 per abitudine e perché comunque era necessario interfacciarsi con i &#8220;calcolatori&#8221;, nel senso di &#8220;persone che fanno i calcoli&#8221;. Quando si è passati ai primi calcolatori elettronici le cose sono mutate: per un computer infatti la base più naturale era la base 2, perché la si può mettere in campo con un circuito on/off che ha appunto due valori. Ci penserà poi il computer stesso a convertire tra base 2 e base 10: è un compito stupido, ma proprio per questo il computer è adattissimo a farlo. Le tavole pitagoriche per la base 2 sono banali, e le vediamo qui sotto.</p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/files/2012/04/tabelline2.png"><img src="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/files/2012/04/tabelline2.png" alt="tabelline in base due" width="424" height="169" class="aligncenter size-full wp-image-1752" /></a><br />
Quello che non è probabilmente noto è che all&#8217;inizio della storia dei computer erano state proposte anche altre basi, proprio come erano state proposte altre dimensioni per il byte: oggi lavoriamo in esadecimale (un byte è un ottetto, formato da due gruppi di quattro bit) ma quando ero un giovane universitario ho usato un PDP 11/34 che lavorava in ottale, con l&#8217;unità di base chiamata <i>nibble</i> che era un nonetto formato da tre gruppi di tre bit. </p>
<p>Non credo che ci fosse una correlazione, ma all&#8217;inizio dello sviluppo dei computer, oltre che la base 10 e la poi vincente base 2, era stata proposta e usata anche la <b>base 3</b>. La scelta era dettata da considerazioni fisiche, perché si può immaginare che un circuito di memorizzazione possa avere una tensione positiva, negativa oppure nulla. C&#8217;era però una particolarità che se non conoscete non potreste mai indovinare: quei computer non usavano una base 3 standard, ma una sua variante, la <b>base 3 bilanciata</b> che usa come cifre 0, 1 e -1 (che scriverò M per usare un solo carattere). A ben pensarci, è anche logico: se abbiamo tensioni +,&minus;,0 perché dobbiamo rimapparle in 0, 1, 2?</p>
<p>L&#8217;aritmetica con la base 3 bilanciata presenta alcune peculiarità a cui bisogna abituarsi. Il numero successivo a 1 è il numero a due cifre 1M<sub><i>3</i>b</sub>; se prendete la definizione data sopra per computare un numero in base <i>b</i>, potete subito verificare che in effetti 1M<sub><i>3</i>b</sub> = 3+(-1) = 2. Ecco la lista dei numeri da 0 a 10 in base 3 bilanciata, con tra parentesi il numero corrispondente in base 10, seguita dalle tavole pitagoriche: per comodità non userò più l&#8217;indice <i>3</i>b.</p>
<p><tt>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;0 (0),<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;1 (1),<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;1M (2),<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;10 (3),<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;11 (4),<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;1MM (5),<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;1M0 (6),<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;1M1 (7),<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;10M (8),<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;100 (9),<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;101 (10)</tt><br />
<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/files/2012/04/tabelline3.png"><img src="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/files/2012/04/tabelline3.png" alt="tabelline in base 3 bilanciata" width="516" height="228" class="aligncenter size-full wp-image-1754" /></a><br />
Da un punto di vista teorico la base 3, bilanciata o no che sia, sarebbe quella ottimale, perché è il miglior compromesso tra numero di simboli richiesto e lunghezza dei numeri tipicamente usati (anche se&#8230; ma magari ne parliamo un&#8217;altra volta). La versione bilanciata della base semplifica anche le tavole pitagoriche, soprattutto quella della moltiplicazione che è sempre la peggiore da implementare; come avete visto, anch&#8217;esse sono simmetriche. Purtroppo però la tecnologia negli anni 1950 non riusciva a creare circuiti flip-flop-flap abbastanza affidabili, e oggi ricominciare da capo e creare nuovi componenti di questo tipo è troppo costoso per essere pratico. Restano comunque gli usi teorici della base: scrivere un numero in base tre bilanciata permette di risolvere immediatamente il problema dei pesi di Bachet.</p>
