<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.ilpost.it/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0">

<channel>
	<title>Stefano Menichini</title>
	
	<link>http://www.ilpost.it/stefanomenichini</link>
	<description>Stefani Menichini è giornalista e scrittore, e dirige Europa Quotidiano. Il suo blog si chiama Democratico</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 May 2013 05:57:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator>
		<atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.ilpost.it/ilpost-stefanomenichini" /><feedburner:info uri="ilpost-stefanomenichini" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item>
		<title>L’equilibrio del terrore a Montecitorio</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-stefanomenichini/~3/eANbb3ZBYH4/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/22/lequilibrio-del-terrore-a-montecitorio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 May 2013 05:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[governo letta]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanomenichini/?p=1897</guid>
		<description><![CDATA[È il festival delle proposte di legge avanzate e ritirate nel giro di una giornata, dopo aver danzato per qualche ora sulla cresta di una tempesta mediatica, aver riproposto ansiosi interrogativi sulla durata del governo, aver scatenato raffiche polemiche evitabili. &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/22/lequilibrio-del-terrore-a-montecitorio/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È il festival delle proposte di legge avanzate e ritirate nel giro di una giornata, dopo aver danzato per qualche ora sulla cresta di una tempesta mediatica, aver riproposto ansiosi interrogativi sulla durata del governo, aver scatenato raffiche polemiche evitabili.</p>
<p>Andiamo dalla riapertura dei termini per il condono edilizio al divieto di presentazione alle elezioni dei non-partiti, dall’azzoppamento del concorso esterno in associazione mafiosa alla legge-bavaglio sulle intercettazioni telefoniche, e siamo sicuramente solo all’inizio.<br />
Succede che a inizio legislatura i parlamentari di centrodestra e centrosinistra si rifacciano sotto con proposte figlie di un’altra era politica, magari presentate mesi fa alla vigilia della campagna elettorale, in pieno clima di contrapposizione. E che subito debbano fare i conti con un quadro politico che invece consente pochissimi margini di manovra partigiana.</p>
<p>Si distinguono in questa inane opera di montaggio e smontaggio di polemiche gli eletti del Pdl, sulle materie di giustizia sulle quali un tempo non mettevano limiti alla fantasia. Del resto, per capire la situazione basti considerare che i falchi devono essere frenati da due capigruppo come Schifani e Brunetta, cioè da un autore di lodi <em>ad personam</em> e da un attabrighe professionale.<br />
Anche in casa democratica si avverte un deficit di comando. Al senato, Zanda e Finocchiaro hanno detto cose diverse sull’opportunità di rinunciare alla norma ormai sfortunatamente conosciuta come anti-movimenti o anti-Grillo.</p>
<p>Intanto, su una vicenda speculare ancora più delicata – quella dell’ineleggibilità di Berlusconi – si consuma uno psicodramma nel Pd tra chi su questo punto vorrebbe offrire sponda al M5S (cioè agli stessi che con l’altra mano il Pd vorrebbe escludere dalle elezioni) e chi ritiene assurdo riaprire un contenzioso che avrebbe avuto senso venti anni fa, cioè all’inizio e non alla fine del ciclo di protagonismo politico del Cavaliere, peraltro già pronto a ripresentarsi come vittima del sopruso di chi non sa batterlo democraticamente.</p>
<p>Sia per il Pdl che per il Pd queste sofferenze sono l’onda lunga della stagione del bipolarismo blindato. Da entrambe le parti si fa fatica a interpretare la necessaria e virtuosa autonomia parlamentare senza scivolare nel tic che fa infuriare l’avversario (ora partner di governo) su questioni che sono in realtà fuori dalle priorità nazionali, suscitate quasi solo per dispetto reciproco. Di questo passo, toccherà dar ragione a chi pensa che l’identità dei due partiti sta stata – adesso e sempre – definita più da queste scaramucce laterali ma letali, che dal confronto fra soluzioni alternative ai problemi del paese.</p>
<p>Apparentemente è un problema grave per Letta e Alfano e per il loro governo. Ma non è detto. Magari invece, chissà, questo fare e disfare dispetti reciproci potrebbe finire per diventare l’assicurazione sulla vita dell’esecutivo: una sorta di equilibrio del terrore stile Guerra Fredda, che fa durare la tregua invece di precipitare subito nel conflitto.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-stefanomenichini/~4/eANbb3ZBYH4" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/22/lequilibrio-del-terrore-a-montecitorio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/22/lequilibrio-del-terrore-a-montecitorio/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Troppa confusione democratica</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-stefanomenichini/~3/VdRo4dMwDaQ/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/21/troppa-confusione-democratica/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 May 2013 05:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[fiom]]></category>
		<category><![CDATA[Guglielmo Epifani]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanomenichini/?p=1889</guid>
		<description><![CDATA[Nelle ultime 48 ore s’è capito quale sia il rischio principale che corre il Pd in questa fase di sospensione – che potrebbe anche essere lunga – senza una leadership forte riconosciuta, legato all’appoggio al governo “di servizio”, sotto il &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/21/troppa-confusione-democratica/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime 48 ore s’è capito quale sia il rischio principale che corre il Pd in questa fase di sospensione – che potrebbe anche essere lunga – senza una leadership forte riconosciuta, legato all’appoggio al governo “di servizio”, sotto il fuoco polemico di qualsiasi più o meno facile opposizione.</p>
<p>Il rischio principale è di non avere una rotta e di sbandare, anche nel giorno per giorno. Col risultato che anche iniziative e prese di posizione che considerate separatamente avrebbero un senso, messe insieme danno un’idea di confusione.<br />
