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	<title>Stefano Menichini</title>
	
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	<description>Stefani Menichini è giornalista e scrittore, e dirige Europa Quotidiano. Il suo blog si chiama Democratico</description>
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		<title>Il terreno dello scontro con Grillo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 06:21:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Può non piacere ma il Pd deve prendere atto della nuova situazione, dei nuovi interlocutori, della nuova dinamica dello scontro politico e dei suoi toni (che in questo caso non si possono definire nuovi: nel riproporre l’insulto sanguinoso e l’offesa &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2012/05/23/il-terreno-dello-scontro-con-grillo/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Può non piacere ma il Pd deve prendere atto della nuova situazione, dei nuovi interlocutori, della nuova dinamica dello scontro politico e dei suoi toni (che in questo caso non si possono definire nuovi: nel riproporre l’insulto sanguinoso e l’offesa personale, Beppe Grillo è in perfetta continuità col peggio della Seconda repubblica).</p>
<p>La risposta del segretario del Pd all’aggressione di 5 Stelle denota uno stacco di stile e di serenità. Bene. Non è detto che l’atteggiamento signorile paghi di questi tempi, ma preferiamo comunque così. La domanda vera è un’altra: su quale terreno il Pd deve muoversi, in fretta, per arginare l’ascesa di questo nuovo avversario e “fissare” gli attuali favorevoli rapporti di forza? La risposta di Bersani è duplice. Da una parte il Pd deve mostrarsi più competente, serio e affidabile di fronte alla crisi. Dall’altro deve rispondere alla domanda di cambiamento facendo passare le riforme in parlamento: finanziamento pubblico, legge elettorale, corruzione.</p>
<p>Risposte giuste, ma insoddisfacenti. A Parma per esempio la proposta seria e competente è stata recepita dagli elettori come grigia, e continuista rispetto alle logiche del potere locale: la riabilitazione bersaniana del partito solido, inevitabilmente d’apparato ancorché ringiovanito, sconta qui un limite.<br />
Anche affidare all’attuale parlamento la missione di ridare smalto alla politica dei partiti appare da un lato necessario (guai se non si riuscisse a varare le riforme), dall’altro insufficiente: con l’aria che tira, nessuna legge abbatterà il muro di diffidenza che s’è alzato fra sistema dei partiti e opinione pubblica.</p>
<p>È nella prassi quotidiana, nella freschezza delle leadership e nella spontaneità dei comportamenti che si gioca la credibilità oggi. E poi, spiace ribattere su un argomento antico, poco gradito nel Pd, si nota una gran fatica a sintonizzare la comunicazione su una frequenza positiva: perché il Pd deve quasi sempre presentarsi come un partito irritato dagli eventi e dalla rappresentazione che se ne dà? Non si penserà davvero, berlusconianamente, che la colpa di tutto ciò che va male è dei giornali?</p>
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		<title>La prossima partita sarà diversa</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 06:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amministrative 2012]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[È un voto facilissimo da leggere, difficilissimo da gestire. Conferma e amplifica ciò che già si era visto al primo turno: la dissoluzione del blocco elettorale del centrodestra, che si disperde in decine di rivoli. Il più corposo dei quali &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2012/05/22/la-prossima-partita-sara-diversa/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È un voto facilissimo da leggere, difficilissimo da gestire. Conferma e amplifica ciò che già si era visto al primo turno: la dissoluzione del blocco elettorale del centrodestra, che si disperde in decine di rivoli. Il più corposo dei quali – praticamente un fiume – finisce nell’astensione. Ma il flusso politicamente più significativo conduce laddove nessun berlusconiano o leghista può più sperare di arrivare: nella più estrema richiesta di cambiamento rappresentata dai candidati di Grillo.</p>