<p>Abbiamo una bilancia a due piatti, e dobbiamo pesare un oggetto: qual è l&#8217;insieme di pesi ottimale per essere in grado di pesare oggetti da 1 a un dato numero <i>n</i>? La risposta è &#8220;si usa l&#8217;insieme di pesi di 1, 3, 9, 27&#8230; grammi&#8221;. Un oggetto pesante 17 grammi, infatti, può essere pesato mettendolo su un piatto insieme ai pesi da uno e nove grammi e ponendo sull&#8217;altro piatto il peso da 27 grammi. Ma 17 in base 3 bilanciata &ndash; il nome significherà pure qualcosa, no? &ndash; si scrive 1M0M: quindi il nostro oggetto sta insieme ai pesi corrispondenti alla cifra M nella rappresentazione, mentre quelli corrispondenti alla cifra 1 stanno dall&#8217;altra parte e quelli con lo 0 si lasciano da parte. Visto? teoria e pratica si complementano!</p>
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		<item>
		<title>Risposte ai problemini pasquali 2012</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-mauriziocodogno/~3/gUaDp0gXYPw/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/15/risposte-ai-problemini-pasquali-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 02:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Codogno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[problemi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/?p=1736</guid>
		<description><![CDATA[ecco le risposte ai problemi matematici! [<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/15/risposte-ai-problemini-pasquali-2012/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco le risposte ai <a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/08/problemini-pasquali-2012/">problemi della scorsa settimana</a>, per chi non avesse avuto voglia o coraggio di leggere i commenti!</p>
<p><span id="more-1736"></span><b>1. E luce fu</b></p>
<p>Aziono due interruttori, aspetto qualche minuto e ne spengo uno. Poi salgo. La lampadina accesa corrisponde all&#8217;interruttore rimasto azionato, la lampadina spenta ma tiepida all&#8217;interruttore che ho acceso e spento, la lampadina spenta e fredda all&#8217;interruttore che non ho toccato. Non per nulla ho specificato il tipo di lampadine!</p>
<p><b>2. Pacchetti postali</b></p>
<p>Ho preparato un pacchetto cubico in cui ogni lato è lungo 30 centimetri, e messo la barretta nella diagonale maggiore del cubo, che è è &radic;3 volte il lato, cioè quasi 52 centimetri; resta un po&#8217; di spazio anche per lo spessore della barretta che non è nullo come invece capita sempre nei problemi matematici&#8230;</p>
<p><b>3. Permutazioni</b></p>
<p>Una possibile soluzione è mostrata qui sotto.<br />
<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/files/2012/04/pasqua2012.png"><img src="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/files/2012/04/pasqua2012.png" alt="" width="545" height="144" class="aligncenter size-full wp-image-1739" /></a></p>
<p><b>4. Somme</b><br />
4. Ricordate la prova del nove? Se la somma delle cifre di un numero è 2012, la sua radice numerica è 5. Sommando due numeri la cui radice numerica è 5, si ottiene un numero la cui radice numerica è 1. Ma si può fare di più, e ottenere un numero la somma delle cui cifre è 1! Detto in altro modo, il numero è 1000&#8230;000. Per ottenerlo basta sommare</p>
<p><tt>5000...000999...9999+<br />
4999...999000...0001</tt></p>
<p>dove i 9 sono quelli necessari per arrivare alla somma delle cifre 2007, cioè ce ne sono 223.<br />
Nel secondo caso, notate che sommando un numero a sé stesso non si può mai avere un riporto indotto. Basta allora considerare cosa succede con le cifre da 1 a 9: si vede subito che il miglior risultato si ha con il 5, che toglie 4 alla somma delle cifre della somma. La soluzione è perciò data da 2555&#8230;.5555, dove i 5 sono 402. (Per amor di precisione il 2 può essere in una qualunque posizione, e si può sostituire un 1 e un 6 al 2 e a uno dei 5) La somma delle cifre sarà pertanto 406.</p>
<p><b>5. Codice</b><br />
Il codice si completa con D1. Le lettere corrispondono infatti alle iniziali dei nomi dei mesi, e i numeri al numero di mesi con quella iniziale. Quindi A2 perché ci sono aprile e agosto, F1 perché c&#8217;è febbraio, e così via. Manca dicembre, che è l&#8217;unico mese che inizia con la d.</p>
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		<item>