Così è stato, per stare alle ultime vicende, sia per la proposta di legge sulla democrazia interna ai partiti (e il conseguente divieto alla presentazione elettorale per chi non rispetti determinati standard), che per il seguito del dibattito sulla sospensione della prima rata dell’Imu sulle prime case.</p>
<p>La prima vicenda è davvero paradigmatica dell’importanza di comunicare bene la politica: il che va considerato un dovere nei confronti dei cittadini, mentre negli ultimi anni nel Pd è stato considerato un cedimento alle mode, come se la comunicazione politica fosse una distorsione.<br />
In tempi di crisi conclamata dei partiti, non riesco a immaginare nulla di più detestabile di una legge che possa essere presentata dai media come “legge anti-movimenti”. L’intento del Pd al senato sarà stato ottimo (appunto, sul tema della democrazia interna dei partiti), il risultato è pessimo, con l’aggravante di risultare un’iniziativa <em>contra personam</em>, nel senso di Grillo e del suo movimento.</p>
<p>È davvero inevitabile che in questo modo il Pd passi per un partito che, incapace di far rispettare al proprio interno un minimo di solidarietà e di disciplina, e impotente di fronte all’appeal elettorale di avversari come Berlusconi e Grillo, cerchi di rimediare ai propri limiti con pezze fatte solo di antipatici e improbabili divieti.<br />
Il messaggio è identico a quello lanciato contro Berlusconi a proposito di ineleggibilità, col paradosso già rilevato da Valerio Onida di impegnarsi in questa battaglia vent’anni dopo lo sbarco del Cavaliere nella politica italiana.<br />
Il Pdl da una parte e M5S dall’altra – formazioni con colossali problemi di democrazia interna, limitata se non del tutto assente – hanno facile gioco a smontare queste sortite di un partito che è, all’opposto, democratico fino a sfiorare l’anarchia.</p>
<p>È inevitabile che su questa vicenda si sia verificato l’ennesimo smarcamento da parte di Matteo Renzi nei confronti del proprio partito. Ha fatto bene, il sindaco di Firenze, a pronunciarsi appena possibile contro questa iniziativa, e in realtà più contro il senso che essa ha assunto che contro il merito preciso del disegno di legge depositato in senato.<br />
Non è la prima e non sarà l’ultima volta.<br />
Dopo aver dato giustamente il via libera all’elezione di Guglielmo Epifani come successore di Bersani, Renzi si trova nella difficile situazione di esercitare una sorta di leadership virtuale, fatalmente parallela rispetto a quella formale, che cerca di non colpire né danneggiare il governo «dell’amico Enrico», ma non può essere altrettanto delicata nei confronti di un partito del quale Epifani non ha ancora preso saldamente le redini.</p>
<p>Quando, nel novembre 2011, si insediò il governo Monti allungando i tempi e i modi dell’avvicinamento del Pd alle elezioni, Renzi che anche allora era in movimento verso primarie e scalata alla leadership si fermò. E scomparve, per alcuni mesi, fino al riavviarsi della nuova stagione elettorale nell’estate del 2012.<br />
Stavolta non sta andando così. L’uscita del libro, le frequentissime apparizioni televisive, il carnet degli impegni, tutto segnala che Renzi non può fare fino in fondo il bis di quel “ritorno a Firenze”.<br />
Non solo per la propria immagine e visibilità, o perché il Pd è comunque in una fase pre-congressuale, ma soprattutto perché il partito – come l’attualità conferma – va troppo facilmente soggetto a sbandate che potrebbero compromettere le chances di chiunque si dovesse trovare a guidarlo nella prossima campagna elettorale.</p>
<p>Epifani ha mostrato una bella tenuta alla sua prima prova difficile, quella della manifestazione Fiom di sabato scorso, che valeva anche come test personale per l’ex segretario della Cgil. Epifani ha fatto benissimo a tenere se stesso e il Pd in quanto tale lontani da quella piazza, per quante buone ragioni portasse la Fiom.<br />
Come è già accaduto in passato (magari da parte di dirigenti che adesso hanno ruoli importanti nel governo Letta), c’è stato chi nel Pd ha pensato di dover andare a San Giovanni per “tenere il fianco” a sinistra, o più banalmente per marcare la propria simpatia verso quell’area, che palesemente non è più solo sociale ma è molto politica. Protagonisti nella piazza e sul palco erano infatti coloro che avevano aderito alla definizione della giornata come “prima manifestazione d’opposizione al governo Letta”.<br />
Io credo che Epifani parlasse anche a questi democratici “di lotta”, ricordando che chi in febbraio ha provato a presentarsi alle elezioni sulla scia della linea politica della Fiom ha ricevuto dagli elettori una pesante bocciatura.</p>
<p>In ogni caso, ogni esperienza del passato dimostra che provare a tenere tutte le posizioni possibili (tipicamente: votare la fiducia a un governo e andare in piazza a contestarlo) conduce alla disfatta sicura, e in alcuni casi anche a imbarazzanti contraddizioni personali.<br />
Si può dire che proprio l’antico mestiere di Epifani pare averlo vaccinato contro il rischio di confusione tra sindacato e partito, tra ruolo d’opposizione e appoggio per quanto critico a un governo. È un riconoscimento che al segretario del Pd va sicuramente dato (magari in attesa di una controprova quando in piazza ci sarà non la Fiom, peraltro ostile a Camusso, bensì la stessa Cgil).</p>
<p>Anche sull’Imu, di nuovo protagonisti Renzi ed Epifani, c’è stato un cortocircuito comunicativo.<br />
Una frase del sindaco di Firenze sulla «cambiale da pagare a Berlusconi» è parsa critica verso Letta. In realtà, anche nel suo libro Renzi parla dell’abilità della battaglia di Berlusconi sull’Imu in contrasto alla solita imperizia comunicativa e politica del Pd in materia di tasse: imperizia che si paga, puntualmente, oggi che Berlusconi declama di aver portato a casa un gran risultato.<br />
Anche su questo, Renzi è efficace ma la precisazione di Epifani è corretta: solo l’incantamento della sinistra verso Berlusconi può permettere a quest’ultimo di cantare vittoria, quando il primo provvedimento del governo è in effetti lontano anni luce dalle esorbitanti e impossibili promesse elettorali del Pdl.</p>
<p>Siamo, di nuovo, all’incrocio tra buona politica e buona comunicazione, due fattori che si tengono e sostengono.<br />
