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	<title>Pippo Civati</title>
	
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	<description>È consigliere regionale in Lombardia per il Partito Democratico. Il suo ultimo libro è Regione straniera. Viaggio nell'ordinario razzismo padano, Dal 2004 scrive sul blog Ciwati</description>
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		<title>Il PD ha vinto, con i se e con i ma</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 06:52:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[amministrative 2012]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[Il segretario del Pd dice che il Pd ha vinto «senza se e senza ma». A parte che quell’espressione andrebbe bandita e fin dalle scuole primarie indicate alle bambine e ai bambini le insidie che essa contiene (un anno fa &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/pippocivati/2012/05/22/il-pd-ha-vinto-con-i-se-e-con-i-ma/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il segretario del Pd dice che il Pd ha vinto «senza se e senza ma». A parte che quell’espressione andrebbe bandita e fin dalle scuole primarie indicate alle bambine e ai bambini le insidie che essa contiene (un anno fa ci trovammo a confrontarci con un altro «senza se e senza ma», allora riferito a Marchionne), mi pare proprio che questa volta sia il caso di soffermarsi proprio sui «se» e sui «ma» di un dato elettorale smisurato (nel senso della «misura») e sproporzionato (nel senso della partecipazione), soprattutto se guardato da quell’altro ramo del lago di Como, dove il candidato sindaco di centrosinistra vince con il 74,9%.</p>
<p>Saranno tutti stronzi, i giornali, come spesso sostengono i politici  (gli stessi che ormai danno dell’antipolitico al primo che incontrano) ma l’apertura della <em>Stampa</em> parla esclusivamente della «svolta» di Parma e di Grillo.</p>
<p>Quella di <em>Repubblica</em> della disfatta del Pdl e della conquista di Parma a opera di Grillo.</p>
<p>E il <em>Corriere</em> titola così: «La sorpresa di Parma, più città a sinistra».</p>
<p>Ecco, mi pare che di se e di ma, ce ne siano parecchi: tra chi è rimasto a casa, tra chi ha protestato, tra chi immagina comunque una politica diversa.</p>
<p>Minimizzare è come esagerare. E lo stiamo facendo ancora una volta. Purtroppo.</p>
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		<title>Ma lui l’aveva fatto apposta</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 06:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[nicole minetti]]></category>
		<category><![CDATA[roberto formigoni]]></category>

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		<description><![CDATA[Da tempo ci sto riflettendo, su questa cosa che Crosetto denuncia. In realtà, mi sorprende che nemmeno lui abbia capito che per Berlusconi l’imposizione a Formigoni e alla Regione più bacchettona d’Italia di Nicole Minetti sia stato un messaggio potentissimo. &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/pippocivati/2012/05/17/ma-lui-laveva-fatto-apposta/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo ci sto riflettendo, su questa cosa che Crosetto <a href="http://www.ilpost.it/2012/05/12/crosetto-su-nicole-minetti/">denuncia</a>.</p>
<p>In realtà, mi sorprende che nemmeno lui abbia capito che per Berlusconi l’imposizione a Formigoni e alla Regione più bacchettona d’Italia di Nicole Minetti sia stato un messaggio potentissimo. Una manifestazione del potere berlusconiano giunto al parossismo, un gesto iconoclasta e terminale.</p>
<p>Se si vuole, una sorta di indizio, come quello dei <em>serial killer</em>, che vogliono, inconsapevolmente, essere fermati. Peccato che non ci fosse nessuno a farlo, nel Pdl e in una larga parte dell’opinione pubblica.</p>
<p>Del potere berlusconiano Minetti non era un’eccezione, era una regola. Era una sua manifestazione plateale (e in Berlusconi tutto è stato plateale, se ci pensate) e un suo inveramento. Plastico, direi.</p>