		<title>Problemini pasquali – 2012</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/08/problemini-pasquali-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 02:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Codogno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[problemi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/?p=1732</guid>
		<description><![CDATA[Cinque problemini per Pasqua. [<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/08/problemini-pasquali-2012/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Niente uova, niente colombe: solo cinque quizzini più o meno matematici. Le risposte la settimana prossima.</p>
<p><span id="more-1732"></span><b>1. E luce fu</b></p>
<p>Nella soffitta della casa di mia nonna ci sono tre lampadine a incandescenza, ancora perfettamente funzionanti. Al piano terreno ci sono tre interruttori: mia nonna mi ha spiegato che a ciascun interruttore corrisponde una lampadina, ma non si ricorda a quale lampadina è associato ciascun interruttore. In questo momento sono a pian terreno, e so che tutte le lampadine sono spente. Come posso associare le lampadine agli interruttori facendo solo una visita alla soffitta?</p>
<p><b>2. Pacchetti postali</b></p>
<p>Ieri mattina sono andato alla posta per spedire una barretta di titanio lunga 50 centimetri. L&#8217;impiegato mi ha guardato e mi ha detto &#8220;Niente da fare: i regolamenti permettono di spedire solo pacchi di dimensione massima 30 centimetri&#8221;. Al mio ribattere &#8220;Ma è così stretta, praticamente un segmento!&#8221; la risposta è stata &#8220;I regolamenti sono regolamenti. Se vuole, la pieghi a metà&#8221;. Come se fosse possibile&#8230;<br />
Stamattina sono tornato all&#8217;ufficio postale con la mia barretta impacchettata, ho sfoderato il mio miglior sorriso e ho consegnato un pacchetto con la mia barretta all&#8217;impiegato, commentando soavemente &#8220;Ha proprio ragione, i regolamenti sono regolamenti. Mi spedisca questo pacco, grazie.&#8221; Come ho fatto?</p>
<p><b>3. Permutazioni</b></p>
<p>Ci sono 24 modi per disporre i numeri da 1 a 4: 1234, 1243, 1342 e così via. Riempite i tre quadrati in modo che le 12 righe e le 12 colonne contengano tutte e 24 le disposizioni.</p>
<p><b>4. Somme</b><br />
Ci sono due numeri M e N; per ciascuno di essi la somma delle cifre che li compongono è pari a 2012. Qual è al minimo la somma delle cifre che compongono il numero M+N? E se invece di due numeri se ne ha uno solo N, qual è la somma delle cifre di 2N?</p>
<p><b>5. Codice</b><br />
Completate questo insieme con una lettera e un numero (e una spiegazione di perché avete scelto quella lettera e quel numero sufficientemente logica da essere accettata da me).</p>
<blockquote><p>A2 &#8211; F1 &#8211; G2 &#8211; L1 &#8211; M2 &#8211; N1 &#8211; O1 &#8211; S1</p></blockquote>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-mauriziocodogno/~4/-2NJojGl9Hs" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Inaspettato collegamento tra teologia e topologia</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-mauriziocodogno/~3/5Xl8TJhpbfw/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/01/inaspettato-collegamento-tra-teologia-e-topologia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 21:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Codogno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[relax]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/?p=1729</guid>
		<description><![CDATA[La scoperta di oggi: è possibile scoprire il numero di dèi dell'universo studiando la topologia dell'universo! [<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/04/01/inaspettato-collegamento-tra-teologia-e-topologia/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una <a href="http://peppe-liberti.blogspot.it/">segnalazione di Peppe Liberti</a> mi ha fatto scoprire questo preprint di Daniel Schoch <a href="http://arxiv.org/abs/1203.6902">postato oggi su arXiv</a> che, partendo da alcune ipotesi ragionevoli, dimostra come il numero di dèi in un universo è uguale alla caratteristica di Eulero dell&#8217;universo stesso. </p>
<p><span id="more-1729"></span>Cosa si intenda per dio, probabilmente lo immaginate; la caratteristica di Eulero &#8211; o più precisamente di Eulero-Poincaré &#8211; è un invariante topologico che fu inizialmente definito dall&#8217;immenso matematico svizzero per studiare i poliedri. Ricordate dai tempi della scuola la formula &#8220;facce più vertici uguale spigoli più due&#8221;, o la sua versione mnemonica &#8220;fatti vedere sabato alle due&#8221;? Bene, il numero F+V-S (per un poliedro pari a 2, per quello che si legge sopra) è la caratteristica di Eulero di un poliedro, o più generalmente della superficie di una sfera. </p>