In attesa che si affermi una leadership che maneggi bene la materia, speriamo che il Pd non faccia troppa confusione e non si faccia troppo male.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-stefanomenichini/~4/VdRo4dMwDaQ" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/21/troppa-confusione-democratica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/21/troppa-confusione-democratica/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Perché Berlusconi mente sull’IMU</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-stefanomenichini/~3/Qd2Q1QdEBf4/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/18/perche-berlusconi-mente-sullimu/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 May 2013 08:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[governo letta]]></category>
		<category><![CDATA[imu]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanomenichini/?p=1877</guid>
		<description><![CDATA[La rata dell’IMU sospesa. Solo fino al 16 settembre. Solo per la prima casa. Niente per le seconde case. Niente tranne la defiscalizzazione per gli stabilimenti e i capannoni industriali. Restituzione della tassa già pagata: neanche a pensarci. Anzi, rischio &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/18/perche-berlusconi-mente-sullimu/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La rata dell’IMU sospesa. Solo fino al 16 settembre. Solo per la prima casa. Niente per le seconde case. Niente tranne la defiscalizzazione per gli stabilimenti e i capannoni industriali. Restituzione della tassa già pagata: neanche a pensarci. Anzi, rischio concreto che chi è esentato oggi debba pagare tutto molto presto.</p>
<p>Come chiamereste questo esito, se foste democratici e aveste cavalcato tutti quei temi per l’intera campagna elettorale? Un vergognoso cedimento ai partner di governo.<br />
Come lo chiama invece Berlusconi, lui che davvero di tutto il pacchetto IMU ha fatto ragione di vita, di morte e soprattutto di rimonta elettorale? “Un grande successo”. Ecco, bentornati nel meraviglioso mondo del rovesciamento berlusconiano della realtà. Forse mai come stavolta possiamo apprezzarne l’efficacia, ora che da alleati di maggioranza i democratici si trovano per la prima volta non a scandalizzarsi per la manipolazione dei risultati, ma ad apprezzarne lo spirito e le conseguenze, cioè l’alleggerimento della pressione polemica sul governo Letta.</p>
<p>C’è una lezione politica da trarre da questo primo scorcio di vita dall’esecutivo.<br />
Riguarda la distorsione ottica con la quale da sinistra si guarda alle mosse e alla forza di Berlusconi. Che quanto più è insolentito, tanto più viene considerato ciclicamente un genio, sia pure del male, con tutte le atout in mano.</p>
<p>In realtà in questa difficile transizione Berlusconi ha un solo vero vantaggio rispetto al PD: un elettorato benevolo e disponibile fino, con rispetto parlando, alla stolidità.<br />
Per il resto, il suo investimento sul governo Letta è fermo e rischioso quanto quello dei democratici. Contro palazzo Chigi non usa non diciamo i pretesti, ma neanche gli argomenti che potrebbe legittimamente usare. Cerca stabilità. Non dà spazio ai falchi del PdL, che pure hanno molte ragioni dal loro punto di vista. Teme giustamente i numeri in Parlamento, che alla fine per lui rimangono negativi: a legislatura avviata, quante volte e su quanti temi potranno formarsi nelle camere maggioranze diverse? E non è forse questo il motivo per cui, da Verdini in giù, tanti berlusconiani non avrebbero mai voluto veder nascere il governo Letta-Alfano?</p>
<p>Quando il PD avrà recuperato lucidità, uscendo dalla sua attuale nebbia cognitiva, si capirà forse che questa fase politica potrebbe anche non essere un’operazione in pura perdita, come vuole la vulgata di sinistra ovviamente in questo caso con molte buone ragioni.</p>
<p>Per anni, con Berlusconi al governo, le sue invenzioni sui risultati raggiunti facevano infuriare, venivano denunciate come il modo per nascondere difficoltà e fallimenti. Applichiamo lo stesso schema a questa storia dell’IMU, e vedremo la realtà con altri occhi.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-stefanomenichini/~4/Qd2Q1QdEBf4" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/18/perche-berlusconi-mente-sullimu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>17</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/18/perche-berlusconi-mente-sullimu/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Il Pd ritrovi se stesso in Parlamento</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-stefanomenichini/~3/I7FABWDC5MU/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/16/pd-proposte-parlamento/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 05:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[governo letta]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanomenichini/?p=1871</guid>
		<description><![CDATA[La convivenza col partito storicamente avversario e l’appoggio al governo Letta possono essere intesi in due modi diversi. Ho paura che l’interpretazione che il Pdl dà della fase e delle circostanze sia più efficace di quella del Pd. I berlusconiani &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/16/pd-proposte-parlamento/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La convivenza col partito storicamente avversario e l’appoggio al governo Letta possono essere intesi in due modi diversi. Ho paura che l’interpretazione che il Pdl dà della fase e delle circostanze sia<br />
più efficace di quella del Pd.</p>
<p>I berlusconiani si battono nel governo per far passare gli impegni che hanno preso con l’elettorato. Si scatenano nelle piazze in difesa del loro plurinquisito e ormai anche pluricondannato leader. Lavorano in parlamento sui loro temi, che poi alla fine sempre quelli sono, sicché ieri ha rifatto capolino con scandalo la legge sulle intercettazioni nella versione Alfano: cioè non la regolazione a tutela della privacy dei cittadini della quale davvero ci sarebbe bisogno, bensì il puro e semplice bavaglio.</p>
<p>Di questi tre approcci possibili alla fase eccezionale, i democratici condividono solo il primo, intorno all’agenda del governo Letta. Il secondo non possono condividerlo per ovvi motivi, oltre al fatto che il concetto stesso di “sostegno al proprio leader” nel Pd ha un valore molto più relativo che nel Pdl.<br />
Il problema vero è che, a giudicare dai primi giorni, i democratici sembrano un po’ paralizzati in parlamento.<br />