<p>Anche perché per mesi, in quei corridoi, non si è fatto altro che parlare di lei e dell’incredibile profluvio di gossip che portava con sé (e succede ancora, anche ai <a href="http://www.popolino.org/2012/05/16/corsi-e-ricorsi-della-moda-nella-pubblica-amministrazione/">palati più fini</a>).</p>
<p>In un clima da caserma, perché quasi tutti gli altri sono maschi, come accade spesso nella politica italiana, e come capita soprattutto in Lombardia, dove Formigoni non ha mai fatto mistero della propria misoginia politica (ha avuto addirittura una giunta composta per anni da soli uomini, nella precedente legislatura, senza fare un plissé).</p>
<p>E sapete perché ne sono convinto, fino in fondo? Perché Berlusconi non aveva alcun motivo reale (politicamente) per farlo. Non certo per soldi, che non ci crede nessuno che Berlusconi non potesse assicurare un ‘fisso’ alla sua ‘ragazza’. No, lui voleva fare quello che ha fatto. Precisamente quello che ha fatto. Fare di Nicole Minetti un consigliere regionale. Come gli altri, che poi inevitabilmente avrebbero finito per assomigliarle (cercate di capire che cosa intendo dire), nella percezione delle persone. E sapeva che Formigoni avrebbe accettato, ma per motivi diversi, opposti, convinto com’era e com’è di essere «intoccabile»: il rovescio di Berlusconi, che invece era «toccabilissimo» e non ha mai fatto nulla per dissimularlo.</p>
<p>Ora Formigoni dice che Minetti gliel’ha presentata don Verzé (l’uscita, se ci pensate, è irresistibile). Ma la verità è che Minetti è la manifestazione del manierismo tipico del berlusconismo compiuto, nella sua fase più matura. Che non a caso è finito così, con un Parlamento a votare per Ruby-nipote-di-Mubarak e non con le riforme epocali che tutti attendevano. Quelle non sono mai arrivate.</p>
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		<title>L’esempio greco è sotto gli occhi di tutti</title>
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		<comments>http://www.ilpost.it/pippocivati/2012/05/14/lesempio-greco-e-sotto-gli-occhi-di-tutti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 11:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[legge elettorale]]></category>

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		<description><![CDATA[Anna Finocchiaro su Repubblica: Il Pd non ha mai cambiato idea. Per trovare un accordo con gli altri avevamo aperto a un sistema più proporzionale. Ma, c’è un ‘ma’: Il risultato delle amministrative ha talmente frammentato il voto, con il &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/pippocivati/2012/05/14/lesempio-greco-e-sotto-gli-occhi-di-tutti/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anna Finocchiaro su <em>Repubblica</em>:</p>
<blockquote><p>Il Pd non ha mai cambiato idea. Per trovare un accordo con gli altri avevamo aperto a un sistema più proporzionale.
</p></blockquote>
<p>Ma, c’è un ‘ma’:</p>
<blockquote><p>Il risultato delle amministrative ha talmente frammentato il voto, con il crollo del Pdl, nessun exploit del Terzo Polo, e l’esempio greco è sotto gli occhi di tutti.
</p></blockquote>
<p>Non posso notare il fantastico passaggio su Casini (l’alleato degli alleati a cui il Pd ha guardato appassionato e ammirato per tre anni, liquidato in un inciso). E non posso che felicitarmi che il Pd – che non ha cambiato idea – abbia cambiato idea. Solo che lo ha fatto perché il maggioritario a doppio turno, ora, conviene al Pdl e alla destra. Oh, yes.</p>
<p>Come se nulla fosse, infatti, Osvaldo Napoli, sul <em>Corriere</em>, spiega:</p>
<blockquote><p>Che la legge elettorale sia a un turno o a due importa poco. Quello che conta è che ci sia un sistema maggioritario e che gli elettori possano eleggere il proprio esecutivo. Ogni altra soluzione è destinata a lasciare l’Italia nella palude.