<p>Ci si può concentrare e si può litigare sulle difficoltà che da ora in poi avrà il Pd. È anche giusto farlo. Ma il vero tema dei prossimi mesi sarà come il ceto politico post-berlusconiano e post-bossiano possa pensare di rispondere a un rigetto così radicale, estremo, totale e uniforme in ogni parte d’Italia. Il Pd e il centrosinistra battono il vecchio centrodestra con facilità irrisoria, dovunque. Anche al Nord, fatto davvero storico, tra i due grandi antagonisti della Seconda repubblica non c’è più partita. Infatti la partita è diventata un’altra. E Parma e Palermo avvertono il Pd che non può essere sicuro di vincerla: i suoi schemi, i candidati e le parole d’ordine sono tuttora tarati contro un avversario che non c’è più, o almeno non sarà mai più lo stesso.</p>
<p>Se per un periodo più o meno lungo dovesse venir meno il dualismo centrosinistra/centrodestra, il Pd correrebbe il rischio – cito Mario Rodriguez – di essere vissuto dagli elettori come l’unico sopravvissuto del vecchio sistema: posizione pericolosissima. Bersani lo sa, se n’è avvertita la consapevolezza ieri in una conferenza stampa pur improntata all’orgoglio e alla rivendicazione della vittoria «senza se e senza ma».<br />
Fino a questa svolta della storia politica italiana, la proposta di solidità e affidabilità offerta da Bersani ha pagato. Nonostante errori, scandali e il forte vento antipolitico, questa immagine ha evitato al Pd di condividere la sorte di Pdl e Lega: alla fine, giustamente, loro pagano le responsabilità della crisi a lungo negata, e pagano il crollo delle due leadership personali e insostituibili. Esattamente al contrario, il Pd rimane in piedi – e vince – perché è un partito “normale”, e perché di fronte alla crisi ha compiuto scelte coraggiose e responsabili.<br />
Ma nel momento stesso in cui queste qualità risaltano e pagano elettoralmente (per defezione altrui, non per un forte avanzamento proprio), ecco che già appaiono superate dagli eventi. Insufficienti.<br />
Il Pd non intercetta neanche una goccia dello scioglimento del ghiacciaio elettorale berlusconiano e leghista (che era maggioranza nel paese).<br />
A Parma, come dimostra <a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/134822/tutti_gli_altri_per_pizzarrotti">l’analisi</a> dei flussi di Paolo Natale su <em>Europa</em>, il candidato grillino fa il pieno di tutto ciò che rimane fuori dal recinto tradizionale del Pd: evitiamo le letture facilitate, questo non accade solo per le indicazioni di voto date da alcuni maggiorenti del Pdl. Gli elettori sono persone libere e non fanno dispetti.<br />
Chi vuole male al Pd scriverà e titolerà oggi, per bene che vada, sulla vittoria mutilata. Altri già si spingono fino a parlare di sconfitta, il che è un po’ comico.<br />
La verità è che il campanello d’allarme suona per il Pd in tempo per evitare cattive sorprese tipo quella capitata nel 1994 a Occhetto.<br />
Non è un problema di appoggio al governo Monti, anzi. Com’era evidente fin dal dicembre scorso, questo problema ci sarebbe stato ed effettivamente c’è solo per il Pdl, al quale peraltro è negata anche la facile alternativa di passare all’opposizione, come dimostra la batosta della Lega.</p>
<p>Il problema è mettersi da subito, di corsa, nelle condizioni di giocare da vincenti anche la prossima competizione. Quando non servirà a nulla rivendicare i meriti dell’opposizione a Berlusconi perché troppo tempo sarà passato, troppe cose saranno cambiate e soprattutto perché non ci saranno più berlusconiani da sconfiggere: se anche da quella stazione passasse un treno di Montezemolo, certo non si fermerà per farli salire.<br />
La prossima partita si giocherà, oltre che sulla affidabilità per risolvere la crisi economica, soprattutto sul tasso di novità, di trasparenza, di apertura vera alla società. Ci vorranno primarie dappertutto (cercando di scoraggiare le candidature d’apparato) e un ricambio basato sul merito e sui rapporti col territorio più che sulla fedeltà alla linea.<br />
Il Grillo ha detto la sua e tante altre ne dirà, non c’è da farsi spaventare. Più importante è quello che hanno detto gli italiani: hanno detto che il centrosinistra riformista potrà governare il paese, anche perché è l’unico che può farlo. Prima però deve cambiare se stesso, sul serio.</p>
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		<title>L’assessore grillino è importato</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 05:43:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[amministrative 2012]]></category>
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		<category><![CDATA[Federico Pizzarotti]]></category>