Il Pd sbaglierebbe molto se, preso dalla paura di scuotere troppo il precario quadro politico, si limitasse ad accompagnare e sostenere le proposte del governo mentre Pdl, Sel o Cinquestelle si fanno belli con le proprie iniziative.</p>
<p>La ripresa di un protagonismo democratico – oltre tutto doveroso verso gli elettori, dopo le velleità, le delusioni e addirittura i tradimenti degli ultimi mesi – passa soprattutto da una rivendicazione di identità e soggettività sui temi che non sono contemplati nell’accordo di governo, come è sempre capitato in qualsiasi normale legislatura.<br />
Sulla riforma elettorale “d’emergenza”: per il <em>Mattarellum</em>, non per correggere il <em>Porcellum</em>.<br />
Sui diritti: per introdurre lo <em>ius soli</em>, per eliminare le brutture presenti nella legge sulla fecondazione assistita, per il riconoscimento delle unioni civili.<br />
Sulla giustizia: per il ripristino del falso in bilancio e per norme più forti contro la corruzione.</p>
<p>Ci fermiamo qui, i possibili punti di iniziativa sarebbero decine. Oltre tutto, non necessariamente destinati ad aprire conflitti col centrodestra: evenienza che sarebbe scorretto e pericoloso ricercare e provocare sistematicamente, ma che in parlamento può verificarsi perfino nelle maggioranze più coese, figuriamoci in questa.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-stefanomenichini/~4/I7FABWDC5MU" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/16/pd-proposte-parlamento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>17</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/16/pd-proposte-parlamento/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Il nuovo libro di Veltroni, aspettando il congresso del PD</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-stefanomenichini/~3/jG8XQ-Vuvtw/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/15/libro-veltroni-pd/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 May 2013 06:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[E se noi domani]]></category>
		<category><![CDATA[libro walter veltroni]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Chiamparino]]></category>
		<category><![CDATA[walter veltroni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanomenichini/?p=1867</guid>
		<description><![CDATA[Sfidando per ora soltanto la crisi dell’editoria libraria, almeno un campo del congresso del Pd comincia a delinearsi. Aiutato appunto da due libri che escono in questi giorni: uno di Walter Veltroni e l’altro di Matteo Renzi. Con un certo &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/15/libro-veltroni-pd/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sfidando per ora soltanto la crisi dell’editoria libraria, almeno un campo del congresso del Pd comincia a delinearsi. Aiutato appunto da due libri che escono in questi giorni: uno di Walter Veltroni e l’altro di Matteo Renzi. Con un certo valore simbolico, presto saranno presentati separatamente ma in contemporanea proprio al Lingotto di Torino.<br />
Il fatto curioso è che i due autori hanno in comune molto sul piano della visione politica; non si sono mai trovati insieme nella battaglia dentro al Pd, per motivi che vedremo; ma potrebbero condividere da qui a ottobre un ruolo inedito, diventando i <em>king maker</em> del prossimo segretario democratico, nel caso prendesse corpo la candidatura di Sergio Chiamparino di cui si parla in queste ore.</p>
<p>L’ex sindaco di Torino, riformista tostissimo e di grande modernità di pensiero, potrebbe essere l’uomo che salda l’avventura di Renzi al ceppo originario e fondativo del Pd, come fin qui non è stato per il combinarsi negativo di due fattori: l’allergia del sindaco di Firenze verso una tradizionale “politica di alleanze” nel Pd, e l’insofferenza veltroniana nei confronti di chi non ha mai voluto riconoscere discendenze politiche né debiti politico-culturali.</p>
<p>Nella stagione della rottamazione Renzi s’è giovato di questa esibita estraneità, mentre Veltroni finiva vittima indiretta dell’abile e un filo cinica rivendicazione di originalità del rottamatore.<br />
Ora i tempi sono cambiati. Se Renzi ha pensato di potersi riappacificare addirittura con D’Alema, anche le tante e ben più forti analogie politiche con Veltroni potranno essere riconosciute. Indietro però non si torna e la natura dei leader non si cambia: quando Renzi rimetterà in moto il camper, nel suo nuovo viaggio verso palazzo Chigi continuerà a farsi compagnia da solo e con la generazione di dirigenti che sta crescendo intorno a lui.<br />
Visto però che c’è di mezzo un congresso, un partito più da rifondare che da guidare, e che Renzi questo mestiere non vuole proprio farlo, Chiamparino si offre come l’uomo giusto per un lavoro che qualcuno dovrà fare.</p>
<p>Se sarà, sarà un’operazione di rottura di continuità. La cui durezza e necessità tracima da ogni pagina di <em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817044490/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8817044490&#038;linkCode=as2&#038;tag=wittgenstein-21">E se noi domani</a></em>, il pamphlet stavolta non buonista ma molto polemico scagliato da Veltroni contro Bersani.<br />
Stavolta perfino per uno come Veltroni la <em>pars destruens</em> è stata inevitabile, e dev’essere venuta facilmente. Troppo clamorose le dimensioni della sconfitta del centrosinistra nello scorso febbraio, e troppo evidenti dal suo punto di vista le ragioni.</p>
<p>Ha perso una sinistra conservatrice, rinserrata nelle proprie certezze non più dimostrabili, disinteressata a quanto avveniva fuori dal proprio recinto, volontariamente esposta al ricatto estremista. Prima incapace di intercettare la valanga di consenso che fuoriusciva dal centrodestra, poi fatalmente incapace anche di trattenere il proprio, attirato da proposte elettorali molto più agili nel loro deliberato e disinvolto post-ideologismo.<br />
Hanno perduto coloro che volevano «dare un senso a questa storia» (identificando però la vita giovane del Pd con la storia antica e superata del socialismo), le hanno prese dal giaguaro che volevano smacchiare e hanno finito per gestire in modo assurdo tutta la fase dopo le elezioni.</p>