<p>La caratteristica di Eulero è sempre un numero intero, quindi i semidei sono esclusi: può anche essere negativa, come per esempio per la superficie di un pretzel che ha caratteristica &minus;2: in questo caso al posto di déi si parla di demoni. La cosa interessante è che se il nostro universo è uno spazio tridimensionale infinito allora la sua caratteristica di Eulero è uno, mentre se fosse la superficie tridimensionale di una sfera quadridimensionale allora sarebbe zero. Come potete intuire, potremmo finalmente avere una prova cosmologica dell&#8217;esistenza (o della non-esistenza) di Dio, stroncando tutte le diatribe sulla correttezza delle prove ontologiche esplicitate dalle grandi menti, a partire da Anselmo d&#8217;Aosta fino a giungere a Kurt Gödel. </p>
<p>Chiaramente, anche se si dimostrasse l&#8217;esistenza di un dio non si potrebbe dire molto di più sulle Sue caratteristiche: da questo punto di vista sarebbe forse preferibile ottenere un risultato negativo che perlomeno taglierebbe la testa al toro. Sembra però che l&#8217;articolo abbia già suscitato numerosi interventi, nonostante sia stato pubblicato di domenica: il professor Riba della Kamchatka State Technical University ha già annunciato di voler studiare come la topologia dell&#8217;inferno dantesco possa adeguarsi a questa nuova teoria. Purtroppo noi italiani non riusciamo mai a sfruttare le nostre conoscenze&#8230; Dobbiamo davvero darci all&#8217;ittica!</p>
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		<item>
		<title>Il Premio Abel 2012 a Endre Szemerédi</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 15:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Codogno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[biografie]]></category>
		<category><![CDATA[premio abel]]></category>

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		<description><![CDATA[È raro che si riescano a capire perlomeno gli enunciati dei teoremi contemporanei di matematica: forse per contrappasso, a prima vista non si comprende il cognome del premio Abel Endre Szemerédi. [<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/03/29/il-premio-abel-2012-a-endre-szemeredi/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sapete cos&#8217;è il <a href="http://www.abelprize.no/">Premio Abel</a>? È il premio Nobel per la matematica. Ho già <a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2010/05/08/il-premio-nobel-mancato/">raccontato</a> che la storia di Alfred Nobel che non creò il premio per la matematica per una questione di corna è una leggenda metropolitana: più interessante forse sapere che nel 1902 il re di Svezia aveva anche pensato a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Abel_Prize">istituirlo</a> per conto proprio, più o meno come avvenne qualche decennio dopo con il cosiddeto Nobel per l&#8217;economia che ufficialmente è il &#8220;premio per l&#8217;economia in memoria di Alfred Nobel&#8221;; ma la separazione della Norvegia dalla Svezia tre anni dopo, oltre a lasciare a Oslo il Nobel per la pace, bloccò il progetto, che fu ripreso solo un secolo dopo per il bicentenario della nascita di Henrik Abel (più un anno, visto che il primo premio venne assegnato nel 2003 e Abel nacque nel 1802). A differenza delle <a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2010/08/19/le-medaglie-fields-2010/">medaglie Fields</a> che sono assegnate solo a matematici under 40, il premio Abel è un riconoscimento globale, proprio come il Nobel. (Due parole su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Niels_Henrik_Abel">Abel</a>: matematico norvegese, morto a 27 anni di tubercolosi che gli era anche stata diagnosticata ma che lui era convinto di non avere, sfigato anche come matematico visto che il pio e disordinato Cauchy perse le memorie consegnategli. Fare algebra all&#8217;inizio del XIX secolo non portava bene)</p>
<p><span id="more-1701"></span></p>