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		<description><![CDATA[Voleva impressionare gli elettori di Parma, il candidato grillino Pizzarotti che ieri ha annunciato i primi nomi della sua eventuale giunta. Invece ha acceso un riflettore straordinario su come Cinque stelle pensa di fare il salto di qualità, da gruppo &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2012/05/18/assessori-pizzarotti-parma/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voleva impressionare gli elettori di Parma, il candidato grillino Pizzarotti che ieri ha annunciato i primi nomi della sua eventuale giunta. Invece ha acceso un riflettore straordinario su come Cinque stelle pensa di fare il salto di qualità, da gruppo di opposizione sul territorio a partito di governo, delle città e magari del paese.</p>
<p>L’elenco di coloro che si sono «messi a disposizione» di Pizzarotti è di tutto rispetto: Loretta Napoleoni, Paolo Berdini, Maurizio Pallante, Pierluigi Paoletti, Fabio Salviato. Intellettuali, economisti, urbanisti, personalità conosciute nei rispettivi campi, alcuni di una certa notorietà televisiva. Con qualche caratteristica in comune: sono tutti più o meno teorici o simpatizzanti della decrescita (prospettiva interessante per una città con un indebitamento mostruoso); sono tutti politicamente collocabili da sinistra all’estrema sinistra (Berdini e Napoleoni possono essere letti sul <em>Manifesto</em>, sul <em>Fatto</em>, sull’<em>Unità</em>); sono tutti accesi contestatori del sistema economico e finanziario internazionale e italiano; nessuno di loro è di Parma.</p>
<p>Per l’esattezza, con Parma non hanno nulla a che fare: alcuni hanno avuto esperienze amministrative in altre città, Napoleoni com’è noto vive a Londra, a parte le trasferte per partecipare a Ballarò. Sono tutte persone interessanti e di valore ma sorgono inevitabili alcune domande. Se, oltre che a Parma, Grillo potesse vincere anche in un’altra dozzina di città, come potrebbe moltiplicare questa raccolta di figurine di super-esperti nazionali e internazionali?</p>
<p>Che ne è dell’assoluta priorità data da Grillo (con grande enfasi retorica) alle competenze del territorio, se per gli incarichi di governo più importanti va a pescare addirittura all’estero? Non è come confessare l’assoluta improvvisazione e impreparazione dei pur simpatici dirigenti grillini locali?</p>
<p>Infine: il Pdl, che per dispetto al centrosinistra appoggia Pizzarotti al ballottaggio, lo sa a che tipo di persone potrebbe consegnare Parma? Davvero l’ex grande partito dei liberali italiani sposa la linea della decrescita in un comune solo?</p>
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		<title>Un po’ di populismo anche per noi</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 07:12:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
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		<category><![CDATA[umberto bossi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella vicenda di Umberto Bossi e della sua Family c’è tutto: lo scandalo, la commedia all’italiana, il familismo amorale, il complotto dei vassalli, la circonvenzione d’incapace. Ma incrociando questa storia (ormai del passato) col presente della politica italiana, ci si &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2012/05/17/populismo-pd/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella vicenda di Umberto Bossi e della sua Family c’è tutto: lo scandalo, la commedia all’italiana, il familismo amorale, il complotto dei vassalli, la circonvenzione d’incapace. Ma incrociando questa storia (ormai del passato) col presente della politica italiana, ci si trova dentro anche la dimostrazione del famoso teorema sul vuoto che inevitabilmente si riempie.</p>
<p>I partiti del populismo, della contestazione al sistema (prima di farne parte) e della personalizzazione esasperata della leadership vanno in crisi, ripiegano su se stessi, muoiono degli stessi veleni che hanno instillato nella società e nella politica. Vale per tutti: da quelli grandi com’era Forza Italia a quelli più solidi come pareva essere la Lega, fino a Di Pietro, con un contagio anche per Sel, non populista ma troppo legata alla figura del suo leader.</p>
<p>I vuoti che lasciano sono però subito riempiti, almeno dal punto di vista elettorale. Da un movimento grillino che avrà anche ottime persone all’interno e qualche buona proposta, ma ha successo non per questi motivi bensì perché richiama ed esaspera caratteri del forzismo, del leghismo, del giustizialismo. Riassumendoli in un unico concetto: la semplificazione estrema del messaggio politico.<br />
Come arginare il fenomeno, come provare a riempire quei vuoti di consenso con una proposta più degna di un paese moderno, quindi fatalmente più complessa?</p>