</p></blockquote>
<p>Ora, mi chiedo sinceramente, e con tutta la gentilezza del caso, se possiamo ancora accettare una classe politica che ragiona e (non) lavora in questo modo.</p>
<p>Il progetto Violante, fin dall’estate scorsa era una variante dell’ungherese, poi diventata ispano-tedesca, mentre gli elettori firmavano il referendum per il ritorno al Mattarellum, di cui quasi nessuno in Parlamento si curava. Poi è arrivata la bozza dell’ABC che era una via di mezzo, ma studiata apposta per non far perdere nessuno, e formare la maggioranza di governo dopo le elezioni e non prima.</p>
<p>Ora tutti chiedono un bel maggioritario a doppio turno, perché Casini non c’è più e perché la destra – da Casini a Berlusconi, passando per Fini – ha bisogno di recuperare i voti della Lega, con cui non si può alleare direttamente. E quando li potrà recuperare? Ma al secondo turno, ovviamente.</p>
<p>Ma, c’è un altro ‘ma’: i tempi sono strettissimi. E chissà come mai, verrebbe da dire, visto che si deve ricominciare daccapo. E chissà che i ballottaggi, e il loro andamento, non incidano sulla prossima proposta. Potrebbero metterci anche un terzo turno. Non si sa mai. E che sia proporzionale, ma soprattutto maggioritario. E che assicuri la governabilità. Mica come in Grecia.</p>
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		<title>Delegittimato</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:49:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
		<category><![CDATA[pierluigi bersani]]></category>

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		<description><![CDATA[Matteo Renzi in un’intervista al Corriere dice che Bersani non è legittimato a candidarsi a premier, perché le primarie le abbiamo fatte nel 2009 e siamo nel 2013. Ed è cambiato il mondo. Dice che ci vogliono primarie interne, di &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/pippocivati/2012/05/11/renzi-bersani-congresso/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Matteo Renzi in un’intervista al <em>Corriere</em> dice che Bersani non è legittimato a candidarsi a premier, perché le primarie le abbiamo fatte nel 2009 e siamo nel 2013. Ed è cambiato il mondo.</p>
<p>Dice che ci vogliono primarie interne, di partito, e non di coalizione, e di fatto chiede quindi di scegliere una nuova guida per il Pd, non solo per il Paese. Un nuovo segretario-candidato premier, anche perché se Bersani le perdesse, ovviamente, non potrebbe continuare a fare il segretario.</p>
<p>Secondo lo Statuto del Pd e le nostre consuetudini, quella di Renzi è una richiesta che ha un sapore congressuale, quindi. E secondo me, a questo punto, è il caso che ne discuta la direzione nazionale. La prossima settimana. Per quanto mi riguarda, mi soffermerei su tre aspetti.</p>
<p>Il primo, avevo fatto notare <a href="http://www.ciwati.it/2012/05/10/la-glasnost-di-bersani/">ieri</a> che le primarie erano scomparse dalle parole di Bersani (che però sosteneva, al contempo, che il candidato «tocca al Pd», pensando, immagino, a se stesso, anche se per l’ennesima volta non intendeva esplicitarlo). Per rimanere in metafora, Gorbaciov, insomma, sembra aver trovato oggi il suo Eltsin.</p>
<p>Il secondo, è che se si apre una stagione di questo tipo, non ci saranno ovviamente solo Bersani e Renzi, perché un Congresso è un Congresso. E abbiamo qualcosa da dire, come avevamo preannunciato.</p>
<p>La terza, infine, è che ci stavamo pensando in tanti, a questo passaggio delle primarie (unitamente a quello della coalizione da schierare, perché Casini se n’è andato, anche se gli strateghi non sembrano volersene fare una ragione): solo non avrei aperto il dibattito tra il primo e il secondo turno.</p>
<p>Perché mi piacerebbe che il Pd lo vincesse, il secondo turno delle elezioni.</p>
<p>Poi, “botte da orbi” (metafora influente). Una volta per tutte, però, perché poi si vota.</p>
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		<title>Le cose da fare subito per vincere le elezioni e vivere felici</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 07:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[Rinnovare la classe dirigente, rispettando il limite dei tre mandati che il Pd si è auto-imposto (o quasi). Non è una questione personale, è una questione politica. Candidare le donne, ed eleggerle (piccolo particolare), questa volta. Perché saranno loro a &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/pippocivati/2012/05/09/cose-da-fare-subito-per-vincere-le-elezioni/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rinnovare la classe dirigente, rispettando il limite dei tre mandati che il Pd si è auto-imposto (o quasi). Non è una questione personale, è una questione politica.</p>