<div id="attachment_1704" class="wp-caption alignright" style="width: 230px"><a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/files/2012/03/Szemeredi.jpg"><img class="size-full wp-image-1704" src="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/files/2012/03/Szemeredi.jpg" alt=" Endre Szemerédi, - vedi http://en.wikipedia.org/wiki/File:EndreSzemeredi2010C.jpg" width="220" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Endre Szemerédi, da Wikipedia</p></div>
<p>Il premio Abel 2012 è stato assegnato al matematico ungherese <a href="http://www.abelprize.no/c54147/seksjon/vis.html?tid=54148&amp;strukt_tid=54147">Endre Szemerédi</a>, &#8220;per i suoi contributi fondamentali nella matematica discreta e informatica teorica, e il loro profondo e duraturo impatto nella teoria dei numeri additiva e nella teoria ergodica.&#8221; Il primo problema è riuscire a capire come si pronuncia il cognome: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Endre_Szemer%C3%A9di">Wikipedia dice</a> &#8220;sèmereidi&#8221;, e io sono costretto a fidarmi. La teoria ergodica è quella che studia il comportamento nel lungo periodo di un sistema dinamico: per esempio, se si mette una palla sull&#8217;angolo un biliardo di formato A0 e la si lancia in direzione della bisettrice tra le due sponde, si può dimostrare che in teoria dovrebbe toccare tutti i punti del biliardo. La teoria dei numeri additiva invece, come dicono le parole stesse, studia (gli insiemi di) numeri interi e come si comportano rispetto all&#8217;&#8221;addizione&#8221;, cioè a cosa succede quando si crea un nuovo insieme avente come elementi la somma di elementi degli insiemi dati. La congettura di Goldbach, quella che afferma che ogni numero pari è esprimibile come somma di due numeri primi, è un esempio: abbiamo la somma di due copie dell&#8217;insieme dei primi. Come spesso capita nella teoria dei numeri, gli enunciati sono facili da spiegare, visto che coi numeri interi ci abbiamo tutti a che fare: lo sono un po&#8217; meno da dimostrare&#8230;</p>
<p>Szemerédi dev&#8217;essere un tipo simpatico: lo si capisce non solo dalla faccia, ma anche dal testo <a href="http://www.math.toronto.edu/zsuzsi/research/Szemeredi.pdf">di questa intervista</a>. Il nostro spiega che per due anni ha fatto il dottorato con il matematico sbagliato, Gelfand invece che Gelfond: quando fece la domanda, confuse le due lettere cirilliche. Peccato che lui sia sempre stato interessato alla matematica discreta, e quindi non capisse un tubo del suo relatore ufficiale: e peccato che quando alla fine riuscì a contattare Gelfond con la O e a strappargli la promessa di farlo diventare suo studente di dottorato, quello dopo due mesi ebbe un infarto e morì. Parlavamo di sfiga dei matematici? Szemerédi spiega anche che ha cominciato a fare matematica tardi, a 22 anni, perché suo padre voleva facesse il medico; solo che sentiva una responsabilità troppo grande, e ci volle un po&#8217; prima che decidesse di passare alla matematica, seguendo come maestri Paul Turan e <a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2010/07/30/paul-erdos/">Paul Erdős</a>. Racconta anche che se ne è andato negli USA lasciando la Cortina di Ferro&#8230; perché di là avrebbe guadagnato di più: in compenso, anche se è un esperto &#8220;di internet&#8221; ed è membro del dipartimento di informatica della Rutgers University, non sa usare un computer. Lui legge le email, e sua moglie scrive le risposte :-)</p>
<p>Ci sono svariati risultati in matematica che portano il nome di Szemerédi, e sono tutti nel mare magnum tra la combinatoria, la teoria dei numeri additiva, e la teoria dei grafi. In effetti i contributi informatici evidenziati nell&#8217;assegnazione del premio Abel vertono appunto sulla <strong>struttura</strong> di Internet, con le connessioni tra i vari server che formano un enorme grafo. Il teorema di Szemerédi vero e proprio è però probabilmente il risultato più interessante: come dicevo sopra, dimostrarlo è al di là delle mie conoscenze, ma almeno posso spiegare di che tratta, con l&#8217;aiuto di <a href="http://plus.maths.org/content/abel-prize-2012">Plus Magazine</a>.</p>