<p>Non è un problema nuovo. I cicli di Clinton e Blair furono anche applicazioni di teorie anglosassoni sul populismo democratico. Nelle vene del Pd di oggi ne scorre una dose minima, con tracce solo nei motteggi dialettali del segretario. Sarebbe interessante se davvero, come pare, qualcuno stesse pianificando di colmare questa lacuna: ciò che il Pd non può o non vuole essere, diventerebbe la missione di un contenitore suo nuovo compagno di strada, nella forma di una lista civica piena di nomi noti, portatrice di messaggi semplici e soprattutto non compromessa con il sistema politico. A occhio, un’avventura che potrebbe funzionare per sé, ma con evidenti rischi per i democratici. Staremo a vedere. </p>
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		<title>Sarete lo stesso coinvolti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 07:33:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[porcellum]]></category>

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		<description><![CDATA[Non so se sia vero, come dicono, che il Pd si sente già la vittoria elettorale in tasca. Bersani non mi pare il tipo da fughe in avanti. Si può capire la soddisfazione di essere di gran lunga il partito &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2012/05/16/sarete-lo-stesso-coinvolti/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se sia vero, come dicono, che il Pd si sente già la vittoria elettorale in tasca. Bersani non mi pare il tipo da fughe in avanti. Si può capire la soddisfazione di essere di gran lunga il partito più solido e votato fra quelli esistenti. Molto tempo e molti possibili eventi si frappongono però fra il Pd e il meritato successo, mentre sull’onda dell’attenzione mediatica Grillo starebbe salendo velocemente nei sondaggi nazionali ai danni dello stesso Pd e del derelitto Pdl.</p>
<p>Gli italiani voteranno fra un anno sulla propria condizione sociale ed economica; sulle paure per il futuro delle proprie famiglie; e anche, moltissimo, dando un giudizio sulla classe politica nel suo complesso. Ne deriva che, oltre a posizionarsi come il più affidabile per la soluzione dei drammi occupazionali e per la sofferenza delle imprese, il Pd deve tassativamente risolvere il problema del proprio rapporto <em>come partito</em> con gli italiani. L’impressione è che non bastino, per far credere a una diversità rispetto al resto del sistema politico, né le orgogliose rivendicazioni di Bersani né i generosi tentativi di auto-ridimensionarsi dal punto di vista dei finanziamenti pubblici. Su questo terreno, il Pd deve sapere che vincere o perdere la battaglia sulla riforma elettorale non è la stessa cosa.</p>
<p>Se esistesse, il retropensiero che si possa alla fine anche andare a votare col <em>Porcellum</em> addebitandone la colpa al Pdl e agli altri, sarebbe una follia. Gli italiani non ascolteranno giustificazioni, neanche le più fondate, e puniranno tutti i partiti corresponsabili del fallimento dell’unico compito che in questi mesi era affidato loro: ridare un minimo di credibilità ed efficienza alla macchina della politica. Nessuno potrà chiamarsi fuori.<br />
Da lunedì sera, la battaglia per un sistema maggioritario a doppio turno deve diventare il cuore dell’iniziativa politica democratica. Anche a costo di fare breccia dentro i partiti dell’attuale maggioranza e quindi di mettere a repentaglio il quadro politico.</p>
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		<title>Stalingrado a chi?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 05:22:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[amministrative 2012]]></category>
		<category><![CDATA[beppe grillo]]></category>
		<category><![CDATA[parma]]></category>

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		<description><![CDATA[Dunque Parma è «la nostra Stalingrado », dice Beppe Grillo. Curioso accostamento storico, visto che a Stalingrado vinsero i difensori della città e questa è una bizzarra identificazione per i grillini (a parte il dettaglio ulteriore, ma la sofisticazione diventa &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2012/05/15/stalingrado-a-chi/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque Parma è «la nostra Stalingrado », dice Beppe Grillo. Curioso accostamento storico, visto che a Stalingrado vinsero i difensori della città e questa è una bizzarra identificazione per i grillini (a parte il dettaglio ulteriore, ma la sofisticazione diventa eccessiva, che i russi nel ’43 vinsero anche grazie al fanatismo ideologico e patriottico instillato dal Piccolo padre Stalin: e anche qui il parallelismo si fa scivoloso).</p>