<p>Con vezzo tipicamente veltroniano (che gli sarà rimproverato), in 140 pagine i nomi di Bersani e Renzi non compaiono mai (quello di D’Alema sì, quello di Berlusconi spesso). Ma l’ex segretario è ovviamente il primo destinatario della critica a un partito che si chiude e riesce a trasformare perfino le primarie sui parlamentari in un festival delle correnti; e la figura del sindaco di Firenze (al quale non si rivolgono riconoscimenti espliciti) si avverte dietro molte frasi sulla necessità di un Pd aperto all’esterno, capace di dialogare con gli italiani di ogni convinzione politica.</p>
<p>La <em>pars construens</em> è ampia, articolata intorno ai concetti-chiave di <em>responsabilità, comunità e opportunità</em>. Chi si entusiasmò per la piattaforma politico-ideale del Lingotto la ritroverà tutta (del resto non essendo da allora cambiata la sinistra, anche i limiti da superare continuano a essere gli stessi), con la novità importante della piena apertura al semi-presidenzialismo alla francese.<br />
Sapendo che tanti obietteranno, Veltroni anticipa la critica: sì, queste cose potevo dirle prima, non mi fossi fatto fermare «dal pavloviano spirito di unità». Che poi è il punto sul quale si incagliano sia la puntigliosa e reiterata rivendicazione di averci visto giusto su molte cose fin dal 2007 e da molto prima, che l’amara annotazione di essere stato tagliato fuori da ogni sede di direzione. Ma per fortuna intanto c’è stato Renzi, che molte di quelle stesse critiche le ha mosse prima della catastrofe e la battaglia l’ha mossa quando ancora si sarebbe potuto rimediare.</p>
<p>Questa è anche la fortuna di Veltroni: la «sinistra che vorrei» (sottotitolo del libro) può ancora farcela. Con le sue idee affidate all’impatto di Renzi. E magari chissà alla caparbietà di Sergio Chiamparino.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-stefanomenichini/~4/jG8XQ-Vuvtw" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/15/libro-veltroni-pd/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/15/libro-veltroni-pd/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Il Pd ritrova l’equilibrio, ma sarà per poco</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-stefanomenichini/~3/sZDnR5p07Uk/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/14/il-pd-ritrova-lequilibrio-ma-sara-per-poco/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 05:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[assemblea nazionale pd]]></category>
		<category><![CDATA[enrico letta]]></category>
		<category><![CDATA[governo letta]]></category>
		<category><![CDATA[Guglielmo Epifani]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanomenichini/?p=1863</guid>
		<description><![CDATA[Musi lunghi sabato pomeriggio lasciando la Fiera di Roma, dopo l’elezione di Guglielmo Epifani. Nessuno che abbia obiezioni forti sul nuovo segretario. Ma c’è la sensazione di aver compiuto una scelta di pura stabilizzazione, in un momento che è invece &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/14/il-pd-ritrova-lequilibrio-ma-sara-per-poco/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Musi lunghi sabato pomeriggio lasciando la Fiera di Roma, dopo l’elezione di Guglielmo Epifani. Nessuno che abbia obiezioni forti sul nuovo segretario. Ma c’è la sensazione di aver compiuto una scelta di pura stabilizzazione, in un momento che è invece di rapida evoluzione e drammatizzazione del quadro politico, nel cortocircuito fra le battaglie giudiziarie di Berlusconi, la sorda ma durissima guerra intestina fra falchi e colombe del Pdl, la prematura sofferenza del governo.</p>
<p>La verità è che, dopo settimane di convulsioni, il Pd ha bisogno di ritrovare un suo equilibrio. Sapendo che, come nelle arti marziali, l’equilibrio serve a reggere i colpi che si ricevono e a spostare pesi e forze in vista di nuovi imminenti contatti.<br />
Dopo la giornata di sabato le incognite sulla tenuta della maggioranza sono tornate tutte nel campo della destra. Berlusconi non vuole mettere a rischio il governo, che considera una propria creatura. Perfino nella bolgia di piazza Duomo s’è tenuto lontano da frasi veramente pericolose. I ministri Pdl che hanno cercato di non andare a Brescia rappresentano la corrente governista che spera nel miracolo di tenere insieme la stabilità a Roma e il conflitto a Milano: lo vedremo perfino in queste ore roventi dopo la requisitoria di Ilda Boccassini.</p>
<p>Il Pd di Epifani ha deciso di assecondare il tentativo. Sono soddisfatti che Letta abbia alzato la voce a Spineto. Davvero vogliono ricavare qualche risultato dal sacrificio per il governo e dallo scorcio di legislatura. I momenti concitati dopo l’elezione di Napolitano sono lontani, nessuno più ipotizza rotture. Solo la remota ipotesi di una consistente scissione dentro M5S potrebbe risvegliare la voglia di nuove maggioranze, ora congelata anche perché a sinistra del Pd c’è perfino più confusione che all’interno del Pd.</p>
<p>Chiaro che Epifani rappresenta una soluzione di stabilizzazione, e di continuità di linea e perfino di immagine rispetto a Bersani. A posteriori, non poteva che andare così: non c’erano le condizioni per fare diversamente, il precario equilibrio intorno a Letta non avrebbe retto alcun tipo di tensione politica nel Pd.<br />
Certo, di nuovo, nell’assemblea non ci si è misurati sulle ragioni della sconfitta elettorale.<br />
Ma le domande e le risposte intorno a quei tre milioni e mezzo di elettori perduti saranno inevitabilmente il tema-chiave del congresso. E se le decisioni di queste ore rispondono a una logica di recupero di equilibrio, la scelta della nuova leadership del partito dovrà essere all’opposto un evento fortemente dinamico, segnato dalla rottura di continuità con un passato recente segnato dalla sconfitta e dal crollo della fiducia.</p>
<p>I patti di sindacato a livello di gruppo dirigente, se ancora esistono, saranno smantellati. Al Pd entro ottobre serve una guida in grado di rigettare Berlusconi sulla difensiva, facendo risaltare la sua obsolescenza nella foresta pietrificata dell’Italia della guerra civile permanente. Entro l’anno il Pd deve essersi ripreso l’autonomia di scelta, e a quel punto dettare esso alla destra le condizioni della prosecuzione del lavoro generoso di Enrico Letta.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-stefanomenichini/~4/sZDnR5p07Uk" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/14/il-pd-ritrova-lequilibrio-ma-sara-per-poco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/14/il-pd-ritrova-lequilibrio-ma-sara-per-poco/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Renzi si faccia carico del futuro del PD</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-stefanomenichini/~3/x0vEM1saczA/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/10/renzi-si-faccia-carico-del-futuro-del-pd/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 May 2013 06:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanomenichini/?p=1859</guid>