<p>Cosa sia una progressione aritmetica, dovreste ricordarvelo dalle elementari: un insieme ordinato crescente o decrescente di numeri tale che la differenza tra due elementi consecutivi sia sempre la stessa. Chessò: 15, 24, 33, 42, 51 è una progressione aritmetica di cinque elementi e di <strong>ragione</strong> (la famigerata differenza&#8230;) 9. Prendiamo ora un insieme infinito di numeri interi, e chiediamoci qual è la progressione aritmetica più lunga che vi si possa trovare. Per esempio, con i numeri pari possiamo trovare progressioni infinite: invece con l&#8217;insieme {1, 10, 100, 1000, 10000, 100000, &#8230;} vi potete convincere in fretta che non ci sono progressioni molto lunghe. Ce ne sono di lunghezza 1 (un singolo numero qualsiasi&#8230;); ce ne sono di lunghezza 2 (due numeri qualsiasi&#8230;) ma probabilmente ci fermiamo lì. I matematici naturalmente si sono subito chiesti come fare a capire quando si possono trovare progressioni più o meno lunghe, e hanno tirato fuori il concetto di <strong>densità</strong> di un insieme sugli interi: in pratica il limite del rapporto tra il numero di interi nell&#8217;insieme minori o uguali a un valore dato N, quando N tende a infinito. Può darsi che questo limite non esista: in questo caso si usa il concetto un po&#8217; più complicato di limite superiore (se non vi piace la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Limite_superiore">definizione di Wikipedia</a>, pensate al limite superiore in questo modo: se invece che tutta una successione ne prendete solo una parte in modo da averne una che ha un limite, il limite superiore è sempre maggiore o uguale ad esso, e non si può abbassarlo ulteriormente).</p>
<p>Ordunque: una congettura di Turan e Erdős (i due di cui sopra) affermava che se questa densità è strettamente maggiore di zero allora è possibile trovare all&#8217;interno di un insieme infinito di interi una progressione aritmetica di lunghezza grande a piacere (ma <strong>non necessariamente</strong> infinita, attenzione!) Nel 1953 Klaus Roth dimostrò che c&#8217;era almeno una progressione di lunghezza tre. Nel 1969 Szemerédi portò la lunghezza a quattro. Come avrete capito, il lavoro sembrava improbo, specialmente perché non si riusciva a trovare un modo generale per affrontare il problema: beh, nel 1975 Szemerédi di colpo dimostrò la congettura complessiva: per ogni <em>k</em> si può trovare una successione aritmetica di lunghezza <em>k</em>.</p>
<p>Come ormai avrete intuito, un conto è dimostrare un teorema: altra cosa ben più importante è inventarsi procedure per la dimostrazione che servano a dimostrare altre cose. La matematica va avanti in questo modo. Beh: a partire dalle tecniche di Szemerédi nel 2004 Ben Green e Terence Tao hanno dimostrato che lo stesso risultato (per ogni <em>k</em> si può trovare una successione aritmetica di lunghezza <em>k</em>) vale anche per la successione dei numeri primi, che di per sé ha densità nulla ma a quanto pare ha comunque abbastanza numeri. Naturalmente il risultato è puramente di esistenza: la più lunga successione nota al momento è di 26 numeri, trovata con il progetto distribuito <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/PrimeGrid">PrimeGrid</a>, ed è formata dai numeri 43.142.746.595.714.191 + 23.681.770 · 223.092.870 · <em>n</em>, con <em>n</em> che va da 0 a 25. Sono certo che vi starete chiedendo perché non è stato scritto il prodotto esplicito: banalmente perché 223.092.870 è il prodotto dei primi da 2 a 23, e probabilmente chi ha calcolato il tutto ha preferito fare così.</p>
<p>Come al solito, tutto questo non serve a nulla: ma un matematico non si preoccupa mica&#8230;</p>
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		<title>Maturità distribuita</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 14:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Codogno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[logaritmi]]></category>
		<category><![CDATA[probabilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Qual è il miglior sistema per distribuire un contenuto in maniera sicura? [<a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2012/03/26/maturita-distribuita/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2012/03/23/news/tracce_maturit_computer-32054981/">notizia</a> è arrivata come una bomba la scorsa settimana. A quanto pare, il testo delle prove della maturità non verrà più distribuito nelle famigerate buste guardate a vista da non so bene chi e aperte il mattino stesso, senza effettivamente chissà quale cerimonia. Tutto questo costa troppo: così si è stabilito che verrà usato l&#8217;Internét, o meglio «la trasmissione telematica delle tracce delle prove scritte». Non conosco i dettagli di come avverrà questa trasmissione telematica; avevo disegnato <a href="http://stripgenerator.com/strip/634693/rivoluzione-telematica/">una vignetta</a>, ma immagino e spero che le cose non funzioneranno così. Senza voler togliere il lavoro ai tecnici di viale Trastevere, ecco alcune semplici considerazioni, a mezza via tra matematica, informatica e ingegneria sociale.</p>