<p>Comunque, Grillo mostra di aver colto un punto. Entrati nella <em>bagarre</em>, per quelli di Cinque Stelle valgono ormai le regole della politica e dei normali partiti davanti alle elezioni: si può vincere ma si può anche perdere, e una sconfitta con qualsiasi percentuale rimane comunque una sconfitta. Dunque adesso a Parma Beppe Grillo vuole e deve vincere: per il suo movimento è un passo ulteriore verso la normalizzazione, come lo è del resto l’aver ricevuto l’appoggio esplicito dell’ex sindaco di centro e centrodestra Ubaldi.</p>
<p>Il rischio per la città appare remoto: un sussulto se non altro di autoconservazione suggerirà ai parmensi di non affidarsi a gente che, per dirne una, ha detto che si rifiuterà di rinegoziare con le banche il colossale debito accumulato dal centrodestra uscente. Il candidato del Pd, Bernazzoli, fa bene a dire che la scelta deve riguardare solo gli interessi di Parma. Sa anche lui però che ormai la partita ha valenza nazionale. Battere Grillo, dopo aver cancellato Pdl, Lega e Terzo polo, confermerebbe il Pd come unico partito rimasto, argine alla demagogia grillina.</p>
<p>Proprio perché c’è questo valore nazionale, però, l’immagine e le notizie che arrivano da Roma conteranno a Parma, come dappertutto. Conterà come i media racconteranno il dibattito sul taglio dei soldi ai partiti (cominciato ieri alla Camera). E conterà anche (in negativo) la stasi della riforma elettorale, della quale si promette lo sblocco dopo i ballottaggi ma sul cui esito positivo è legittimo avere dubbi: se dovesse andar male e dovesse rimanere il <em>Porcellum</em>, ricorderemmo queste amministrative come l’ultima volta nella quale i partiti hanno avuto una chance di farcela.</p>
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		<title>Il paese che non vuole cambiare</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 06:59:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[agenzia delle entrate]]></category>
		<category><![CDATA[equitalia]]></category>
		<category><![CDATA[governo monti]]></category>

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		<description><![CDATA[Umana pietà e dolore per le persone che decidono di non farcela più, che si uccidono – poche o tante non conta – strangolate dalla crisi. Solidarietà e comprensione ai contribuenti che sbiancano davanti a cartelle esattoriali che li mettono &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2012/05/12/il-paese-che-non-vuole-cambiare/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Umana pietà e dolore per le persone che decidono di non farcela più, che si uccidono – poche o tante non conta – strangolate dalla crisi.</p>
<p>Solidarietà e comprensione ai contribuenti che sbiancano davanti a cartelle esattoriali che li mettono di fronte ai loro debiti, moltiplicati e improvvisamente drammatici. Sono stato uno di loro, per il vizietto di non pagare le multe stradali.</p>
<p>Diciamo però la verità sul dilagante fenomeno di ripulsa, di rivolta, di rabbia contro Equitalia, Agenzia delle entrate e chiunque si faccia emblema di un rigore fiscale finora sconosciuto.</p>
<p>Può darsi che Monti e Befera possano trovare formule di diluizione del carico, ma il paese che si ribella contro di loro in ogni modo, compresa la violenza, è sostanzialmente un paese che si rifiuta di entrare in un sistema di regole e di legalità.</p>
<p>Per decenni la politica s’è data da fare per garantire protezione ai singoli e alle categorie. La flessibilità fiscale era parte del patto non scritto della Prima repubblica ed è diventata emblema della Seconda, marcata da condoni e berlusconismi. Tanto, benevolenza, maglie larghe, e mancati controlli (da cui il mio vizio, premiato, di non pagare le multe) finivano a carico della collettività, come indebitamento e come pressione fiscale esagerata: una denuncia che è diventata tormentone dei riformisti.</p>
<p>Ora, dopo appena sei mesi di inversione di marcia, rigore e legalità appaiono insopportabili, insostenibili a causa della crisi. Partiti e teorici del <em>laissez faire</em> ripropongono lesti l’ideologia dello stato esattore oppressore. Piccoli, medi e grandi, tutti scoprono l’ingiustizia di dover rispettare (con la mora, purtroppo) regole mai rispettate. </p>