		<description><![CDATA[Mi hanno spiegato perché Matteo Renzi non vuole fare ciò che in qualsiasi altro paese qualsiasi leader farebbe al suo posto. Cioè prendere la guida del proprio partito nel momento in cui coincidono il disperato bisogno di una nuova direzione &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/10/renzi-si-faccia-carico-del-futuro-del-pd/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi hanno spiegato perché Matteo Renzi non vuole fare ciò che in qualsiasi altro paese qualsiasi leader farebbe al suo posto. Cioè prendere la guida del proprio partito nel momento in cui coincidono il disperato bisogno di una nuova direzione e il favore verso uno che ha mostrato di avere buone ragioni e molte qualità.</p>
<p>Renzi non corre per validi motivi di accortezza tattica.<br />
Renzi non vuole perdere l’immagine positiva di uomo fuori dai giochi di potere e di palazzo. Renzi non vuole finire nel tritacarne di un partito che si sta cannibalizzando. Renzi non vuole esporsi in un’assemblea ancora regolata da archeologici rapporti di forza fra correnti estinte. Renzi non vuole ritrovarsi a battagliare in eventuali primarie contro un apparato che gli è stato ostile.<br />
In generale, Renzi non vuole fare il mestiere di segretario di partito. E non vuole creare un contrappeso a Enrico Letta nel momento del suo impegno alla guida di un governo difficile se non impossibile.</p>
<p>Tutto sacrosanto. Nessuno può imputare al sindaco di Firenze di essere uno che si astiene dalla lotta. Il timing delle sue scelte s’è quasi sempre dimostrato perfetto. La politica, il centrosinistra e il Pd non hanno bisogno di kamikaze o di eroi, ma di professionisti che conoscano l’arte e le astuzie dello scontro politico: possibilmente sul serio, senza millantare com’è accaduto troppo spesso.</p>
<p>Eppure.<br />
Eppure il calcolo dell’assenza, o della presenza silente, o del rinvio allusivo ad altri momenti, stavolta risulterebbe sgradevole. Peggio, sbagliato. Dopo aver faticato per tessere un rapporto di fiducia col corpo collettivo del Pd, sacrificando proprie convinzioni sull’altare della lealtà a Bersani, Renzi non può evitare di caricarsi sulle spalle il peso dello spaesamento, della delusione, della rabbia.</p>
<p>Anche se Renzi è rimasto spiazzato come tutti dagli accadimenti nella partita per il Quirinale, e di sicuro non le ha fatte e dette tutte giuste, non è per errori suoi se adesso il Pd si trova assediato dai suoi stessi militanti, considerato inaffidabile da qualsiasi interlocutore politico, in ovvia difficoltà nei sondaggi. Il sindaco è stato a dir poco più lucido degli altri, su quale fosse il bivio scomodo che si apriva dopo le elezioni di febbraio, mentre il gruppo dirigente romano si raccontava la storia inesistente del governo del cambiamento.<br />
Ma proprio per averci visto prima e meglio, Renzi deve farsi carico dei destini del Pd, senza rinviare l’assunzione di una responsabilità esplicita, chiara, diretta.<br />
E deve farlo… adesso!</p>
<p>Questo non significa necessariamente proporsi per la segreteria, tanto meno se si tratterà di una reggenza in vista del congresso. Significa però prospettare fin da domani un percorso certo, onesto, di affiancamento e non di intralcio col governo Letta, in vista di una candidatura alla leadership che non potrà aggirare il macigno della rifondazione del Pd: piaccia o non piaccia, statuto o non statuto, la via da Firenze a palazzo Chigi passa dal Nazareno. Il nodo del partito è inaggirabile, come lo è stato per Tony Blair, come è stato per tutti i veri leader.</p>
<p>In Italia abbiamo già avuto un dirigente, oltre tutto molto popolare all’epoca, che ha tentato un’avventura di governo riformista lasciando il partito dietro di sé perché lo considerava ingombrante, anzi d’ostacolo vista la cultura politica conservatrice che lo dominava: si chiamava Massimo D’Alema quel dirigente, e ora che Renzi ne è diventato amico potrà farsi raccontare come e perché finì quel tentativo.</p>
<p>Non basta occupare l’ufficio organizzazione, per capirci. Quel presidio al massimo servirà al candidato Renzi per evitare sabotaggi, ma qui se permettete c’è in gioco qualcosa di più grosso. Il Pd è in ginocchio, ma respira. A lasciarlo ansimare senza certezze anche solo fino a ottobre c’è il rischio di non ritrovarlo più in vita.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-stefanomenichini/~4/x0vEM1saczA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/10/renzi-si-faccia-carico-del-futuro-del-pd/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>35</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/10/renzi-si-faccia-carico-del-futuro-del-pd/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>L’impossibile operazione verità nel Pd</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-stefanomenichini/~3/DL6Wc7RQrEo/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/09/limpossibile-operazione-verita-nel-pd/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 May 2013 06:15:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[enrico letta]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[pier luigi bersani]]></category>
		<category><![CDATA[pippo civati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanomenichini/?p=1849</guid>
		<description><![CDATA[Non so se sarà Anna Finocchiaro o qualcun altro. Non so neanche se sarà un segretario vero o un reggente di attesa di congresso. Di un congresso a ottobre o di un congresso a giugno. So solo, sperando di essere &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/09/limpossibile-operazione-verita-nel-pd/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se sarà Anna Finocchiaro o qualcun altro. Non so neanche se sarà un segretario vero o un reggente di attesa di congresso. Di un congresso a ottobre o di un congresso a giugno. So solo, sperando di essere smentito, che purtroppo la donna o l’uomo chiamati da sabato a dirigere il Pd non partirà in alcun caso col piede giusto per recuperare un minimo di rapporto di fiducia con l’opinione pubblica democratica.<br />