<p>Candidare le donne, ed eleggerle (piccolo particolare), questa volta. Perché saranno loro a salvare l’Italia.</p>
<p>Abbandonare disegni deliranti sulla legge elettorale e aprire alla stagione della scelta dei parlamentari da parte dei cittadini, con le primarie per selezionarli.</p>
<p>Aprire un confronto serrato con le domande che provengono «dal basso», dai movimenti e dalle categorie, da quelli che si presentano con la loro lista alle elezioni e quelli che nemmeno vanno più a votare (ma poi magari tornano, e finisce che non votano per noi). Rispettando la volontà degli elettori (vedi alla voce referendum e proposte di legge d’iniziativa popolare).</p>
<p>Definire i confini e i criteri della compagine con cui il Pd ritiene di presentarsi agli elettori. Evitando di farlo a Vasto, se si può, ma senza pensare semplicemente di aggiungere altre «figurine» a quella foto. Anzi, faccio una proposta. Smettiamola di parlarne, in questi termini, che la foto di Vasto è una cosa soprattutto: il trionfo del politicismo che ci rende incomprensibili ai più. Che ormai sono quasi tutti.</p>
<p>Ripensare alle modalità con cui la nostra stessa organizzazione si struttura, perché i circoli del Pd devono aprirsi e ospitare quel dibattito (loro devono essere protagonisti, perché «in basso» ci stanno da una vita, e sembra di rileggere la storia di Micromega di Voltaire, a volte, tra dirigenti nazionali e semplici iscritti).</p>
<p>Sciogliere alcuni nodi politici di una qualche dimensione: il nodo principale è quello che ci vede (ancora!) al governo con Lombardo in Sicilia, all’origine della confusione totale in cui è immerso il voto di Palermo e dei veri e propri pasticci in Sicilia in tutte le province.</p>
<p>Presentare le proposte senza annunciare in continuazione che lo faremo tra un momento: vogliamo la patrimoniale? Quale tipo? Vogliamo spiegarlo ai cittadini? E, contestualmente, vogliamo abbassare le tasse sul lavoro e sulle imprese? Vogliamo vendere alcuni dei gioielli di famiglia (a cominciare, per esempio, da quelli più ossidati, come Finmeccanica, al centro del più grande scandalo degli ultimi tempi) oppure no? E se li vendiamo, che cosa ne facciamo esattamente di quanto ne ricaviamo? Vogliamo tracciare i pagamenti, e centralizzare elettronicamente le fatture, restituendo ai contribuenti onesti il maltolto dell’evasione fiscale, oppure andiamo avanti con gli strumenti mediatico-artigianali a cui ci siamo abituati?</p>
<p>Invece di parlare genericamente di crescita, illustrare con pazienza e passione (che non sono in contraddizione) quale crescita. E quali cose si possono fare, per tornare a crescere dove serve, come cerca di fare, al governo, il ministro Barca.</p>
<p>Puntare su ambiente, cultura e innovazione tecnologica, temi letteralmente scomparsi dall’agenda (su cui il governo Monti ha riflessi molto più lenti del previsto e del necessario), che invece qualificano la proposta politica dei partiti progressisti di mezzo mondo, da Washington alla Baden-Württemberg.</p>
<p>Se poi Monti non può permettersele, tutte queste cose, perché gli «altri» non le vogliono (bella scoperta), non è un buon motivo per non dirle con chiarezza: anche perché lo sapevamo fin dall’inizio che questa maggioranza non poteva permettersi che un solo colpo veramente rivoluzionario. E che poi sarebbe ricominciato il tira-e-soprattutto-molla del Parlamento eletto nel 2008. E qualcuno lo aveva detto e al solito si era preso del pirla.</p>
<p>Lo so, mi ripeto, ma che ci volete fare. E tra qualche giorno esce anche un piccolo libretto, che tutte queste cose le dice in modo chiaro e inequivocabile. Se vorrete, potremo discuterlo per tutta l’estate. E trovare una formula nuova e più moderna di quella a cui siamo abituati. E di cui discutiamo, negli stessi termini, da un secolo.</p>
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		<title>Vado o vengo?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 12:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Viene in mente quella battuta di Benigni in cui, giocando con le parole, si chiedeva all’Arcivescovado o dall’Arcivescovengo? Perché nascono albe di speranza, progetti di partecipazione, piccole cellule, associazioni generose e gruppi sempre più forti nella società civilissima. Che fa &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/pippocivati/2012/05/03/vado-o-vengo/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viene in mente quella battuta di Benigni in cui, giocando con le parole, si chiedeva all’Arcivescovado o dall’Arcivescovengo?</p>