<p>Dietro il velo doloroso dei suicidi si costruisce la rivincita dell’Italia dei furbi, travestita perfino da antagonismo sociale. E si chiude la finestra, anzi lo spiraglio, che miracolosamente si stava aprendo verso un paese civile e normale. </p>
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		<title>Uso e abuso pubblico del suicidio</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 05:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Monti ha fatto male a rigettare su «chi reca responsabilità della crisi economica» la polemica sugli imprenditori che si suicidano. La sua reazione è stata comprensibile, conseguenza di una provocazione ignobile. Ma comunque il gesto tragico di singole persone venga &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2012/05/10/suicidio-crisi-economica/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Monti ha fatto male a rigettare su «chi reca responsabilità della crisi economica» la polemica sugli imprenditori che si suicidano. La sua reazione è stata comprensibile, conseguenza di una provocazione ignobile. Ma comunque il gesto tragico di singole persone venga impugnato per polemica politica, si finisce per sbagliare. Nel migliore dei casi, il presidente del consiglio è sceso sullo stesso terreno di chi lo accusava di una colpa inconcepibile. Nel peggiore, ha a sua volta sfruttato il tema per una schermaglia politica fatta di avvertimenti e minacce reciproci sulla stabilità del governo.</p>
<p>È evidente però che la responsabilità prima di questa degenarazione del discorso pubblico sulla crisi è del derelitto ceto politico dell’ex centrodestra di governo: berlusconiani e leghisti. (Evito di affrontare il tema – che pure è stato posto, e ha un senso – di quanto questa «ondata di suicidi» sia effettivamente tale, e non una proiezione politico-mediatica di un fenomeno che è in realtà statisticamente stabile: ognuna di queste parole suona inappropriata a ciò di cui si parla).</p>
<p>Coloro che hanno governato fino a ieri negando spudoratamente la crisi speravano che l’interludio del governo Monti ponesse tempo e oblio fra sé e il giudizio degli italiani. Già nelle urne delle amministrative hanno capito che non sarà così. Allora la campagna di colpevolizzazione di Monti è ripartita, ulteriormente drammatizzata (basta un’occhiata a <em>Giornale</em> e <em>Libero</em>): la fuga di milioni di voti sarebbe conseguenza degli ultimi sei mesi, non del tradimento perpetrato per quasi vent’anni ai danni innanzi tutto degli elettori di destra.</p>
<p>Dai dati elettorali degli altri partiti al puro buon senso, tutto dimostra il contrario. Ma lo sfruttamento delle difficoltà e del dolore altrui non si ferma davanti a nulla, se è utile a salvare se stessi. Avendo visto negli anni qualsiasi tipo di manipolazione, non ci stupiremmo se prima o poi spuntasse fuori qualche aspirante suicida che chiamasse direttamente in causa il premier. Magari aggiungendo che invece, per carità, Brunetta e Calderoli l’ha sempre sentiti caldamente vicini. </p>
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		<title>Più potere all’Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 05:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti, in ogni paese, vincenti e perdenti, scaricano sull’Europa la responsabilità delle difficoltà nazionali, degli errori o delle ricette impopolari. Usano facilmente un’entità astratta come punching-ball o come alibi. Significativamente, lo fanno da posizioni anche opposte: la galassia dei vincitori &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2012/05/09/europeismo/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti, in ogni paese, vincenti e perdenti, scaricano sull’Europa la responsabilità delle difficoltà nazionali, degli errori o delle ricette impopolari. Usano facilmente un’entità astratta come punching-ball o come alibi. Significativamente, lo fanno da posizioni anche opposte: la galassia dei vincitori greci, Hollande almeno fino all’elezione, ma anche i partiti tedeschi (Merkel in testa ma Spd compresa) che gareggiano davanti agli elettori a chi si pone con maggior diffidenza verso i vicini mediterranei. </p>
<p>In Italia, rimotivato dai risultati elettorali altrui e nostrani, si ripropone un fronte trasversale che chiede la sospensione della ratifica del <em>fiscal compact</em> al quale Monti ha aderito. Si va da Cicchitto a Brunetta, da Capezzone a Bondi a Fassina, per parlare solo delle forze di maggioranza. L’Italia sarà capofila – ora ha il credito per farlo – nel negoziare un patto per la crescita che integri quello sull’austerità. L’aria su questo punto è cambiata, è evidente, soprattutto grazie ai francesi.</p>