Perché la prima indispensabile operazione da fare è fuori portata per quasi chiunque dell’attuale gruppo dirigente. L’impedimento maggiore sarà nell’inevitabile continuità con l’errore commesso collettivamente negli ultimi mesi.</p>
<p>Prendiamo l’<a href="http://www.unita.it/italia/quale-pd/bersani-il-pd-ha-mancato-la-prova-1.498581">intervista di Bersani</a> all’<em>Unità</em>, domenica scorsa.<br />
Dalle parole di un uomo sicuramente sincero e appassionato emerge una periodizzazione della crisi del Pd ancora miope e auto-assolutoria. In pratica, a sentire Bersani andava tutto bene fino al folle gesto suicida dei 101 che al quarto scrutinio per il Quirinale affossarono la candidatura di Prodi. Da lì in poi: il crollo, lo svelamento di un partito incapace di assolvere alla sua responsabilità verso il paese.</p>
<p>Bersani ha preso su di sé tutte le colpe per quella mattinata folle. Ma la sua ricostruzione capovolge la concatenazione dei fatti e, di nuovo, occulta la dinamica effettiva.<br />
Senza che praticamente nessuno del gruppo dirigente romano lo smentisse, e anzi con l’incoraggiamento apparentemente unanime della direzione del partito, Bersani fin dal pomeriggio del 26 febbraio ha allontanato la verità della sconfitta elettorale. E su questo auto-inganno ha costruito una linea che per due mesi ha ingenerato nella base del Pd e nell’opinione pubblica un’aspettativa del tutto irragionevole e irrealistica. Quella del governo del cambiamento da poter fare comunque, nonostante la batosta subita e contro l’evidenza dei numeri parlamentari.<br />
È andata avanti così per settimane. Durante le quali, dirigenti che ora si trovano a fare ministrii viceministri e sottosegretari del governo di larga coalizione sono sfilati in tv demonizzando l’ipotesi stessa del governo di larga coalizione.</p>
<p>Per quanto sembri assurdo e inaccettabile, bisognerebbe riconoscere che non sono stati i franchi tiratori a tradire gli elettori. Non per primi, almeno.<br />
Quel giorno a Montecitorio loro, come <em>Europa</em> &#8211; il giornale che dirigo &#8211; <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/04/20/non-si-salva-nessuno/">scrisse</a> a botta caldissima, hanno sconciato se stessi e la storia dell’Ulivo. Ma, ben prima, il tradimento è consistito nel non dire tutta la verità sul risultato e sulle possibilità del Pd, ed è stato consumato per l’incapacità di sfidare il senso comune progressista mettendolo di fronte alla dura realtà dei fatti e dei numeri: una timidezza storica, che si riassume nella frase proverbiale «la base non capirebbe».</p>
<p>Infatti adesso la base non capisce davvero. E, stufa di non capire, si ribella. Occupa la sedi. Inonda di email insultanti una sede nazionale dove a quanto pare non c’è nessuno che si senta in dovere di leggerle né tanto meno di spiegare.<br />
Capita così, quando gli errori non vengono riconosciuti, si annegano nell’indistinto o vengono scaraventati su chi non ne dovrà mai rispondere, come i 101 reprobi anonimi. Per dirla tutta, i 101 che hanno agito nell’ombra si prestano ad alibi fantastico per sbagli commessi alla luce del sole. Tanto più che non devono pagarne le conseguenze: molti di loro sabato saranno comodamente al loro posto, forse non solo in platea.</p>
<p>Come sarebbero andate diversamente le cose se quel 25 febbraio Bersani avesse messo in chiaro la situazione, si fosse tirato indietro come protagonista della fase politica (insieme a una mezza dozzina almeno di segretari regionali andati incontro a sconfitte locali clamorose) e avesse consegnato a qualcun altro l’onere di gestire passaggi difficili nel tentativo di ridurre i danni.<br />
Chi prenderà ora la reggenza del Pd saprà ricostruire questa storia? O tornerà a scaricare su Napolitano la responsabilità di aver costretto il partito a un’alleanza alla quale l’hanno in realtà spinto gli elettori? A parte Matteo Renzi (duramente maltrattato per questo) e pochissimi altri (Civati chiese le dimissioni di Bersani un’ora dopo le elezioni ma poi ci ripensò), tutti gli altri hanno condiviso le scelte che hanno condotto ai guai attuali. Alcuni si sono ricordati di non averle condivise solo a disastro consumato.</p>
<p>Tornare a essere convincenti presso gli italiani non sarà facile. Certo molto dipenderà dai risultati del governo Letta e dalla capacità di fare riforme in parlamento, al limite sfidando il centrodestra. Ma neanche questo basterà, se nessuno si incaricherà finalmente di un’operazione verità.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-stefanomenichini/~4/DL6Wc7RQrEo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/09/limpossibile-operazione-verita-nel-pd/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/09/limpossibile-operazione-verita-nel-pd/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Sui diritti civili mani libere in Parlamento</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-stefanomenichini/~3/Z39F04HMIFY/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/08/sui-diritti-civili-mani-libere-in-parlamento/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 May 2013 06:12:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[commissioni parlamentari]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[governo letta]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanomenichini/?p=1843</guid>
		<description><![CDATA[È un po’ eccessivo pretendere che le dinamiche parlamentari, che già nelle fasi politiche “normali” sono svincolate rispetto agli accordi di governo, divengano addirittura blindate in una stagione di dichiarata transizione ed emergenza. Con l’elezione dei presidenti di commissione parte &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/08/sui-diritti-civili-mani-libere-in-parlamento/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È un po’ eccessivo pretendere che le dinamiche parlamentari, che già nelle fasi politiche “normali” sono svincolate rispetto agli accordi di governo, divengano addirittura blindate in una stagione di dichiarata transizione ed emergenza.</p>
<p>Con l’elezione dei presidenti di commissione parte definitivamente la diciassettesima legislatura, e già questo pare un miracolo.<br />