<p><span id="more-1685"></span> L&#8217;email era notoriamente ritenuta un servizio del tipo &#8220;quando arriva, arriva&#8221;. Oggidì noi controllatori compulsivi della posta ci aspettiamo che il messaggio arrivi al massimo un minuto dopo essere stato spedito, ma di per sé il protocollo SMTP è di tipo &#8220;store and forward&#8221;: il messaggio è salvato da qualche parte nel server di partenza, che poi cerca di spedirlo&#8230; sperando che il server di arrivo sia raggiungibile, accetti il messaggio e non lo metta nella cartella spam. Nella maggior parte dei casi non ci saranno problemi, ma l&#8217;eccezione può sempre capitare: pensate a come si sentono i maturandi che &#8220;sono&#8221; l&#8217;eccezione, e capirete come non sia esattamente il caso di spedire le prove d&#8217;esame la mattina stessa. Molto meglio inviarle alcuni giorni prima protette da password, e inviare la password in broadcast: se il servizio televisivo pubblico può permettersi nelle ore di punta di trasmettere la diretta delle estrazioni del lotto, perché non si può fare un minishow mattutino col ministro che con voce stentorea declama i caratteri della password di decodifica?</p>
<p>Qualcuno potrebbe obiettare che gli astuti studenti potrebbero sfruttare quei giorni per ottenere in qualche modo i testi e riuscire a craccare la password: vediamo ora come il problema non sussista, con una semplice stima spannometrica. Immaginiamo di usare una password di dieci lettere generate casualmente. Se le lettere usate fossero 25, il numero di possibilità sarebbe 25<sup>10</sup>. È facile stimare questo numero a mente: esso è 10<sup>10 log 25</sup>, cioè poco meno di 10<sup>14</sup>, o se preferite <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Cent_mille_milliards_de_po%C3%A8mes">centomila miliardi</a>. Vi assicuro che i conti li ho fatti davvero a mente. Infatti so a memoria che logaritmo di 2 è 0,30103, cioè poco più di 0,3; pertanto il logaritmo di 5 = 10/2 è poco meno di 1−0,3=0,7 e il logaritmo di 25 = 5<sup>2</sup> è il doppio di quello di 5, dunque quasi 1,4.</p>
<p>Supponiamo ora di avere un progetto distribuito che testi un milione di password al secondo (e sono tante). Per testarle tutte ci vogliono 10<sup>8</sup> secondi, cioè più di tre anni; la probabilità che si trovi quella giusta in tre giorni – e già questo significa che il testo è stato immediatamente rubato – è circa lo 0,3%. Troppo pericoloso? Aggiungiamo altre tre lettere alla password: il numero di combinazioni cresce di un fattore 10000 e più, e la probabilità decresce dello stesso ordine di grandezza. Inutile ricordare che i caratteri della password devono essere scelti casualmente, e non seguendo una qualche regola: &#8220;mariomonti&#8221; per esempio non funziona.</p>
<p>Potremmo anche introdurre tra i caratteri usati nelle password le cifre, o i segni di interpunzione, oppure ancora usare lettere maiuscole e minuscole: ma considerazioni pragmatiche consigliano di semplificare per quanto possibile il tipo di caratteri usato, al costo di usarne di più. Si può scegliere una soglia di probabilità per craccare la password sufficientemente bassa, e ricavare il numero di caratteri necessari per la password: a questo punto diventa più probabile che i testi vengano ottenuti in altro modo, per esempio direttamente dal ministero con metodi di ingegneria sociale&#8230;</p>
<p>Prima di cambiare tutte le vostre password, mi affretto a segnalare che questo caso è particolare, e non può essere automaticamente applicato in ogni situazione. Infatti abbiamo due caratteristiche peculiari: (a) un unico messaggio, e (b) la necessità di segretezza per un tempo relativamente limitato. In casi come questo non ha senso seguire le tecniche <a href="http://www.economist.com/node/21551060">spiegate dall&#8217;Economist</a> (e <a href="http://www.ilpost.it/2012/03/24/scegliere-la-password-giusta/">riportate anche dal Post</a>) per generare la &#8220;password perfetta&#8221;, non dovendo infatti memorizzarla né usarla per molto tempo. In altre parole, non c&#8217;è una password per tutte le stagioni!</p>
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