<p>Perché nascono albe di speranza, progetti di partecipazione, piccole cellule, associazioni generose e gruppi sempre più forti nella società civilissima. Che fa da sola, perché non trova sponde, perché sola si sente, di fronte a una politica che fatica a capire. O che capisce benissimo.</p>
<p>La mia domanda di oggi, allora, a tutte e tutti, è: vado o vengo?</p>
<p>Il dilemma di Langer, lo chiamerei, pensando a quella volta in cui l’esponente verde (che in questi giorni di campagna elettorale è per me un pensiero costante, per mille motivi) si candidò segretario del Pds. Erano tempi simili a questi (ho detto simili, non uguali, ma le analogie, credetemi, si sprecano). E ci voleva coraggio. E non è che poi lo ascoltarono, ma la mossa era giusta. O lo sarebbe stata.</p>
<p>Luca lo ricordava <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/02/21/altri-tempi/">qualche tempo fa</a>.</p>
<p>Ecco, vorrei mi rispondeste: perché secondo me, lo so che ad alcuni sembrerà perfettamente assurdo, è il momento di entrare – in massa, e con un disegno ben preciso – nel Pd. Portandosi dietro la propria sigla, la propria campagna, la propria copertina di Linus (e lo dico con il rispetto che porto a Linus e soprattutto alla sua copertina) di valori e di ideali. E dare battaglia perché si affermi, attraverso il Pd e il centrosinistra, al governo del Paese.</p>
<p>Fossi in voi, in noi e anche in me, farei come Langer. E se tutti lo facessimo «nello stesso momento» (anche nella versione del «quando meno se l’aspettano») sarebbe la rivoluzione.</p>
<p>Pensateci bene, e rispondetemi qui sotto. Le rivoluzioni nascono così: «cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio» (<a href="http://www.civati.it/brandnew.htm">cit.</a>). O proprio una mattina di «quel fantastico giovedì» che era un po’ di tempo che stavi aspettando.</p>
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		<title>La costellazione del Grillopardo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 07:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[beppe grillo]]></category>

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		<description><![CDATA[Seguo Grillo da un po’ e cerco da tempo il confronto con il M5S che in lui si riconosce, anche se immediatamente precisano, gli Stellini, che Grillo è solo il loro megafono. E però poi lo seguono. Ma non è &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/pippocivati/2012/05/02/la-costellazione-del-grillopardo/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seguo Grillo da un po’ e cerco da tempo il confronto con il M5S che in lui si riconosce, anche se immediatamente precisano, gli Stellini, che Grillo è solo il loro megafono. E però poi lo seguono. Ma non è il loro leader. No, per loro è diverso.</p>
<p>Prenderà molti voti, in questa tornata elettorale, perché alle Cinque Stelle corrispondono le Mille Incertezze della politica istituzionale, e il cielo dell’economia italiana è parecchio nuvoloso e la politica non sembra scorgere nemmeno l’orsa maggiore, in questo momento.</p>
<p>Detto questo, vorrei ripercorrere le ultime esternazioni di Grillo, che ha scelto toni prima leghisti, poi da destra dura. Forse perché ha capito che, dopo i voti recuperati a sinistra, ora ce ne sono parecchi da recuperare dall’altra parte.</p>
<p>Ecco i temi:</p>
<p>La proposta di uscire dall’Euro e, sostanzialmente, di fare <em>default</em>.</p>
<p>L’appello alla rivolta fiscale, con toni molto vicini a quelli della Lega.</p>
<p>Il duro confronto con Napolitano, con la citazione dei fucili partigiani.</p>
<p>Il confronto tra Stato e mafia, con il primo che sarebbe peggio della seconda, perché strangola le persone (mentre la mafia, invece).</p>
<p>Poi ovviamente ogni dichiarazione è stata precisata, come farebbe qualsiasi politico navigato. Però intanto la si butta lì. Per vedere l’effetto che fa. E tutti gli altri, che hanno qualcosa da dire, sono in malafede. Loro.</p>
<p>E allora penso che vadano benissimo il wifi, la rete, il consumo di suolo, e l’ambiente dimenticato, e la critica alla partitocrazia. E il limite dei mandati. E le liste pulite. E il no ai vitalizi. E che finché le stelle, insomma, erano cinque, era tutto molto interessante, e la partecipazione dei giovanissimi alla mobilitazione dava un bel volto a questa indignazione e alla richiesta di spazi democratici più aperti e inclusivi.</p>