Gli equilibri che tengono in piedi il governo Letta sono delicati. Fa benissimo il presidente del consiglio a radunare i ministri per provare a trasformarli in una squadra affiatata e solidale (anche se suona bizzarro immaginare Alfano e i suoi nel contesto tipicamente ulivista del ritiro in un’abbazia). Ma la tenuta del governo nei rapporti col parlamento dipenderà dal rispetto dei patti sottoscritti appunto per la nascita del governo, soprattutto sull’economia. Tanti punti sono rimasti fuori da quei patti. Come capita sempre. Com’è capitato anche in legislature con maggioranze coese che s’erano presentate alleate al voto.</p>
<p>Calma e gesso dunque se nella scelta dei nomi per guidare le commissioni accadono imprevisti: la storia parlamentare è piena di incidenti del genere. Se sui nomi non ci si trova, si cambiano i nomi. Nessun governo è mai caduto su una presidenza di commissione.<br />
Questioni ben più importanti si presenteranno tra camera e senato, nelle quali non si potrà far valere alcun vincolo di maggioranza, soprattutto considerando l’anomalia di questa particolare maggioranza.<br />
Intanto le riforme istituzionali, anche se forse è proprio sul tema più importante che Pd e Pdl hanno maturato le sintonie maggiori: sarebbe anche strano il contrario, dopo decenni di dibattiti.</p>
<p>Ci sono poi i diritti civili.<br />
Qualcuno l’ha notato fin da dopo il voto, sperando che questa circostanza potesse favorire intese che si sono rivelate impossibili: non c’è mai stato un parlamento dove i numeri apparissero tanto favorevoli per cambiare le cose sui diritti degli immigrati, sulle unioni civili, sulla fecondazione assistita.<br />
C’è un campo vasto di iniziativa che il Pd deve tornare a percorrere, per recuperare credibilità agli occhi dell’elettorato e per far pesare una centralità compromessa da orrori ed errori. E non è neanche detto che su questi temi, tipicamente trasversali, debbano per forza consumarsi rotture col Pdl.<br />
Se il Pd riprende vita, la sfortunata diciassettesima legislatura potrebbe anche regalare qualche sorpresa positiva.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-stefanomenichini/~4/Z39F04HMIFY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/08/sui-diritti-civili-mani-libere-in-parlamento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/08/sui-diritti-civili-mani-libere-in-parlamento/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Uomini a una dimensione</title>
		<link>http://feeds.ilpost.it/~r/ilpost-stefanomenichini/~3/emNl0XkKdoE/</link>
		<comments>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/07/uomini-a-una-dimensione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 May 2013 05:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Sarti]]></category>
		<category><![CDATA[giulio andreotti]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[stefano rodotà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpost.it/stefanomenichini/?p=1839</guid>
		<description><![CDATA[Non è neanche giusto prendersela con Giulia Sarti se il suo commento alla scomparsa di Giulio Andreotti è stato, secco, lapidario e impietoso: «È morto il condannato prescritto per mafia». Giulia Sarti, deputata di Grillo, ora ha 27 anni e &#8230; [<a href="http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/07/uomini-a-una-dimensione/">Continua</a>]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è neanche giusto prendersela con Giulia Sarti se il suo commento alla scomparsa di Giulio Andreotti è stato, secco, lapidario e impietoso: «È morto il condannato prescritto per mafia».<br />
Giulia Sarti, deputata di Grillo, ora ha 27 anni e ne aveva 5 quando Andreotti fu nominato senatore a vita ed entrò nell’ultima e più controversa fase della sua interminabile attività pubblica. Per lei e per tanti non ancora trentenni, Andreotti è più o meno solo quello del processo di Palermo, con una confusa aggiunta di colpe risalenti alla P2 e alla strategia della tensione.</p>
<p>Un uomo a una dimensione. Più che negativa, diabolica. Proprio lui che all’opposto ha incarnato la duplicità e anzi la molteplicità dell’azione politica, accompagnando la storia repubblicana dalla nascita alla crisi, attraverso ogni conquista e tragedia. L’uomo simbolo della duttilità, irrigidito in una figurina del male.</p>
<p>Qui non interessa dare un giudizio su Andreotti: altri sono più titolati a farlo, comunque sarebbe un giudizio articolato, specchio delle controversie suscitate dalla persona.<br />
Interessa il dramma del venir meno della memoria, magari proprio da parte di quelli che se ne fanno tedofori. Interessa la semplificazione, la banalizzazione, la riduzione di fatti e persone a bianco o nero. Buono o cattivo. Eroe o vile. Vittima o carnefice. Santo o perfido. Puro o compromesso. Vero o falso.<br />
Queste sono le categorie cruciali del giudizio, sono inaggirabili. Basta sapere, quando ci si fa un’idea, che la vita e la politica sono però sempre un miscuglio, si muovono tra gli opposti e ne sono le risultanti.</p>
<p>Per passare da un grande a un piccolo esempio, qualche sera fa ho avuto in tv una discussione animata con una persona che stimo, Stefano Rodotà. Esprimevo valutazioni politiche critiche, delle quali sono convinto. Lui e molti con lui hanno reagito come a un affronto personale. Sulla rete s’è acceso un breve ma intenso dagli all’untore. Perché Rodotà, di questi tempi e in una parte di sinistra, non è una persona pubblica a più dimensioni, quindi alla lettera discutibile: è un simbolo del bene, un idolo, un’icona.</p>
<p>Questo non va bene. Accade ormai in continuazione, nella santificazione o nella demonizzazione, e non è sano. Fa perdere di lucidità, di prospettiva. Appiattisce vicende e personalità complesse, spesso oltre le loro volontà. Perfino intorno a un “uomo normale” come Bersani c’è stato chi ha allestito un provvisorio culto della personalità.</p>
<p>Ora Andreotti entra nella storia, dove sarà trattato con maggiore attenzione e rispetto. Non sarebbe male se ricominciassimo a usarne anche nella banale cronaca.</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ilpost-stefanomenichini/~4/emNl0XkKdoE" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/07/uomini-a-una-dimensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>43</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.ilpost.it/stefanomenichini/2013/05/07/uomini-a-una-dimensione/</feedburner:origLink></item>
	</channel>
</rss><!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Database Caching 14/22 queries in 0.017 seconds using disk: basic

Served from: www.ilpost.it @ 2013-05-22 07:08:55 -->