<p>Ma i nuovi euroscettici avranno sempre un argomento a proprio favore: non si può andare avanti con sovranità politiche nazionali svuotate, prive di strumenti reali in materia economica, monetaria, fiscale. In questa situazione vincere le elezioni finisce per essere inutile. Ingannevole agli occhi degli elettori. Al limite, controproducente.</p>
<p>Nel 2013 tornare all’autarchia, a piene gestioni nazionali è impensabile, assurdo. È anch’essa una proposta che inganna i cittadini. L’opposto sembra, oggi, utopia. È invece l’unica alternativa all’insostenibile governance attuale. È il senso dell’appello che esce oggi con decine di prestigiose firme europee (fra gli italiani Ciampi, Prodi, Amato, Bonino, Parisi, Frattini, Delrio, Zingaretti, Mauro, Pittella) che rilancia la piena sovranità politica europea, a livello di commissione ma soprattutto di parlamento. Non è più il sogno di Spinelli, è l’urgenza del momento: devono tornare a coincidere il luogo della responsabilità e quello della decisione. Altrimenti elezioni ed eletti saranno sempre più inutili, vissuti come tali, e ogni votazione rischierà di trasformarsi in un dramma. </p>
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		<title>Vincere sulle macerie</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 05:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amministrative 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Il popolo del centrodestra non esiste più. L’unico successo dell’intera avventura berlusconiana – l’aver dato a metà del paese un’identità prima inesistente – svanisce nel nulla, mentre l’artefice è distante, distratto, disinteressato. Una gigantesca voragine si apre nel mercato elettorale &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2012/05/08/vincere-sulle-macerie/">Continua...</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il popolo del centrodestra non esiste più. L’unico successo dell’intera avventura berlusconiana – l’aver dato a metà del paese un’identità prima inesistente – svanisce nel nulla, mentre l’artefice è distante, distratto, disinteressato. Una gigantesca voragine si apre nel mercato elettorale e solo una forza politica riesce a recuperare una parte dell’enorme diaspora. Ma non è una vera forza politica: è un movimento che si è messo in favore di vento e che risponde alle logiche della personalizzazione e del radicalismo che in effetti erano presenti nel calderone di Berlusconi e in quello di Bossi, la cui crisi procede parallela. Così sono Grillo e l’astensionismo i dati che, sul piano meramente elettorale, saltano agli occhi dal turno amministrativo. Entrambi – gli studi sui flussi lo confermeranno – a scapito soprattutto del Pdl e della Lega.</p>
<p>L’incapacità di intercettare la delusione post-berlusconiana (e la vaghezza delle direzioni che questa delusione prende) è il vero neo dell’evidente e atteso successo del Pd. Stavolta non ci sarà bisogno di aspettare i ballottaggi per capire l’impatto politico nazionale del voto amministrativo. Passato lo tsunami, il Partito democratico rimane l’unico partito in piedi. Il bilanciamento col Pdl è ormai mera finzione, retaggio parlamentare di un’epoca cancellata. I democratici non sono solo primi in Italia, lo sono ormai anche nel Nord un tempo impenetrabile. Per vie contorte e per meriti non tutti loro, sono finalmente quella forza centrale nel paese che era nella missione originaria. Solo che, per parafrasare Bersani, questo è davvero un «vincere sulle macerie», laddove le macerie sono anche quelle del progetto di Casini di reinventare un centrodestra a sua immagine e leadership.</p>
<p>Questa situazione rappresenta un grave problema: da domani il Pd sarà l’unico contraltare a un turbinio di cose diverse, un mix di speranze, istanze radicali e pura rabbia distruttrice. Si rafforzerà inevitabilmente la tendenza, già evidentissima, a fare del Pd il bersaglio preferito degli anatemi contro i costi e le inefficienze della politica. Si acuirà la polemica contro provvedimenti del governo che il Pd, sempre più in solitudine, si troverà a dover difendere. E si esagererà la confusione – che per carità, c’è – dell’ipotetica coalizione di centrosinistra candidata alle elezioni nazionali.</p>
<p>A proposito di quest’ultimo punto, l’unico forte motivo di imbarazzo in vista dei ballottaggi è in realtà Palermo, dove Orlando ha giocato poco pulito contro le primarie ma ha dimostrato di avere ancora (incomprensibilmente, lo confessiamo) presa sulla città. Vale però la pena di ricordare che già in passato, in situazioni analoghe tipo Napoli, Bersani ha dimostrato una certa agilità nell’archiviare senza grossi danni gli infortuni dovuti allo scarso spessore del suo quadro dirigente locale.</p>