<p>Anche se i toni spesso non mi piacevano, la sostanza mi incuriosiva.</p>
<p>Certo, restava da capire molto a proposito del programma economico. E delle politiche del lavoro. E della cittadinanza, su cui Grillo aveva già preso una brutta posizione, qualche tempo fa.</p>
<p>Ora però mi pare che il disegno stellare di Grillo si stia componendo in una costellazione che assomiglia a quella di un nuovo (ma antichissimo) animale politico, a cui interessa soprattutto distruggere tutto quanto. Adottando tutti gli argomenti possibili, con l’uso più spregiudicato e forte della parola pubblica, per fare breccia, a qualsiasi costo (in termini politici), in un elettorato sempre più confuso.</p>
<p>Questa non è antipolitica, è politica, e spero sia chiaro una volta per tutte. Però, per favore, non veniteci a dire che Grillo è solo un comico. O un mero megafono. Perché non è così e perché anche il suo genere letterario è molto cambiato. È diventato muscolare e destrorso. E anche il suo elettorato sta mutando, e lo scopriremo tra qualche ora, quando conteremo i voti.</p>
<p>E infine perché la sua politica, chissà perché ho questa sensazione, al termine del ‘processo’ favorirà i difensori dello <em>status quo</em>. E le cause giuste si perderanno in un frastuono che finirà con il giustificare i tappi infilati da tempo nelle orecchie dell’attuale classe politica.</p>
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		<title>Evadere le tasse è razionale ma non vi conviene</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 08:56:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>
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		<description><![CDATA[Potrei modificare così il titolo del pamphlet filosofico di Armando Massarenti, Perché pagare le tangenti è razionale ma non vi conviene, Guanda 2012. Massarenti parte per la verità dal «dilemma del pizzo» (variante del «dilemma del prigioniero») e della domanda, &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/pippocivati/2012/05/01/evadere-le-tasse-e-razionale-ma-non-vi-conviene/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Potrei modificare così il titolo del pamphlet filosofico di Armando Massarenti, <em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B007V3Q9OK/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=wittgenstein-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=B007V3Q9OK">Perché pagare le tangenti è razionale ma non vi conviene</a></em>, Guanda 2012.</p>
<p>Massarenti parte per la verità dal «dilemma del pizzo» (variante del «dilemma del prigioniero») e della domanda, che purtroppo in Italia si pongono in molti (perché vi sono costretti), «lo pago o non lo pago?», anche nella versione «ma se non lo pago io, gli altri come si comporteranno?».</p>
<p>Ovviamente la risposta sul piano politico e morale è per noi (soprattutto per quelli a cui il pizzo non è mai stato chiesto) del tutto negativa. Il pizzo non si paga. Punto.</p>
<p>La questione però è più complicata, perché in un sistema «si può essere onesti finché si vuole, ma non si riuscirà mai», sostiene Massarenti, «a far recedere gli altri dai comportamenti disonesti che provocano un danno collettivo». Tanto che il comportamento illegale può apparire come l’unico «razionale».</p>
<p>Pensate a quando arriva l’idraulico e vi fa un prezzo diverso se però, gentilmente, non chiedete la ricevuta: si tratta di un comportamento razionale, e a suo modo di una norma tacita, di grande popolarità per altro, che molti in Italia insomma osservano, dalla mattina alla sera.</p>
<p>Per Massarenti, le soluzioni sono due: «non tutte le norme spontanee sono buone» e, quindi, «in certi casi un’autorità superiore di cui ci si possa fidare è proprio quel che ci vuole» (Massarenti aggiunge: «ma è proprio questo che manca, oggi, in Italia).</p>
<p>La seconda «strategia», che va nella stessa direzione, si riferisce al lavoro di Alberto Vannucci che indica nella:</p>
<blockquote><p>introduzione di effettivi meccanismi di mercato, nelle privatizzazioni, nel ricambio politico, nella definizione di termini per le cariche amministrative. In tutte quelle misure, cioè, che contribuiscono a creare un ambiente sociale ed economico in cui è molto più difficile la nascita di norme non scritte che spingono alla corruzione. Tali misure eliminerebbero l’ingrediente fondamentale per l’emergenza di quelle norme: la stabilità e la permanenza dei giocatori in campo.