<p>Legittimo – soprattutto dopo il poderoso terremoto elettorale europeo – chiedersi se queste amministrative rimbalzeranno pericolosamente contro il governo Monti.<br />
Non certo per quanto riguarda il Pd, che anzi ha adesso tutto l’interesse a fare tesoro della vittoria di Hollande per bilanciare le politiche di rigore di Monti con forti iniziative per la crescita e l’occupazione. Monti in realtà è già su questo binario da tempo, e ne sta facendo la ragione di protagonismo internazionale. Da domani, però, qualsiasi passo visibile in questa direzione sarà rivendicato da Bersani come conseguenza dei mutati equilibri continentali e, appunto, della nuova assoluta centralità del Pd in Italia.</p>
<p>Tanto meno il Terzo polo potrà essere fattore di instabilità. L’immaturità del progetto di Casini è palese, e i risultati elettorali spiegano anche il perché: il flusso originato dallo scioglimento del ghiacciaio elettorale berlusconiano si riversa in contenitori più estremi, più radicali, o nel puro e semplice rifiuto del voto. Non c’è niente da fare: anche se l’analisi sulla fine del bipolarismo all’italiana era corretta, non sono questi i tempi in cui la domanda di cambiamento possa orientarsi verso Casini, Fini e Rutelli.</p>
<p>Ovviamente, sempre a proposito della tenuta del governo, c’è l’incognita Pdl. Ma è destinata a rimanere tale per un bel po’, forse per sempre. Lo scioglimento del partito è un dato di fatto, al quale Berlusconi dovrebbe dare presto il suggello. Il Pdl rimane un enorme contenitore di ceto politico (già in lotta per le spoglie) il cui popolo è però in fuga in ogni direzione. Alfano ha ragione solo in parte, quando individua nell’appoggio al governo la causa principale della sconfitta elettorale. In realtà era un’utopia sperare che il tempo diluisse e magari neutralizzasse le conseguenze del fallimento del governo di centrodestra. Il conto arriva, Berlusconi lo aspettava ed è stato lesto a non farsi trovare all’appuntamento con gli esattori.</p>
<p>Lo stesso discorso vale per la Lega. Diamanti e diplomi fasulli sono arrivati solo a rendere più esplosiva una crisi di strategia forse definitiva: a che cosa serve, adesso, la Lega? Tante dotte e benevolenti analisi sul “sindacato di territorio”, fresche di pochi mesi, già affondano nella melma delle batoste di Monza e Cassano Magnago. Il notevolissimo successo di Tosi a Verona non cancella questa realtà. Casomai spalanca interrogativi sulla Lega “diversa” di cui parla un po’ a casaccio Maroni: quella impersonificata da Tosi è una Lega quasi neanche padana. E allora?</p>
<p>Il grande cambiamento di scenario al quale stiamo assistendo è in fondo l’evento, previsto, della fine del berlusconismo e della ricollocazione di tante forze, pulsioni, interessi. C’era chi se l’aspettava tumultuoso, chi lo sognava regale e ordinato, chi fangoso e inquinato, chi lineare cioè un semplice transito di consenso e potere da centrodestra a centrosinistra. La transizione italiana non è nessuna di queste cose. È piuttosto una frammentazione priva di ordine, senza che vengano avvistati agenti riunificatori. Grillo contiene ovviamente in se stesso il germe dell’impossibilità a proporsi come alternativa effettiva, e del resto lo dice.</p>
<p>Questa sorta di blow-up italiano affida al Pd una responsabilità enorme e un compito più difficile di quanto la sua leadership aveva sempre pensato. Non si tratta (più) di vincere in un confronto fra alternative: nel 2013 potrebbe anche non presentarsi alcuna alternativa solida, senza che per questo le cose diventino più facili.</p>
<p>Il grande compito, una vera missione, è la ricomposizione di questo quadro in pezzi che è l’Italia. Senza considerare irrilevante alcun frammento, senza consegnare ad alcuno la rappresentanza del disagio, della protesta o, all’opposto, dell’ansia di pacificazione. Volendo, è un po’ il lavoro che si è assegnato domenica sera François Hollande. Il paradosso italiano è che la (difficile) riunificazione francese appare almeno pensabile, avendo avuto di fronte e dopo aver sconfitto un Sarkozy, cioè una buona metà del paese. Riunificare fra le macerie, e in una grande confusione di interlocuzione politica, sembra oggi davvero una missione impossibile.</p>
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