</p></blockquote>
<p>In effetti, questa l’ho già sentita. Ma corroborata dal riferimento alla teoria dei giochi fa molto più effetto.</p>
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		<title>Ri-capitolando</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 05:43:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Allora, Boni ha fatto come Penati, e con qualche giorno di ritardo se proprio vogliamo sottilizzare. Rizzi è stata sostituita per la sua vicinanza magica al Trota. L’unico che è stato sacrificato sull’altare padano è il Trota, che ha lasciato &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/pippocivati/2012/04/19/lega-renzo-bossi/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allora, Boni ha fatto come Penati, e con qualche giorno di ritardo se proprio vogliamo sottilizzare.</p>
<p>Rizzi è stata sostituita per la sua vicinanza magica al Trota.</p>
<p>L’unico che è stato sacrificato sull’altare padano è il Trota, che ha lasciato il Consiglio per dare un segnale forte.</p>
<p>Il segnale forte è questo: coprire l’anziano padre. Fargli da scudo. Che fa molto medioevo. E devo dire che, almeno in questo, elementi epici se ne possono ancora riscontrare, di quell’epica minore che in questi anni ci ha accompagnato costantemente.</p>
<p>Nessuno però si è chiesto se è credibile un’operazione pulizia in cui Bossi <em>senior</em> rimane a capo (e non solo nel senso spirituale e religioso, ma politico) della Lega. Certo con i tre che lo accompagnano, come sul palco di Bergamo. Come sul palco di Pontida. Come sempre.</p>
<p>Perché non si è dimesso il papà, insomma, e non il figlio, che era solo una Trota del grande fiume?</p>
<p>Perché la Lega senza Bossi non può stare. Ecco perché. E perché le scope (apotropaiche) spazzano solo fino alla camera del capo. E sono solo una versione <em>light</em> dello spadone, una sua declinazione tattica.</p>
<p>Comprensibile, non dico di no. Curioso però che nessuno si chieda perché non lasci il Senatùr. Sarebbe ancora più epico, non trovate?</p>
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		<title>L’arca perduta</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 07:56:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[francesco belsito]]></category>
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		<category><![CDATA[luigi lusi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulle schifezze combinate con i rimborsi elettorali c’è poco da ridere: è una vergogna che certe cose siano state fatte e, soprattutto, sotto il profilo politico, che si siano potute fare. La responsabilità della classe politica attuale, in questo senso, &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/pippocivati/2012/04/18/l%e2%80%99arca-perduta/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle schifezze combinate con i rimborsi elettorali c’è poco da ridere: è una vergogna che certe cose siano state fatte e, soprattutto, sotto il profilo politico, che si siano potute fare.</p>
<p>La responsabilità della classe politica attuale, in questo senso, è altissima. E non è un caso che la legge che si doveva fare «subito» (già) sia stata rinviata ancora.</p>
<p>Ma se Lusi ci fa la figura dell’oscuro figuro, e la sua pur incerta chiamata in correità mette soprattutto tristezza, va detto che la vicenda Belsito ha qualcosa di sorprendente.</p>
<p>Già con la Tanzania non si scherzava, anche per via di quella rima, curiosa, con la patria che i leghisti si erano inventati. E come nel caso Ruby, il riferimento africano non poteva che far risaltare le contraddizioni più clamorose di un movimento che era padrone a casa propria, ma aveva anche dei bungalow, se mi permettete la metafora (e tra bunga bunga e bungalow si capiscono tante cose).</p>
<p>Ma la cosa più forte, e letteraria, e meravigliosa, è la restituzione di oro e diamanti a cui abbiamo assistito nelle ultime ore. Dieci lingotti d’oro e undici diamanti, dicono le cronache. E se i primi fanno molto spallone, i secondi ci invitano a spostarci dall’A4 dei capannoni e dei tir alla via della seta e alle carovane in viaggio verso l’Oriente. O, se preferite, da Pontida a Timbuctu, magari partendo da Lampedusa.</p>
<p>Che la Lega finisse con una scena da Alì Babà e un personaggio come Belsito – che giustamente Francesco Merlo accosta, oggi, a Indiana Jones – ci fa passare dai Soli delle Alpi di Adro ai tesori perduti d’Oltremare. A immagini salgariane (veronese, il Salgari, aveva previsto tutto), che ci fanno passare, senza soluzioni di continuità, dal Leone di San Marco alle tigri di Mompracem.</p>
<p>Dalle camicie verdi della Val Trompia ai predatori dell’arca perduta, insomma.</p>
<p>Anni fa, ho scritto un libretto che si chiama <em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8889533455/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=wittgenstein-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8889533455">Regione straniera</a></em>. Parlava della Lega, ma non pensavo certo che il titolo potesse diventare una metafora così influente. E che i simboli si rovesciassero in questo modo. Una sindrome e una nemesi, insieme. La sindrome di Varese, la chiameranno, forse, un giorno. Di chi difendeva il territorio, ma aveva voglia di viaggiare.</p>
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